<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333</id><updated>2011-11-28T00:51:14.672+01:00</updated><category term='Lavoro'/><category term='Sport'/><category term='Provincia dell&apos;Aquila'/><category term='Solidarietà'/><category term='Cultura'/><category term='Ambiente'/><category term='Cinema'/><category term='Sviluppo'/><category term='Trasporti'/><category term='Città dell&apos;Aquila'/><category term='Sociologia economica'/><category term='Archeologia'/><category term='Comune dell&apos;Aquila'/><category term='Sanità'/><category term='Religione'/><category term='Industria'/><category term='Cronaca'/><category term='Politica'/><category term='Università'/><category term='Regione Abruzzo'/><title type='text'>COMUNICAZIONE ATTIVA</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>198</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-7138488145311725468</id><published>2008-01-28T12:27:00.000+01:00</published><updated>2008-01-28T15:04:23.939+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Provincia dell&apos;Aquila'/><title type='text'>AREE INTERNE, INFRASTRUTTURE, LAVORO E TURISMO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Intervista al Presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. L’Abruzzo appare una regione a due velocità, da una parte la fascia costiera che continua ad attrarre investimenti e maggiormente dotata dal punto di vista infrastrutturale, dall’altra le aree interne, ricadenti nella quasi totalità all’interno del comprensorio aquilano, sempre più depresse sul versante socioeconomico. Cosa fare, cosa è stato fatto, dove e come intervenire per migliorare la situazione. Ne abbiamo parlato con il Presidente della Provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Presidente Pezzopane, la crisi socioeconomica che attanaglia il comprensorio aquilano è ormai un fatto evidente. Cosa si deve fare per arginarla e migliorare la situazione e cosa non si deve fare per acuirla?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il reinserimento della nostra provincia nei benefici dell’87.3c è sicuramente un segnale decisivo per invertire la rotta nelle aree interne. Gli aiuti di Stato, sommati agli sgravi contributivi del credito d’imposta, che la finanziaria riconosce per le nuove assunzioni, rappresentano una forte motivazione all’insediamento di nuove aziende, che in passato hanno preferito per i loro investimenti altre regioni. Il raddoppio della Micron ad Avezzano, della Menarini Dompè a L’Aquila, l’intenzione manifestata da alcune aziende di sbarcare nel capoluogo, ne sono un esempio significativo. I comuni del territorio che potranno usufruire degli aiuti di Stato passano da 4 a 48 e quelli che non sono inseriti nell’87.3c possono contare sul “de minimis”, un contributo che viene concesso ai piccoli imprenditori. È solo grazie ad un lavoro di squadra se siamo riusciti a conseguire questi risultati, determinanti, ma non certo sufficienti. Adesso inizia una nuova fase per il marketing territoriale. È necessario uno sforzo comune per far sbarcare nuove industrie e per farle rimanere. Ma per far questo l’intera classe politica deve agire compatta, per l’interesse del territorio, evitando inutile e dannose divisioni.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le aree interne, rispetto alla fascia costiera, sono quelle maggiormente penalizzate. L’Abruzzo appare una regione a due velocità. Dove vanno ricercate le cause di una simile situazione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Il problema ha radici antiche. Negli anni passati è mancata una politica strategica, un disegno organico della classe dirigente. Alla debolezza del sistema imprenditoriale si è sommato il vuoto di iniziativa politica e l’incapacità di fare squadra per far fronte alle emergenze del territorio. Il ritardo infrastrutturale è l’emblema di questo stato di cose. Sono più di trent’anni che il nostro territorio attende il collegamento con la costa.&lt;br /&gt;Solo questa giunta ha realizzato una vigorosa sterzata sulle infrastrutture, accelerando il collegamento con Pescara e Amatrice.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal punto di vista infrastrutturale la provincia aquilana è quella meno dotata. Cosa ha fatto e cosa sta facendo l’Amministrazione Provinciale per potenziarla?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Abbiamo fatto molto e i risultati si vedono. Il governo ha stanziato 56 milioni di euro, per tre anni, per la velocizzazione della tratta ferroviaria Avezzano Roma. Nel piano regionale dei trasporti, concertato con la Regione Abruzzo, abbiamo ottenuto il via libera per l’elettrificazione della tratta L’Aquila Sulmona Pescara e l’istituzione di un biglietto unico per il trasporto su ferro e gomma. La strada da percorrere è ancora molta. Resta prioritario l’impegno per ammodernare i servizi ferroviari e porre fine all’odissea quotidiana dei pendolari. Marcheremo stretti i nuovi vertici delle Ferrovie dello Stato, dal momento che con i precedenti, il dialogo è stato complicato.&lt;br /&gt; Sul versante delle infrastrutture viarie, mi limito a citare due obiettivi centrati. Superstrada del Liri. In soli due anni abbiamo appaltato interamente i 9 milioni di euro della finanziaria ed eseguito i lavori per la messa in sicurezza. Superstrada L’Aquila Amatrice. Abbiamo ottenuto un finanziamento di 46 milioni di euro per il completamento della superstrada. La nostra priorità è velocizzare il collegamento con Roma. Ci siamo già mossi in questa direzione. Nel DPEF 2008/2012 il governo ha inserito il progetto per la realizzazione delle complanari sulla A24.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Questi ultimi anni sono stati segnati da diverse crisi aziendali e vertenze sindacali. Quale è stato l’impegno della Provincia nella risoluzione di tali problematiche?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Quello del lavoro è stato finora l’impegno che ci ha assorbito di più. La nostra provincia ha il maggior numero di vertenze; alcune risalgono addirittura a 20 anni fa. Nonostante la politica industriale sia una specifica competenza della Regione, sono stati troppi i silenzi di chi è stato eletto in questo territorio e da cui ci saremmo aspettati uno sforzo maggiore.&lt;br /&gt;La Provincia dell’Aquila, al contrario, non si è mai tirata indietro. Abbiamo seguito tutte le vertenze con tenacia e assiduità. In alcuni casi siamo riusciti a strappare risultati importanti. Penso alla vertenze Cosmo, Lastra, Olivetti, allo zuccherificio di Celano, al CRAB, alla Chef Line, alla rinascita di due società, Euroservizi (ex Collabora) e Abruzzo Engineering (ex Collabora Engineering), con la conseguente salvezza di 200 posti di lavoro.&lt;br /&gt;Per i lavoratori che sono stati espulsi dal ciclo produttivo, ma non hanno ancora maturato i requisiti della pensione, abbiamo svolto un’azione di costante pressing sul Ministero del Lavoro per ottenere ammortizzatori sociali e incentivi alle assunzioni.&lt;br /&gt;Restano ancora molti nodi da sciogliere. Il polo elettronico, la Finmek, la vertenza per la Valle Peligna e l’Alto Sangro. Per questa siamo riusciti ad ottenere l’apertura di un tavolo nazionale. Sono vertenze spinose, ma non ci tiriamo indietro.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un punto di forza del territorio aquilano, considerando il suo patrimonio storico, artistico e naturale, può essere rappresentato dal turismo. C’è un impegno in tale direzione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;La Provincia ha messo in campo diversi progetti che hanno come denominatore comune la valorizzazione del ricco patrimonio delle aree interne. “Provincia in festival”, ad esempio, nasce proprio con l’obiettivo di coniugare l’offerta culturale con il patrimonio artistico, naturale, paesaggistico dei nostri borghi, di forte richiamo turistico.&lt;br /&gt;Puntiamo a valorizzare le emergenze e le peculiarità del territorio, le risorse archeologiche, il patrimonio monumentale medioevale, il turismo montano, ambientale, religioso. In più abbiamo sperimentato nuove forme di ricettività, con i progetti Alberghi diffuso e Borghi autentici e con la valorizzazione delle ex case cantoniere lungo i sentieri del Parco. Una buona fetta di finanziamenti CIPE è stata destinata alla valorizzazione del patrimonio lacustre (lago di Campotosto, Barrea, Scanno, San Demetrio) o alla riqualificazione di percorsi e strade di montagna.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Siamo quasi a fine legislatura. Quali sono stati i migliori obiettivi raggiunti e quali quelli mancati?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In questi tre anni abbiamo onorato diversi impegni assunti con gli elettori. Ad alcuni sono legata in particolar modo. Penso al progetto “Cento Cervelli”, all’impegno sociale per le categorie più deboli (disabili, detenuti), ai risultati raggiunti nel campo dell’edilizia scolastica. Abbiamo impresso una accelerazione notevole al percorso per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, che ha condotto tra l’altro al totale abbattimento delle barriere architettoniche. L’istituzione di una Consulta della Montagna e l’adesione ad Euromontana ha portato la Provincia ad assumere un nuovo protagonismo nelle scelte strategiche. Abbiamo tagliato spese superflue (auto blu, indennità di assessori e consiglieri) e razionalizzato quelle necessarie (riscaldamenti). Per gli altri obiettivi, invito a leggere il resoconto dettagliato del nostro operato nel “Diario di Governo”. Tutti risultati che siamo riusciti ad ottenere grazie ad un solido bilancio dell’Ente, chiuso sempre in attivo e in tempi regolamentari.  Davanti a noi abbiamo ancora due anni, per continuare a lavorare.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;In una recente intervista il consigliere regionale dei liberal democratici, Antonio Verini, ha dichiarato che l’attuale Amministrazione Provinciale ha pensato più ad “apparire” che a mettere in atto azioni concrete in favore del territorio aquilano. Lei cosa gli risponde?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Rispetto a quello che facciamo, “appariamo” anche meno del dovuto. In ogni caso mi sorprendono le recenti dichiarazioni del consigliere Verini. Finché è stato segretario della Margherita non ha mai sollevato obiezioni sull’operato dell’Amministrazione. La sua unica preoccupazione è stata di aprire dei casi sugli assessori del suo stesso partito, prima Cioni, poi Giorgi. Avremmo potuto fare di più se avessimo potuto contare sulla sua capacità di far approdare risorse consistenti nel nostro territorio. Da quando è consigliere regionale non ricordo un suo solo intervento a favore della provincia dell’Aquila. Non ricordo che si sia opposto al taglio delle risorse sull’edilizia scolastica, voluto dalla finanziaria regionale, o che si sia speso a favore dell’occupazione, se non per salvaguardare interessi che lo riguardano personalmente.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per concludere, quali progetti ha per il futuro?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Continuare a lavorare per completare il programma e gettare le basi il futuro. Per questo intensificheremo la fase di ascolto del territorio, già avviata negli incontri per la presentazione del “Diario di Governo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-7138488145311725468?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/7138488145311725468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=7138488145311725468&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7138488145311725468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7138488145311725468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2008/01/aree-interne-infrastrutture-lavoro-e.html' title='AREE INTERNE, INFRASTRUTTURE, LAVORO E TURISMO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4485710116693165014</id><published>2008-01-24T12:25:00.000+01:00</published><updated>2008-01-24T12:26:19.806+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>L’ EVOLUZIONE DEL LAVORO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Come sta cambiando il modo di percepirlo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle società primitive non poteva esistere un concetto di lavoro con il significato che gli si attribuiva nel XX secolo, come l’applicazione della volontà e della capacità umana alla produzione di beni e servizi. L’attività di produzione coincideva del tutto con quella di riproduzione dell’individuo e della specie, il tempo di lavoro era il tempo di vita. Il numero degli uomini su di un territorio era regolato da un equilibrio naturale, perciò essi disponevano dell’occorrente secondo i bisogni di quel tipo di società. Alcuni studi dimostrano che l’uomo paleolitico dedicava al lavoro mediamente due o tre ore giornaliere e disponeva di un’eccedenza di cibo, legname per il fuoco, pelli per coprirsi e materiali per gli utensili. Anche gli uomini delle società pre-classiche non avevano una concezione del tempo che dividesse nettamente vita e lavoro: anche per loro non aveva nessun senso né la parola lavoro nell’accezione moderna, né il concetto di tempo libero. Più tardi, in una società ormai divisa in classi fondata sullo sfruttamento degli schiavi, il lavoro coincise con l’attività normale di chi si dedicava ad attività manuali. Nelle società antiche il lavoro coincise con la vita, il cui scorrere non era diviso in tempi separati. Il frazionamento  delle parti della giornata rientrava nell’alternarsi naturale di attività e riposo. Il lavoro era inteso come attività per ottenere un semplice valore d’uso, non come mezzo per produrre valore di scambio. Con i Greci e soprattutto con i Romani cominciano a nascere forme di specializzazione e di utilizzo del tempo, ma anche in questo caso la divisione tra giornata lavorativa e non lavorativa è sconosciuta: solo la necessità di riprendere le forze, di partecipare alla vita sociale, di combattere o di viaggiare, interrompevano l’attività di lavoro, non  una convenzione sociale che dividesse la giornata in orari. Occorre attendere il XII secolo per trovare nel francese labeur e nell’inglese labour un termine che indica il concetto di lavoro in senso simile all’attuale, anche se legato esclusivamente all’attività agricola. Questa condizione si mantenne per tutto il medioevo. Nella Francia medioevale si lavorava mediamente  poco più di 150 giorni l’anno. Sempre in Francia, nel ‘600, il maresciallo Vauban censì 140 giornate complete di non-lavoro (52 domeniche, 38 feste varie, 50 giorni di blocco per il gelo) più le vigilie, per un totale di 175 giorni. L’orario non era prefissato, coincideva in genere con le ore di luce dall’alba al tramonto. Nel ‘700 Voltaire, filosofo latifondista, lamentava “la proliferazione di feste locali, pregiudizievoli a un’attività economica conveniente. Sulle mie terre i contadini non lavorano che per otto mesi l’anno”.  Ad abolire le 90 festività avrebbe provveduto la borghesia rivoluzionaria. Il trionfo giacobino avrebbe anche recato, in sostituzione della settimana, la decade operosa: un solo riposo festivo ogni dieci giorni. La diversa natura del lavoro appare invece nelle società urbane. Nel XIX secolo il lavoro diviene il mezzo per trasformare il mondo e l’uomo. Nella prima metà dell’Ottocento il lavoro era concepito come l’unico modo di valorizzare il mondo, di trasformarlo. Verso la fine di tale secolo e soprattutto dopo la sua rielaborazione da parte di Marx, il concetto di lavoro diviene molto ampio, sinonimo di trasformazione, creazione, produzione, un concetto che comprende qualsiasi attività che sostituisce la dimensione naturale con quella umana, cioè qualsiasi opera di trasformazione. Nel XX secolo si configura come un sistema di distribuzione del reddito, di partecipazione alla produzione remunerata di beni e servizi, di sicurezza sociale e di diritti. Occorre inoltre effettuare una distinzione tra il concetto di lavoro e il concetto di occupazione. L’occupazione è una caratteristica tipica delle società industriali, per molti secoli il lavoro era considerato come l'insieme delle attività del genere umano. La distinzione tra lavoro ed occupazione è stata introdotta dalla cultura industriale occidentale, intendendo per occupazione il lavoro remunerato come compenso per prestazioni rivolte alla produzione di beni e servizi. L’occupazione (cioè il lavoro remunerato) viene così accettata come parametro convenzionale per misurare il lavoro giungendo alla generalizzazione del concetto di occupazione come sinonimo di lavoro. Robertson ritiene che “il significato di occupazione tipico dell’era industriale è probabile che sia destinato ad esaurirsi”. Consistenti cambiamenti nell’organizzazione della vita e del lavoro evidenziano l’importanza di attività, un tempo ritenute improduttive, necessarie a rispondere a bisogni e scopi individuali e sociali come l’istruzione, la formazione, la sanità. In molte delle società attuali, oltre al lavoro remunerato (occupazione), si stanno sviluppando opportunità di lavoro legate ad attività scambiate direttamente tra le persone come il lavoro sociale e il volontariato. Quindi il lavoro non è sorto improvvisamente dal nulla in un certo periodo storico ma ha preso forma gradualmente assumendo come suo fondamento innanzitutto una dimensione economica, cioè il lavoro nasce come un fenomeno economico e astratto, come uno sforzo fisico, fino a diventare un fattore di produzione, un mezzo per raggiungere la ricchezza e la produzione di beni. In economia classica il lavoro è uno dei tre fattori di produzione; gli altri sono il terreno e il capitale, il lavoro è una delle misure dell’attività svolta dagli esseri umani. In generale, la parola lavoro si riferisce ad una qualsiasi attività discreta di produzione economica, tuttavia, nelle società capitaliste la parola lavoro è diventata sinonimo di impiego. Con questo si fa riferimento alla relazione a lungo termine tra il lavoratore e coloro che detengono il controllo legale degli altri fattori di produzione. In questo senso le persone parlano di trovare un lavoro o avere un lavoro. Il concetto di lavoro perciò raggruppa tutte queste dimensioni, ma nella società odierna è difficile trovare una definizione adeguata in quanto il lavoro sembra sgretolarsi e ricomporsi in molteplici attività, ognuna differente dall’altra. Nella società contemporanea il lavoro è sottoposto a profonde trasformazioni in virtù del processo di globalizzazione dei mercati e dell’introduzione di nuove tecnologie che hanno sconvolto la struttura tradizionale della società e dell’economia. Dalla produzione standardizzata di massa si è passati alla specializzazione produttiva flessibile.&lt;br /&gt;La maggiore concorrenza sui mercati richiede che il sistema produttivo si flessibilizzi in modo da portare sul mercato prodotti sempre nuovi in tempi sempre più compressi, rispondendo a una domanda sempre più mutevole e personalizzata. Cambiando il sistema produttivo cambia di conseguenza la definizione e il contenuto stesso del lavoro. Si comincia a parlare di “lavori” al plurale e non di lavoro al singolare, anche per il moltiplicarsi di forme di lavoro diverse come contrattualità (a tempo determinato, indeterminato, lavoro interinale), orari (tempo pieno, parziale, turni), luoghi (lavoro a domicilio, consulenza, telelavoro) e finalità (lavoro nel settore privato, lavoro nel settore pubblico, lavoro in imprese sociali). Tale frammentazione del concetto di lavoro rende impossibile definire con scadenze certe la vita delle persone perché  risulta più difficile la pianificazione di una carriera. I lavori diventano poi meno pesanti e più leggeri, meno maschili e più femminili, fluidi, cognitivi, relazionali. Quindi è proprio il concetto di lavoro a cambiare profondamente di significato passando da sinonimo di posto fisso, a forme istituzionali caratterizzate da una maggiore flessibità del vincolo contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore. Ciò appare in linea con la politica economica neoliberista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4485710116693165014?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4485710116693165014/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4485710116693165014&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4485710116693165014'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4485710116693165014'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2008/01/l-evoluzione-del-lavoro-di-federico-zia.html' title='L’ EVOLUZIONE DEL LAVORO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-1974452027591612213</id><published>2008-01-21T12:31:00.000+01:00</published><updated>2008-01-21T12:32:49.184+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>UNA SINTESI SOCIOLOGICA E POLITICA DELLA QUALITA’ NEL LAVORO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Conciliare flessibilità e sicurezza in modo conveniente per le imprese e per i lavoratori&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cos’è la qualità nel lavoro? La risposta va ricercata in una dimensione sociologica ed in una dimensione politica ed europeista. Dal punto di vista sociologico il concetto di qualità nel lavoro può essere riferito a quattro dimensioni individuate da Luciano Gallino, Alberto Baldissera e Paolo Ceri: la dimensione ergonomica, la dimensione della complessità, la dimensione dell’autonomia e la dimensione del controllo. Tali dimensioni corrispondono ai differenti bisogni dei lavoratori che si sono manifestati nel corso degli anni ed in diverse forme attraverso la loro protesta contro i modelli tradizionali di organizzazione del lavoro. La dimensione ergonomica corrisponde ai bisogni psicofisici del lavoratore. Questi bisogni comprendono un ambiente lavorativo non nocivo e stimolante e un lavoro che rispetti la struttura anatomica e le esigenze fisiologiche del lavoratore. La dimensione della complessità corrisponde ai bisogni di impegno nelle difficoltà, di creatività, di formazione professionale, di cumulazione dell’esperienza. Questa dimensione in particolare riguarda il grado di complessità dei problemi decisionali in cui ogni tipo di lavoro può essere scomposto, tanto più complesso è il problema, tanto più elevata è la qualità del lavoro lungo questa dimensione. La dimensione dell’autonomia corrisponde ai bisogni di stabilire con una certa discrezionalità le condizioni del proprio lavoro, la propria condotta lavorativa, le regole per svolgere una data attività o per raggiungere un obiettivo. La dimensione del controllo corrisponde al bisogno di controllare le condizioni generali del proprio lavoro, come l’oggetto della produzione, la sua destinazione, l’organizzazione, le attività da assegnare al proprio centro e agli altri centri di decisione. In particolare tale dimensione si riferisce alla partecipazione dei lavoratori alla formulazione degli obiettivi. Un lavoro qualitativamente soddisfacente dovrà presentare per ogni dimensione delle caratteristiche o proprietà atte a soddisfare i bisogni corrispondenti. Il concetto di qualità nel lavoro ha acquistato rilievo recentemente anche in ambito europeo, infatti secondo una definizione che ne da l’agenda per la politica sociale europea la qualità del lavoro significa “migliori offerte d’impiego e un maggiore equilibrio nel conciliare vita lavorativa e vita privata”, ed in particolare si riferisce agli impieghi di qualità, cioè alla qualità nell’ambito del lavoro e comprende sia le opportunità di impiego retribuito, sia le caratteristiche di tale impiego. Ciò naturalmente implica un elevato livello di protezione sociale, servizi sociali accessibili ed efficaci, opportunità e rispetto dei diritti sociali fondamentali. Tale concetto è relativo e multidimensionale perché prende in considerazione: le caratteristiche oggettive del posto di lavoro, come l’ambiente e l’attività da svolgere; le caratteristiche specifiche del lavoratore; la sintonia tra le caratteristiche specifiche del lavoratore e i requisiti per svolgere una determinata attività; la valutazione soggettiva, cioè il grado di soddisfazione personale, di tali caratteristiche da parte del singolo lavoratore;  gli aspetti retributivi; le norme minime di garanzia; il funzionamento del mercato del lavoro nel suo insieme. Dato che il concetto di qualità nel lavoro è relativo e multidimensionale non esiste un unico indicatore o un’unica misura della qualità e non esiste una definizione concordata nella letteratura accademica. I diversi studi propongono differenti dimensioni della qualità del lavoro che interessano sia le caratteristiche specifiche del posto di lavoro come il contenuto, la retribuzione, l’orario e le qualifiche richieste, sia gli aspetti dell’ambiente di lavoro in senso ampio come le condizioni di lavoro, la formazione, le prospettive di avanzamento professionale e le assicurazioni contro gli infortuni e la malattia. Inoltre alcune ricerche si basano soltanto sul grado di soddisfazione personale come misura della qualità del lavoro. I metodi tradizionali per misurare il fattore “qualità” si basano sulle statistiche economiche come il calcolo della produttività per ora di lavoro o per reddito procapite,  ma ovviamente occorre prendere in considerazione più dimensioni. La Commissione Europea suggerisce di raggruppare i principali componenti del concetto in due categorie principali, al fine di fornire un quadro d’analisi della qualità del lavoro, per identificare obiettivi politici precisi e relative norme, per sviluppare indicatori appropriati in base ai quali misurare le prestazioni confrontandole con gli obiettivi raggiunti. Tali categorie sono: le caratteristiche del posto di lavoro: caratteristiche oggettive e caratteristiche intrinseche, come il grado di soddisfazione professionale, la retribuzione, le gratifiche extrasalariali, l’orario di lavoro, le qualifiche, la formazione, le prospettive di carriera, il contenuto del lavoro, la sintonia tra esigenze del posto di lavoro e le qualifiche del lavoratore; l’ ambiente di lavoro e condizioni sul mercato del lavoro: parità di trattamento dei sessi, protezione della salute e della sicurezza, flessibilità e sicurezza, accesso al lavoro, equilibrio fra lavoro e sfera privata, dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori, diversificazione e non discriminazione. In base a tali categorie la Commissione Europea ha elaborato degli indicatori della qualità del lavoro da inserire all’interno della strategia europea sull’occupazione, per valutare il raggiungimento degli obiettivi di qualità da parte delle politiche degli Stati membri. Le due categorie principali sono state distinte in settori all’interno dei quali sono stati elaborati determinati indicatori che comprendono la soddisfazione personale, la produzione annua media per lavoratore, la sicurezza del posto di lavoro, le opportunità di specializzazione e le prospettive di carriera. La qualità dell’occupazione costituisce un fattore determinante per raggiungere nuove opportunità di lavoro qualitativamente e quantitativamente migliori e per creare un’economia competitiva. Per migliorare la qualità nel lavoro e per far crescere la produttività sono importanti i livelli di conoscenza e di qualificazione corrispondenti ai nuovi bisogni del mercato del lavoro come la capacità di svolgere compiti complessi e non ripetitivi. Inoltre alcune indagini sul livello di formazione, come quella svolta dall’OCSE nel 2001 intitolata “Il benessere della nazioni, il ruolo del capitale umano e sociale”, segnalano una forte correlazione tra la diseguale ripartizione dei livelli di formazione e la conseguente iniqua ripartizione dei redditi, ciò evidenzia l’esistenza di uno stretto legame tra livelli di competenza e livelli salariali. Accrescere la qualità nel lavoro tramite il perfezionamento professionale e un maggior grado di soddisfazione da parte della persona conciliando al meglio vita professionale e sfera privata, può comportare un aumento della produttività, può contribuire ad una crescita del tasso d’occupazione, può facilitare l’innovazione organizzativa e l’accesso al lavoro. Quindi “qualità nel lavoro” significa anche elevato tenore di vita e crescita economica. La crescente importanza dei modelli di lavoro flessibili e nuovi può entrare in contrasto con alcuni dei componenti europei della qualità del lavoro come la sicurezza del posto di lavoro, le opportunità di specializzazione, le prospettive di carriera. Occorre quindi riuscire a conciliare con adeguate politiche flessibilità e sicurezza in modo conveniente per le imprese e per i lavoratori anche attraverso un’adeguata formazione ed investimenti sulle risorse umane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-1974452027591612213?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/1974452027591612213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=1974452027591612213&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1974452027591612213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1974452027591612213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2008/01/una-sintesi-sociologica-e-politica.html' title='UNA SINTESI SOCIOLOGICA E POLITICA DELLA QUALITA’ NEL LAVORO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5271807880937191371</id><published>2008-01-15T10:24:00.000+01:00</published><updated>2008-01-15T10:26:00.415+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regione Abruzzo'/><title type='text'>INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE ANTONIO VERINI (LD) di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;strong&gt;“Dobbiamo fare di più per le aree interne anche per un necessario principio di solidarietà”&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. L’Abruzzo è una regione con delle enormi potenzialità  ma stenta a camminare da sola. Alcune delle cause della mancata crescita possono essere ricercate negli anni passati nelle problematiche riscontrate nella gestione del territorio, nella mancanza di infrastrutture adeguate e nell’eccessiva burocrazia a tutti i livelli. Ne abbiamo parlato con il Presidente della II Commissione Consiliare Permanente, Governo del Territorio, Lavori Pubblici, Ordinamento Uffici ed Enti Locali, Consigliere Regionale e Segretario Regionale dei Liberal Democratici, On. Antonio Verini.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;On. Verini, l’Abruzzo potrebbe essere configurato come un sistema regionale rappresentabile come regione-città per conformazione, distanze e basso numero di residenti, che dovrebbe facilitarne la gestione. Inoltre l’ambiente sociale è caratterizzato dalla scarsa presenza di criminalità e conflittualità sociale. A che cosa sono dovute quindi le difficoltà gestionali incontrate dalle passate Amministrazioni Regionali?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Non c’è dubbio che l’Abruzzo con le sue caratteristiche di piccola regione potrebbe avere uno sviluppo diverso rispetto a quello che ha. Le difficoltà sono molte, anche oggettive per la verità. Innanzitutto c’è uno sviluppo differenziato tra la costa e le aree interne. La costa è privilegiata sia per la natura geografica sia perché gran parte della popolazione risiede lì. Le aree interne dovrebbero ricevere una maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione, sia nazionale che regionale, un’attenzione che, proclami a parte, non c’è mai stata.  Anche questa legislatura, per difficoltà oggettive che nascono dalla diminuzione delle risorse, non sta facendo tutto quello che dovrebbe fare. La dicotomia costa-montagna è una delle principali motivazioni per cui l’Abruzzo stenta a decollare. Occorre anche considerare il fatto che vi è una crisi che non riguarda soltanto la nostra regione ma il panorama socioeconomico internazionale. Stiamo attraversando un brutto momento a livello di congiuntura internazionale, con una recessione dell’economia americana  e con restrizioni del credito in atto. Quando si vivono momenti difficili  occorre un impegno di tutti perché le difficoltà in cui si dibatte l’Abruzzo possano essere superate. Questo è il mio impegno attuale e futuro. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Abruzzo ha una posizione geografica ed un patrimonio storico, naturale ed artistico invidiabile. Collega il Nord con il Sud, ha sbocchi commerciali sul Mediterraneo e sui Balcani, è vicina a grandi città come Roma e Napoli. Non sarebbe conveniente sfruttare tali peculiarità dal punto di vista turistico e commerciale? Ci si sta muovendo in questa direzione?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Credo che tali caratteristiche siano uniche in Italia. L’Abruzzo è ponte naturale tra Ovest (Tirreno), Est (Balcani), Nord (mercati Ue) e Sud (Mediterraneo e Asia). Dobbiamo valorizzare questa posizione di regione cerniera  per poter realizzare un progetto di breve e lungo termine. Occorre puntare sullo sviluppo di nuovi traffici commerciali e di nuove filiere industriali, ma non solo. In un momento in cui le grandi industrie  chiudono e diminuiscono i posti di lavoro, occorre reagire anche rilanciando il turismo sfruttando una posizione geografica vantaggiosa, privilegiando il territorio interno capace di attrarre turisti sia durante la stagione estiva sia durante quella invernale. La Regione sotto questo aspetto sta facendo abbastanza ma occorrono progetti e risorse per le aree interne. Occorre puntare sull’accoglienza, sul rapporto tra prezzi e qualità e su una maggiore formazione degli operatori del settore.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un altro punto di forza potrebbe essere rappresentato dal sistema imprenditoriale tipico del territorio composto da piccole e medie imprese e dal terziario avanzato. Eppure la regione sta attraversando un momento difficile, diminuisce la ricchezza prodotta, cala l’esportazione delle piccole imprese, diminuiscono il reddito delle persone e gli investimenti. Secondo Lei come bisognerebbe agire per invertire tale tendenza?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le produzioni tipiche regionali, come le costruzioni, il tessile, l’abbigliamento o l’ alimentare, sono in difficoltà, seppure con eccezioni rilevanti, si pensi ad esempio alla De Cecco. Per  invertire una simile tendenza ci vorrebbero delle incentivazioni mirate per l’innovazione tecnologica. Il cittadino o l’imprenditore che decida di investire in iniziative economiche, o per libera scelta o perché non trova sbocchi occupazionali o non ha altri riferimenti, deve essere incoraggiato. Così come le imprese esistenti devono essere aiutate a stare al passo con i tempi. Sotto questo aspetto le risorse scarseggiano, i fondi europei sono ridotti rispetto a quanto prima disponibile. Inoltre anche il Governo Nazionale non investe molto sulle iniziative d’impresa, ed occorre fare uno sforzo maggiore. Il cittadino va incoraggiato, aiutato e sostenuto sia quando vuole produrre, sia  nei momenti di difficoltà. Da questo punto di vista la Regione può fare di più, in materia di accesso e costo del credito ed in materia di incentivazione tecnologica. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;L’Abruzzo ha una situazione infrastrutturale, in termini di dotazioni fisiche, che lo pone in una situazione di svantaggio competitivo rispetto a quello delle aree più avanzate. Come bisognerebbe agire per risolvere il problema?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Il problema delle infrastrutture non è nuovo, e si trascina da decenni. Risolvere il problema richiede anni, soprattutto a L’Aquila priva di un aeroporto e di una ferrovia degna di questo nome. Purtroppo oggi viviamo in una società in cui chi ha riesce ad avere sempre di più chi non ha fa un grande sforzo, spesso vano, per  raggiungere le stesse condizioni di chi già ha. Questo svantaggio va recuperato innanzitutto impiegando maggiori risorse ed energie, se non vogliamo un Abruzzo a molte velocità.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Occorre anche considerare che la macchina amministrativa locale tarda a conformarsi alle urgenze del mondo produttivo secondo i modelli di efficienza e speditezza richiesti dallo scenario competitivo internazionale. Dove e come intervenire?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La macchina burocratica rallenta ogni cosa. Se non diamo una soluzione ai tempi lunghi dell’amministrazione a tutti i livelli,  è chiaro che le cose non si risolvono.  Chi governa oggi il territorio, come i sindaci,  deve dare una svolta forte stabilendo delle regole precise e tempi certi per l’espletamento di qualsiasi processo amministrativo. Ma per stabilirle occorrono delle persone capaci e più avvezze allo studio delle carte che non alla comunicazione narcisistica fine a sé stessa. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lo sviluppo regionale è messo in discussione anche  dalla scarsa attitudine ad introdurre regolarmente ed in tempi brevi innovazioni tecnologiche, aggravata da effettive difficoltà collegate alla mancanza di centri di ricerca legati all’impresa. Come tornare ad essere competitivi?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Oggi se vogliamo essere competitivi dobbiamo investire in ricerca, formazione, innovazione. La ricerca genera nuove idee, la formazione le trasmette, l’innovazione le trasforma in nuovi prodotti-servizi. Il nostro costo del lavoro è superiore ad altre nazioni ed i nostri industriali vanno ad investire all’estero per quanto concerne i prodotti a bassa tecnologia. Noi possiamo essere competitivi nella ricerca avanzata o su di un prodotto di altissima qualità rispetto ad altri Paesi che non hanno una manodopera qualificata come la nostra. Inoltre occorre investire di più sia sull’innovazione che sulla ricerca. Se riusciremo a risolvere questo problema saremo competitivi e anche la nostra economia tornerà a crescere.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Come si sta muovendo in favore delle aree interne?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Mi sono sempre battuto con convinzione per le aree interne perché sono quelle che soffrono di più, purtroppo quando mancano risorse è difficile anche dare soluzioni ai problemi. Attualmente le risorse a disposizione della Regione non consentono di dare delle risposte concrete al territorio interno e per questo dobbiamo fare di più anche per quel principio di solidarietà che ci deve essere fra la fascia costiera e le aree interne sapendo che se noi riusciamo a recuperare lo svantaggio che abbiamo è chiaro che tutto l’Abruzzo crescerà. Sicuramente ne avrà un vantaggio la popolazione della provincia dell’Aquila, l’unica che non ha sbocco sul mare e quindi la più penalizzata. Occorre maggiore solidarietà ed apertura mentale rispetto al passato.  &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per concludere, un suo personalissimo giudizio sull’operato dell’Amministrazione Comunale da una parte e di quella Provinciale dall’altra….&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In Comune ci troviamo in una posizione di attesa e per certi versi critica. Il sindaco Cialente proclama molte cose, è vero che la sua Amministrazione è partita da poco ma dalle parole occorre passare ai fatti. Certamente il nostro gruppo consiliare sarà molto critico, se ci saranno i fatti saremo disponibili a continuare questo percorso che abbiamo iniziato insieme ma se non ci sarà questa svolta è chiaro che ci porremo in una posizione diversa, saremo liberi di dare il nostro giudizio ed il nostro voto in base alle circostanze. Per quanto riguarda la Provincia siamo alla fine della legislatura e non mi sembra che si siano risolti tanti problemi. E’ vero che la Provincia ha meno competenze rispetto all’ente comunale però le cose che può fare le deve fare, meno parole, meno apparizioni televisive, meno apparizioni sui giornali, che stancano la gente, più fatti e soluzioni ai problemi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5271807880937191371?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5271807880937191371/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5271807880937191371&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5271807880937191371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5271807880937191371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2008/01/intervista-al-consigliere-regionale.html' title='INTERVISTA AL CONSIGLIERE REGIONALE ANTONIO VERINI (LD) di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-7270482083709244213</id><published>2008-01-07T15:25:00.000+01:00</published><updated>2008-01-07T15:27:18.410+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>VERSO LA RIDEFINIZIONE DELLO STATO SOCIALE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Lo Stato Sociale nacque per ribattere alle sfide dell’era industriale ma il contesto di riferimento è radicalmente cambiato&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ridefinizione dello Stato Sociale si colloca all’interno della crisi più generale dei sistemi di protezione sociale nati in uno stretto legame con il modello di produzione taylor-fordista. In Europa Occidentale questo modello ha avuto la sua massima espansione fra il 1950 e il 1970, poi ha cominciato a manifestare segni di crisi, tra cui la scarsa efficienza dei servizi pubblici, la difficoltà a trovare risorse sempre più ingenti per finanziare le spese statali, una forte crescita dell’inflazione alimentata dalla crescente spesa pubblica. Di conseguenza in tutti i Paesi occidentali si è manifestata una progressiva riduzione dell’intervento dello Stato nel sistema economico dando vita ad ampi fenomeni di privatizzazione. Lo Stato Sociale nacque per ribattere alle sfide dell’era industriale ma il contesto di riferimento nell’attuale fase storica è radicalmente cambiato. La situazione demografica caratterizzata da un rapido processo di invecchiamento della popolazione, l’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro, l’aumento della disoccupazione, l’insicurezza della stabilità del posto di lavoro, l’immigrazione, la nascita di nuove povertà, la mondializzazione dell’economia e il mutamento avvenuto nel mondo della produzione, hanno messo in discussione il modello di Stato Sociale che si concepiva come protezione sociale per i periodi precedenti e seguenti il rapporto di lavoro stabile. La crisi di tale modello e la politica economica neoliberista hanno alimentato diverse pressioni alla riduzione del finanziamento e di conseguenza alle prestazioni dello Stato Sociale. L’opinione dominante considera lo smantellamento dello Stato Sociale e una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro come i principali elementi per reagire ad un elevato tasso di disoccupazione e all’invecchiamento della popolazione. Ma la flessibilità e la liberalizzazione non possono essere l’unica soluzione dei problemi contemporanei. Economisti del lavoro del calibro di Katz, Loverman e Blanchflower, parlano dell’emergere della nuova classe di “woorking poors”, la flessibilità offre la possibilità alle imprese di aggiustare rapidamente la produzione in funzione della domanda, licenziando e assumendo senza costi, ma parallelamente si crea una classe di lavoratori destinati ai “bad jobs”, lavoratori occupati ma precari e mal retribuiti. Secondo Ferrera occorre adattare il welfare al nuovo contesto. Ferrera individua due grandi transizioni che stanno modificando il profilo socioeconomico occidentale: la transizione socio-demografica, collegata per quanto riguarda il declino delle nascite, ai nuovi rapporti di genere e alle aspirazioni di indipendenza personale e auto-realizzazione delle donne; la transizione verso un’economia basata sui servizi e sulla conoscenza. Quindi Ferrera ritiene che lo Stato Sociale debba essere ridefinito attraverso una modernizzazione intelligente basata sulla corretta identificazione dei nuovi rischi e bisogni sociali connessi alla difficoltà di conciliare lavoro e cura, vita professionale e familiare, soprattutto per le donne; al mancato accesso alla conoscenza, soprattutto per i giovani; all’obsolescenza delle competenze professionali, soprattutto per i lavoratori con basse qualifiche; alla marginalizzazione ed esclusione dall’economia della conoscenza, dal mercato del lavoro e dal tessuto sociale. L’approccio per prevenire simili rischi deve consistere nell’elaborare una nuova grande strategia di politica sociale che metta al centro del welfare i nuovi rischi, le donne e i giovani. Questa strategia deve basarsi sul concetto di ricalibratura. Riformare il welfare significa spostare i pesi da alcune funzioni ad altre. Ferrera ritiene che occorre concentrare l’impegno riformista verso tre diverse dimensioni di ricalibratura: funzionale, ridistributiva e normativa. La ricalibratura funzionale riguarda i rischi oggetto di protezione. Lo Stato Sociale protegge troppo la vecchiaia e troppo poco i nuovi rischi collegati alle altre fasi del ciclo della vita. In particolare il lavoro precario, i carichi familiari, l’esclusione sociale, la non auto-sufficienza, l’obsolescenza delle competenze professionali e la mancanza di opportunità formative non hanno una adeguata protezione. La ricalibratura distributiva riguarda le categorie oggetto di protezione in quanto vi sono categorie iper-tutelate, come i lavoratori con posto stabile, e categorie quasi prive di tutela, come i lavoratori precari. La ricalibratura normativa riguarda i simboli e i valori. Tale tipo di ricalibratura necessita di due operazioni: ancorare strategie di politica sociale a esplicite teorie di giustizia distributiva, anziché a vecchie teorie politiche sul conflitto fra le classi; assegnare il maggior peso possibile al valore dell’equità. Tra i diversi studiosi che si stanno occupando della ridefinizione dello Stato Sociale occorre menzionare anche Massimo Paci secondo cui occorre rigettare ogni concezione del welfare pubblico come elemento di parassitismo dell’economia e sottolineare la sua importanza come un potente volano per l’occupazione e per uno sviluppo di qualità. La questione della ridefinizione dello Stato Sociale quindi non riguarda il fatto di identificare le minacce per l’esistenza del welfare, ma occorre soprattutto basarsi su analisi rigorose e non su pregiudizi ideologici. Ciò che costituisce una grande risorsa di occupazione e di sviluppo civile è l’aumento dell’offerta di servizi di welfare riferiti alla grande quantità di bisogni insoddisfatti nei campi dell’inserimento sociale e lavorativo, della formazione permanente, dell’accudimento dei minori e degli anziani, della promozione della salute, della cultura, dell’ambiente, del tempo libero. All’interno del welfare si trova una modalità specifica di offerta dei servizi che può costituire una grande risorsa da valorizzare, cioè lo sviluppo di progetti comuni tra istituzioni e parti della società che possono aumentare l’efficacia dei servizi offerti e ridurre i costi per l’erario, progetti di economia sociale o di amministrazione condivisa. Paci si riferisce alle esperienze di deistituzionalizzazione di servizi di cura e di assistenza, ai progetti integrati di recupero urbano con la partecipazione dei residenti, agli asili di palazzo, alla manutenzione e valorizzazione di risorse ambientali e beni culturali, alla gestione di parchi, giardini, piazze, ecc. Paci riconosce che tale ambito d’intervento è privilegiato da coloro che operano nel terzo settore, ma può diventare una risorsa importante anche per altri soggetti. La crisi dello Stato Sociale ha fatto emergere una attenzione particolare verso una serie di soggetti associativi che si collocano nello spazio pubblico tra lo Stato e il mercato definiti come terzo settore, cioè il volontariato, la cooperazione sociale, l’associazionismo e le organizzazioni non profit. E’ augurabile che il terzo settore, grazie all’azione quotidiana e al radicamento nel territorio, possa creare nel prossimo futuro cittadinanza per chi ne è privo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-7270482083709244213?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/7270482083709244213/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=7270482083709244213&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7270482083709244213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7270482083709244213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2008/01/verso-la-ridefinizione-dello-stato.html' title='VERSO LA RIDEFINIZIONE DELLO STATO SOCIALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-1779415801645664321</id><published>2007-12-21T16:39:00.000+01:00</published><updated>2007-12-21T16:40:29.521+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>UNA SITUAZIONE POLITICA PREVISTA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Durante la sua visita lo scorso maggio, l’on. De Michelis riuscì a prevedere  il  momento politico attuale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scorso maggio, presso la storica sala Eden di L’Aquila, in occasione delle elezioni amministrative cittadine, si svolse la presentazione ufficiale dei candidati del Nuovo PSI al Consiglio Comunale con la partecipazione dell’On. Gianni De Michelis. In una sala gremita di cittadini e giornalisti, allestita con garofani rossi e bandiere di partito, la presentazione si concluse con un discorso di circa mezz’ora dell’On. De Michelis che toccò diversi aspetti, dalle elezioni politiche in Francia che videro la sconfitta della socialista Segolene Royal, una sconfitta attribuibile alla scarsa capacità di declinare l’equazione diritti e doveri, cosa riuscita invece a Sarkozy, alla politica laburista inglese, che con Tony Blair per 10 anni è riuscita a garantire al suo paese sviluppo economico e conquiste sociali, e soprattutto venne sottolineata la situazione politica italiana in evoluzione con la nascita del partito democratico, la costituente socialista, la sicura nascita di un nuovo partito guidato da Berlusconi nel centrodestra e la fine del cosiddetto bipolarismo bastardo, tematiche teoriche che da lì a pochi mesi vedranno la loro realtà concretizzarsi.  Durante quell’incontro De Michelis sottolineò che “nel mondo globale la questione di potersi dividere ai partiti non conviene più perché oggi non ci si confronta più con la stessa realtà nazionale ma con quella internazionale, quindi vinci quando riesci a coniugare diritti e doveri sia da destra che da sinistra. Con Craxi prima di Blair e ancor prima della guerra fredda abbiamo anticipato i diritti e i doveri valorizzando i valori dell’ottica socialista. E’ necessario per il nostro paese, per i giovani che hanno perso fiducia, riacquistare un’identità politica e culturale, occorre riconquistare il proprio spazio”. Nel corso della presentazione sottolineò anche le forti contrapposizioni interne, sia nel partito democratico e soprattutto nella maggioranza di Governo sul tema della famiglia e sulle politiche a favore dei giovani. Sull’attuale governo di centro-sinistra dichiarò che “ha avuto e ha problemi complicati da affrontare, questioni che riguardano temi sociali ed economici, dal contratto agli statali alle pensioni, questioni che non possono essere risolte solo con la nascita di un partito democratico che già vacilla ma occorre che la politica riconquisti il suo spazio, una riconquista che deve partire soprattutto dai giovani”. Una situazione prevista sette mesi fa che porterà a gennaio ad una verifica di governo finalizzata a stabilire se la maggioranza attuale sia ancora in grado di guidare il Paese.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-1779415801645664321?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/1779415801645664321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=1779415801645664321&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1779415801645664321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1779415801645664321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/una-situazione-politica-prevista-di.html' title='UNA SITUAZIONE POLITICA PREVISTA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4247767188248521159</id><published>2007-12-19T12:01:00.000+01:00</published><updated>2007-12-19T12:02:37.674+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL PROBLEMA CONTEMPORANEO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Il lavoro stabile tipico dell’epoca taylor-fordista sta scomparendo dal contesto occidentale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella società contemporanea globalizzata, caratterizzata dalla competitività e dalla variabilità dei mercati, il problema socioeconomico che abbraccia l’occidente modernizzato e tecnologicamente avanzato è rappresentato dalla trasformazione del lavoro causata dalla trasformazione del mondo della produzione e del consumo e dalla politica economica neoliberista. La politica economica neoliberista è basata principalmente sul ridotto interventismo statale, sulla bassa pressione fiscale, sulla riduzione del costo del lavoro, su una maggiore quota di investimenti, sull’elevata stabilità del potere d’acquisto, su un’alta quota di lavori a tempo parziale, sul trasferimento delle responsabilità ai cittadini e alle imprese e su una moderata crescita salariale. Nel 1989, crollato il muro di Berlino e con esso il comunismo, cominciò ad essere incentivata a livello mondiale la linea neoliberista portata avanti dagli USA. Il lavoro stabile, sinonimo di sicurezza, tipico dell’epoca taylor-fordista, che ha contraddistinto gran parte del XX secolo sta progressivamente scomparendo dal contesto occidentale traducendosi in lavoro precario. Il lavoro cambia, ormai frammentato in molteplici immagini e concetti. Non si parla più di attività singola ma di attività plurali. La flessibilità individuale si interseca con quella contrattuale. Orario flessibilizzato, precariato legalizzato dalla mancata applicazione delle leggi di settore, e nuova mobilità sono le ultime parole d’ordine che dominano la dialettica sociale. Uno degli elementi principali che impone la flessibilità, individuata come bisogno urgente dell’economia mondiale, è la variabilità dei mercati in un mondo economico-finanziario dove le nuove tecnologie e le reti d’imprese snelle e sempre più fitte stanno trasformando il mondo della produzione e del consumo e con esso il mondo del lavoro. La flessibilità, secondo una visione imprenditoriale, va introdotta per garantire l’esistenza dell’impresa e dell’occupazione, secondo quella sindacale va concessa entro certi limiti che garantiscano la tutela e la massima occupazione. Non bisogna dimenticare che i lavori flessibili sono lavori che richiedono all’individuo di adattare l’organizzazione della propria esistenza alle mutevoli esigenze delle organizzazioni produttive con tutte le conseguenze che ne derivano sia in termini di oneri personali che sociali, a carico dell’individuo e della comunità di riferimento. La flessibilità comunque ha un’incidenza differente sugli individui a seconda del tipo di lavoro svolto, ad esempio può favorire l’accumulo di competenze trasferibili da un tipo do organizzazione ad un’altra, ma può anche provocare una progressiva diminuzione del salario nel passaggio da un datore di lavoro ad un altro a causa dell’elevato numero di disoccupati presenti sul mercato del lavoro e può prospettare la disoccupazione nel pieno dell’età matura. Una visione sconfortante dove il diritto al lavoro viene attaccato, le classi lavoratrici e le loro forme associative frammentate, l’impresa deresponsabilizzata, l’individuo sovraccaricato di rischi scaricati dallo Stato e dall’economia. Nella società contemporanea i rapporti di lavoro normali, i sistemi di contrattazione neocorporativistici, e i sistemi di previdenza sociale sono messi in discussione dalla modernizzazione capitalistica fine a se stessa basata sull’ultraliberismo di matrice neoliberista che non tiene in considerazione né lo Stato Sociale, né la dimensione umana e valoriale dei lavoratori. Nel modo di percepire il lavoro cambiano le modalità di servizio nei contenuti, meno manipolativi e più cognitivi, nei compiti, meno operativi e più cooperativi, nelle abilità, meno specializzate e più versatili. Una trasformazione che coinvolge anche le modalità di fornitura del lavoro, la manualità viene meno e con essa il relativo numero di lavori e di lavoratori. Al lavoratore moderno si richiede flessibilità mentale ed operativa, spirito si squadra, reattività intellettuale e pratica. Un mutamento che condiziona la stabilità, influenzata dalla minore permanenza del lavoratore nell’impresa, e la tutela, condizionata dalla precarizzazione del lavoro e dalla desolidarizzazione del mondo del lavoro che indebolisce le organizzazioni dei lavoratori. I modi di lavorare cambiano perché la tecnologia e l’impresa si sono fatte più flessibili, non si produce più per lo stoccaggio ma si produce per il mercato secondo il procedimento just in time : “produrre esattamente la quantità richiesta, né più né meno”. Questo meccanismo ruota attorno al concetto di qualità affidato ai lavoratori e alla loro cooperazione, utile al buon rendimento di un’impresa ma una buona collaborazione ed una eccellente prestazione richiedono una relativa stabilità del posto, la sicurezza nel lavoro, in quanto la fiducia e la cooperazione sono due concetti che crescono parallelamente nella stessa direzione e in maniera direttamente proporzionale. Dalla mancanza di questa condizione scaturisce una grande tensione nel mercato del lavoro e nelle condizioni di lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4247767188248521159?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4247767188248521159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4247767188248521159&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4247767188248521159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4247767188248521159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/il-problema-contemporaneo-di-federico.html' title='IL PROBLEMA CONTEMPORANEO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-7588137932847226465</id><published>2007-12-19T11:59:00.000+01:00</published><updated>2007-12-19T12:01:33.441+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Provincia dell&apos;Aquila'/><title type='text'>INTERVISTA ALL’ASSESSORE PROVINCIALE ERMANNO GIORGI di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;“Tutte le energie devono convergere nelle attività di risoluzione delle crisi aziendali”&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Nonostante dei lievi miglioramenti, il panorama socioeconomico della provincia aquilana, tra le più grandi d’Italia per estensione, appare ancora depresso, la popolazione residente è sempre più anziana e i giovani preferiscono cercare fortuna altrove. In questi anni si è registrato un aumento del numero delle aziende in stato di crisi e in amministrazione controllata. Il territorio piange la scomparsa del polo elettronico e di molte piccole e medie imprese anche se dei segnali di ripresa si cominciano a registrare in quasi tutti i settori economici. La provincia sta vivendo una situazione di disagio avvertita in particolare dalle principali fasce di età della popolazione, giovani in cerca di occupazione, uomini e donne espulsi dai processi produttivi. Settore primario, secondario e parte del terziario sono messi in difficoltà dalla dura competizione nazionale ed internazionale e dalla scarsa presenza di politiche di sviluppo dei sistemi locali. Ne abbiamo parlato con l’Assessore Provinciale al Lavoro ed all’Occupazione Ermanno Giorgi.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Assessore Giorgi, quali sono le condizioni dello stato di salute del contesto socioeconomico della provincia dell’Aquila?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Dall’esame dei dati sulla congiuntura economica nella Provincia dell’Aquila per il 2007 e nell’intera area abruzzese è emerso che, dopo una fase di rallentamento, l’industria sembra aver raggiunto buoni risultati. L’andamento produttivo, difatti, ha segnato un +5,1%  in complesso.&lt;br /&gt;Nel contempo, è significativo l’incremento del numero delle imprese operanti sul territorio che nel periodo aprile-giugno 2007 è aumentato dello 0,4%, con saldo positivo determinato da 521 imprese di nuova costruzione contro 389 cessazioni. Tale incremento, peraltro, è stato registrato in quasi tutti i settori economici: costruzioni (+1,8%), attività immobiliari (+1,6%), trasporti (+1,3%), alberghi e ristoranti (+1,1%), intermediazione monetaria e finanziaria (+0,8%) e commercio (+0,6%). Industria ed agricoltura, purtroppo, manifestano ancora segnali di una lenta e timida ripresa. Ciò nonostante, i livelli occupazionali nell’industria rimangono sostanzialmente stazionari. Guardando alle problematiche occupazionali, la media 2006 del tasso di disoccupazione è pari al 5,8 nella Provincia dell’Aquila, 5,9 per Chieti, 8,1 per Pescara e 6.5 per Teramo. Sempre stando alle attività di monitoraggio condotte sul territorio provinciale, nonostante il numero degli avviati al lavoro si sia ridotto in termini congiunturali, rispetto al 2006 si assiste ad un aumento del 40%. Sono segnali importanti di una lenta e consistente ripresa.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali sono i principali problemi che attanagliano il territorio aquilano?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;A fronte di un’importante crescita dei servizi offerti dalle istituzioni e dai vari enti strumentali, la complessa situazione di crisi industriali e la seria afflizione del mercato del lavoro rappresentano le principali problematiche del comprensorio.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Secondo Lei, quali prospettive ci sono per il futuro?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Le prospettive, quelle concrete, ci sono. Attrarre investimenti su un territorio dove la qualità della vita è segnatamente tra le migliori non è cosa impossibile. Incrementare ed appoggiare, anche politicamente,  le scelte delle grandi aziende, sia pubbliche che private, presenti sul territorio è auspicabile se non necessario.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Quali politiche occorrerebbe attuare per rispondere alla situazione attuale?&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;In questo momento di lenta ripresa, occorre dare spazio a quegli investitori che hanno deciso di conservare un rapporto con il nostro territorio e mantenere continuità nelle scelte politiche già intraprese. Da una parte, infatti, gli strumenti messici a disposizione dal Governo (mobilità lunga, Programma PARI, l. 127 del 2006 ecc.) ci hanno consentito e ci consentiranno di tutelare tutte quelle situazioni occupazionali cosiddette svantaggiate; dall’altra,  tutte le energie, anche politiche, devono convergere nelle attività di risoluzione delle crisi aziendali. Tante le cose già fatte e tante le “vertenze risolte”. Il Protocollo sulla Valle Peligna che si andrà a sottoscrivere a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico, la 87.3.c (zonizzazione) e più in generale la politica della “fiscalità attrattiva”, sono solo esempi di una continua attività volta alla sensibilizzazione del Governo circa le difficoltà del territorio, nonché degli investitori in merito alle sue grandi potenzialità. In tutto questo discorso, non posso assolutamente concordare con chi invita gli imprenditori ad investire solo ed esclusivamente sulle vocazioni territoriali. Ciò è importante, ma, a mio parere, l’industria può ancora molto su questo territorio e, più in generale, su quello nazionale. Allo stesso modo occorre supportare ed incentivare costantemente, anche incrementando i servizi già in essere, le PMI e gli imprenditori locali i quali rappresentano un’imprescindibile risorsa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-7588137932847226465?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/7588137932847226465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=7588137932847226465&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7588137932847226465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7588137932847226465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/intervista-allassessore-provinciale.html' title='INTERVISTA ALL’ASSESSORE PROVINCIALE ERMANNO GIORGI di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3545838357090358355</id><published>2007-12-18T14:54:00.000+01:00</published><updated>2007-12-18T14:55:04.303+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>METROPOLITANA: NIENTE TRIONFALISMI di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;12 milioni di euro non basteranno per concludere l’opera&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Anche L’Aquila rientrerà nei benefit previsti dalla Finanziaria 2008 licenziata alla Camera, in arrivo infatti 12 milioni di euro per la realizzazione della metropolitana di superficie. Fin qui nulla di straordinario né di miracoloso considerando il fatto che i milioni in arrivo rientrano nelle risorse messe a disposizione dal Governo per la promozione del trasporto pubblico su ferro o su gomma di cui andranno a beneficiare moltissime città italiane, ad esempio Padova e Firenze riceveranno dei benefici di gran lunga superiori di quelli destinati a L’Aquila. Straordinaria invece appare l’intenzione del sindaco di rescindere il contratto con l’impresa di Eliseo Iannini, “Porteremo alla votazione del Consiglio Comunale la questione delle riserve del 31bis – ha affermato Cialente - sono curioso di vedere come voterà il Centro-Destra.” Le intenzioni del primo cittadino porteranno sicuramente ad un contenzioso lungo, i lavori per la realizzazione della metropolitana verranno riappaltati e Eliseo Iannini tenterà di tutelare i suoi diritti in ogni sede, tempi lunghi e difficili dunque, considerando che le carte, fino ad ora, sono dalla parte dell’imprenditore. Quindi dai 12mln di euro occorre eliminare alcuni “spiccioli” per le riserve contrattuali. Occorre considerare anche la questione del tracciato. La metropolitana, a detta del Sindaco, non transiterà più per Via Roma ma per Viale della Croce Rossa, per risalire fino alla Fontana Luminosa, scendere giù per Via Strinella e concludere la sua corsa presso il terminal di Collemaggio. Un cambio di rotta che segna la vittoria del Comitato contro la Metro di Via Roma, una vittoria che ha accompagnato l’ingresso di Cialente a Palazzo Margherita, infatti la protesta dei residenti di una delle vie più antiche e memorabili della città è stata ampiamente cavalcata in fase di campagna elettorale. Un grave precedente che potrebbe avere un effetto devastante per la realizzazione delle opere pubbliche cittadine, potranno nascere immediatamente altri comitati contro la metropolitana, magari il Comitato anti-metro in Via Strinella e in Via della croce Rossa. Occorre considerare anche la cifra destinata alla città di L’Aquila dalla Finanziaria per la promozione del trasporto pubblico, 12 milioni di euro non basteranno per concludere l’opera. Innanzitutto il nuovo tracciato richiederà ben più del denaro messo a disposizione dal Governo perché è molto più lungo del precedente e inoltre comporterà il completo smantellamento delle opere già concluse su tutta Via Roma, con ulteriori e gravosi costi da valutare; i treni, acquistati da molto tempo, non sono più adeguati alla normativa sulla sicurezza attuale, dovranno essere quindi soggetti al cosiddetto revamping, che costerà, secondo esperti del settore, almeno altri 3 o 4 milioni di euro. Niente trionfalismi dunque, almeno fino a quando i cittadini aquilani non vedranno con i loro occhi l’opera realizzata e al servizio dell’utenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3545838357090358355?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3545838357090358355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3545838357090358355&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3545838357090358355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3545838357090358355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/metropolitana-niente-trionfalismi-di.html' title='METROPOLITANA: NIENTE TRIONFALISMI di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4034620824765515830</id><published>2007-12-17T15:57:00.001+01:00</published><updated>2007-12-17T15:57:52.917+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Università'/><title type='text'>GIUNGE A CONCLUSIONE IL PROGETTO VALENO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Montepulciano d’Abruzzo: un’indagine ne dimostra gli effetti benefici&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Il vino, buono e ben dosato, fa bene al cuore. In estrema e semplicistica sintesi è questo il risultato che è emerso da un’indagine tendente a dimostrare gli effetti benefici del vino Montepulciano d’Abruzzo sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari. I risultati dello studio, condotto dalla Prof. M. Giuliana Tozzi,  docente di Fisiologia presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biomediche dell’Università degli Studi dell'Aquila, responsabile delle attività prettamente scientifiche del progetto Valeno, sono stati presentati nella relazione “Salute e vino rosso: riflessioni sul paradosso francese”. L’indagine ha coinvolto  diversi soggetti volontari sani cui è stato somministrato per 28 giorni vino selezionato dall’ARSSA. Lo studio conferma un’influenza positiva per alcuni parametri coinvolti nell’omeostasi cardiovascolare e alcuni risultati suggeriscono l’opportunità di realizzare un prodotto che abbini alla piacevolezza delle caratteristiche organolettiche la presenza di sostanze in grado di potenziarne la salubrità. Giunge così a conclusione il progetto Valeno, cui ha partecipato come partner l’Università degli Studi dell’Aquila tramite il dipartimento di Scienze &amp;amp; Tecnologie Biomediche della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Il progetto rientra nell’ambito dell’ iniziativa comunitaria Interreg III A Transfrontaliero Adriatico, un programma il cui obiettivo principale è la cooperazione tra regioni appartenenti a stati confinanti mediante progetti integrati di sviluppo in diversi settori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4034620824765515830?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4034620824765515830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4034620824765515830&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4034620824765515830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4034620824765515830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/giunge-conclusione-il-progetto-valeno.html' title='GIUNGE A CONCLUSIONE IL PROGETTO VALENO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3641606432364629346</id><published>2007-12-17T15:56:00.000+01:00</published><updated>2007-12-17T15:57:00.771+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comune dell&apos;Aquila'/><title type='text'>RIPARTE LA SETTIMANA ISTITUZIONALE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Riunioni delle Commissioni e conferenza dei capigruppo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Ricomincia la settimana istituzionale del Comune dell’Aquila. Il taccuino prevede quattro riunioni delle commissioni del Consiglio comunale a partire da oggi fino al 20 dicembre. Alle 9.30 si riunirà la conferenza dei capigruppo. Alle 11.30 in prima convocazione e alle 12 in seconda, si riunirà la prima commissione consiliare “Programmazione e Bilancio”, presieduta da Angelo Orsini, per esaminare la proposta di delibera contenente lo schema di convenzione Asl-Comune per la conferimento in comodato d’uso gratuito all’Azienda sanitaria di una parte della casa albergo ex Onpi per la realizzazione di una residenza sanitaria assistita. Mercoledì 19 dicembre, alle 14.30 in prima convocazione e alle 15 in seconda, il presidente Francesco Valentini ha convocato la seconda commissione consiliare “Gestione del Territorio” presso gli uffici urbanistici di via Roma, per un’informativa sulle pratiche di uso civico giacenti al settore Ambiente. Giovedì 20 dicembre si riuniranno due commissioni. La quarta “Statuto e Regolamenti”, presieduta da Giuseppe Bernardi, è stata convocata alle 15 in prima convocazione e alle 15.30 in seconda, per il parere sulla proposta di modifica al regolamento ici. La quinta “Garanzia e controllo”, alle 9.30 in prima convocazione e alle 10 in seconda, presieduta da Enzo Lombardi, affronterà gli argomenti riguardanti i rapporti tra il Comune e la società Assoservizi e la questione delle nomine effettuate dal sindaco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3641606432364629346?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3641606432364629346/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3641606432364629346&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3641606432364629346'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3641606432364629346'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/riparte-la-settimana-istituzionale-di.html' title='RIPARTE LA SETTIMANA ISTITUZIONALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2929722944957410604</id><published>2007-12-17T15:55:00.000+01:00</published><updated>2007-12-17T15:56:08.725+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Solidarietà'/><title type='text'>RITORNA LA BEFANA TRICOLORE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Una iniziativa del circolo di Azione Giovani IX Novembre&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con la Befana tricolore, un’iniziativa rivolta ai bambini meno fortunati voluta dal circolo di Azione Giovani IX Novembre. Tutti i cittadini aquilani potranno contribuire a questo bel gesto di solidarietà portando giocattoli o generi alimentari a lunga scadenza presso la federazione provinciale di Alleanza Nazionale in Via Bominaco 4. Il punto di raccolta sarà in funzione dal 17 al 21 dicembre dalle 9 alle 13, dal 27 al 29 e dal 3 al 4 gennaio dalle 18 alle 20. “La grande attenzione e solidarietà dimostrata negli anni passati dai cittadini aquilani nei confronti dei bambini più sfortunati – afferma Roberto Santangelo, Presidente del circolo IX Novembre - ci ha permesso di riproporre l’iniziativa, certi di poter donare anche quest’anno un sorriso a chi ne ha davvero bisogno”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2929722944957410604?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2929722944957410604/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2929722944957410604&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2929722944957410604'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2929722944957410604'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/ritorna-la-befana-tricolore-di-federico.html' title='RITORNA LA BEFANA TRICOLORE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8775821245104465670</id><published>2007-12-11T15:58:00.000+01:00</published><updated>2007-12-11T15:59:37.969+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>UNA DIFFICILE DEFINIZIONE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Il contesto socioeconomico occidentale appare in rapida evoluzione e con esso i concetti che lo definiscono&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione di vita, lavorativa ed occupazionale dell’occidente modernizzato non è più definibile con certezza. Il contesto socioeconomico occidentale appare in rapida evoluzione e con esso i concetti che lo definiscono, frammentati in una pluralità di immagini e di significati. Significanti non più connessi ai propri significati, la qualità e la sicurezza lavorativa crescono in maniera inversamente proporzionale su due rette parallele. Una trasformazione che definisce e coinvolge uno dei principali problemi socioeconomici contemporanei rappresentato dalla metamorfosi del lavoro. Nel XX secolo il lavoro si configurava come un sistema di distribuzione del reddito, di partecipazione remunerata alla produzione di beni e servizi, di sicurezza sociale e di diritti. Attualmente è difficile trovare una definizione adeguata, il lavoro è sottoposto a profonde trasformazioni a causa del progresso tecnologico, del cambiamento del sistema produttivo e delle politiche adottate. Si comincia a parlare di lavori, le forme di lavoro si moltiplicano per contrattualità, per orari e per luoghi. Il lavoro diviene meno sicuro, inserito nella forbice di due elementi riconducibili all’attuale politica economica ultraliberista di matrice neoliberista: il ridotto interventismo statale con il conseguente trasferimento delle responsabilità ai lavoratori e alle imprese e la riduzione del costo del lavoro seguita da una moderata crescita salariale e da un’elevata quota di lavori flessibili che non forniscono alcuna garanzia futura ai lavoratori. Il contesto socioeconomico europeo, come quello nazionale, è caratterizzato da una parte dal miglioramento della qualità nel lavoro, grazie all’evoluzione del lavoro da materiale a mentale e al progresso tecnologico ed organizzativo che consente di lavorare di meno e di produrre di più, ma anche da un peggioramento della sicurezza nel lavoro, in seguito all’aumento dell’utilizzo delle forme di lavoro temporaneo. La diffusione di tali forme di lavoro viene giustificata dai paesi europei con due motivazioni: per ridurre la disoccupazione e per ridurre la spesa per le politiche lavorative di tipo passivo, principalmente rappresentata dai sussidi alla disoccupazione. Molte indagini hanno però riscontrato che un lavoro temporaneo è caratterizzato da un maggiore stato di insicurezza legato alla scadenza del contratto. Secondo l’indagine svolta dal Right Management Consultants, il grado di sicurezza del posto di lavoro in Italia è sceso in questi anni dal 52% al 49% e ciò significa che è aumentata la quota di lavoratori che temono di perdere il lavoro entro un anno e la quota di coloro che sono convinti di non riuscire a trovare un lavoro simile alle stesse condizioni economiche. Questa situazione si riflette sulle condizioni di vita dei cittadini che rimangono complessivamente basse, molte famiglie risultano del tutto prive di occupati. In tale contesto occorre considerare la nascita di una nuova classe sociale, quella dei cosiddetti working poors, cioè un gruppo di persone che riesce a sopravvivere solo intrattenendo più rapporti di lavoro contemporaneamente, lavori poco qualificati, mal retribuiti e facilmente sostituibili attraverso l’automazione o attraverso la forza lavoro proveniente da altri Paesi dell’est europeo, del continente asiatico e di quello africano. Per reagire ad una simile situazione occorre necessariamente intervenire con delle politiche in grado di spezzare la crescita asimmetrica delle due componenti che regolano la vita naturale di un Paese, una migliore qualità nella dimensione lavorativa, da cui deriva una maggiore qualità del ciclo produttivo e quindi della capacità competitiva, deve essere obbligatoriamente accompagnata da una maggiore sicurezza esistenziale che deriva in gran parte dalle condizioni lavorative di un individuo e con esso della sua comunità di riferimento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8775821245104465670?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8775821245104465670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8775821245104465670&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8775821245104465670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8775821245104465670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/una-difficile-definizione-di-federico.html' title='UNA DIFFICILE DEFINIZIONE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4729235563968593675</id><published>2007-12-10T16:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-10T16:49:17.380+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>PERCHE’ TARSU E NON TIA? di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Uno studio evidenzia i vantaggi della Tariffa Igiene Ambientale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Si sono concluse le attività di ricerca del gruppo di lavoro sui Rifiuti solidi urbani del Movimento per L’Aquila (MpL). Lo studio, finalizzato ad individuare alcune misure di immediata applicazione per la riduzione della Tarsu, ha messo in evidenza come i cittadini aquilani potrebbero trarre un notevole risparmio se le autorità preposte mettessero in atto alcuni piccoli accorgimenti  di immediata applicazione. Dall’analisi sono emerse gravissime inefficienze nel processo di raccolta dei rifiuti che potrebbero essere eliminate in pochissimo tempo. Lo studio suggerisce innanzitutto di sostituire la Tarsu, aumentata nell’ultimo anno del 35%, con la Tia (Tariffa igiene ambientale), già adottata da molti comuni italiani. Il punto di forza della Tia si basa sul principio dell’equità, infatti, sul calcolo degli importi da pagare sulla reale produzione dei rifiuti da parte dei  singoli cittadini, la Tia è una tariffa che opera una netta distinzione tra rifiuti domestici e non domestici e mentre la Tarsu è applicata unicamente sul parametro della superficie utile degli insediamenti, la Tia introduce anche il criterio della valutazione del numero dei componenti del nucleo familiare. In poche parole la Tia aumenta per chi  produce più rifiuti ed per le famiglie più numerose. “Tutti i costi per i servizi relativi alla gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti di qualunque natura e provenienza giacenti sulle strade e aree pubbliche soggette ad uso pubblico, - afferma Piero Carducci presidente MpL - sono coperti dai comuni mediante l’istituzione di una tariffa denominata Tia. La Tariffa di Igiene Ambientale è dovuta nei confronti di chiunque occupi oppure conduca locali, a qualsiasi uso adibiti, o aree scoperte ad uso privato esistenti nelle zone del territorio comunale. Gli enti locali individuano il costo complessivo del servizio e determinano la tariffa, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio e tenuto conto degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato. La Tariffa – continua - risponde a tre principi fondamentali: sostenibilità ambientale, perché auspica comportamenti virtuosi rispetto all’ambiente, sostenibilità economica, con un equilibrio fra entrate ed uscite, ed equità contributiva, poiché si paga solo per il servizio effettivamente fornito. Per raggiungere questi obiettivi è stato stabilito un metodo unico a livello nazionale e sono state elaborate e definite tabelle da applicarsi per la determinazione dei rifiuti prodotti nelle abitazioni e nelle imprese. La tariffa è composta da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e dai relativi ammortamenti e allo spazzamento, e da una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti raccolti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. La tariffa Tia di riferimento è determinata dagli Enti locali, anche in relazione al piano finanziario degli interventi relativi al servizio ed è applicata e riscossa dai soggetti gestori. La tariffa è articolata – continua - in fasce di utenza domestica e non domestica oltre che articolata a livello territoriale sulla base delle caratteristiche delle diverse zone del territorio comunale, ed in particolare alla loro destinazione a livello di pianificazione urbanistica e territoriale, alla densità abitativa, alla frequenza e alla qualità dei servizi da fornire. Le conseguenze dell’applicazione della TIA sono facilmente immaginabili – conclude Piero Carducci -  specie se si pensa alle gradi utenze commerciali che ovviamente hanno da smaltire quantità di rifiuti che non possono essere paragonati a quelli domestici. E’ chiaro che la quantità di rifiuti domestici da smaltire non dipende dalla superficie occupata ma dalle persone che occupano la superficie. Il regolamento che introdurrà la TIA potrà prevedere sconti per le famiglie numerose ma povere”. L’Aquila ha uno dei  costi più alti d’Italia per lo smaltimento rifiuti Per una tonnellata da smaltire in discarica gli aquilani pagano 142 euro contro gli 80 euro che pagano in media gli altri cittadini italiani. Tale costo così elevato dipende da diversi fattori: L’Aquila non è dotata di una discarica, i rifiuti vengono ammassati a Lanciano; i camion di raccolta rifiuti si devono spostare quotidianamente nell’area di Collebrincioni per fare il trasferimento dei rifiuti dai camion di raccolta primaria ai bilici di trasporto verso la discarica (mediamente 5 bilici al giorno); i rifiuti vengono raccolti a circa 700 metri di altitudine, poi vengono portati a 1000 metri per il trasferimento sui bilici ed infine vengono portati a Lanciano (un trasferimento che, in termini di ore di lavoro e gasolio ha un prezzo notevole e che potrebbe essere effettuato all’ASM di Bazzano dove esiste un grande capannone chiuso e vuoto dove il trasferimento potrebbe essere fatto a costi molto più contenuti); i bilici che si dirigono verso Lanciano sono colmi di rifiuti totalmente indifferenziati che costano ai cittadini, in termini di ecomulta, circa un milione di euro l’ anno e una perdita pari alla somma che le aziende del circuito-consorzio Conai pagherebbero per acquistare ciò che differenziamo (ad esempio, la carta viene pagata da CONAI 90euro/t; l’alluminio 300euro/t). Le conclusioni del gruppo di lavoro dell’MpL possono essere quindi riassunte nei seguenti punti: individuare un luogo di trasferimento alternativo a Collebrincioni; aumentare la raccolta differenziata non domestica (è sufficiente un’ordinanza del sindaco che obblighi i grandi utenti e gli esercizi commerciali a differenziare); aumentare la raccolta differenziata domestica; rimettere in funzione le isole ecologiche e differenziare l’alluminio; introdurre la Tia invece della Tarsu; realizzare la discarica e l’impianto di differenziazione. Secondo lo studio l’applicazione di tali misure porterebbe a risparmi stimati dal 30% al 60%.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4729235563968593675?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4729235563968593675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4729235563968593675&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4729235563968593675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4729235563968593675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/perche-tarsu-e-non-tia-di-federico-zia.html' title='PERCHE’ TARSU E NON TIA? di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5130291915796728736</id><published>2007-12-10T16:47:00.000+01:00</published><updated>2007-12-10T16:48:31.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>2MILIONI E 230MILA EURO PER RIQUALIFICARE PIAZZA D’ARMI di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;La Regione Abruzzo ha ammesso al finanziamento la proposta del Comune dell’Aquila&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. In arrivo dal Cipe un finanziamento da più di due milioni di euro finalizzato alla riqualificazione di tutta l’area circostante piazza d’Armi. La notizia è stata diffusa dall’assessorato regionale ai Lavori pubblici con una lettera indirizzata al sindaco Massimo Cialente. La decisione di elargire il finanziamento è stata presa dalla commissione nominata per la valutazione degli interventi strategici formulati dagli enti. I lavori saranno indirizzati al miglioramento complessivo della qualità della zona, è previsto l’allargamento delle strade che compongono l’anello di piazza d’Armi, via Paolucci e via Piccini. Le opere investiranno anche Sant’Antonio e via dei Farnese, dove sarà realizzato l’ultimo tratto per il collegamento con via Giovanni di Vincenzo. “Un ringraziamento va in particolare all’assessorato regionale alle Opere pubbliche – ha affermato il sindaco – che ha messo in condizione l’amministrazione comunale di poter intervenire immediatamente su un’area molto importante, in quanto di accesso alla città dalla zona ovest, riducendo i disagi causati dal traffico e migliorando sensibilmente la qualità della vita in quella zona. L’ammissione al finanziamento – continua - premia inoltre l’ottimo lavoro svolto dal nostro settore Lavori pubblici, che ha predisposto una proposta molto accurata, scelta dalla Regione tra le tre inserite nel provvedimento varato dall’aula due mesi fa, che si è rivelato fattibile e credibile. Lo stesso settore, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, procederà alla redazione del progetto preliminare. Ciò ci permetterà di uscire da un’inerzia durata un quarto di secolo, - conclude - permetterà anche di procedere all’allargamento di viale Corrado IV e di programmare un parco pubblico attrezzato”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5130291915796728736?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5130291915796728736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5130291915796728736&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5130291915796728736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5130291915796728736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/2milioni-e-230mila-euro-per.html' title='2MILIONI E 230MILA EURO PER RIQUALIFICARE PIAZZA D’ARMI di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-6593777623387685665</id><published>2007-12-05T16:05:00.000+01:00</published><updated>2007-12-05T16:07:17.431+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>COME CAMBIA LA SICUREZZA NEL LAVORO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Le forme che compongono il percorso lavorativo di una persona sono sempre più composite&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Il concetto di “sicurezza nel lavoro” ha di per se sempre contenuto un’unica dimensione, almeno dalla nascita della società industriale e dal riconoscimento giuridico ed istituzionale delle organizzazioni sindacali, cioè la stabilità dell’impiego fisso come garanzia della sicurezza economica e sociale. Questo concetto non deve essere confuso con la “sicurezza nei luoghi di lavoro e dei lavoratori” che invece è un aspetto che rientra nella dimensione delle condizioni di lavoro ed abbraccia perciò il tema della qualità. Nella società contemporanea tale concetto sta cambiando insieme al lavoro perché l’impresa non può più offrire la sicurezza del posto e della carriera in quanto il suo orizzonte previsto e la durata della sua vita media si sono ridotti. Deve fare continuamente i conti con un mercato che cambia e quindi deve sapersi adeguare e all’occorrenza ristrutturare. Lo scambio tra azienda e lavoratori si sposta allora su un altro terreno: quello delle competenze e delle conoscenze che devono essere continuamente aggiornate e ampliate. Il lavoratore deve sapere di più di quanto richiesto dal contesto attuale, per potersi rapidamente muovere nel campo delle tecnologie che evolvono e dei modelli organizzativi che cambiano. Le forme che compongono il percorso lavorativo di una persona sono sempre più composite e caratterizzate da diverse posizioni nella professione, da un diverso impegno temporale, da una diversa natura del rapporto di lavoro prestato in diverse imprese. L’elemento continuità dell’esperienza lavorativa sta scomparendo. Il lavoro atipico tende a diventare una forma ordinaria, soprattutto in certe fasi della vita lavorativa. Duttilità, mobilità, e capacità di integrazione sono diventate le qualità più apprezzate dalle aziende e dagli imprenditori. Le logiche dell’aziendalizzazione, con la crisi dello Stato Sociale, hanno pervaso ormai anche diversi settori della Pubblica Amministrazione e molte delle scelte della politica nazionale e regionale, sono oggi fortemente orientate più al risanamento o al pareggio dei bilanci che alla attenzione alla persona che lavora. In una situazione come quella attuale in cui la sicurezza nel lavoro non può essere ricercata nella stabilità del posto, nella durata dell’organizzazione d’impresa o nell’appartenenza a una categoria sindacale forte, è necessario uno slancio innovativo che si spinga alla ricerca di nuove modalità di combinazione tra le esigenze di sicurezza e le nuove condizioni di instabilità, di innovazione, di rischio, cioè la creazione di una società inclusiva dove l’accesso al lavoro resti un veicolo importante di integrazione e cittadinanza. Un concetto importante a tale riguardo è quello di flessibilità sostenibile che sottintende uno sviluppo che tenga conto sia delle esigenze delle generazioni presenti, sia dei bisogni delle generazioni future. Questo significa valutare gli obblighi sociali che derivano da un’evoluzione oramai irreversibile e la necessità di rendere sostenibile questa nuova condizione. La prospettiva della flessibilità sostenibile si può definire secondo Luciano Gallino come “l’effettiva possibilità dell’individuo di gestire il lavoro e il suo eventuale cambiamento, in modo tale da mantenere e migliorare la propria situazione di benessere. Questa condizione della persona deve essere resa possibile da politiche inclusive e da un quadro sociale di sostegno della comunità e della famiglia che tendano a massimizzare le opportunità e minimizzare gli aspetti negativi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-6593777623387685665?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/6593777623387685665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=6593777623387685665&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6593777623387685665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6593777623387685665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/come-cambia-la-sicurezza-nel-lavoro-di.html' title='COME CAMBIA LA SICUREZZA NEL LAVORO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2371215113728900686</id><published>2007-12-03T15:31:00.000+01:00</published><updated>2007-12-03T15:32:01.714+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>VERSO LA DERESPONSABILIZZAZIONE DELL’IMPRESA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Modelli, rischi sociali e possibili soluzioni&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La deresponsabilizzazione dell’impresa è un concetto che, in un contesto globalizzato, caratterizzato da un elevato livello di competitività, da un miglioramento continuo della qualità e della diversificazione dei prodotti e dei servizi, dal mutamento del mondo del lavoro, assume diversi significati e quindi di per sé ambiguo. Citando solo alcuni casi nazionali, negli Stati Uniti “deresponsabilizzazione dell’impresa” significa “responsabilizzazione dei lavoratori”, ciò può apparire paradossale, ma non lo è se si considera che l’impresa e solo l’impresa in senso stretto, quindi manager e dirigenti, era l’unica responsabile del processo produttivo, lasciando ai lavoratori mansioni manuali nel modello taylor-fordista, ma tale modello è stato superato e soppiantato da quello della produzione snella e flessibile dove il lavoratore deve essere caratterizzato da una elevata competenza e deve essere in grado di intervenire direttamente nel processo per migliorarlo. Tale metodo è definito metodo dell’empowerment (responsabilizzazione) il cui obiettivo consiste nel creare un ambiente di lavoro responsabilizzato ove ogni lavoratore dovrebbe prendere direttamente le decisioni più opportune per il lavoro che esegue. In Giappone sono nati i circoli di qualità che hanno la capacità di guidare i lavoratori verso un miglioramento della produttività coinvolgendoli nella gestione, nel monitoraggio e nel miglioramento dei processi aziendali. In Svezia lo stabilimento di Kalmar della Volvo ha dimostrato che esiste la possibilità di avviare un nuovo dialogo sociale con i lavoratori all’interno della fabbrica. Il compromesso Kalmariano è l’erede della tradizione socialdemocratica dei paesi scandinavi che hanno sempre tutelato gli interessi particolari dei lavoratori. Nel modello Kalmariano ciò che viene negoziato dall’azienda e dai sindacati è l’impegno e la responsabilità degli operai a coinvolgersi e mettere a disposizione la loro esperienza ed abilità, sia nelle singole fasi della loro mansione specifica, sia nell’organizzazione dell’attività dei reparti, come i turni e l’organizzazione del lavoro, attività che nel modello taylor-fordista erano riservate esclusivamente ai dirigenti e ai funzionari che si occupavano dell’organizzazione e del personale. Ma deresponsabilizzazione dell’impresa significa anche scaricamento dei rischi dall’economia sugli individui. Il fattore principale della deresponsabilizzazione del sistema delle imprese rispetto ai costi umani e sociali della produzione è la flessibilizzazione delle discipline del lavoro il cui orientamento è quello di scaricare sui diretti interessati gli oneri della tutela previdenziale delle forme di lavoro atipico. In particolare nel nostro Paese ciò vale non solo per i casi in cui l’individuo intenda porre rimedio assicurativo ai periodi di trattamento retributivo ridotto, come nel lavoro interinale o nel lavoro part-time, ma anche per i periodi di assenza dal lavoro destinati all’aggiornamento e alla riqualificazione, compresi i periodi necessari per l’acquisizione di competenze richieste per la progressione di carriera, e anche per la copertura previdenziale dei lavori socialmente utili. A ciò è da aggiungere la sentenza n. 1732/2003 delle sezioni unite della Corte di cassazione che ha negato ai lavoratori impiegati con contratti part-time le prestazioni di disoccupazione per gli intervalli di inattività, facendo leva espressamente sulla volontarietà della scelta di tale tipo di contratto di lavoro, ma in tale sentenza non è stato considerato il fatto che nella situazione occupazionale attuale, nella maggior parte dei casi, il contratto di lavoro non lo si sceglie volontariamente ma corrisponde a ciò che viene offerto sul mercato del lavoro. Questa situazione così complessa non ha trovato una soluzione neanche nel d. lgs. n. 276/2003 la cui parziale applicazione ha eluso un’effettiva innovazione di tale sistema. Quindi in tale contesto una delle possibili soluzioni appare quella suggerita da Accornero: “bisogna ripensare la tutela, cioè occorre una rete istituzionale che garantisca i diritti a tutti coloro che offrono lavoro e molte intese negoziali che ricompongano la solidarietà dentro il mondo del lavoro”. Un’ altra soluzione da non sottovalutare è quella suggerita da Evan e Freeman nel libro “A stakeholder theory of modern corporation: a Kantian Capitalism” del 1988 e ripresa da Sebastiano Maffettone in “Responsabilità di impresa e sostenibilità” in anni più recenti , ove con il termine stakeholder si intende una vasta gamma di persone che interagiscono con l’impresa, non solo gli stokholders, cioè i titolari dei diritti di proprietà, ma anche i fornitori, i clienti, e soprattutto i dipendenti e la comunità locale. L’idea di fondo è che nella nostra società l’impresa non può avere solo un compito istituzionale, cioè fare profitto, ma debba preoccuparsi della tutela degli interessi di tutti coloro che hanno rapporti con l’impresa, gli stakeholder appunto, perché costoro hanno una sorta di interesse legittimo nei confronti dell’azienda e i dirigenti della stessa sono titolari di un dovere speciale nei confronti degli stakeholder.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2371215113728900686?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2371215113728900686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2371215113728900686&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2371215113728900686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2371215113728900686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/verso-la-deresponsabilizzazione.html' title='VERSO LA DERESPONSABILIZZAZIONE DELL’IMPRESA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2593528468770289583</id><published>2007-12-01T13:26:00.000+01:00</published><updated>2007-12-05T15:19:45.340+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ambiente'/><title type='text'>FONTI RINNOVABILI: L’ABRUZZO CONTROCORRENTE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Una norma sconcertante inserita dalla maggioranza di centrosinistra&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Mentre il mondo intero si avvia verso il risparmio energetico, le energie rinnovabili ed il rispetto dell’ambiente, l’Abruzzo va controcorrente. Una norma regionale contiene in sé il divieto, inserito dalla maggioranza di centrosinistra, di installare pannelli solari sui tetti degli edifici pubblici. La norma, contraria alle priorità della politica nazionale in tema di ambiente ed energia, ha spinto il Governo di centrosinistra all’impugnazione davanti la Consulta, intanto l’assessore all’Ambiente Caramanico riconosce l’errore definendolo imbarazzante, assicurando un’inversione di rotta. Un imbarazzo regionale che cresce in maniera esponenziale se si pensa che il piano energetico abruzzese ha fissato per il 2015 l’obiettivo di ottenere il 51% dell’energia di cui potranno usufruire i cittadini da fonti rinnovabili. Un piano energetico rispettabilissimo che cozza però con l’assurdità della norma approvata dal consiglio regionale nelle scorse settimane, un provvedimento approvato in maniera compatta senza calcolarne le conseguenze. “E’ stato un imbarazzante errore nato da una svista conseguente a un emendamento senza concertazione presentato da un singolo consigliere ad una legge omnibus - afferma l’assessore regionale all’Ambiente Caramanico - come giunta ci siamo già attivati per porvi rimedio in tempi rapidi e credo che entro la fine dell’anno di quella norma non ci sarà più traccia”. Sotto accusa è l’articolo 74 della legge regionale n. 34 del primo ottobre 2007 che fissa il divieto di collocare pannelli fotovoltaici su terreni e tetti di edifici pubblici distanti meno di 500 metri da abitazioni private. Sconcertante è la motivazione del provvedimento che sottolinea la necessità di “garantire una migliore qualità della vita quale corretto rapporto tra ambiente interno inteso quale abitazione, ed ambiente esterno, inteso quale luogo circostante l’abitazione”. Comunque Caramanico ha assicurato che la legge contestata verrà eliminata in tempi brevi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2593528468770289583?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2593528468770289583/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2593528468770289583&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2593528468770289583'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2593528468770289583'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/12/fonti-rinnovabili-labruzzo.html' title='FONTI RINNOVABILI: L’ABRUZZO CONTROCORRENTE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4744663142892825961</id><published>2007-11-29T16:18:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T16:19:16.489+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL LAVORO ORMAI INDIVIDUALIZZATO di Federico Zia</title><content type='html'>Nel contesto attuale, così radicalmente cambiato rispetto a venti o trenta anni fa, il lavoro rischia di non identificarsi più come un fattore centrale della costruzione dell’identità di una persona, come una componente essenziale nei processi di emancipazione e di giustizia sociale, come un elemento principe per accedere alla cittadinanza. Nella società contemporanea il rapporto di lavoro normale sta venendo meno sia per quanto riguarda la biografia lavorativa dell’individuo, sia per quanto riguarda il punto di vista aziendale. Le nuove condizioni contrattuali e la nuova organizzazione dei tempi lavorativi provocano una destrutturazione del tempo della vita sociale che coinvolge la famiglia e la comunità. Sulla vita del lavoratore si affacciano nuove insidie di emarginazione i cui rischi vengono scaricati dallo Stato e dalle imprese sulle persone costringendole a gestire la propria carriera nel corso di tutta la vita. Secondo Peter Fischer “il moderno impiegato di se stesso è il proprio capo, e avrà tanto più successo quanto più sarà capace di essere il suo collaboratore ideale”. Questo discorso conduce inevitabilmente all’affermazione che nel prossimo futuro la persona diventerà un’impresa. Il 5 Maggio del 2001 a Berlino, il direttore delle risorse umane della Daimler Chrysler, Norbert Bendel, nell’occasione di un congresso internazionale sulla società della conoscenza, spiegò ai presenti che “i collaboratori dell’impresa fanno parte del suo capitale, il loro comportamento, come le loro capacità sociali ed emotive svolgono un ruolo importante nella valutazione del loro grado di qualificazione. Il loro lavoro non si misura in ore ma in base ai risultati ottenuti e alla loro qualità. Essi sono degli imprenditori”. Questa nuova tendenza imprenditoriale già era stata evidenziata alcuni anni prima dal direttore della formazione della Volkswagen, Peter Hesse, secondo cui “se i gruppi di lavoro hanno una larga autonomia nel pianificare, organizzare e controllare il processo di produzione, i flussi materiali e le competenze, siamo di fronte a una grande azienda fatta di piccoli imprenditori autonomi”. Un elemento importante che ha condotto all’individualizzazione del lavoro è sicuramente da ricercare nelle nuove possibilità offerte dallo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche che permettono il contemporaneo decentramento delle funzioni lavorative e il loro coordinamento in tempo reale all’interno di reti interattive. La propensione delle grandi aziende è quella di impiegare una percentuale sempre minore di collaboratori permanenti anche se soggetti a forme di flessibilità di orario che varia in funzione del volume delle ordinazioni, e una percentuale sempre maggiore di lavoratori interinali, con contratto a tempo determinato e collaboratori esterni precarizzati il cui volume di lavoro è sottoposto a forti variazioni e retribuiti in base al rendimento o al tempo impiegato. Il fenomeno dell’uomo che diventa un’impresa deriva in gran parte dalla natura del sistema economico a rete, ove ogni impresa è inserita in una rete territoriale collegata con altre reti in un sistema extraterritoriale e la produttività delle imprese dipende in larga misura dalla capacità di cooperazione, di comunicazione e di auto-organizzazione dei loro membri. Anche attraverso l’impegno nella propria vita lavorativa, l’individuo non riesce ad identificarsi pienamente nel proprio lavoro, perché il legame con l’impresa è debole, precarizzato, così ciò che diventa importante per l’uomo sono le attività extralavorative ed il lavoro diviene solo il mezzo attraverso il quale egli può svolgere queste attività gratificanti, a ciò è da aggiungere che a causa dei cambiamenti delle condizioni di occupazione la vita privata diventa sempre più dipendente dall’impiego che si riesce a trovare, il lavoro sconfina nella vita privata in quanto gli individui si devono assumere la responsabilità della propria preparazione professionale, della propria salute e della propria mobilità. All’interno di questo scenario individualizzato, paradossalmente definito se si pensa che ci troviamo nell’epoca della globalizzazione, si colloca la nascita del termine Muddling Trough che descrive una nuova società di lavoratori autonomi,  aziende costituite da un unico uomo o da un’unica donna il cui obiettivo imprenditoriale non è tanto la conquista del mercato, ma lo sviluppo di una propria biografia. Queste persone si collocano al di fuori di qualsiasi ipotesi di rapporto di lavoro regolato da contratti collettivi, trattative sindacali e relative forme strutturate di previdenza. La conseguenza logica di una società così strutturata sarà senza dubbio la frammentazione delle classi lavoratrici, perché andrà perduto ogni elemento in grado di accomunare i lavoratori, ormai individuali e autonomi e non più riconducibili ad un collettivo solidaristico. Come ben ha rilevato Ulrich Beck, “nel momento in cui l’individualizzazione delle singole situazioni esistenziali si incontra con l’individualizzazione delle singole situazioni lavorative e queste si rafforzano a vicenda, la società corre il rischio di disgregarsi”. A questa considerazione si lega anche quella di Luciano Gallino sulla placeless society cioè “una società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché siffatta attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico”. Molti lavori, per favorire la flessibilità e per ridurre gli investimenti fissi, sono stati spogliati del luogo dove si sarebbero dovuti svolgere, basti pensare al telelavoro e ai deskless jobs. Ciò che scompare insieme al luogo di lavoro sono le caratteristiche storiche del lavoro come il legame tra il lavoratore e i suoi mezzi di produzione e la vera solidarietà nel mondo del lavoro che nasce dalle relazioni sociali provocando così un infiacchimento delle organizzazioni dei lavoratori. Quindi il lavoro sta subendo una trasformazione sul versante della socialità. La causa di tale problema è insita nell’impossibilità per molti individui, uomini e donne, di trovare nel lavoro la via principale per manifestare la propria vocazione professionale e per contribuire alla vita sociale. Per tutti questi motivi, il lavoro oggi, così cambiato rispetto al passato, deve essere maggiormente tutelato, rappresentato, in particolare ci si dovrà preoccupare di renderlo maggiormente conciliabile con la famiglia e con la propria comunità di riferimento. Per raggiungere tali obiettivi sono state diverse le proposte suggerite, tra cui la formazione permanente, la flessibilità sostenibile attuabile innanzitutto attraverso l’impedimento della cancellazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e rinnovando il sistema delle tutele e della protezione sociale, e attraverso la globalizzazione della solidarietà da parte delle organizzazioni del lavoro, ciò significa rivolgersi e cooperare con tutti i movimenti dei lavoratori che operano nel mondo per ridare vigore alla sicurezza e alla dignità del lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4744663142892825961?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4744663142892825961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4744663142892825961&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4744663142892825961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4744663142892825961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-lavoro-ormai-individualizzato-di.html' title='IL LAVORO ORMAI INDIVIDUALIZZATO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5539917680915147675</id><published>2007-11-29T16:17:00.000+01:00</published><updated>2007-11-29T16:18:07.814+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regione Abruzzo'/><title type='text'>LA NEVE MANCA E GLI IMPIANTISTI IN RIVOLTA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;I gestori chiedono risposte chiare alla Regione Abruzzo sulla sicurezza degli impianti&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. La neve manca e gli impiantisti abruzzesi in rivolta. Non certo un buon inizio della stagione sciistica,  che rischia di ripetere l’andamento disastroso dello scorso anno, la cui apertura è prevista per l’otto dicembre. I gestori chiedono risposte chiare alla Regione Abruzzo sulla sicurezza degli impianti altrimenti la stagione bianca non verrà aperta. Le stazioni sciistiche sono costrette ad operare con una legge sulla sicurezza incoerente ed irragionevole, che non garantisce né gli operatori né gli utenti. La revisione della legge è ancora ferma in IV Commissione e la stagione è alle porte. Risposte che sono mancate durante l’incontro tenutosi il 27 tra Regione Abruzzo, ANEF (Associazione Nazionale Esercenti Funiviari) di Confindustria Abruzzo e i Sindaci dei Comuni montani per la definizione dei Bacini Sciistici. Assente ingiustificato l’assessore Ginoble mentre l’assessore Caramanico ha approfittato dell’occasione solo per salutare i presenti lasciando la patata bollente in mano ai tecnici che non sono stati in grado di rispondere adeguatamente alle questioni sollevate dagli operatori del settore e dai sindaci. L’incontro si è risolto in un continuo scarica barile di responsabilità e di competenze di altri direzioni ed assessorati. In questa occasione la Regione Abruzzo non si è dimostrata in grado di svolgere fino in fondo la propria funzione istituzionale di programmazione territoriale, strategica ed economica a causa di ingiustificate discrasie interne agli assessorati e dell’assenza di una visione globale delle problematiche sollevate che ha portato alla mancanza di risposte adeguate. “La situazione paradossale di fronte alla quale ci siamo ancora una volta trovati – afferma Giancarlo Bartolotti, presidente ANEF -  è quella di non avere un interlocutore e di non sapere chi deve fare cosa. La competenza è stata, per l’ennesima volta, ora dei Trasporti, ora dell’Ambiente, ora del Turismo e via dicendo, fino ad andarcene tutti a casa senza aver concluso nulla, anzi, con la sensazione di essere in un labirinto da luna park. Aprire le stazioni sciistiche con l’attuale normativa sulla sicurezza – continua - è una follia, significa far girare gli utenti sulle piste senza garanzia per nessuno, in un limbo nel quale tutto può accadere e con qualunque esito. La Regione Abruzzo, che nella primavera del 2006 si fregiava con orgoglio del record di presenze nelle stazioni invernali sembra ce la metta tutta per squalificare il prodotto invernale e remare contro il turismo montano, che pur sbandiera come unico volano dell’economia delle aree interne. Di rassicurazioni - conclude Bartolotti - ne abbiamo avute fin troppe, inutile dire il danno che si provocherebbe su tutto l’indotto qualora le stazioni, chiudessero, entro il 31 dicembre, come già abbiamo minacciato di fare. Forse questo Governo non ha a cuore l’Abruzzo, bensì solo le poltrone che le tasse degli abruzzesi assicurano. Noi non vogliamo essere complici del crollo turistico ed economico dell’Abruzzo”. Le richieste dell’ANEF di Confindustria Abruzzo riguardano la revisione della legge sulla sicurezza, la definizione dei  Bacini Sciistici come strumento in grado di assegnare le basi normative per una concreta programmazione degli investimenti sul turismo invernale e la definizione di regole certe ed uguali per tutte le aree della regione relativamente alle concessioni ed agli affitti dei terreni necessari alle stazioni invernali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5539917680915147675?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5539917680915147675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5539917680915147675&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5539917680915147675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5539917680915147675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/la-neve-manca-e-gli-impiantisti-in.html' title='LA NEVE MANCA E GLI IMPIANTISTI IN RIVOLTA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3342610299103667368</id><published>2007-11-27T15:33:00.000+01:00</published><updated>2007-11-27T15:37:43.432+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>LA SCUOLA DI FORMAZIONE QUADRI DELLA RIVISTA AREA NASCERA’ A SANTO SPIRITO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_5P_vboiHDTM/R0wrH8rhrnI/AAAAAAAAAIg/Sjcp_L0W4k8/s1600-h/davi2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137528690470661746" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 207px; CURSOR: hand; HEIGHT: 144px" height="137" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_5P_vboiHDTM/R0wrH8rhrnI/AAAAAAAAAIg/Sjcp_L0W4k8/s320/davi2.jpg" width="202" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Il convegno-seminario “Il ritorno delle élite” ha gettato le basi per una scuola di formazione politica&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Il convegno “Il ritorno delle élite” organizzato lo scorso fine settimana dalla rivista Area presso il monastero-fortezza di Santo Spirito di Ocre che ha visto la partecipazione di oltre sessanta ragazzi provenienti da tutta Italia ha gettato le basi per dar vita ad una scuola di formazione politica. La tre giorni a Santo Spirito è stata un’occasione importante per i partecipanti, avendo permesso loro di entrare in contatto con personaggi di spicco del mondo del giornalismo, della comunicazione, come Klaus Davi, e dell’economia. Gli interventi che si sono susseguiti sono stati estremamente qualificati e i dibattiti che hanno seguito le lezioni hanno visto una grande partecipazione dei giovani presenti. Il convegno-seminario è stato seguito anche dalla cronaca nazionale con il servizio di Salvatore Dama corrispondente di Libero. L’iniziativa, voluta dal senatore Marcello de Angelis e da Salvatore Santangelo dell’esecutivo nazionale di Azione Giovani, verrà ripetuta tra sei mesi, per acquistare in futuro una cadenza semestrale. “La scuola si pone l’obiettivo di formare la nuova classe dirigente – afferma il senatore Marcello De Angelis - investendo sulle risorse umane, su tutti quei giovani che fin da questa occasione si sono mostrati consapevoli e responsabili, all’altezza del ruolo che si vuole loro assegnare”. “Auspichiamo già per il prossimo appuntamento – afferma Santangelo – di ricevere un numero maggiore di richieste di adesione dalla componente femminile, un po’ scarsa in questo primo convegno. Un’élite è composta da donne ed uomini, bisogna dunque investire su entrambi i generi. Lo splendido scenario del monastero di Santo Spirito - conclude Santangelo - ha contribuito a creare quell’atmosfera e quelle suggestioni che hanno dato un valore aggiunto a questa esperienza. Un ringraziamento va ai gestori di questo spazio che merita davvero di essere promosso e valorizzato. Lo stesso Davi ha sottolineato come l’Abruzzo si candidi a diventare presto una nuova Toscana".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3342610299103667368?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3342610299103667368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3342610299103667368&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3342610299103667368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3342610299103667368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/la-scuola-di-formazione-quadri-della.html' title='LA SCUOLA DI FORMAZIONE QUADRI DELLA RIVISTA AREA NASCERA’ A SANTO SPIRITO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_5P_vboiHDTM/R0wrH8rhrnI/AAAAAAAAAIg/Sjcp_L0W4k8/s72-c/davi2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-6920118454285978966</id><published>2007-11-25T07:08:00.000+01:00</published><updated>2007-11-24T18:03:08.637+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>IL RITORNO DELLE ELITE (2) di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Si concluderà oggi la tre giorni di formazione politico-culturale organizzata dalla rivista Area&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. La tre giorni di formazione politico-culturale “Il ritorno delle élite” organizzata dalla rivista Area presso il Monastero Fortezza di Santo Spirito (Ocre) si concluderà oggi con due lezioni dedicate alla comunicazione politica. Alle ore 9.00 il massmediologo e comunicatore Klaus Davi terrà una lezione dal titolo “Save the date”, mentre alle ore 11.00 l’esperto di marketing politico-elettorale Giuseppe Cuscusa riporterà un case story dal titolo “Guazzaloca 1999: anatomia di una vittoria”. Si concluderà così l’esperienza formativa di oltre sessanta ragazzi provenienti da tutta Italia e da diversi percorsi politico culturali che hanno partecipato all’evento e che gli ha permesso di entrare in stretto contatto con personaggi di spicco del mondo del giornalismo, della comunicazione e dell’economia, come Klaus Davi, Alessandro Sansoni, Massimo Pini, Giano Accame, Francesco Santonocito e Giuseppe Cuscusa. “Sono molto soddisfatto dell’andamento dei lavori – dichiara Salvatore Santangelo, organizzatore del seminario - e della partecipazione dei ragazzi, che hanno percorso centinaia di chilometri e che con consapevolezza e senso di responsabilità stanno partecipando a questa iniziativa. È importante che abbiano iniziato a prendere coscienza del loro ruolo nel processo di svecchiamento della classe dirigente e di rigenerazione delle attuali logiche della politica”. Sono stati diversi i temi di attualità trattati nel seminario. Si è parlato di globalizzazione, del ruolo dell’Italia e l’identificazione del suo interesse nazionale, della crisi del mercatismo e dell’unilateralismo americano, degli integralismi, dei flussi migratori e dello sviluppo economico dell’India e della Cina. “Questa iniziativa si va ad inserire in una richiesta di ridefinizione della classe dirigente che viene da tutti gli ambiti di interesse nazionale – afferma il sen. Marcello De Angelis ideatore dell’iniziativa - è un argomento che la Confindustria tratta da molto tempo con i propri giovani, se ne occupano le Università, se ne è occupato l'Aspen Institute. Si ha la sensazione – continua - che l’Italia non sia in grado di produrre una classe dirigente che possa trainare il Paese fuori dalla crisi e verso un progetto di rilancio. Occorre puntare sui giovani impegnati in politica e nelle professioni. Questo è solo l’inizio di un percorso, – conclude - i ragazzi si sono dimostrati perfettamente all’altezza della scelta che avevamo fatto. Abbiamo intenzione di ripetere l’iniziativa con cadenza semestrale”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-6920118454285978966?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/6920118454285978966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=6920118454285978966&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6920118454285978966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6920118454285978966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-ritorno-delle-elite-2-di-federico.html' title='IL RITORNO DELLE ELITE (2) di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4235147360744324684</id><published>2007-11-24T13:09:00.000+01:00</published><updated>2007-11-24T13:10:21.027+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>PRECARIETA’ E INSICUREZZA SOCIALE di Federico Zia</title><content type='html'>La diffusione del lavoro atipico, meglio se definito come lavoro precario, genera una maggiore insicurezza sociale, innanzitutto perché tale diffusione, sia a livello nazionale che regionale, viene accompagnata dalla desolidarizzazione del mondo del lavoro che sfibra le organizzazioni sindacali. L’opinione diffusa tra i sindacati riconosce che la flessibilità nel lavoro debba essere concessa per reagire alla situazione attuale, ma entro certi limiti, garantendo così una maggiore tutela per i soggetti coinvolti. I lavori flessibili fanno sì che l’individuo si adegui alle esigenze produttive delle aziende, con tutte le conseguenze, non certo positive, che ne derivano e che ricadono sul soggetto stesso, sulla sua famiglia e sulla sua comunità. Questo dato di fatto resta valido non solo per il contesto regionale o nazionale, ma per tutto il mondo lavorativo in generale. Le persone, giovani o meno giovani, non sono più in grado di formulare progetti, sono soggette ad un elevato grado di frustrazione e non possono più costruire la propria identità ed integrazione sociale basata sul lavoro. In particolare uno degli studiosi italiani maggiormente impegnato in questo campo, Luciano Gallino, sostiene che gli oneri personali generati dai lavori flessibili possono essere ricondotti a tre modelli di precarietà. Il primo modello riguarda la scarsa possibilità per i lavoratori precari di formulare progetti per il futuro professionale, esistenziale e familiare, sia nel lungo che nel breve periodo. Questa impossibilità progettuale deriva da due situazioni esistenziali dipendenti dalla condizione contemporanea del mercato del lavoro, precisamente dalla consapevolezza da parte del lavoratore che il suo lavoro è a termine e dalle variazioni temporali occupazionali imprevedibili per il soggetto, conseguenza ad esempio del contratto di lavoro a chiamata. Riprendendo l’esempio di Gallino, “l’individuo è a conoscenza del fatto che la settimana seguente sarà chiamato a lavorare per un breve periodo di tempo da un’azienda, ma fino al giorno prima non conosce il giorno in cui dovrà presentarsi sul posto di lavoro, quindi da qui deriva l’impossibilità di programmare qualsiasi tipo di impegno familiare o personale”. Il secondo modello è riferito all’onere che riguarda la maggior parte dei lavoratori flessibili, esclusi quelli con una elevata qualifica professionale sempre utilizzabile nel mercato del lavoro, perché i lavori precari non permettono di immagazzinare significative esperienze lavorative trasferibili da una attività ad un’altra, quindi risulta impossibile fare carriera. Il terzo onere riferito a tutto il mondo lavorativo è la destrutturazione e l’eliminazione degli aspetti spaziali e relazionali del lavoro, che sono stati sempre i pilastri dell’identità e dell’integrazione sociale dell’individuo. Gallino non ha fatto altro che rilevare gli aspetti negativi dell’attuale realtà occupazionale, ormai un dato di fatto e sotto gli occhi di tutti, occorre pertanto una presa di coscienza da parte di tutti gli addetti ai lavori, perché questi aspetti sono quelli che maggiormente incidono sulle prospettive delle generazioni future, che oltre al rischio di presentarsi al mondo come soggetti senza identità sociale, rischiano anche di vivere in una società ove la solidarietà derivante dall’integrazione sociale basata sul lavoro sia diventata un lontano ricordo, con delle conseguenze non prevedibili per tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4235147360744324684?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4235147360744324684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4235147360744324684&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4235147360744324684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4235147360744324684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/precarieta-e-insicurezza-sociale-di.html' title='PRECARIETA’ E INSICUREZZA SOCIALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4284908850531871741</id><published>2007-11-23T15:34:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T15:35:26.728+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Provincia dell&apos;Aquila'/><title type='text'>5MILA RESIDENTI  ISOLATI  PER CHIUSURA STRADA STATALE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;De Santis: “Il Prefetto svegli le Istituzioni preposte”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Nelle zone interne abruzzesi la viabilità è ancora quella di un secolo fa e la politica  regionale continua a perdere tempo in dispute improduttive e ad occuparsi di infrastrutture in modo episodico. L’Abruzzo necessita di una visione complessiva di un moderno assetto viario che unisca tutto il territorio in maniera funzionale ed efficace oltre che efficiente. Paesi interi possono rimanere isolati alla sola caduta di un masso, specialmente se quella strada non è frequentata da auto blu, nell’indifferenza e nel silenzio istituzionale. Ciò è quanto sta accadendo in questi giorni sulla strada Tiburtina che collega la Valle Subequana con la Valle Peligna, chiusa fino al 10 dicembre per caduta massi nel tratto che attraversa le Gole di S.Venanzio. Per almeno 20 giorni, i paesi della Valle Subequana e 5.000 cittadini rimarranno isolati dalla Valle Peligna e non potranno raggiungere in tempi ragionevoli la città di Sulmona sede dell’ ospedale, delle scuole, delle fabbriche e degli uffici pubblici. “Da tempo era noto il pericolo di caduta massi lungo quel tratto stradale ed in più circostanze il Comitato spontaneo zonale – afferma Lelio De Santis del coordinamento regionale del Partito Socialista - con il suo portavoce Musti, aveva denunciato questo rischio, ma le Istituzioni, a cominciare dai Comuni di Molina Aterno e Castelvecchio Subequo, hanno sottovalutato il pericolo. Non bisogna aspettare l’emergenza o l’incidente mortale – continua De Santis - per affrontare un problema così serio e per assicurare un collegamento sicuro fra due territori strettamente legati ed interdipendenti sul piano sociale ed economico. I rappresentanti regionale e provinciali che si stanno occupando in queste ore di grandi opere, potrebbero prendere in considerazione anche questo tratto stradale, inserendolo fra le priorità del Piano delle infrastrutture e dando finalmente una soluzione dignitosa al collegamento da e per la Valle Subequana ed il Parco Regionale Sirente-Velino. Ritengo – conclude - che le Aree Interne si difendano con la realizzazione delle opere necessarie e con gli investimenti mirati,e non con i proverbiali impegni generici”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4284908850531871741?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4284908850531871741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4284908850531871741&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4284908850531871741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4284908850531871741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/5mila-residenti-isolati-per-chiusura.html' title='5MILA RESIDENTI  ISOLATI  PER CHIUSURA STRADA STATALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-7227044061301445104</id><published>2007-11-23T15:33:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T15:34:43.957+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>IL RITORNO DELLE ELITE’ di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Tre giorni di formazione politico-culturale organizzata dalla rivista Area&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. “Il ritorno delle Elitè”, è questo il titolo della tre giorni di formazione politico-culturale organizzata dalla  rivista Area presso il Monastero Fortezza di Santo Spirito (Ocre) che si terrà nei giorni 23, 24 e 25 novembre. “Cinquanta ragazzi e ragazze di età compresa tra i 25 e i 30 anni – afferma Salvatore Santangelo dell’esecutivo nazionale di Azione giovani-  provenienti da diversi percorsi politico- culturali ed universitari sono stati selezionati per partecipare ad un evento di formazione per certi versi unico nel panorama nazionale. Si tratta di una full immersion che permetterà a questi giovani talenti di entrare in contatto con personaggi di spicco del mondo del giornalismo, della comunicazione e dell’economia.” Nel corso del seminario saranno trattati argomenti di rovente attualità. Si parlerà di globalizzazione, del ruolo dell’Italia e l’identificazione del suo interesse nazionale, della crisi del mercatismo e dell’unilateralismo americano, degli integralismi, dei flussi migratori e dello sviluppo economico dell’India e della Cina. Alla tre giorni parteciperanno Klaus Davi, Alessandro Sansoni, Massimo Pini, Giano Accame, Francesco Santonocito e Giuseppe Cuscusa. Una iniziativa fortemente voluta e promossa dal senatore Marcello de Angelis, che in un momento di generale confusione nel panorama politico, ha deciso di investire sulle risorse umane e sulla crescita di una nuova classe dirigente. “Questa iniziativa si va ad inserire in una richiesta di ridefinizione della classe dirigente che viene da tutti gli ambiti di interesse nazionale – afferma il sen. De Angelis - è un argomento che la Confindustria tratta da molto tempo con i propri giovani, se ne occupano le Università, se ne è occupato l'Aspen Institute. Si ha la sensazione che l’Italia non sia in grado do produrre una classe dirigente che possa trainare il paese fuori dalla crisi e verso un progetto di rilancio. Occorre puntare sui giovani impegnati in politica e nelle professioni. Sono arrivati da tutta Italia, la risposta è stata eccezionale”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-7227044061301445104?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/7227044061301445104/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=7227044061301445104&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7227044061301445104'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7227044061301445104'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-ritorno-delle-elite-di-federico-zia.html' title='IL RITORNO DELLE ELITE’ di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4899902826403159490</id><published>2007-11-23T15:32:00.000+01:00</published><updated>2007-11-23T15:33:54.123+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><title type='text'>EMERGENZA SICUREZZA: SE NE E’ PARLATO IN UN CONVEGNO DI AN di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Sen. Saia: “Più poteri alla polizia locale per un migliore controllo del territorio”&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Gli italiani si sentono sempre più insicuri. I dati rivelano che in questi ultimi anni sono aumentate le rapine, gli stupri, i furti in villa e gli omicidi. Fatti che non coinvolgono più le grandi metropoli ma anche i piccoli centri. Il popolo italiano sta perdendo fiducia nelle istituzioni a causa della mancanza di strumenti adeguati da parte dello Stato per combattere un fenomeno in continua crescita. Di tutte queste tematiche se ne è parlato in un convegno organizzato da Alleanza Nazionale presso il Palazzetto dei Nobili dal titolo: “Emergenza sicurezza – certezza della pena, controllo del territorio, contrasto all’immigrazione clandestina – le proposte di An per dire basta alla paura”. Nel dibattito sono intervenuti il Sen. Marcello De Angelis, il Presidente Provinciale di An, Gianfranco Giuliane, il Sen. Maurizio Saia, il Capogruppo di An al Comune dell’Aquila, Vito Colonna, e Alfonso Magliocco, Dirigente Nazionale di An. Nel corso del dibattito, Salvatore Santangelo a nome della federazione provinciale di An dell’Aquila ha affermato che “ La sicurezza è uno dei temi centrali della politica attuale e noi vogliamo affrontarlo senza strumentalizzazioni e con fermezza. Questo convegno è l’occasione ancora una volta per mostrare come An sia un partito fortemente permeato di cultura di governo e che, anche stando all’opposizione, è in grado di fare proposte costruttive e non demagogiche.” Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere due domande al sen. Saia, già assessore alla sicurezza del Comune di Padova e uno dei punti di riferimento del partito per quanto concerne le tematiche della sicurezza, della valorizzazione delle polizie locali e del contrasto all’immigrazione clandestina e al sen. De Angelis. &lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Senatore Saia come affrontare oggi a livello locale, che poi si riflette su quello più generale, il problema della sicurezza?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Su questo trambusto nell’ambito della sicurezza urbana di cui se ne parla ormai da cinque o sei mesi ci siamo inseriti con un nuovo approccio proponendo una proposta di legge che è calendarizzata in commissione al Senato dove faccio il relatore di minoranza per la riforma radicale della legge quadro della polizia locale ormai ferma dal 1986. Una riforma che è urgentissima per i 60mila agenti che sono dislocati in Italia e che può essere una delle soluzioni principali al controllo del territorio. Sostanzialmente modificando questa legge in tutta una serie di aspetti che vanno dall’armamento, al profilo giuridico e alla formazione, riteniamo che possa essere uno dei principali sostegni al controllo del territorio. Abbiamo la necessità di modificare una serie di norme per rendere più certa la pena e nell’immediato occorrono più uomini di polizia locale per il controllo del territorio. Questo sarebbe un risultato importante per tutti i comuni, il cittadino chiede la divisa a piedi per strada perchè questo gli manca. L’esperimento dei poliziotti di quartiere non ha funzionato perchè non ci sono risorse e in Italia non c’è la cultura del poliziotto o del carabiniere di quartiere, ma in tutti i comuni si trova il vigile a piedi e cominciare a sapere che quella è una divisa anche per l’ordine pubblico diventa una cosa importante per il cittadino. La polizia locale può garantire una maggiore sicurezza ai cittadini, il loro compito non è solo quello di fare contravvenzioni.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Sen. De Angelis qual’ è la sua opinione in merito?&lt;/strong&gt;     &lt;br /&gt;Aggiungerei solo che noi abbiamo voluto sottolineare nel titolo di questa iniziativa il desiderio dei cittadini di non continuare a vivere nella paura. I cittadini hanno bisogno di vivere tranquilli, nel momento in cui si prova paura in casa propria significa che l’autorità legittima non esiste più e si ha la sensazione che non ci sia più la presenza dello Stato. Riteniamo che le misure da adottare non sono moltissime, non sono difficili e sono dei fatti molto concreti. I problemi da affrontare sono tre. Il controllo del territorio, da affidare alla polizia locale dando la giusta responsabilità ai sindaci, il problema della certezza della pena applicando le leggi che già ci sono dando la possibilità ai magistrati di velocizzare i processi e il terzo problema è il controllo dell’immigrazione tutelando gli immigrati regolari. Occorre separare in maniera chiara il grano dalla crusca, chi viene qui per lavorare deve avere da parte dello Stato la possibilità di non essere confuso con chi viene qui per delinquere. Ciò significa che le espulsioni devono essere automatiche laddove non vi siano i requisiti come il lavoro e l’identificabilità. Occorre applicare le regole e occorrono reali accordi bilaterali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4899902826403159490?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4899902826403159490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4899902826403159490&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4899902826403159490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4899902826403159490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/emergenza-sicurezza-se-ne-e-parlato-in.html' title='EMERGENZA SICUREZZA: SE NE E’ PARLATO IN UN CONVEGNO DI AN di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3150248175837383626</id><published>2007-11-19T15:15:00.000+01:00</published><updated>2007-11-19T15:16:43.530+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL SUPERAMENTO DEL SEX TYPING IN ITALIA ED IN ABRUZZO di Federico Zia</title><content type='html'>Una delle caratteristiche della società contemporanea è la rivoluzione dei ruoli lavorativi tra uomini e donne, fenomeno definito dalla letteratura internazionale “superamento del sex typing”, vale a dire il superamento della tipizzazione di genere cui danno luogo, col tempo, settori e mestieri, per molti anni prevalentemente maschile. Ciò che si può osservare nella società occidentale è l’avanzamento, anche se graduale, verso l’uguaglianza dei sessi nel lavoro. Ad esempio in Italia l’Arma dei Carabinieri e l’Esercito hanno cominciato ad arruolare anche le donne, le quali, inoltre, si propongono sempre più in posizioni di maggiore e diretta responsabilità come libere professioniste e imprenditrici, in particolare si sono inserite in ambiti professionali di prestigio, tradizionalmente di esclusiva competenza degli uomini. Il superamento del sex typing tradizionale è agevolato da una domanda di lavoro maggiormente flessibile che corrisponde meglio alle esigenze del mondo femminile e da un modo di lavorare che richiede, nella maggior parte dei casi, meno forza muscolare e più competenze relazionali, più attenzione, maggiore senso di responsabilità, maggiore precisione e pazienza, cioè stereotipi professionali femminili. Renato Fontana in “Il lavoro di genere. Le donne tra vecchia e nuova economia” scrive “La popolazione femminile è più adatta a fronteggiare le trasformazioni del lavoro, poiché i processi di frammentazione e flessibilità si coniugano meglio con percorsi di vita più movimentati e meno stabili. In questo periodo storico nei settori di espansione dell’economia crescono le attività che sono appannaggio delle donne, ma soprattutto le donne invadono campi di competenza che finora erano di esclusiva pertinenza degli uomini. Il sex typing varia a seconda dell’epoca e dell’area territoriale di riferimento assegnando il genere dominante a questa o a quella occupazione in relazione agli equilibri culturali e politici che si determinano di volta in volta tra gli uomini e le donne. La distribuzione dei lavori in una società riguarda molto di più la cultura che la natura o la biologia dell’uno e dell’altro sesso”. Quindi il fenomeno del sex typing, cioè l’attribuzione di lavori da uomini e lavori da donna, conseguenza della divisione sessuale del lavoro, assume dei confini confusi, meno limpidi. In Italia, gli strumenti che hanno permesso alle donne una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e il superamento del sex typing tradizionale sono state le forme di lavoro flessibili e il part-time perché maggiormente in sintonia con i loro impegni e ritmi di vita tradizionali. A parte gli effetti positivi prodotti da tali strumenti occorre considerare un dato empirico altrettanto importante, negli ultimi anni il tasso di femminilizzazione è cresciuto dal 44,8% al 50,1% e gli incrementi maggiori si sono avuti in quei comparti in cui la quota dei dipendenti di genere femminile era molto limitata, con una netta prevalenza maschile, e precisamente nella Magistratura, nella carriera prefettizia, nei Ministeri, nella carriera diplomatica, nelle Regioni, Enti Locali e nella Sanità. In particolare a livello nazionale è aumentata la percentuale di donne che ricoprono posizioni dirigenziali, in precedenza affidate in maniera quasi esclusiva agli uomini. Tale incremento è dovuto anche ad una maggiore acquisizione di titoli di studio altamente qualificati da parte delle donne. Sempre con riferimento al caso nazionale, due anni fa ben 100mila imprese espressero delle preferenze per assunzioni femminili, rispetto alle assunzioni maschili, soprattutto negli studi professionali, nell’industria tessile e nei servizi, cioè in quei settori dove sono richieste le tipiche caratteristiche professionali femminili, come appunto una maggiore disponibilità all’ascolto e ai rapporti interpersonali, pazienza, attenzione e precisione. Il dato più importante è che sono state registrate anche preferenze per le assunzioni femminili in quei settori tipicamente maschili come l’industria meccanica e dei mezzi di trasporto, le costruzioni, la produzione e distribuzione di gas, acqua ed elettricità, l’industria estrattiva, quest’ultima maschile per antonomasia, trasporti e attività di recapito postale, nonché nel settore informatico e delle telecomunicazioni, nella produzione di macchine elettriche ed elettroniche, nel settore creditizio, delle assicurazioni e della finanza. A livello nazionale è in atto quella fase di superamento del sex typing tradizionale che sta coinvolgendo l’intero Occidente modernizzato, e ovviamente il fenomeno della rivoluzione dei ruoli lavorativi coinvolge anche il contesto abruzzese.  Secondo una rilevazione Istat nella regione è cresciuta l’occupazione femminile in tutti i settori economici. I maggiori incrementi hanno riguardato l’intermediazione monetaria e finanziaria, la ricerca, l’informatica e le attività immobiliari. Altri aumenti hanno riguardato la sanità, i servizi pubblici e sociali, l’istruzione, il commercio, la ristorazione e l’agricoltura. Il dato maggiormente rilevante è quello che registra un aumento dell’occupazione femminile anche in quei settori tipicamente maschili. E’ stato registrato un aumento dell’occupazione femminile nella pesca, nella estrazione di minerali, nella produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, nelle costruzioni, nei trasporti e comunicazioni, nella pubblica amministrazione, difesa e assistenza sociale obbligatoria, a dimostrazione del fatto che anche l’Abruzzo è coinvolto in quella fase storica della “rivoluzione dei ruoli lavorativi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3150248175837383626?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3150248175837383626/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3150248175837383626&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3150248175837383626'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3150248175837383626'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-superamento-del-sex-typing-in-italia_19.html' title='IL SUPERAMENTO DEL SEX TYPING IN ITALIA ED IN ABRUZZO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3527893966081973290</id><published>2007-11-17T15:35:00.000+01:00</published><updated>2007-11-17T15:36:37.962+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>QUALITA’ DEL LAVORO E SICUREZZA DEL POSTO di Federico Zia</title><content type='html'>Due concetti separati o interdipendenti? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diverse ricerche svolte in ambito regionale affermano che i lavoratori occupati nei servizi hanno una maggiore fiducia sul futuro del lavoro rispetto ai lavoratori occupati nel settore industriale. Ciò è spiegato dal fatto che il terziario presenta delle caratteristiche maggiormente adattabili agli sconvolgimenti che stanno interessando il mondo del lavoro attuale. Inoltre tale settore presenta una qualità nel lavoro superiore rispetto a quella rilevata nell’industria, a dimostrazione del fatto che, almeno nel territorio considerato, il settore industriale fatica a stare dietro ai cambiamenti che stanno modificando il modo di lavorare e di percepire il lavoro. A livello internazionale molti studiosi ritengono che negli ultimi anni la qualità nel lavoro è migliorata grazie al progresso tecnologico, agli effetti positivi della globalizzazione, alla trasformazione del lavoro causata dalla trasformazione del mondo della produzione (dalla produzione di massa alla produzione flessibile)  e del consumo (dal consumo di massa standardizzato alla variabilità dei mercati) e alla politica economica neoliberista, mentre la sicurezza nel lavoro è peggiorata, vi sono meno tutele ed è più facile perdere il posto e trovarsi in una situazione di precariato, e questo a causa degli effetti negativi delle cause che hanno provocato un miglioramento della qualità lavorativa.  Ma è proprio vero che la qualità nel lavoro è migliorata come sostenuto da molti studiosi del settore? E’ vero che le condizioni di lavoro all’inizio del XXI secolo sono migliori rispetto all’epoca taylor-fordista, ma nel concetto di “qualità nel lavoro” vanno distinte almeno tre dimensioni: oggettiva, individuale, sociale. Per quanto riguarda la dimensione oggettiva molti studi storici di sociologia economica comparata evidenziano che la qualità nel lavoro nell’epoca attuale è migliorata rispetto alle epoche precedenti, almeno nel contesto occidentale. Per quanto riguarda la dimensione individuale nel concetto di qualità nel lavoro vanno inserite anche le prospettive riguardanti il futuro da parte del lavoratore. Ciò che intendo evidenziare è la situazione in cui si trovano nella società attuale giovani e meno giovani, una migliore qualità in un lavoro precario genera comunque insicurezza, paura, e il concetto di qualità si lega inevitabilmente al concetto di sicurezza. Tale ragionamento porterebbe ad affermare che la qualità nel lavoro viene condizionata o addirittura annullata dalla sicurezza o meglio insicurezza nel lavoro, anche se molti studiosi ritengono i due concetti nettamente separati. Ciò che dovrebbe dominare la valutazione sulla qualità e sulla sicurezza nel lavoro è la dimensione individuale del concetto, una valutazione interna dei soggetti coinvolti, i lavoratori precarizzati o a rischio di precarizzazione, e non una valutazione esterna, eccessivamente razionale, anche se effettuata in base alla conoscenza statistica della situazione attuale, utile comunque per una valutazione oggettiva, perché chi meglio dei lavoratori coinvolti è in grado di descrivere il loro stato d’animo e quindi di giudicare la qualità delle loro condizioni di vita che derivano dalla qualità e soprattutto dalla sicurezza nel loro lavoro? Bisognerebbe riconsiderare la vera dimensione umana prima dei vari indici, all’interno della quale dovrebbe essere garantito il diritto ad una buona vita lavorativa, allo stesso tempo sicura e di qualità, che assicurerebbe l’inizio di un vero sviluppo e miglioramento del lavoro, tanto sperato e mai raggiunto. Oltre alla dimensione individuale bisogna considerare anche la dimensione sociale. Secondo Richard Sennett, “il lavoro diventa privo di qualità perché perde qualsiasi dimensione di socialità e socievolezza, ogni contenuto etico e simbolico che caratterizzava la vita produttiva tradizionale e contribuiva a darle senso e consistenza”. Tale affermazione si lega al concetto di “placeless society” che rimanda ad una società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché tale attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico, un lavoro privo di luogo. Lavorare in un contesto ove non ci sia un legame con un determinato ambiente inevitabilmente produce un deterioramento della dimensione di socialità e socievolezza con la conseguenza di provocare una frammentazione della classi lavoratrici e la disgregazione della società. Occorre considerare i due concetti strettamente interdipendenti tra di loro, non ci può essere qualità nel lavoro senza sicurezza perché il primo concetto potrebbe essere annullato dalla mancanza del secondo. E’ innegabile che la qualità oggettiva nel lavoro è migliorata e che può essere valutata indipendentemente dalla sicurezza, ma è altrettanto vera la considerazione che la dimensione individuale e la dimensione sociale del concetto di qualità non possono essere valutate indipendentemente dalla sicurezza nel lavoro.&lt;br /&gt;Federico Zia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3527893966081973290?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3527893966081973290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3527893966081973290&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3527893966081973290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3527893966081973290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/qualita-del-lavoro-e-sicurezza-del.html' title='QUALITA’ DEL LAVORO E SICUREZZA DEL POSTO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2899405517805936961</id><published>2007-11-12T16:21:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T12:55:41.816+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>GLI EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONE SUL SISTEMA SOCIOECONOMICO ABRUZZESE di Federico Zia</title><content type='html'>Ulrich Beck ha evidenziato che la conseguenza del neoliberalismo basato sul libero mercato è la brasilianizzazione dell’Occidente, cioè l’irruzione della flessibilità, della precarietà e dell’insicurezza che caratterizzano le forme lavorative del Sud del mondo. In questo modo la società del lavoro caratterizzata dalla sicurezza si trasforma in società del rischio caratterizzata dall’ insicurezza. Nell’epoca del villaggio globale caratterizzata da un nuovo assetto dell’economia mondiale attraverso cui mercati e produzione nei diversi Paesi diventano sempre più dipendenti tra di loro, a causa della dinamica dello scambio di beni e servizi e attraverso i movimenti di capitale e tecnologia, questa tendenza di trasformazione coinvolge anche la realtà abruzzese. L’Abruzzo si sta allontanando dalla società del lavoro avvicinandosi sempre di più alla società del rischio, con tutte le conseguenze negative che ne derivano, compresa la brasilianizzazione del lavoro. La globalizzazione ha impresso un dinamismo senza precedenti al sistema economico, sia internazionale che nazionale, ma la riduzione delle barriere doganali, la libera circolazione di beni e servizi, la liberalizzazione dei mercati finanziari e la delocalizzazione dei processi produttivi hanno posto le economie nazionali in una situazione di competitività esasperata. Le imprese, i sistemi commerciali, gli operatori economici non possono più affidarsi ai confini protettivi del proprio Stato perché globalizzazione in primo luogo significa piena liberalizzazione economica a cui tutti i paesi devono gradualmente adeguarsi. Così nel mercato mondiale riescono a sopravvivere soltanto coloro che riescono a reggere il confronto con gli altri soggetti economici, perché la dinamica della globalizzazione, così come oggi si manifesta, non garantisce a tutti le stesse condizioni di partenza e di funzionamento all’interno di un sistema commerciale ed economico che trova le sue radici nel crollo del muro di Berlino e nella scomparsa dell’Unione Sovietica. Crollato il comunismo, a livello mondiale cominciò ad essere incentivata la linea neoliberista portata avanti dagli Stati Uniti D’America. In questo contesto le economie più deboli vengono penalizzate ed emarginate, si creano nuovi poveri e disuguaglianze, si manifesta insicurezza economica e sociale. La globalizzazione sta producendo un fenomeno politico carico di conseguenze importanti: la liquidazione del ruolo regolatore dello Stato in campo economico, sociale e politico. Tagli alla spesa pubblica, blocco dei salari, privatizzazioni, impulso alla produzione per l’esportazione a discapito di quella per la sussistenza, hanno significato per la maggior parte della popolazione un peggioramento delle condizioni di vita. Prendendo in esame l’andamento generale dell’economia abruzzese in un contesto globalizzato è stata registrata una fase di rallentamento dovuta principalmente all’andamento produttivo negativo di tutti i settori ed alla stagnazione della domanda sia pubblica che privata. In generale si avvertono condizioni di disagio in tutti i comparti dell’economia a causa del progressivo deterioramento del tessuto produttivo costituito in gran parte da piccole e medie imprese. Le situazioni peggiori sono riscontrate nelle zone interne, quelle economicamente più deboli, evidenziando così una sempre maggiore disparità all’interno della regione. I settori  più colpiti sono stati quelli più esposti ai fattori di competitività e di concorrenza sul piano tecnologico.&lt;br /&gt;L’andamento dell’industria abruzzese ha prodotto anche un relativo contenimento della domanda di servizi più avanzati, come i servizi di ricerca e quelli informatici, di cui l’industria è la principale fonte di domanda e che ricoprono un ruolo rilevante sul versante delle competitività nazionale e internazionale. L’Abruzzo, schiacciato dalla dura competizione nazionale ed internazionale, presenta dunque dei segnali di declino in molti settori produttivi e una perdita inequivocabile di capacità competitiva perciò non attraente per investitori esterni a causa dell’inadeguato sistema di infrastrutture, della scarsa ricerca, della limitata innovazione tecnologica e di una inadatta offerta qualificata e professionale del mercato del lavoro. A ciò è da aggiungere che la perdita di produzione industriale, il contenimento delle esportazioni, la contrazione del volume delle vendite e l’aumento dei debiti delle famiglie per le necessità di consumo vengono aggravati dalla problematica congiuntura economica nazionale ed internazionale. In particolare la situazione abruzzese presenta condizioni di disagio sociale accompagnate dalla crescita di nuove povertà e del lavoro precario non contrattualizzato. Da considerare anche la situazione dei pensionati abruzzesi collocati al diciottesimo posto della classifica nazionale su venti regioni, pensioni povere per migliaia di persone in condizioni di difficoltà sommate alla mancanza di servizi sociali e sanitari efficienti non può produrre altro che un aggravamento di una già difficile situazione di vita. Tra gli effetti della globalizzazione sul sistema socioeconomico abruzzese occorre menzionare, così come a livello nazionale ed internazionale, la nascita di una nuova classe sociale, che accompagna la nascita di una regione dalle attività plurime, i working poors, un gruppo di persone che riesce a sopravvivere solo intrattenendo più rapporti di lavoro contemporaneamente, soprattutto i posti di lavoro scarsamente o per nulla qualificati sono direttamente esposti alle minacce della globalizzazione, poiché sono sostituibili o attraverso l’automazione o attraverso la forza lavoro di altri paesi. Di fronte al progresso tecnologico e soprattutto alla globalizzazione dei mercati che pone l’Abruzzo in una situazione di seria difficoltà a reggere la competizione sia nei confronti degli Stati Uniti d’America, leader nel campo delle innovazioni di prodotto e delle nuove tecnologie, sia nei confronti dei paesi emergenti, come la Cina, che producono a bassi costi, occorre rilanciare l’industria regionale e la capacità di attrarre i grandi gruppi industriali per non avere ripercussioni estremamente negative sul sistema socioeconomico regionale e per reagire alla situazione atipica del lavoro e della solidarietà sociale, condizionata in larga misura dal neoliberalismo economico, causa di insicurezza economica e sociale per buona parte della popolazione abruzzese. In definitiva, in un contesto caratterizzato dall’innalzamento del livello di incertezza l’Abruzzo ha bisogno di un riposizionamento del sistema produttivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2899405517805936961?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2899405517805936961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2899405517805936961&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2899405517805936961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2899405517805936961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/gli-effetti-della-globalizzazione-sul.html' title='GLI EFFETTI DELLA GLOBALIZZAZIONE SUL SISTEMA SOCIOECONOMICO ABRUZZESE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2109823869545302993</id><published>2007-11-12T16:06:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T12:54:54.623+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL PROBLEMA CONTEMPORANEO di Federico Zia</title><content type='html'>Nella società contemporanea globalizzata, caratterizzata in primo luogo dalla competitività e dalla variabilità dei mercati, il problema socioeconomico che abbraccia l’occidente modernizzato e tecnologicamente avanzato, è rappresentato dalla trasformazione del lavoro causata dalla trasformazione del mondo della produzione e del consumo e dalla politica economica neoliberista. Il lavoro stabile, sinonimo di sicurezza, tipico dell’epoca taylor-fordista, che ha contraddistinto gran parte del XX secolo sta progressivamente scomparendo dal contesto occidentale traducendosi in lavoro precario. Il secolo che ci siamo lasciati alle spalle è stato caratterizzato “dalla promozione sociale, dall’incivilimento materiale, dalla dinamica dei redditi e dei consumi, dal riconoscimento politico ed istituzionale delle organizzazioni sindacali, dalla standardizzazione delle norme e dal livellamento delle prestazioni lavorative”. Il lavoro cambia, non si parla più di attività singola ma di attività plurali, flessibilità individuale, contrattuale, di orario, precariato, mobilità. Le nuove tecnologie e le reti d’imprese snelle e sempre più fitte stanno trasformando il mondo della produzione e del consumo. In particolare “il lavoro sta cambiando sia nelle modalità di prestazione, in quanto i contenuti sono meno manipolativi e più cognitivi, i compiti sono meno esecutivi e più cooperativi, le attitudini sono meno specializzate e più polivalenti, sia nelle modalità di erogazione perché si riduce la manualità richiesta nel lavoro ed il numero di lavori ove si richiede manualità”.&lt;br /&gt;Il lavoratore deve essere più flessibile, più reattivo, orientato all’apprendimento continuo e a lavorare in team. Quindi il lavoro è meno omogeneo e più diversificato sia per stabilità, che risulta condizionata dalla riduzione degli orari di lavoro e dalla minore permanenza del lavoratore nell’impresa, sia per tutela, influenzata dalla precarizzazione del lavoro e dalla desolidarizzazione del mondo del lavoro che indebolisce i sindacati. Tali regimi sono contrattati fra imprese e sindacati allo scopo di fronteggiare la competizione perché consentono un uso più prolungato degli impianti e una risposta tempestiva alle oscillazioni della domanda. I modi di lavorare cambiano perché la tecnologia e l’impresa si sono fatte più flessibili, in quanto non si produce più per lo stoccaggio ma si produce per il mercato secondo il procedimento just in time : “produrre esattamente la quantità richiesta, né più né meno”. Tutto ciò ruota attorno al concetto di qualità confidato ai lavoratori, alla loro cooperazione, cioè la qualità dell’output (del prodotto o del servizio) rende possibile la qualità dell’input (prestazione ed erogazione) e viceversa., ma “la cooperazione dei lavoratori all’andamento dell’impresa richiede la sicurezza nel lavoro, cioè una relativa stabilità del posto, in quanto cooperazione significa dare e ricevere fiducia”. Da ciò scaturisce una grande pressione sul mercato del lavoro e sulle condizioni di lavoro. Quindi è la variabilità dei mercati che impone la flessibilità, individuata come bisogno urgente dell’economia mondiale, la quale secondo gli imprenditori va introdotta per garantire l’esistenza dell’impresa e dell’occupazione, secondo i sindacati va concessa entro certi limiti che garantiscano la tutela e la massima occupazione. Le richieste di una maggiore flessibilità si basano principalmente su due argomenti:&lt;br /&gt;-         Le imprese per poter reggere alla competizione internazionale hanno la necessità di far variare i costi diretti e indiretti del lavoro in relazione con l’andamento dei loro mercati, ciò comporta la possibilità di impiegare esattamente la quantità di forza lavoro retribuita necessaria alla produzione di un bene o di un servizio in un dato periodo di tempo (qualche anno, mese, settimana, o addirittura ore). Così nascono i contratti a tempo determinato, i contratti a tempo parziale, il lavoro interinale, i contratti di formazione.&lt;br /&gt;-         Secondo gli economisti la flessibilità favorisce l’occupazione, “ma ciò è difficile da dimostrare perché per misurare il tasso di occupazione e di disoccupazione si utilizzano indici e metodologie molto differenti l’una dall’altra”.&lt;br /&gt;In particolare “il numero totale degli occupati di un paese si ricava da una complicata somma di grandezze misurate con strumenti differenti”, e  le grandezze principali secondo Gallino sono:&lt;br /&gt;-         L’occupazione regolare documentata da un contratto d’assunzione formalmente registrato presso un ente pubblico;&lt;br /&gt;-         L’occupazione rilevata mediante campionamento della quale una parte è regolare e una parte è irregolare;&lt;br /&gt;-         L’occupazione misurata mediante censimento dell’intera popolazione ogni dieci anni;&lt;br /&gt;-         L’occupazione sommersa;&lt;br /&gt;Bisogna “tenere distinte tali grandezze altrimenti le statistiche sull’occupazione si presterebbero ad ogni interpretazione”.&lt;br /&gt;Ritornando alla flessibilità se ne possono distinguere due tipi:&lt;br /&gt;-         Quantitativa: riguarda la possibilità per un’impresa di far variare il numero dei suoi salariati in relazione al ciclo produttivo. In Italia il numero di lavoratori soggetti a forme di flessibilità quantitativa alla fine degli anni ’90 ammontava a circa quattro milioni. Tale tipo di flessibilità è regolata da diversi contratti lavorativi: contratti a tempo determinato, contratti a tempo parziale, contratti di lavoro interinale, contratti di formazione, contratti di lavoro parasubordinato.&lt;br /&gt;-         Qualitativa: prevede la modulazione dei vari parametri della situazione lavorativa dei salariati, cioè l’articolazione differenziale dei salari, la modificazione degli orari, le variazioni delle condizioni di lavoro. In Italia alla fine degli anni ‘90 il numero dei lavoratori soggetti a forme di flessibilità qualitativa ammontava a circa tredici milioni. Tale tipo di flessibilità è regolata dalle norme insite nei contratti d’assunzione e dai contratti collettivi imprese-sindacati a livello nazionale.&lt;br /&gt;Non bisogna dimenticare però che i lavori flessibili sono lavori che richiedono all’individuo di adattare l’organizzazione della propria esistenza alle mutevoli esigenze delle organizzazioni produttive con tutte le conseguenze che ne derivano sia in termini di oneri personali che sociali, a carico dell’individuo, della famiglia, della comunità. La flessibilità comunque ha un’incidenza differente sugli individui a seconda del tipo di lavoro svolto.&lt;br /&gt;Nel lavoro razionalizzato (ristorazione rapida, call center, industria manifatturiera, etc.) la competenza formatasi in un tipo di organizzazione non è trasferibile in un’organizzazione differente; nei lavori a qualificazione medio-bassa e ad alta intensità di forza lavoro (imprese di pulizia, costruzioni stradali, gestione alberghiera, etc.) avviene una progressiva diminuzione del salario nel passaggio da un datore di lavoro ad un altro perché sul mercato del lavoro sono presenti molti disoccupati; nei lavori semi-autonomi ( capi reparto, quadri intermedi, etc.) la flessibilità prospetta la disoccupazione nel pieno dell’età matura; nei lavori autonomi e qualificati (medici, ingegneri, architetti, giornalisti, etc.) il sistema flessibile accresce l’esperienza dei lavoratori. Inoltre bisogna considerare che flessibilità significa anche: “attacco al diritto del lavoro, frammentazione delle classi lavoratrici e delle loro forme associative, deresponsabilizzazione dell’impresa, scaricamento dei rischi dallo Stato e dall’economia sugli individui, introduzione del principio del numero chiuso nel mercato del lavoro, ciò significa che i lavoratori che ancora oggi mantengono un posto di lavoro stabile e si trovano in una posizione privilegiata potrebbero dar vita nel prossimo futuro ad una casta”. Nella società contemporanea i rapporti di lavoro normali, i sistemi di contrattazione neocorporativistici, e i sistemi di previdenza sociale sono messi in discussione dalla modernizzazione capitalistica fine a se stessa basata sul neoliberalismo che non tiene in considerazione né lo Stato Sociale, né la dimensione umana e valoriale dei lavoratori. Ulrich Beck  ha rilevato che la conseguenza del neoliberalismo basato sul libero mercato è la Brasilianizzazione dell’Occidente, cioè l’irruzione della flessibilità, della precarietà, dell’insicurezza, che caratterizzano le forme lavorative del Sud del mondo, così la “società del lavoro si trasforma in società del rischio, caratterizzata da uno stato di insicurezza per la maggioranza degli esseri umani”. La metamorfosi del lavoro indubbiamente produce delle conseguenze sull’individuo e sulla comunità racchiuse in un unico concetto: l’“insicurezza”. L’insicurezza in effetti è il concetto che identifica la fine del XX secolo e l’inizio del XXI secolo, mai come oggi a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale le persone in Occidente si sono sentite così insicure. A mio avviso le politiche economiche e il progresso tecnologico hanno oggettivamente migliorato la qualità nel lavoro rispetto all’epoca taylor-fordista nel contesto occidentale ma hanno intaccato un concetto ancora più importante, cioè la sicurezza nel lavoro che sovrasta quello della qualità. Non è più possibile per i giovani, le donne, gli adulti precarizzati o a rischio di precarizzazione formulare progetti per il futuro, accumulare esperienze trasferibili da un lavoro ad un altro, costruire la propria identità ed integrazione sociale basata sul lavoro e sul luogo di lavoro in quanto il lavoro sta perdendo ogni legame definito con un determinato spazio fisico. Da non dimenticare inoltre la situazione esistenziale in cui si trovano gli individui espulsi o mai entrati nel processo produttivo. La disoccupazione di massa è un fenomeno che coinvolge l’intero pianeta le cui principali cause, secondo Aris Accornero, possono essere ricondotte alle seguenti:&lt;br /&gt;-         Innovazione tecnologica che sostituisce la forza lavoro;&lt;br /&gt;-         Sviluppo bloccato;&lt;br /&gt;-         Meccanismi allocativi che non funzionano date le discrasie di qualità e quantità sia dal lato della domanda che dell’offerta;&lt;br /&gt;-         Scarsa formazione;&lt;br /&gt;-         Cattiva distribuzione fra chi non ha o ha poco lavoro e chi né ha molto;&lt;br /&gt;-         Globalizzazione intesa come competizione esasperata.&lt;br /&gt;Le proposte elaborate da esperti del settore per combatterla non mancano ma secondo il mio parere si tarda ad attuarle sia per incapacità politica (manca un’azione adeguata e risolutrice), sia per impedimenti tecnico-burocratici (le proposte politiche esistono ma l’amministrazione incontra delle difficoltà di vario genere per attuarle), sia per interessi (interesse a mantenere sul mercato del lavoro una folla numerosa di disoccupati o di precari, specialmente nei settori lavorativi a qualificazione medio-bassa, in modo da conservare basso il salario reale ed una sua progressiva diminuzione nel passaggio da un datore di lavoro ad un altro). Un’opinione diffusa è quella secondo cui nella società contemporanea ciò che guadagnano i lavoratori precari è una maggiore disponibilità di tempo libero, quindi di libertà.&lt;br /&gt;Tale considerazione poteva andar bene nell’antica Grecia o nell’antica Roma dove essere liberi significava essere liberi dal lavoro, in quanto l’individuo costretto a lavorare era escluso dalla società che consisteva nell’attività politica pubblica. Oggi è assolutamente inadeguata dato che specialmente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi il lavoro è diventato il nucleo dei valori ed integrazione delle moderne società, “il cittadino è considerato come cittadino-lavoratore”. Ma le cose stanno progressivamente e rapidamente cambiando insieme al lavoro. La situazione attuale non è più definibile con certezza, è solo ipotizzabile, in quanto in continua e rapida evoluzione. Gli scenari futuri ipotizzati da diversi studiosi sono molti e variegati. Alcuni ritengono che grazie alle tecnologie dell’informazione basate sul sapere il futuro sarà contrassegnato dal passaggio dalla società del lavoro alla società del sapere, ove il sapere e non il lavoro , diventerà la fonte della ricchezza sociale e “coloro che disporranno delle capacità e delle nozioni necessarie a tradurre il sapere in innovazioni profittevoli diventeranno il gruppo privilegiato nella società”. Gli scettici invece ritengono che la “tecnologia basata sul sapere produrrà un capitalismo senza lavoro perché ci sarà la possibilità di aumentare la produttività senza impiegare forza lavoro”. In particolare Rifkin scrive: “Fin dai suoi albori, la civiltà umana si è strutturata in gran parte intorno al concetto di lavoro. Dai cacciatori-raccoglitori paleolitici agli agricoltori del Neolitico, all'artigiano medievale, all'addetto alla catena di montaggio dell'età contemporanea, il lavoro è stato una parte integrante della vita quotidiana. Oggi, per la prima volta, il lavoro umano viene sistematicamente eliminato dal processo di produzione; entro il prossimo secolo, il lavoro di massa nell' economia di mercato verrà probabilmente cancellato in quasi tutte le Nazioni industrializzate del mondo. Una nuova generazione di sofisticati computer e di tecnologie informatiche viene introdotta in un'ampia gamma di attività lavorative: macchine intelligenti stanno sostituendo gli esseri umani in infinite mansioni, costringendo milioni di operai e impiegati a fare la coda negli uffici di collocamento o, peggio ancora, in quelli della pubblica assistenza”. Poi aggiunge ironicamente: “I dirigenti delle grandi imprese e gli economisti ortodossi ci assicurano che l'aumento del tasso di disoccupazione rappresenta un aggiustamento di breve termine alle potenti forze create dal mercato che stanno spingendo l'economia mondiale verso la Terza rivoluzione industriale, con le sue promesse di un nuovo, eccitante mondo di produzioni automatizzate ad alta tecnologia, di intensi scambi internazionali e di abbondanza senza precedenti di beni materiali”. Rifkin ricerca infine la soluzione alla fine del lavoro causata dalla tecnologia nel terzo settore in quanto “promozione dal basso di un lavoro utile e gratificante che ha bisogno appena di una stimolazione dai governi”. Secondo altri in un contesto globalizzato “l’unico rimedio per combattere la disoccupazione è il mercato mondiale, cioè una soluzione esclusivamente neoliberista”. I pessimisti della globalizzazione invece evidenziano il fatto che mentre per i capitali è possibile raggiungere ogni luogo grazie alle nuove tecnologie, per i lavoratori non è possibile perché la loro mobilità, ma si può parlare anche di vera e propria migrazione, “è limitata dai legami famigliari e locali, nonché dalle istituzioni, dalla politica, dalla legge, dalla cultura”. Poi c’è chi vede nelle crisi ecologiche la soluzione per combattere la disoccupazione e il precariato attraverso il lavoro sostenibile che ha lo scopo di “proteggere e incrementare la produttività della natura e la produttività energetica”. Da non dimenticare inoltre la visione positiva e negativa dell’individualizzazione del lavoro. Secondo i sostenitori della prima il lavoratore diventerà “imprenditore di se stesso”. Per i sostenitori della seconda “l’individualizzazione del lavoro e delle singole situazioni esistenziali condurrà alla disgregazione della società”. C’è inoltre chi sostiene che la società del lavoro sarà sostituita dalla società delle attività plurali, come “il lavoro salariato, il lavoro genitoriale, il lavoro famigliare, il volontariato, l’attività politica e il lavoro individuale”, o dalla “società dell’ozio creativo e del tempo libero”, o dalla “nascita della società in rete” o dalla “società dei cittadini post-nazionale e politica”. Secondo Accornero il futuro non sarà caratterizzato dalla fine del lavoro ma dal lavoro fatto di lavori “stabili e temporanei, fluttuanti e ricorrenti, brevi e lunghi, centrali e periferici” e non più legato all’ideologia borghese dell’operosità e all’ideologia operaia del riscatto. Il fatto che la società del lavoro non è morta è dimostrato dall’immigrazione e dalla disoccupazione: l’immigrazione mostra che nei confronti del lavoro esistono sempre aspirazioni e opportunità mentre la disoccupazione esalta il valore del lavoro. Dato che il lavoro sarà composto da lavori occorrerà anche un cambiamento di rotta da parte dei sindacati. Accornero scrive: “Pensando all’Europa la formula giusta sembra l’ossimoro usato da Dore per parlare del Giappone, rigidità flessibili. Difendere le conquiste ripensando le tutele, cioè regolare le forze di mercato per il bene stesso del mercato e flessibilizzare le norme sociali per il bene stesso della società. Le rigidità sono la rete di sicurezza dei diritti, sono la cornice istituzionale e universale, più estesa ma anche più leggera di quella assicurata oggi da leggi e contratti; essa fa da minimo comun denominatore alle conquiste esistenti e diventa la base della cittadinanza sociale di domani. Le flessibilità sono i patti vincolanti per gli interessi, un tessuto negoziale tutto da modellare e calibrare su una tipologia congiunta di rapporti e di confini, tanto articolata da superare gli ordinamenti del ‘900: i rapporti nel senso della durata e della tutela; i confini nel senso di luoghi e di unità dove si contratta (i distretti industriali, le reti di affari, i rami produttivi, etc.)”. De Masi da un altro punto di vista sostiene che la società postindustriale è turbolenta, confusa, critica, decentrata, intellettualizzata, soggetta a continui mutamenti, in larga parte ancora imprevedibili. Preme quindi che le organizzazioni vincano le inerzie e i condizionamenti al passato e rielaborino la loro struttura e il loro concetto di lavoro, le strutture piramidali o burocratiche, con il lavoro rinchiuso in gabbie fisiche e mentali, non sono più necessarie. Urge che lavoro e ozio si compenetrino, che l'emotività venga riammessa nella sfera della razionalità; la società postindustriale abbisogna di lavoratori motivati, di organizzazioni flessibili, di telelavoro, di creatività individuale, di bellezza e rapidità. La sua tesi è molto semplice: “Grazie alle nuove tecnologie noi viviamo nella società postindustriale, una società in cui conoscere conta persino più che fare, svolge meglio il proprio lavoro chi coltiva altri interessi. Il problema è che né noi né la maggior parte delle organizzazioni dove lavoriamo ce ne siamo accorti: continuiamo a lavorare allo stesso modo da cento anni. Saremmo molto più felici e sereni se tentassimo di adeguare i nostri comportamenti alle regole della società postindustriale, integrando nella nostra vita l'ozio e il lavoro in modo da creare un unico, soddisfacente continuum. Dobbiamo accettare fino in fondo le sfide della vita, e non vergognarci di perseguire l'unico obiettivo che conti davvero, la felicità. Da parte mia, riesco a individuare il seme della felicità solo nel lavoro creativo e nel tempo libero: perciò coltivo l'ipotesi che l'ozio, nella società postindustriale, possa diventare importante almeno quanto il lavoro e che via via finisca per fare tutt'uno con esso, entrambi assumendo le connotazioni del gioco……Il tempo libero dal lavoro occupa uno spazio sempre più centrale nella vita umana. Occorre dunque riprogettare la famiglia, la scuola, la città, la vita in funzione non solo del lavoro ma anche del tempo libero, in modo che questo non degeneri in dissipazione e aggressività ma si risolva in pacifica convivenza e in ozio creativo. Occorre cioè predisporre una nuova condizione esistenziale in cui studio, lavoro, tempo libero e attività di volontariato sempre più si intreccino e reciprocamente si potenzino”. Tra gli ottimisti sul futuro del lavoro occorre considerare anche gli scenari presentati da Manuel Castells. L’autore ha rilevato che nel passaggio epocale che il mondo sta vivendo causato dalla globalizzazione e dal progresso tecnologico, dalla vecchia era industriale all’era informazionale caratterizzata dall’avvento delle reti e dei computers, ciò che costituisce la nuova morfologia sociale sono proprio le reti in quanto “la diffusione della logica di rete modifica in modo sostanziale l’operare e i risultati dei processi di produzione, esperienza, potere e cultura….se ogni cosa, e ogni persona, che rappresenti una risorsa valida può essere facilmente connessa allora il sistema di produzione globale è popolato da individui e gruppi estremamente preziosi e produttivi”. Ciò che viene evidenziato è un nuovo sistema sociale e reti di capitale, management e informazione, in cui produttività e competitività dipendono dall’accesso al know how tecnologico. Quindi lo scenario è rappresentato da un sistema sociale altamente dinamico e aperto all’innovazione ove il lavoro abbonderà, in particolare Castells scrive “la diffusione delle tecnologie dell’informazione, pur causando l’obsolescenza di mansioni e l’eliminazione di posti di lavoro non ha indotto, né sembra lo farà nel futuro prossimo, disoccupazione di massa….le classi lavoratrici si espandono su scala mondiale….l’evoluzione del software rende più facile l’uso dei computers e permette a milioni di ragazzi, se provvisti di un’istruzione adeguata, di ampliare le proprie conoscenze, e la propria capacità di creare ricchezza e di goderne con giudizio, molto più in fretta di qualsiasi generazione passata….la capacità di entrare nell’era dell’informazione dipende dalla possibilità di estendere l’istruzione, e dunque la capacità di assimilare ed elaborare informazioni complesse, a tutta la  società. Questa possibilità deve cominciare dal sistema educativo, dalle scuole elementari alle università, ma riguarda altresì lo sviluppo culturale complessivo, compresi il livello di alfabetizzazione funzionale, i contenuti dei mezzi di comunicazione e la diffusione dell’informazione fra la popolazione nel suo insieme….Un Paese, o una regione, non ha molte possibilità di sviluppo nel contesto della nuova economia se non entra a far parte del sistema tecnologico dell’era dell’informazione. Quello che conta non è la produzione di apparecchiature informatiche, ma la capacità di usare le tecnologie avanzate dell’informazione e della comunicazione, ciò che a sua volta richiede una complessiva riorganizzazione della società….se però ci si affida alle sole forze del mercato esiste una tendenza innegabile verso una struttura sociale polarizzata, tra un paese e l’altro e all’interno di ciascun paese….non tutti devono diventare programmatori di computer o analisti finanziari, ma solo chi è abbastanza istruito da sapersi riprogrammare lungo il percorso mutevole della propria vita professionale sarà in grado di sfruttare i vantaggi della nuova produttività…..Lo sviluppo sociale dipende oggi dalla capacità di stabilire un’interazione sinergica tra innovazioni tecnologiche e valori umani, che conduca a un nuovo insieme di organizzazioni e di istituzioni in grado di generare un ciclo di feedback positivo tra produttività, flessibilità, solidarietà, sicurezza, partecipazione e responsabilità, nell’ambito di un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile per la società e per l’ambiente…..il disordine che regna oggi nelle politiche sociali ed economiche è anche dovuto alla mancanza di un’interpretazione universalmente accettata dei processi di trasformazione in corso, delle loro origini e delle loro implicazioni….occorrerà un grande sforzo di aggiornamento tecnologico da parte di nazioni, imprese e famiglie in tutto il mondo….saranno dappertutto necessari grandi investimenti per riformare il sistema dell’istruzione attraverso la collaborazione tra governi nazionali e locali, istituzioni internazionali e enti preposti al credito, imprese internazionali e locali, nonché con il contributo delle famiglie. Si tratterà di invertire, a un ritmo lento ma sicuro, la tendenza all’emarginazione di intere nazioni, città o quartieri, in modo che il potenziale umano che oggi va sprecato possa essere nuovamente investito.….la tecnologia dell’informazione e della comunicazione è nella nostra epoca lo strumento indispensabile dello sviluppo economico e del benessere materiale; ne dipendono potere, conoscenza e creatività; per il momento, è distribuita in modo disomogeneo all’interno dei singoli paesi e tra un paese e l’altro; richiede, per la piena realizzazione del suo potenziale di sviluppo, un sistema interconnesso di organizzazioni flessibili e di istituzioni orientate all’informazione. In poche parole, lo sviluppo culturale ed educativo influenza lo sviluppo tecnologico, il quale influenza lo sviluppo economico, il quale influenza lo sviluppo sociale, il quale a sua volta stimola lo sviluppo culturale ed educativo e tutto ciò sottende un nuovo modello sinergico che coniuga crescita economica e miglioramento della qualità della vita”. Lo scenario delineato da Castells non è una critica ma piuttosto un’esplorazione, per certi versi ottimistica, di cosa si aggiunge, in termini di tecnologia, alle opportunità della vita. Poi Castells passa ad analizzare l’evoluzione dei rapporti di produzione individuando quattro fenomeni, “il primo fenomeno che caratterizza l’era dell’informazione come conseguenza della sua forma di organizzazione in rete è la crescente individualizzazione del lavoro, cioè il processo per cui il contributo del lavoro alla produzione è determinato specificamente per ogni individuo, mentre hanno scarso peso la contrattazione collettiva o i regolamenti. Se l’era industriale è consistita nel portare una popolazione di contadini e artigiani a condizioni di lavoro socializzate, l’era dell’informazione è esattamente l’inverso. Si tratta della desocializzazione del lavoro e della crescente flessibilità e individualizzazione delle prestazioni lavorative. Tutto ciò non è necessariamente un bene né un male. La flessibilità del lavoro può consentire o meno agli individui di organizzare meglio la propria vita, ma in ogni caso trasforma il rapporto sociale tra capitale e lavoro, tra dirigenti e operai, e tra gli stessi operai. Una seconda caratteristica degli attuali rapporti di produzione è l’ipersfruttamento, cioè l’imposizione di condizioni di lavoro sfavorevoli a determinate categorie di lavoratori (immigrati, donne, giovani, minoranze) a causa della loro vulnerabilità alla discriminazione. Una terza caratteristica è l’esclusione sociale, vale a dire il processo per cui ad alcuni individui o gruppi è impedito l’accesso a posizioni sociali che darebbero loro il diritto di provvedere adeguatamente a se stessi, in modo autonomo, nell’ambito delle istituzioni e dei valori prevalenti. Generalmente, nel capitalismo dell’informazione, una posizione di quel tipo è associata alla possibilità di accedere a un lavoro retribuito relativamente regolare per almeno un membro di una famiglia stabile; oppure con il diritto di ricevere a lungo termine un’assistenza sufficiente da un sistema di welfare che non applichi ai propri beneficiari un marchio d’infamia. Un quarto tipo di rapporto di produzione importante per le attuali tendenze di sottosviluppo sociale è quello dell’integrazione perversa, si tratta del lavoro nell’ambito dell’economia criminale. Molte persone, escluse dall’accesso a un’occupazione regolare, entrano a far parte della manovalanza del crimine. Si potrebbe dire che alcuni di loro non hanno scelta”. Ulrich Beck ritiene bensì che “il futuro dopo la società del lavoro sarà caratterizzato dalla seconda modernità qualificata da un impegno politico spontaneo dei cittadini, dovrà essere possibile dedicarsi a molte attività, come il lavoro famigliare e il lavoro di impegno civile”. Tale nuova società dovrà concretizzare l’idea dei diritti civili e della società civile ed il primo passo per realizzarla è il lavoro di impegno civile, che è un lavoro di pubblica utilità, auto-organizzato e volontario, attraverso cui i diritti civili si concretizzano. La figura sociale che deve organizzare la spontaneità è l’imprenditore sociale o per il bene comune, che organizza, in modo inclusivo, le modalità di associazione e le forme di lavoro. Il lavoro di impegno civile non viene retribuito ma ricompensato attraverso il reddito di cittadinanza corrispondente almeno al livello dei sussidi di disoccupazione o dei sussidi sociali, qualificazioni e riconoscimento dei diritti pensionistici e tempi sociali. Il reddito di cittadinanza viene integrato attraverso fondi comunali, sponsorizzazioni sociali delle aziende e i profitti conseguiti con il lavoro di impegno civile. Con tale lavoro si combatte la disoccupazione e si apre uno spazio per la società democratica, nel senso di una concreta possibilità di auto-organizzazione civile. Luciano Gallino invece sostiene che l’obiettivo da perseguire nel futuro dovrà essere la “flessibilità sostenibile”. In particolare gli obiettivi da raggiungere per rendere più sostenibile la flessibilità sono:&lt;br /&gt;-         Fare in modo che perdere il posto di lavoro non sia vissuto come un trauma;&lt;br /&gt;-         Evitare che la precarietà del lavoro provochi la precarizzazione della vita privata;&lt;br /&gt;-         Dare continuità a profili di carriera discontinui;&lt;br /&gt;-         Ridare consistenza all’idea di luogo di lavoro come luogo di identità ed integrazione sociale;&lt;br /&gt;-         Attenuare le disuguaglianze di genere, età, zona geografica di fronte alla flessibilità;&lt;br /&gt;I mezzi per ridurre gli oneri personali e sociali del lavoro flessibile possono essere raggruppati in alcune categorie:&lt;br /&gt;-         Sviluppare Istituzioni capaci di orientare e sostenere il passaggio del lavoratore da un’occupazione all’altra;&lt;br /&gt;-         Introdurre forme di certificazione, trasferibili da un’azienda alla successiva, delle competenze professionali acquisite da un lavoratore;&lt;br /&gt;-         Compiere interventi sull’organizzazione del lavoro in modo che i lavoratori anziani continuino ad essere utili;&lt;br /&gt;-         Ridare, nella placeless society, (società ove il lavoro è privo di un luogo specifico) un senso all’idea di posto di lavoro;&lt;br /&gt;-         Attuare programmi di formazione;&lt;br /&gt;-         Introdurre il principio del diritto al lavoro a tempo prescelto, dando a ogni salariato la possibilità di variare individualmente il suo tempo di lavoro e la sua remunerazione, cioè la possibilità per il lavoratore di scegliere caso per caso la specie e il genere di flessibilità che preferisce e ciò consiste nel rendere meno rigida la flessibilità.&lt;br /&gt;Tutti scenari possibili e criticabili allo stesso tempo, ma alla fine ciò che imporrà ritmo e conseguenze del cambiamento in atto sarà riconducibile alla competitività internazionale, alla politica economica neoliberista, ai giochi di potere fra gli Stati economicamente evoluti e le multinazionali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2109823869545302993?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2109823869545302993/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2109823869545302993&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2109823869545302993'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2109823869545302993'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-problema-contemporaneo-di-federico.html' title='IL PROBLEMA CONTEMPORANEO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8192332706579072239</id><published>2007-11-12T16:01:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T12:55:22.089+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>LA DERESPONSABILIZZAZIONE DELL’IMPRESA di Federico Zia</title><content type='html'>La “deresponsabilizzazione dell’impresa” è un concetto che, in un contesto globalizzato, caratterizzato da un elevato livello di competitività, da un miglioramento continuo della qualità e della diversificazione dei prodotti e dei servizi, dal mutamento del mondo del lavoro, assume diversi significati e quindi di per sé ambiguo. Citando solo alcuni casi nazionali, negli Stati Uniti “deresponsabilizzazione dell’impresa” sta a significare “responsabilizzazione dei lavoratori”, ciò può apparire paradossale, ma non lo è se si considera che l’impresa e solo l’impresa in senso stretto, quindi manager e dirigenti, era l’unica responsabile del processo produttivo, lasciando ai lavoratori mansioni manuali nel modello taylor-fordista, ma tale modello è stato superato e soppiantato da quello della produzione snella e flessibile dove il lavoratore deve essere caratterizzato da una elevata competenza e deve essere in grado di intervenire direttamente nel processo per migliorarlo. Tale metodo è definito appunto “metodo dell’empowerment (responsabilizzazione)” il cui obiettivo consiste nel creare un ambiente di lavoro responsabilizzato ove ogni lavoratore dovrebbe prendere direttamente le decisioni più opportune per il lavoro che esegue. In Giappone sono nati i “circoli di qualità” che hanno la capacità di guidare i lavoratori verso un miglioramento della produttività coinvolgendoli nella gestione, nel monitoraggio e nel miglioramento dei processi aziendali. In Svezia lo stabilimento di Kalmar della Volvo ha dimostrato che esiste la possibilità di avviare un nuovo dialogo sociale con i lavoratori all’interno della fabbrica. Il “compromesso Kalmariano” è l’erede della tradizione socialdemocratica dei paesi scandinavi che hanno sempre tutelato gli interessi particolari dei lavoratori. Nel modello Kalmariano ciò che viene negoziato dall’azienda e dai sindacati è l’impegno e la responsabilità degli operai a coinvolgersi e mettere a disposizione la loro esperienza ed abilità, sia nelle singole fasi della loro mansione specifica, sia nell’organizzazione dell’attività dei reparti, come i turni e l’organizzazione del lavoro, attività che nel modello taylor-fordista erano riservate esclusivamente ai dirigenti e ai funzionari che si occupavano dell’organizzazione e del personale. Ma “deresponsabilizzazione dell’impresa” significa anche scaricamento dei rischi dall’economia sugli individui, “così la società del lavoro si trasforma in società del rischio”. Il fattore principale della deresponsabilizzazione del sistema delle imprese rispetto ai costi umani e sociali della produzione è la flessibilizzazione delle discipline del lavoro il cui orientamento è quello di scaricare sui diretti interessati gli oneri della tutela previdenziale delle forme di lavoro “atipico”. In particolare nel nostro Paese ciò vale non solo per i casi in cui l’individuo intenda porre rimedio assicurativo ai periodi di trattamento retributivo ridotto, come nel lavoro interinale o nel lavoro part-time, ma anche per i periodi di assenza dal lavoro destinati all’aggiornamento e alla riqualificazione, compresi i periodi necessari per l’acquisizione di competenze richieste per la progressione di carriera, e anche per la copertura previdenziale dei lavori socialmente utili. A ciò è da aggiungere la sentenza n. 1732/2003 delle sezioni unite della Corte di cassazione che ha negato ai lavoratori impiegati con contratti part-time le prestazioni di disoccupazione per gli intervalli di inattività, facendo leva espressamente sulla volontarietà della scelta di tale tipo di contratto di lavoro, ma in tale sentenza, secondo il mio modesto parere, non è stato considerato il fatto che nella situazione occupazionale attuale, nella maggior parte dei casi, il contratto di lavoro non lo si sceglie volontariamente ma corrisponde a ciò che viene offerto sul mercato del lavoro. Questa situazione così complessa non ha trovato una soluzione neanche nel d. lgs. n. 276/2003 che ha eluso un’effettiva innovazione di tale sistema.&lt;br /&gt;Quindi in tale contesto una delle possibili soluzioni appare quella suggerita da Accornero: “bisogna ripensare la tutela, cioè occorre una rete istituzionale che garantisca i diritti a tutti coloro che offrono lavoro e molte intese negoziali che ricompongano la solidarietà dentro il mondo del lavoro”. Un’ altra soluzione da non sottovalutare è quella suggerita da Evan e Freeman nel libro “A stakeholder theory of modern corporation: a Kantian Capitalism” del 1988 e ripresa da Sebastiano Maffettone in “Responsabilità di impresa e sostenibilità” in anni più recenti , ove con il termine stakeholder si intende una vasta gamma di persone che interagiscono con l’impresa, non solo gli stokholders, cioè i titolari dei diritti di proprietà, ma anche i fornitori, i clienti, e soprattutto i dipendenti e la comunità locale. L’idea di fondo è che nella nostra società l’impresa non può avere solo un compito istituzionale, cioè fare profitto, ma debba preoccuparsi della tutela degli interessi di tutti coloro che hanno rapporti con l’impresa, gli stakeholder appunto, perché costoro hanno una sorta di interesse legittimo nei confronti dell’azienda e i dirigenti della stessa sono titolari di un dovere speciale nei confronti degli stakeholder.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8192332706579072239?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8192332706579072239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8192332706579072239&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8192332706579072239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8192332706579072239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/la-deresponsabilizzazione-dellimpresa.html' title='LA DERESPONSABILIZZAZIONE DELL’IMPRESA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-1198083178632008996</id><published>2007-11-12T15:39:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T12:54:18.278+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL SUPERAMENTO DEL SEX TYPING IN ITALIA ED IN ABRUZZO di Federico Zia</title><content type='html'>Una delle caratteristiche della società del rischio è la rivoluzione dei ruoli lavorativi tra uomini e donne, fenomeno definito dalla letteratura internazionale “superamento del sex typing”, vale a dire il superamento della tipizzazione di genere cui danno luogo, col tempo, settori e mestieri, per molti anni prevalentemente maschile. Ciò che si può osservare nella società occidentale, è l’avanzamento, anche se graduale, verso l’uguaglianza dei sessi nel lavoro. Ad esempio in Italia l’Arma dei Carabinieri e l’Esercito hanno cominciato ad arruolare anche le donne, le quali, inoltre, si propongono sempre più in posizioni di maggiore e diretta responsabilità come libere professioniste e imprenditrici, in particolare si sono inserite in ambiti professionali di prestigio, tradizionalmente di esclusiva competenza degli uomini. Il superamento del sex typing tradizionale è agevolato da una domanda di lavoro maggiormente flessibile che corrisponde meglio alle esigenze del mondo femminile e da un modo di lavorare che richiede, nella maggior parte dei casi, meno forza muscolare e più competenze relazionali, più attenzione, maggiore senso di responsabilità, maggiore precisione e pazienza, cioè stereotipi professionali femminili. Renato Fontana in “Il lavoro di genere. Le donne tra vecchia e nuova economia” scrive “La popolazione femminile è più adatta a fronteggiare le trasformazioni del lavoro, poiché i processi di frammentazione e flessibilità si coniugano meglio con percorsi di vita più movimentati e meno stabili. In questo periodo storico nei settori di espansione dell’economia crescono le attività che sono appannaggio delle donne, ma soprattutto le donne invadono campi di competenza che finora erano di esclusiva pertinenza degli uomini. Il sex typing varia a seconda dell’epoca e dell’area territoriale di riferimento assegnando il genere dominante a questa o a quella occupazione in relazione agli equilibri culturali e politici che si determinano di volta in volta tra gli uomini e le donne. La distribuzione dei lavori in una società riguarda molto di più la cultura che la natura o la biologia dell’uno e dell’altro sesso”. Quindi il fenomeno del sex typing, cioè l’attribuzione di lavori da uomini e lavori da donna, conseguenza della divisione sessuale del lavoro, assume dei confini confusi, meno limpidi. In Italia, gli strumenti che hanno permesso alle donne una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e il superamento del sex typing tradizionale sono state le forme di lavoro flessibili e il part-time perché maggiormente in sintonia con i loro impegni e ritmi di vita tradizionali. A parte gli effetti positivi prodotti da tali strumenti occorre considerare un dato empirico altrettanto importante, negli ultimi anni il tasso di femminilizzazione è cresciuto dal 44,8% al 50,1% e gli incrementi maggiori si sono avuti in quei comparti in cui la quota dei dipendenti di genere femminile era molto limitata, con una netta prevalenza maschile, e precisamente nella Magistratura, nella carriera prefettizia, nei Ministeri, nella carriera diplomatica, nelle Regioni, Enti Locali e nella Sanità. In particolare a livello nazionale è aumentata la percentuale di donne che ricoprono posizioni dirigenziali, in precedenza affidate in maniera quasi esclusiva agli uomini. Tale incremento è dovuto anche ad una maggiore acquisizione di titoli di studio altamente qualificati da parte delle donne. Sempre con riferimento al caso nazionale, due anni fa ben 100.000 imprese espressero delle preferenze per assunzioni femminili, rispetto alle assunzioni maschili, soprattutto negli studi professionali, nell’industria tessile e nei servizi, cioè in quei settori dove sono richieste le tipiche caratteristiche professionali femminili, come appunto una maggiore disponibilità all’ascolto e ai rapporti interpersonali, pazienza, attenzione e precisione. Il dato più importante è che sono state registrate anche preferenze per le assunzioni femminili in quei settori tipicamente maschili come l’industria meccanica e dei mezzi di trasporto, le costruzioni, la produzione e distribuzione di gas, acqua ed elettricità, l’industria estrattiva, quest’ultima maschile per antonomasia, trasporti e attività di recapito postale, nonché nel settore informatico e delle telecomunicazioni, nella produzione di macchine elettriche ed elettroniche, nel settore creditizio, delle assicurazioni e della finanza. A livello nazionale è in atto quella fase di superamento del sex typing tradizionale che sta coinvolgendo l’intero Occidente modernizzato, e ovviamente il fenomeno della rivoluzione dei ruoli lavorativi coinvolge anche il contesto abruzzese.  Secondo una rilevazione Istat nella regione è cresciuta l’occupazione femminile in tutti i settori economici. I maggiori incrementi hanno riguardato l’intermediazione monetaria e finanziaria, la ricerca, l’informatica e le attività immobiliari. Altri aumenti hanno riguardato la sanità, i servizi pubblici e sociali, l’istruzione, il commercio, la ristorazione e l’agricoltura. Il dato maggiormente rilevante è quello che registra un aumento dell’occupazione femminile anche in quei settori tipicamente maschili. E’ stato registrato un aumento dell’ occupazione femminile nella pesca, nell’estrazione di minerali, nella produzione e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, nelle costruzioni, nei trasporti e comunicazioni, nella pubblica amministrazione, difesa e assistenza sociale obbligatoria, a dimostrazione del fatto che anche l’Abruzzo è coinvolto in quella fase storica della “rivoluzione dei ruoli lavorativi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-1198083178632008996?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/1198083178632008996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=1198083178632008996&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1198083178632008996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1198083178632008996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-superamento-del-sex-typing-in-italia.html' title='IL SUPERAMENTO DEL SEX TYPING IN ITALIA ED IN ABRUZZO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5340647242209554918</id><published>2007-11-10T16:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-10T11:54:38.758+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL PESO DELLA PRECARIETA’ di Federico Zia</title><content type='html'>La diffusione del lavoro atipico, meglio definito come lavoro precario, genera una maggiore insicurezza sociale, innanzitutto perché tale diffusione, sia a livello nazionale che regionale, viene accompagnata dalla desolidarizzazione del mondo del lavoro che sfibra le organizzazioni sindacali. L’opinione diffusa tra i sindacati riconosce che la flessibilità nel lavoro debba essere concessa per reagire alla situazione attuale, ma entro certi limiti, garantendo così una maggiore tutela per i soggetti coinvolti. I lavori flessibili fanno sì che l’individuo si adegui alle esigenze produttive delle aziende, con tutte le conseguenze, non certo positive, che ne derivano e che ricadono sul soggetto stesso, sulla sua famiglia e sulla sua comunità. Questo dato di fatto resta valido non solo per il contesto regionale o nazionale, ma per tutto il mondo lavorativo in generale. Le persone, giovani o meno giovani, non sono più in grado di formulare progetti, sono soggette ad un elevato grado di frustrazione e non possono più costruire la propria identità ed integrazione sociale basata sul lavoro. In particolare uno degli studiosi italiani maggiormente impegnato in questo campo, Luciano Gallino, sostiene che gli oneri personali generati dai lavori flessibili possono essere ricondotti a tre modelli di precarietà. Il primo modello riguarda la scarsa possibilità per i lavoratori precari di formulare progetti per il futuro professionale, esistenziale e familiare, sia nel lungo che nel breve periodo. Questa impossibilità progettuale deriva da due situazioni esistenziali dipendenti dalla condizione contemporanea del mercato del lavoro, precisamente dalla consapevolezza da parte del lavoratore che il suo lavoro è a termine e dalle variazioni temporali occupazionali imprevedibili per il soggetto, conseguenza ad esempio del contratto di lavoro a chiamata. Precisamente, riprendendo l’esempio di Gallino, l’individuo è a conoscenza del fatto che la settimana seguente sarà chiamato a lavorare per un breve periodo di tempo da un’azienda, ma fino al giorno prima non conosce il giorno in cui dovrà presentarsi sul posto di lavoro, quindi da qui deriva l’impossibilità di programmare qualsiasi tipo di impegno familiare o personale. Il secondo modello è riferito all’onere che riguarda la maggior parte dei lavoratori flessibili, esclusi quelli con una elevata qualifica professionale sempre utilizzabile nel mercato del lavoro, perché i lavori precari non permettono di immagazzinare significative esperienze lavorative trasferibili da una attività ad un’altra, quindi risulta impossibile “fare carriera”. Il terzo onere riferito a tutto il mondo lavorativo è la destrutturazione e l’eliminazione degli aspetti spaziali e relazionali del lavoro, che sono stati sempre i pilastri dell’identità e dell’integrazione sociale dell’individuo. Gallino non ha fatto altro che rilevare gli aspetti negativi dell’attuale realtà occupazionale, ormai un dato di fatto e sotto gli occhi di tutti, occorre pertanto una presa di coscienza da parte di tutti gli addetti ai lavori, perché questi aspetti sono quelli che maggiormente incidono sulle prospettive delle generazioni future, che oltre al rischio di presentarsi al mondo come soggetti senza identità sociale, rischiano anche di vivere in una società ove la solidarietà derivante dall’integrazione sociale basata sul lavoro sia diventata un lontano ricordo, con delle conseguenze non prevedibili per tutti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5340647242209554918?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5340647242209554918/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5340647242209554918&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5340647242209554918'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5340647242209554918'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-peso-della-precarieta-di-federico.html' title='IL PESO DELLA PRECARIETA’ di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2138456632845344378</id><published>2007-11-09T16:49:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T16:50:23.791+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>LAVORO: POSSIBILI SOLUZIONI. UNA VISIONE GENERALE di Federico Zia</title><content type='html'>La disoccupazione e la sostituzione del “lavoro regolare” con il “lavoro atipico”, sia nel settore industriale che nel terziario, hanno reso antiquata l’idea tradizionale di occupazione come un impiego a vita, a tempo pieno e con tanto di carriera. Una soluzione pratica per reagire allo scenario attuale di insicurezza globalizzato, che ovviamente coinvolge anche il contesto abruzzese, consisterebbe nel prendere seriamente in considerazione delle proposte avanzate da alcuni studiosi e fonderle, non senza criterio, in un tutto, in una sorta di “minestrone miracoloso” come antidoto alle conseguenze autoprodotte della seconda modernità causata dalla cosiddetta “modernizzazione riflessiva” cioè l’autotrasformazione della prima modernità caratterizzata da una maggiore sicurezza tipica dell’epoca taylor-fordista in una seconda modernità insicura (disoccupazione, precariato, flessibilità, incertezze sul futuro) causata dalla modernizzazione capitalistica basata sulla politica economica neoliberista “che non considera né lo Stato Sociale né lo Stato-Nazione e ciò porta ad indebolire o addirittura annullare i rapporti di lavoro normali, i sistemi di contrattazione neocorporativistici ( governo, industria, sindacati ), la forma industriale del lavoro e della produttività, i partiti di massa e i sistemi di previdenza sociale”.&lt;br /&gt;Tornando agli ingredienti del “minestrone” bisognerebbe:&lt;br /&gt;-         Sviluppare Istituzioni capaci di orientare e sostenere il passaggio del lavoratore da un’occupazione all’altra;&lt;br /&gt;-         Introdurre forme di certificazione, trasferibili da un’azienda alla successiva, delle competenze professionali acquisite da un lavoratore;&lt;br /&gt;-         Compiere interventi sull’organizzazione del lavoro in modo che i lavoratori anziani continuino ad essere utili;&lt;br /&gt;-         Ridare un senso all’idea di posto di lavoro nella placeless society, cioè nella società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché tale attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico;&lt;br /&gt;-         Attuare programmi di formazione per rendere effettivo il concetto di “apprendimento continuo”, incentrato sia sull’individuo che sullo sviluppo dei sistemi locali;&lt;br /&gt;-         Introdurre il principio del diritto al lavoro a tempo prescelto, dando a ogni salariato la possibilità di variare individualmente il suo tempo di lavoro garantendogli comunque un’adeguata remunerazione;&lt;br /&gt;-         Rendere effettivo il lavoro di impegno civile, cioè un lavoro di pubblica utilità, auto-organizzato e volontario, attraverso cui i diritti civili si concretizzano, ricompensato attraverso il reddito di cittadinanza corrispondente almeno al livello dei sussidi di disoccupazione o dei sussidi sociali, qualificazioni e riconoscimento dei diritti pensionistici, integrato attraverso fondi comunali, sponsorizzazioni sociali delle aziende e dai profitti conseguiti con il lavoro di impegno civile;&lt;br /&gt;-         Attuare una reale cooperazione e partecipazione dei lavoratori all’andamento dell’impresa;&lt;br /&gt;-         Ridurre l’orario di lavoro adottando il metodo redistributivo presente nel Piano Delors e nella Risoluzione Rocard, cioè “spostando la spesa sociale dall’integrazione di reddito per i disoccupati alla riduzione degli oneri per le imprese che diminuiscono gli orari e fissando un orario al di sopra o al di sotto del quale gli oneri costino di più o di meno”;&lt;br /&gt;-         Favorire la nascita di nuove imprese con misure che non minaccino i lavoratori stabili.&lt;br /&gt;Tali ingredienti sono necessari per combattere la disoccupazione, per migliorare la qualità e la sicurezza nel lavoro da cui deriva la qualità del ciclo produttivo e quindi dei prodotti e dei servizi su cui si regge la competitività nazionale ed internazionale. Occorre abituarsi all’esistenza di una coesistenza tra lavoro stabile e flessibile, con le adeguate tutele e per questo occorre anche un cambiamento di rotta da parte dei sindacati nel senso di prendere in considerazione i nuovi problemi sociali prodotti dalla transizione in atto e formulare con la forza che li ha sempre caratterizzati nuove soluzioni, senza ancorarsi alle vicende che hanno segnato il secolo ormai trascorso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2138456632845344378?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2138456632845344378/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2138456632845344378&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2138456632845344378'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2138456632845344378'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/lavoro-possibili-soluzioni-una-visione.html' title='LAVORO: POSSIBILI SOLUZIONI. UNA VISIONE GENERALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-1352167441764479293</id><published>2007-11-09T16:35:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T16:38:01.492+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regione Abruzzo'/><title type='text'>S.S. 153: MPL E COSPA di Federico Zia</title><content type='html'>L’AQUILA. La strada statale 153 che collega Navelli a Bussi all’altezza dell’Alta Valle del Tirino rimane chiusa per i lavori di messa in sicurezza (calcolati in oltre 2milioni di euro per rimuovere qualche masso) dopo gli incendi della scorsa estate che hanno colpito la zona. L’altro ieri  l’ennesima promessa, entro dieci giorni inizieranno i lavori, parola di Anas e Regione Abruzzo. Intanto continuano i disagi per gli abitanti della zona e per le persone che si trovano ad attraversare quel tratto di strada, ancora isolamento e ancora l’imbarazzante e perdurante interrogativo sui tempi dei lavori. Forse inizieranno tra dieci giorni, ma quando dureranno?  Inizialmente si diceva che la strada sarebbe stata riaperta nel 2008 perché i lavori erano lunghi, poi il colpo di scena. Il 18 ottobre la promessa. Durante un incontro organizzato dall’Anci Abruzzo nella sede dell’Anas dell’Aquila con lo scopo di esaminare i problemi della S.S. 153 che ne hanno determinato la chiusura, il Capo Compartimento dell’azienda Valerio Mele ed il rappresentante della Regione Alterio Leone assicurarono che i lavori di consolidamento e di messa in sicurezza sarebbero stati appaltati in breve tempo mediante un cofinanziamento Anas-Regione Abruzzo con prelievo dai fondi ordinari con la conseguente riapertura della strada entro Natale 2007. A metà novembre è stata fissata solo un’ipotetica data sull’inizio dei lavori ma non quella inerente la loro fine con la conseguente riapertura della strada. Per tutte queste motivazioni il Cospa e MpL hanno deciso di scendere in piazza nuovamente, dopo la prima manifestazione del 24 settembre,  il 14 novembre prossimo dalle 9 alle 15.30, promettendo clamorose iniziative in considerazione della latitanza istituzionale e dei sindaci della zona. “E’ assurdo - ha detto Piero Carducci, presidente MpL - che una strada di tale importanza resti chiusa per mesi . L’Aquila è sempre più isolata, sono enormi i disagi per chi è costretto a percorrere quotidianamente l’arteria. Vogliamo una risposta certa sui lavori da svolgere e sui relativi tempi, e l’avvio immediato del cantiere”. Il portavoce del Cospa, Dino Rossi, ha annunciato che un corteo di auto, mezzi pesanti e trattori spargiletame percorrerà la strada chiusa al traffico per poi immettersi sulla statale 17 fino al palazzo dell’Emiciclo all’Aquila. I manifestanti chiedono di essere ricevuti in Consiglio regionale e di avere spiegazioni in merito alla riapertura della 153. Il Cospa fa notare, oltre all’esasperazione dei cittadini, una segnalazione ambigua che impedisce di fatto il passaggio dei camion di peso superiore ai 35 quintali e di lunghezza oltre i 15 metri sulla strada per Capestrano, lungo la quale è attualmente deviato il traffico. Poiché è impossibile per i Tir invertire la direzione di marcia, rileva il Cospa, essi sono “costretti a imboccare la strada interrotta”. Occorre anche considerare il fatto che negli ultimi giorni i contadini impegnati nella raccolta delle olive, i quali per raggiungere i loro poderi devono percorrere brevi tratti della strada interrotta, vengono multati dalle forze dell’ordine. Insomma davvero una strana vicenda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-1352167441764479293?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/1352167441764479293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=1352167441764479293&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1352167441764479293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/1352167441764479293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/ss-153-mpl-e-cospa-di-federico-zia.html' title='S.S. 153: MPL E COSPA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8662958569134321054</id><published>2007-11-09T16:14:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T16:31:03.397+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>UN ALTRO SGUARDO AL PASSATO: NUOVE TIPOLOGIE DI CONTRATTO E DIFFUSIONE DEL LAVORO ATIPICO NELLA REGIONE ABRUZZO di Federico Zia</title><content type='html'>La Riforma Biagi ha introdotto e modificato diverse tipologie di contratto che regolano il rapporto tra chi offre e chi cerca lavoro. Tali forme contrattuali, che rientrano nella categoria di regolazione dei cosiddetti “lavori atipici” precedentemente regolamentati dal pacchetto Treu, sono il lavoro a chiamata o intermittente, il lavoro ripartito o job-sharing, il lavoro occasionale accessorio, il lavoro part-time e il lavoro a progetto. Inoltre la riforma regola diversi tipi di apprendistato: l’apprendistato di tipo A (per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione), l’apprendistato di tipo B (professionalizzante), l’apprendistato di tipo C (per l’acquisizione di un diploma o per corsi di alta formazione), per i contratti di apprendistato di tipo A, B e C mancano ancora le norme attuative. La riforma ha introdotto anche il contratto di inserimento, il contratto di somministrazione o staff leasing, gli stage o tirocini estivi di orientamento (la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 50 del 2005, ha dichiarato l’illegittimità dell’art. n. 60 del D. lgs. 276/2003, che ha istituito i tirocini estivi di orientamento, quindi saranno le Regioni a disciplinare tale istituto in forza della loro competenza in materia di formazione) e ha regolato il distacco nel settore privato. Tramite il contatto di lavoro a chiamata, che può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato, il lavoratore si pone a disposizione del datore di lavoro per svolgere determinate prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, indicate dalla tabella allegata al Regio decreto 6 dicembre 1923 n. 2657, (in attesa delle regolamentazioni dei contratti collettivi) o per svolgere prestazioni in determinati periodi nell’arco della settimana, del mese o dell’anno (lavoro nel week-end, durante le ferie estive, vacanze pasquali o natalizie).Tale contratto prevede due forme: con o senza obbligo di corrispondere una indennità di disponibilità, in base alla scelta del lavoratore di essere o meno vincolato alla chiamata. Può essere stipulato, indipendentemente dal tipo di attività, da lavoratori disoccupati con meno di 25 anni, da lavoratori con più di 45 anni espulsi dal ciclo produttivo, da qualunque impresa ma non dalla pubblica amministrazione.&lt;br /&gt;Il lavoro ripartito è un rapporto di lavoro tramite cui due lavoratori assumono “in solido” l’adempimento di un’unica e identica obbligazione lavorativa, cioè i lavoratori possono gestire autonomamente e discrezionalmente la ripartizione dell’attività lavorativa ed effettuare sostituzioni fra loro, ma in caso di licenziamento o dimissioni di uno dei due lavoratori il rapporto si estingue anche nei confronti dell’altra parte. Il contratto può essere stipulato a tempo determinato o indeterminato da tutti i lavoratori e datori di lavoro tranne che dalla pubblica amministrazione. La regolamentazione del lavoro ripartito è vincolata alla contrattazione collettiva, in assenza della quale si applica la normativa generale del lavoro subordinato. Il contratto di lavoro occasionale accessorio è rivolto ai disoccupati da oltre un anno, alle casalinghe, agli studenti, ai pensionati, ai disabili, ai lavoratori extracomunitari regolari e ai soggetti in comunità di recupero. Le finalità di tale tipo di lavoro sono quelle di far emergere il sommerso e di favorire l’inserimento delle fasce deboli nel mercato del lavoro. I datori di lavoro sono le famiglie, gli enti senza fine di lucro e i soggetti non imprenditori. Il lavoro riguarda piccoli lavori domestici e di giardinaggio, manutenzione di edifici e monumenti, assistenza alle persone, l’insegnamento privato supplementare, realizzazioni di manifestazioni sociali, sportive o culturali, lavori di solidarietà. Il rapporto di lavoro occasionale non può superare i 30 giorni nel corso dell’anno e i 5000 euro annui per lavoratore. I lavoratori sono retribuiti attraverso la consegna di buoni lavoro acquistati in precedenza dal datore di lavoro. Dopo aver ricevuto i buoni lavoro, il lavoratore deve presentarli ai centri autorizzati, i quali rispetto al valore nominale del buono, trattengono una percentuale come rimborso spese del servizio prestato, versano i contributi Inps (13%) e Inail (7%) e pagano il restante importo al lavoratore. Il contratto di lavoro part-time è un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato. Il lavoro a tempo parziale è caratterizzato da un orario inferiore (stabilito dal contratto individuale di lavoro) all’orario di lavoro normale. Il part-time può essere orizzontale, quando la riduzione d’orario è riferita al normale orario giornaliero; verticale, quando la prestazione è svolta a tempo pieno ma per periodi predeterminati nella settimana, nel mese o nell’anno; misto, quando il rapporto di lavoro a tempo parziale è articolato attraverso la combinazione delle modalità orizzontale e verticale. Il contratto di lavoro a progetto è un contratto di collaborazione coordinata e continuativa e termina quando il progetto, le fasi di cui è composto o i progetti, gestiti in maniera autonoma dal collaboratore nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa, vengono realizzati. Questo tipo di contratto può essere stipulato da tutti i lavoratori e per tutti i settori e le attività, con alcune esclusioni: agenti e rappresentanti di commercio, coloro che esercitano professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione a specifici albi professionali, componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società, partecipanti a collegi e commissioni, pensionati al raggiungimento del 65° anno di età, atleti che svolgono prestazioni sportive in regime di autonomia, collaborazioni coordinate e continuative di tipo occasionale “minima”, cioè di durata non superiore a 30 giorni con un unico committente, e per un compenso annuo non superiore a 5.000 euro con lo stesso committente, rapporti di collaborazione con la pubblica amministrazione, rapporti e attività di collaborazione coordinata e continuativa utilizzati a fini istituzionali in favore di associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). L’ apprendistato è un contratto a contenuto formativo che prevede per l’apprendista un corrispettivo versato dal datore di lavoro per l’attività svolta e una formazione professionale. La riforma ha individuato tre tipologie di contratto: l’apprendistato di tipo A, per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione, la cui durata massima è di tre anni e coinvolge i giovani che abbiano compiuto i 15 anni di età ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale; l’apprendistato di tipo B, professionalizzante, la cui durata è compresa tra i 2 e i 6 anni e coinvolge i soggetti di età compresa tra i 18 e i 29 anni per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e l’acquisizione di particolari competenze; l’apprendistato di tipo C, per l’acquisizione di un diploma o per corsi di alta formazione, la cui durata è rimessa alle Regioni e coinvolge giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni per l’ottenimento di un titolo di studio secondario, di titoli di studio universitari e di alta formazione o di una specializzazione tecnica superiore. Il contratto di inserimento sostituisce il contratto di formazione lavoro e ha lo scopo di inserire nel mercato del lavoro alcune categorie di persone, tra cui giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni, disoccupati di lunga durata tra 29 e 32 anni, ultra cinquantenni, donne che risiedono in aree con elevata disoccupazione femminile e disabili, attraverso un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del singolo acquisite attraverso la formazione sul lavoro ad un determinato contesto lavorativo. Il contratto, la cui durata va dai 9 ai 18 mesi, (fino a 36 mesi per i disabili) può essere stipulato per tutte le attività e per tutti i settori, esclusa la pubblica amministrazione. Il contratto di somministrazione, che può essere a tempo determinato o indeterminato, permette ad un soggetto, l’utilizzatore, di rivolgersi ad un altro soggetto, il somministratore, per utilizzare il personale dipendente del somministratore (il somministratore deve essere una Agenzia per il lavoro autorizzata allo svolgimento dell’attività di somministrazione e iscritta nell’apposito Albo). Il contratto è stipulato tra l’utilizzatore e il somministratore, mentre il somministratore e il lavoratore stipulano un contratto di lavoro subordinato, anch’esso a tempo determinato o indeterminato. Il tirocinio estivo di orientamento non è un rapporto di lavoro ma un’esperienza formativa svolta in azienda ed è rivolto ai giovani ed adolescenti iscritti ad un regolare ciclo di studi.  L’azienda che ospita il tirocinante non è obbligata ad erogare un sussidio economico, che comunque non può essere superiore a 600 euro mensili. La durata del tirocinio non può essere superiore a tre mesi. Infine il distacco si ha quando un datore di lavoro, il distaccante, per esigenze produttive pone temporaneamente uno o più lavoratori, i distaccati, a disposizione di un altro soggetto, il distaccatario, per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa. Queste tipologie contrattuali, relative all’occupazione dipendente, nelle loro precedenti forme prima dell’entrata in vigore della riforma, in Abruzzo nel 2003 coinvolgevano circa 60.000 lavoratori atipici (il 4,8% dei lavoratori dipendenti) su un totale di 346.000 dipendenti (il 27,2% della popolazione residente), di cui 318.000 con occupazione permanente (il 24,9% dei dipendenti) e 28.000 con occupazione temporanea (il 2,3% dei dipendenti). I lavoratori a tempo parziale rappresentavano il 2,5%, circa 32.000 unità, sul totale degli occupati in quel periodo, all’incirca 480.000, cioè il 37,6% della popolazione residente approssimativamente pari a 1.276.000 unità, mentre gli occupati a tempo pieno ammontavano a 448.000 unità, il 35,1% della popolazione. In particolare osservando i dati per genere, per carattere temporaneo e parziale, per settore di attività economica, nel luglio 2003 gli occupati dipendenti, uomini e donne, con occupazione temporanea risultavano 2.000 impiegati in agricoltura, di cui 1.000 uomini e 1.000 donne, 5.000 nell’industria, di cui 3.000 uomini e 2.000 donne, e 21.000 nelle altre attività tra cui i servizi, di cui 9.000 uomini e 12.000 donne, per un totale di 28.000 unità. Gli occupati in complesso a tempo parziale risultavano 3.000 impiegati in agricoltura, di cui 2.000 uomini e 1.000 donne, 7.000 nell’industria, di cui 2.000 uomini e 5.000 donne, e 22.000 nelle altre attività, di cui 4.000 uomini e 18.000 donne, per un totale di 32.000 unità. Quindi gli uomini e le donne con occupazione a tempo parziale  (32.000 unità) e con occupazione temporanea (28.000 unità) ammontavano complessivamente a 60.000 unità, cioè il 12,5% sul totale degli occupati. Da questi dati si evince che nel 2003 in Abruzzo, almeno in base agli ultimi dati disponibili, le forme contrattuali non standard erano più diffuse tra le donne, precisamente le donne con contratto part-time ammontavano a 24.000 contro 8.000 unità maschili, e le donne con una occupazione temporanea erano 15.000 contro 13.000 uomini, a riprova del fatto che la flessibilità sul mercato del lavoro è maggiormente accettata dalle donne che dagli uomini come strumento di emancipazione sociale ed economica in quanto collima maggiormente con i loro compiti e ritmi tradizionali. Paragonando i dati del 2003 con quelli del 2002 si nota che l’utilizzo dei contratti non standard nell’arco di un anno è notevolmente aumentato, in particolare gli occupati in complesso a tempo parziale, uomini e donne, sono passati da 27.000 unità (4.000 in agricoltura, 4.000 nell’industria e 19.000 nelle altre attività) del 2002 a 32.000 unità del 2003 e gli occupati dipendenti con occupazione temporanea sono passati dalle 26.000 unità (1.000 in agricoltura, 6.000 nell’industria e 19.000 nelle altre attività) alle 28.000 unità. Precisamente, nel 2002 i lavoratori part-time ammontavano a 27.456 unità, i lavoratori temporanei a 26.346, i lavoratori interinali a 23.000, di cui il 60% uomini e con una forte componente giovanile, l’80% aveva meno di 35 anni, perché in Abruzzo buona parte delle missioni in quel periodo avvenivano nel settore dell’industria, in particolare nel ramo metalmeccanico, i collaboratori coordinati e continuativi a 37.474 unità. Il lavoro indipendente parasubordinato, nel 2003 ha coinvolto in tutto 41.103 collaboratori. In base a quanto riportato da Abruzzo Lavoro, tra il 2002 e il 2003 si è verificata una crescita occupazionale media annua del 2,7%, valore superiore della crescita economica pari al 2,2%, cioè l’Abruzzo “ha creato troppa occupazione rispetto alla sua crescita economica e se si tiene conto che l’elasticità dell’occupazione è l’inverso della produttività del lavoro, questi dati dicono che è cresciuto a dismisura il lavoro di bassa qualità”. I lavoratori temporanei sono passati dal 3,5% al 6,1 % dell’occupazione totale in dieci anni, mentre i part-timers dal 3,9% al 6,3%.  I dati sul lavoro atipico mostrano che in Abruzzo la flessibilità è cresciuta notevolmente facendo aumentare anche il livello di precarietà, innescando così quel processo di sviluppo senza qualità nel lavoro. Nel modello di produzione attuale, che ha sostituito quello taylor-fordista, si richiede una maggiore qualità dei prodotti e dei servizi, ma per ottenere qualità nella produzione è necessaria una più elevata qualità nella prestazione e nella erogazione del lavoro che richiede ovviamente una maggiore sicurezza nel lavoro, cioè per quanto possibile, in considerazione della trasformazione a cui è soggetto il mondo della produzione e del consumo, la stabilità del posto di lavoro o la garanzia di non restare senza occupazione per un lungo periodo di tempo. Con la liberalizzazione del mercato del lavoro le forme di lavoro flessibile potrebbero diffondersi maggiormente nella regione destabilizzando ancora di più la già fragile situazione sociale ed occupazionale ed è quindi necessario un confronto costruttivo tra le parti sociali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8662958569134321054?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8662958569134321054/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8662958569134321054&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8662958569134321054'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8662958569134321054'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/un-altro-sguardo-al-passato-nuove.html' title='UN ALTRO SGUARDO AL PASSATO: NUOVE TIPOLOGIE DI CONTRATTO E DIFFUSIONE DEL LAVORO ATIPICO NELLA REGIONE ABRUZZO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8794670409777496806</id><published>2007-11-09T16:13:00.000+01:00</published><updated>2007-11-09T16:14:12.663+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>UNO SGUARDO AL PASSATO : SVILUPPO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO E DIFFUSIONE DELLE AGENZIE PRIVATE di Federico Zia</title><content type='html'>I centri per l’impiego sono stati messi a regime dal D.lgs. n. 297/2002. Sono strutture pubbliche che forniscono a titolo gratuito i servizi per l’impiego:&lt;br /&gt;-         Servizi alle persone in cerca di lavoro: informazioni, colloqui di orientamento, interviste di preselezione, avvisi sulle richieste di personale delle imprese e degli enti, indicazioni su dove e come cercare lavoro e quale tipo di lavoro;&lt;br /&gt;-         Servizi alle imprese che assumono perché siano in condizione di impiegare i lavoratori con i profili professionali richiesti;&lt;br /&gt;-         Servizi alle imprese che comunicano le avvenute assunzioni perché conoscano e abbiano tutti i possibili vantaggi nella formazione dei propri lavoratori, nell’utilizzo dei nuovi tipi di assunzioni, nel creare nuova occupazione;&lt;br /&gt;-         Servizi alle imprese che richiedono consulenza e assistenza negli atti amministrativi e nella gestione di eccedenze di manodopera.&lt;br /&gt;Il compito dei Centri per l’impiego è sostenere, tramite servizi di selezione e informazione, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, accompagnare l’inserimento lavorativo e formativo delle fasce svantaggiate, fornire al territorio un punto di riferimento per i servizi e le attività di progettazione, promozione e realizzazione degli interventi a sostegno dell’occupazione. La riforma Biagi ha segnato l’apertura ai privati dei servizi per l’impiego. Accanto ai servizi pubblici per l’impiego introduce le agenzie private per il lavoro. Presso il Ministero del Lavoro è stato istituito un albo delle agenzie per il lavoro, cioè strutture private polifunzionali che si occupano della mediazione tra domanda e offerta di lavoro. Le persone in cerca di occupazione possono rivolgersi ad agenzie private, come ad esempio le società interinali o di ricerca e selezione del personale, (le agenzie di lavoro interinale si occupano della mediazione tra domanda e offerta di lavoro interinale, temporaneo o in affitto, introdotto dalla legge n. 196 del 24 giugno 1997 - pacchetto Treu. Il lavoratore viene assunto e retribuito dalle agenzie di lavoro interinale - azienda fornitrice - ma presta il proprio lavoro presso un’altra azienda - azienda utilizzatrice -; le agenzie di ricerca e selezione sono delle società private che ricercano per conto delle aziende personale dotato di particolari requisiti professionali) ma anche ad università, scuole superiori ed enti locali (le Regioni e le Province Autonome possono rilasciare accrediti alle agenzie che operano in ambito locale mentre alle università, alle scuole superiori, ai Comuni, alle Camere di commercio e alle associazioni dei datori di lavoro viene riconfermato il ruolo nell’ambito dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro). Una delle novità introdotte dalla riforma che riguarda le agenzie per il lavoro è l’abolizione dell’oggetto sociale esclusivo, le agenzie autorizzate possono svolgere contemporaneamente l’attività di fornitura di manodopera e l’attività di collocamento. Così si realizza un sistema misto in cui pubblico e privato concorrono alla promozione di maggiori possibilità di occupazione. L’art. 2 del D.lgs. n. 276 del 10 settembre 2003 stabilisce le tre principali funzioni del nuovo collocamento, quali intermediazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione del personale. Ai servizi pubblici all’impiego, che oltre a queste funzioni, mantengono la funzione pubblica di tenuta e aggiornamento dell’anagrafe e della scheda professionale dei lavoratori (delle novità in materia di collocamento sono l’istituzione di un elenco anagrafico che sostituisce le liste di collocamento e che permette ai lavoratori di partecipare a colloqui e corsi di formazione, e l’abolizione del libretto di lavoro sostituito da una scheda professionale nella quale vengono raccolti i dati personali, la formazione, le competenze e tutta l’attività lavorativa del lavoratore, rilasciata dai Centri per l’impiego) e che devono inoltre organizzare tutti i servizi e le azioni di prevenzione della disoccupazione, si aggiungono le agenzie per il lavoro. Le agenzie private per il lavoro svolgono la funzione di collocamento (intermediazione, ricerca e selezione, supporto alla ricollocazione) attraverso un doppio regime:&lt;br /&gt;-         autorizzazione affidata allo Stato quale strumento di abilitazione ad operare nel mercato del lavoro;&lt;br /&gt;-         accreditamento affidato alle Regioni e specifico per ciascun territorio regionale quale strumento di idoneità ad erogare servizi per il lavoro negli ambiti regionali di riferimento e all’esercizio reale delle funzioni anche mediante l’accesso alle risorse pubbliche.&lt;br /&gt;Tutte le funzioni saranno effettuate tramite il collegamento con la Borsa continua nazionale del lavoro, (La Borsa continua nazionale del lavoro richiama il Sil (Sistema informativo lavoro), previsto dal D.lgs. n. 496 del 1997, quale insieme di risorse informatiche che riguardano le strutture preposte a gestire le politiche del lavoro e dei servizi per l’impiego, costituendo un unico dominio informatico articolato in un sistema centrale e in sistemi regionali. Comunque se ne differenzia in quanto inserito nel nuovo sistema di collocamento ridisegnato dalla Biagi ) uno strumento telematico che consente l’inserimento e l’accesso a notizie ed informazioni inerenti il mercato del lavoro. La diffusione delle agenzie private di collocamento e lo sviluppo dei centri per l’impiego hanno segnato inevitabilmente a livello nazionale e regionale la fine del classico ufficio di collocamento inefficiente. Il problema non riguarda l’efficienza o meno di uno strumento o di un altro, ma la sicurezza del posto, il tipo e la qualità di impiego che quello strumento è in grado di offrire a chi cerca lavoro, che ovviamente non dipende da una agenzia o da un ufficio, ma dalla situazione politica, sociale ed economica, attraversata da un determinato territorio, e dato che il contesto internazionale e nazionale sono segnati da una situazione negativa in quasi tutte le dimensioni sociali ed economiche, l’Abruzzo, in un’epoca di avviata globalizzazione, non può sottrarsi a questa realtà. Secondo quanto riportato dalla Direzione Regionale del Lavoro, nel 2003 1.137 aziende locali hanno stipulato 7.649 contratti di lavoro temporaneo e dato occupazione a 10.161 lavoratori, ciò significa che solo 2.512 persone hanno trovato un “posto di lavoro regolare”. I lavoratori temporanei sono prevalentemente uomini (70% dei casi) al di sotto dei 32 anni. Per 9.319 persone il posto è soprattutto da operaio (91,7% dei casi) e solo per 852 da impiegato (8,3% dei casi).&lt;br /&gt;Il 44% dei lavoratori è impiegato per periodi superiori ad un mese, il 56% per meno di un mese, in aumento rispetto al 2002. I settori che hanno fatto registrare un numero maggiore di contratti sono stati il metalmeccanico (3.023 contratti), la pubblica amministrazione (1312 contratti) e il commercio (1181 contratti), (i dati forniti dalla Direzione Regionale del Lavoro, interessano 12 agenzie operanti in Abruzzo con 55 filiali, di cui 17 in provincia di Chieti, 16 in provincia di Teramo, 13 in provincia di Pescara, 9 in provincia dell’Aquila). Da questi dati, anche se riferiti al 2003, si può dedurre che l’Abruzzo non sfugge alla morsa della politica economica neoliberista e che lo sviluppo di un nuovo sistema di collocamento risolve soltanto apparentemente e nella statistica il problema della disoccupazione, per un mese o forse più, tralasciando quello del precariato e con esso quello della qualità, ma come ho detto prima non è compito di un ufficio risolvere questi problemi ma di un complesso meccanismo politico, sociale ed economico di cui quegli uffici e quelle agenzie fanno parte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8794670409777496806?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8794670409777496806/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8794670409777496806&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8794670409777496806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8794670409777496806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/uno-sguardo-al-passato-sviluppo-dei.html' title='UNO SGUARDO AL PASSATO : SVILUPPO DEI CENTRI PER L’IMPIEGO E DIFFUSIONE DELLE AGENZIE PRIVATE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3635092948640863067</id><published>2007-11-08T17:00:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T17:01:45.688+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Trasporti'/><title type='text'>S.S. 153: ANCORA DISAGI di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Il Cospa e MpL pronti di nuovo a scendere in piazza&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. La strada statale 153 che collega Navelli a Bussi all’altezza dell’Alta Valle del Tirino rimane chiusa per i lavori di messa in sicurezza (calcolati in oltre 2milioni di euro per rimuovere qualche masso) dopo gli incendi della scorsa estate che hanno colpito la zona e ancora nessuna voce istituzionale sa illuminare la collettività sulla sua riapertura. Ancora disagi per gli abitanti della zona e per le persone che si trovano ad attraversare quel tratto di strada, ancora quiete istituzionale e silenzio, ancora isolamento e ancora l’imbarazzante e perdurante interrogativo sui tempi dei lavori.  Inizialmente si diceva che la strada sarebbe stata riaperta nel 2008 perché i lavori erano lunghi, poi il colpo di scena. Il 18 ottobre la promessa. Durante un incontro organizzato dall’Anci Abruzzo nella sede dell’Anas dell’Aquila con lo scopo di esaminare i problemi della S.S. 153 che ne hanno determinato la chiusura, il Capo Compartimento dell’azienda Valerio Mele ed il rappresentante della Regione Alterio Leone assicurarono che i lavori di consolidamento e di messa in sicurezza sarebbero stati appaltati in breve tempo mediante un cofinanziamento Anas-Regione Abruzzo con prelievo dai fondi ordinari con la conseguente riapertura della strada entro Natale 2007. A metà novembre ancora tutto tace, non si vedono segni di lavori in corso. Per tutte queste motivazioni il Cospa e MpL hanno deciso di scendere in piazza nuovamente, dopo la prima manifestazione del 24 settembre,  il 14 novembre prossimo dalle 9 alle 15.30, promettendo clamorose iniziative in considerazione della latitanza istituzionale e dei sindaci della zona. “E’ assurdo - ha detto Piero Carducci, presidente MpL - che una strada di tale importanza resti chiusa per mesi . L’Aquila è sempre più isolata, sono enormi i disagi per chi è costretto a percorrere quotidianamente l’arteria. Vogliamo una risposta certa sui lavori da svolgere e sui relativi tempi, e l’avvio immediato del cantiere”. Il portavoce del Cospa, Dino Rossi, ha annunciato che un corteo di auto, mezzi pesanti e trattori spargiletame percorrerà la strada chiusa al traffico per poi immettersi sulla statale 17 fino al palazzo dell’Emiciclo all’Aquila. I manifestanti chiedono di essere ricevuti in Consiglio regionale e di avere spiegazioni in merito ai ritardi dell’inizio dei lavori per la riapertura. Il Cospa fa notare, oltre all’esasperazione dei cittadini, una segnalazione ambigua che impedisce di fatto il passaggio dei camion di peso superiore ai 35 quintali e di lunghezza oltre i 15 metri sulla strada per Capestrano, lungo la quale è attualmente deviato il traffico. Poiché è impossibile per i Tir invertire la direzione di marcia, rileva il Cospa, essi sono “costretti a imboccare la strada interrotta”. Occorre anche considerare il fatto che negli ultimi giorni i contadini impegnati nella raccolta delle olive, i quali per raggiungere i loro poderi devono percorrere brevi tratti della strada interrotta, vengono multati dalle forze dell’ordine. Insomma davvero una strana vicenda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-3635092948640863067?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/3635092948640863067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=3635092948640863067&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3635092948640863067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/3635092948640863067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/ss-153-ancora-disagi-di-federico-zia.html' title='S.S. 153: ANCORA DISAGI di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-644527967856856594</id><published>2007-11-08T16:53:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T17:00:05.536+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>CONTESTO SOCIOECONOMICO: ACCADEVA IN ABRUZZO 2 ANNI FA di Federico Zia</title><content type='html'>La regione Abruzzo è a serio rischio di deindustrializzazione, con tutti i settori produttivi che versano in gravi difficoltà, con un evidente squilibrio fra zona costiera e interno. Numerosi sono gli stati di crisi e le amministrazioni controllate di imprese, così come in aumento sono i ricorsi alla cassa integrazione e alla mobilità dei lavoratori.&lt;br /&gt;Il declino riguarda tutte le province, a cominciare da quella dell’Aquila dove il polo elettronico sta scomparendo. Aziende come la Flextronics, la Finmek, la Lares Tecno, la Optimes, la Vibac, oltre a una serie di piccole e medie imprese, stanno diventando un lontano ricordo. Secondo Sandro Giovarruscio della Cgil aquilana, “la crisi industriale della provincia è più forte e visibile che nel resto della regione. In seguito alla scissione della Siemens, che oggi mantiene solo i laboratori di ricerca con 250 unità, e malgrado le intese raggiunte sulla ristrutturazione del comparto nel 1999-2000, le cose non hanno più funzionato come prima. In parte, è dipeso dalla crisi internazionale delle telecomunicazioni, ma molto dalla scarsa innovazione tecnologica dei prodotti delle nuove aziende”. Così, solo nel settore dell’alta tecnologia, sono 2.200 i lavoratori a rischio, su un totale di 3.800.&lt;br /&gt;Il panorama sconfortante include la Valle Peligna, industrialmente l’area più depressa per livello d’attività e con un elevato tasso di disoccupazione (oltre il 20%), senza tralasciare i territori di Sulmona e Avezzano.&lt;br /&gt;A Sulmona gli esuberi hanno riguardato la Finmek (120 unità in cassa integrazione su 170). Secondo Roberto Campo della Uil Abruzzo “la situazione della Finmek di Sulmona si è fatta estremamente drammatica, priva di prodotto e di mercato di riferimento dopo la fine dei rapporti industriali e commerciali con la Ericsson, l’azienda ha quasi dato fondo alle quantità disponibili di cassa integrazione, mentre la direzione ha disatteso completamente gli impegni che aveva assunto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, non presentando il piano industriale, oltre che non pagando gli stipendi”.&lt;br /&gt;Il futuro di Magneti Marelli (sospensioni per auto) permane incerto anche se dopo l'accordo di mobilità  per 100 unità, il piano industriale presentato dall'Azienda al Sindacato inizia a delineare un inizio di riavvio positivo per lo stabilimento di Sulmona, in quanto buona parte delle produzioni per il Nuovo Ducato verranno allocate nel sito Peligno, oltre alla produzione di particolari per nuovi modelli Fiat e Alfa Romeo. L'obiettivo è quello di “rilanciare lo stabilimento di Sulmona con nuovi investimenti e un forte cambio generazionale degli occupati”.&lt;br /&gt;Ad Avezzano, sono a rischio i 270 lavoratori di Ixfin (telecomunicazioni). Secondo quanto riportato da Roberto Campo della Uil Abruzzo nella sua relazione realizzata insieme alla Cisl e alla Cgil, intitolata “La situazione, il ruolo e le prospettive dell’industria in Abruzzo”, il gruppo che fa capo all’azienda “ha deciso di vendere lo stabilimento abruzzese a soggetti imprenditoriali che non operano a un livello tale da offrire complessivamente una prospettiva credibile a questo stabilimento”.&lt;br /&gt;La Uil Abruzzo ha espresso preoccupazione per la situazione attraversata dal territorio aquilano anche attraverso una lettera aperta inviata al nuovo presidente regionale Ottaviano Del Turco dove si chiede di individuare le aree sottosviluppate nella provincia dell’Aquila e avviare al più presto un tavolo di concertazione per individuare gli indirizzi e i conseguenti progetti che possano essere sostenuti dall’Unione Europea. Nella lettera, scritta dal segretario provinciale della Uil, Pietro Paolelli, testualmente si legge: “Chiediamo a lei e al Governo regionale di conoscere il piano di riparto delle risorse del Cipe (152 milioni di euro con il cofinanziamento regionale, da utilizzare nel triennio 2004/2006 per la realizzazione di interventi infrastrutturali) e l’individuazione delle aree e dei settori di intervento sui quali si intende operare. Su questo argomento chiediamo altresì, qualora non siano state assunte decisioni o avviate procedure, di convocare urgentemente una riunione con i sindacati, le parti sociali e le istituzioni per affrontare e definire tale importante problematica che segnerà o la ripresa dello sviluppo delle zone interne o la sua definitiva irreversibile decadenza. Ogni giorno che passa cresce la preoccupazione, l’incertezza e l’insicurezza di molti cittadini abruzzesi, i quali ripongono nel nuovo governo regionale le loro aspettative e speranze”.&lt;br /&gt;Le cose non vanno meglio nella provincia di Pescara. Secondo Mario Boyer della Cgil locale, “il territorio pescarese è avvitato dentro un processo di recessione economica, con il Pil sceso dello 0,5% in un anno. A ciò si aggiunge l’aumento di precarizzazione selvaggia del lavoro dipendente: basti considerare che nell’arco temporale 2000-2003 su 100 avviamenti al lavoro, 80 risultano a tempo determinato, parasubordinato, parziale e a formazione lavoro”.&lt;br /&gt;Relativamente all’occupazione (78.000 dipendenti su 285.000 abitanti), si segnalano forti e crescenti elementi di criticità nell’ultimo triennio, con particolare riferimento a giovani, donne, disabili, ultraquarantenni espulsi dai processi produttivi. Di tale criticità, sono testimonianza le iscrizioni al collocamento, che hanno superato le 40.000 unità, di cui 15.000 in cerca di prima occupazione, la debolezza della domanda da parte delle imprese, il tasso d’occupazione (inferiore al 37%, rispetto a quello italiano del 43% ed europeo del 51%), la composizione della forza lavoro dipendente, con l’invecchiamento della popolazione lavorativa, il fortissimo incremento dei disoccupati di lunga durata, che hanno toccato quota 7.000.&lt;br /&gt;Allarmanti sono i dati sulla cassa integrazione, che registrano un’impennata nell’ultimo anno, con un aumento del 29%, mentre interi settori, quelli più deboli e marginali, rischiano di sparire dal mercato entro la stretta della globalizzazione.&lt;br /&gt;Secondo Boyer questo “è il riflesso di un declino dello sviluppo nella provincia di Pescara  confermato dai dati Svimez sul Pil e il reddito procapite di Pescara, della regione e della sua progressiva deindustrializzazione”.&lt;br /&gt;Tra le aziende in difficoltà, spiccano la Merker (metalmeccanica), la Coparfin (manufatti in cemento), in amministrazione controllata, con i 120 lavoratori in mobilità, il gruppo Brioni (abbigliamento di lusso), dove tutti i dipendenti sono costretti a un’ora di cassa integrazione per 52 settimane, la Solvay di Bussi (chimica), primo insediamento industriale dell’Abruzzo, risalente a 105 anni fa, con 45 lavoratori su 300 messi in mobilità.&lt;br /&gt;Roberto Campo della Uil Abruzzo ritiene che “la vertenza Solvay deve vedere il coinvolgimento, in un’ottica complessiva di sito, anche della realtà metalmeccanica degli appalti, che sta subendo pesanti contraccolpi negativi che mettono in discussione altri 100 posti di lavoro. Per quanto riguarda la Merker, dove oggi sono al lavoro 100 dipendenti su una forza complessiva scesa sotto i 300 lavoratori, rispetto ai 480 iniziali, la ricerca di un assetto proprietario, industriale e finanziario adeguato, non è ancora giunta a definizione, ma malgrado tutto quello che è successo, le possibilità di uno sbocco positivo ci sono, e il sindacato è fortemente impegnato a perseguirlo. La ripresa dell’azienda deve essere caratterizzata da una gestione dei problemi e dei rapporti con i lavoratori trasparente, a cominciare dall’applicazione rigorosa della rotazione della cassa integrazione ”.&lt;br /&gt;E’ in difficoltà anche la provincia di Teramo, che ha una struttura economica diversa dalle altre province. Il tessuto imprenditoriale è formato da piccole e medie aziende (circa 30.000 con 3,6 addetti in media, per un totale di 108.000 occupati su 300.000 abitanti), con solo due, Atz e Amadori, che superano di poco le mille unità.&lt;br /&gt;Secondo Luciano Fratoni della Cgil teramana “anche se in una situazione sfavorevole, la vivacità imprenditoriale è sempre forte, come si evince dal saldo positivo tra nascite e cessazioni di aziende. In passato, il sistema s’identificava con l’impresa manifatturiera, soprattutto con il tessile e l’alimentare. Oggi si tende a diversificare tra l’economia della costa, caratterizzata dalla sempre più larga fetta di turismo, e la zona interna, dove le difficoltà di crescita sono maggiori. Un potenziale volano di sviluppo è costituito dal Parco nazionale Gran Sasso–Monti della Laga, sotto forma di valorizzazione dell’ambiente, con la nascita di attività artigianali e aziende agrituristiche”. Sempre secondo Fratoni “il decollo stenta a realizzarsi per via dei mancati investimenti in ricerca e innovazione, formazione d’impresa e servizi avanzati. Le aziende non riescono a superare le difficoltà, schiacciate dalla dura competizione internazionale”.&lt;br /&gt;Nella provincia il declino è evidente nel tessile, concentrato nella Val Vibrata, dove solo nell’ultimo anno sono andati persi 500 posti di lavoro, e nell’alimentare, dove ha chiuso la Foodinvest, specializzata in merendine e prodotti da forno, che dava lavoro a 200 persone.&lt;br /&gt;Sono in crisi anche aziende importanti, come Amadori, famosa per il pollo, vittima del crollo dei mercati, a seguito all’epidemia scoppiata in Asia, e Lazzaroni, biscottificio, che, dopo aver chiuso la sede di Saronno e abolito una serie di prodotti, ha deciso di tagliare anche nel teramano (da 120 a 40 unità), per far fronte alla pesante situazione finanziaria.&lt;br /&gt;Uno scenario generale di crisi, che non risparmia le tre aree industriali della provincia di Chieti, Val di Sangro, Valle del Trigno e Val Pescara (154.000 occupati sul totale di 450.000 abitanti), dove, stando ai dati delle ispezioni, cresce a dismisura il lavoro nero. Secondo Michele Marchioli della Cgil provinciale “la prima area vive una situazione abbastanza tranquilla anche perché le dolorose ristrutturazioni del settore meccanico, a cominciare da Sevel, sono ormai alle spalle. L’attuale equilibrio rischia di rompersi, se da parte pubblica si continuerà a non investire nelle politiche industriali, rendendo il territorio sempre meno appetibile per l’impresa privata. La seconda area, il Vastese, è già più instabile, oggetto anch’essa di forti processi di riorganizzazione, che hanno coinvolto grandi fabbriche, come Pilkington (vetri per auto, 1.900 addetti) e Denso (batterie per auto, 1.700 unità) ove le aspettative sono poche e si teme un’ulteriore regressione”.&lt;br /&gt;La crisi vera e propria interessa la terza area, dove i vari settori industriali scontano pesanti ridimensionamenti. Dal tessile (Iac, azienda di camicie e maglieria, passata in un decennio da 3.000 a 80 addetti) all’elettronica (Ixfin, specializzata in piastre, i cui 180 lavoratori sono finiti in cassa integrazione) alla gomma (Veta 86, fabbrica di stivali di gomma, passata da 200 a 130 unità). Da ricordare inoltre la crisi di Agip mineraria a Ortona, rimpicciolita in pochi anni da 450 a 80 addetti.&lt;br /&gt;Roberto Campo, della Uil Abruzzo, sostiene che “per perseguire gli obiettivi di arrestare il declino in Abruzzo, difendere l’apparato esistente con la relativa capacità produttiva, ed impostarne la ripresa, è necessaria una svolta, con l’apertura di una vertenza confederale regionale, parallela alle vertenze aziendali che stanno affrontando i gravi problemi di crisi e ristrutturazione in atto in numerose realtà produttive della nostra regione. Inoltre occorrono investimenti, progetti, opere, invertendo la tendenza al ridimensionamento e al disinvestimento, che è costata alla regione consistenti perdite dirette, tecnologiche, occupazionali e professionali”.&lt;br /&gt;Ma la tendenza al ridimensionamento e al disinvestimento sembra correre sempre verso la stessa direzione in quanto le previsioni contenute nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria della Regione Abruzzo certificano un bilancio regionale sempre più in difficoltà. Minori risorse saranno disponibili nel 2005, per investimenti e per politiche di sviluppo, “i tagli previsti nella finanziaria nazionale per il 2005 poi danneggeranno ciò che rimane disponibile nel bilancio regionale”.&lt;br /&gt;Considerando la performance occupazionale della regione e la flessibilità dei rapporti di lavoro, l’Abruzzo presenta un tasso di occupazione pari al 56% e un tasso di disoccupazione pari al 5,4%, in particolare nella provincia dell’Aquila il CNEL ha registrato un tasso di occupazione del 56,4% e un tasso di disoccupazione del 7,6%, in quella di Pescara un tasso di occupazione del 57,4% e un tasso di disoccupazione del 6,2%, nella provincia di Teramo un tasso di occupazione del 56,4% e un tasso di disoccupazione del 3,6%, ed infine nella provincia di Chieti un tasso di occupazione del 55,6% e un tasso di disoccupazione del 4,5%.&lt;br /&gt;I lavoratori a tempo parziale e a tempo determinato rappresentano il 13% degli occupati, inoltre negli ultimi anni il lavoro interinale ha fatto registrare più di ventimila missioni all’anno, è cresciuto anche il lavoro parasubordinato che fino al 2002 si aggirava intorno alle 40.000 unità.&lt;br /&gt;L’Istat afferma che in Abruzzo sono stati persi in un anno circa 8.000 posti di lavoro, altre stime riportate dai sindacati invece mostrano un dato ancora più sconfortante e cioè che in un anno in Abruzzo sono stati persi circa 20.000 posti di lavoro. In particolare il segretario generale della Cisl Abruzzo, Gianni Tiburzi, sostiene che “la situazione di crisi è aggravata oltre che dai ventimila posti di lavoro persi in un anno, da undicimila disoccupati in più, dalla disoccupazione salita all'8%, e dalla flessione del prodotto interno lordo”.&lt;br /&gt;La rilevazione Istat del 30/09/2004 è stata effettuata utilizzando la metodologia standard CEE che rientra nella cosiddetta “strategia di Lisbona” che riguarda un nuovo obiettivo da perseguire nel corso del decennio 2000-2010 allo scopo di rafforzare l'occupazione, la riforma economica e la coesione sociale nel quadro di un'economia fondata sulla conoscenza.&lt;br /&gt;La linea d'azione raccomandata a tal fine si articola attorno a tre assi principali, che consistono nel:&lt;br /&gt;-         preparare l'avvento di una società e di un'economia fondate sulla conoscenza;&lt;br /&gt;-         preparare tale società e tale economia mediante politiche che rispondano meglio alle necessità della società dell'informazione, della ricerca e dello sviluppo, nonché mediante l'accelerazione delle riforme strutturali per rafforzare la competitività e l'innovazione e mediante il completamento del mercato interno;&lt;br /&gt;-         modernizzare il modello sociale europeo investendo nelle risorse umane e lottando contro l'esclusione sociale mantenendo le condizioni di un'evoluzione sana dell'economia e le prospettive di crescita favorevoli grazie ad un opportuno dosaggio delle politiche macroeconomiche.&lt;br /&gt;Dalla rilevazione Istat emerge che:&lt;br /&gt;-         Il tasso di disoccupazione del I trimestre 2003 è stato pari al 12,5%, mentre quello del I trimestre 2004 è stato del 9,4%. Nel I trimestre 2004 la disoccupazione è dunque scesa nella misura del 3,1%. Tale percentuale si traduce in una diminuzione effettiva di 21.000 disoccupati (da 70.000 a 49.000);&lt;br /&gt;-         Il tasso di disoccupazione peggiora nel II trimestre 2004, e sale dal 6,3% del 2003 all’8% per il 2004. Nel corso del II trimestre del 2004 si è dunque persa una quota significativa rispetto a quanto guadagnato nel trimestre precedente. Le persone in cerca di occupazione crescono infatti nella misura di 8.000 unità (da 33.000 a 41.000);&lt;br /&gt;Da questa rilevazione emerge anche che nel terzo trimestre del 2004 in Abruzzo vi è stato un aumento dell’occupazione, ma si tratta di dati sui quali l’Ente Abruzzo Lavoro mantiene una certa prudenza perché la nuova metodologia della “rilevazione continua”, adottata dall’Istat per un adeguamento agli standard comunitari, “ha bisogno di un arco temporale abbastanza lungo per la stabilizzazione delle rilevazioni”.&lt;br /&gt;Infatti Piero Carducci, direttore di Abruzzo Lavoro, ritiene che “la rilevazione Istat è stata effettuata utilizzando la metodologia standard europea (RCFL), caratterizzata dalla profonda riorganizzazione delle metodologie di produzione dei dati. Ciò significa, tra l'altro, che non è possibile paragonare, come invece si è paragonato, il tasso di disoccupazione desunto dalla nuova metodologia con il tasso di disoccupazione calcolato con il vecchio metodo. La nuova metodologia deve essere maggiormente affinata. Gli analisti dovrebbero considerare che la nuova rilevazione è in fase di rodaggio, un rodaggio che evidenzia particolari difficoltà nella nostra regione. L'Abruzzo è infatti una delle regioni in cui l'introduzione del nuovo metodo ha prodotto i maggiori cambiamenti quantitativi, in netta controtendenza e difficilmente comprensibili per quanto riguarda il numero delle persone in cerca di occupazione”.&lt;br /&gt;Comunque tali dati evidenziano un aumento degli occupati da 467.000 del 1° trimestre a 472.000 del 2° trimestre, per raggiungere le 494.000 unità nel 3° trimestre. In calo, invece, le persone in cerca di occupazione da 49.000 nel 1° trimestre a 41.000 nel 2° trimestre, a 30.000 nel 3° trimestre 2004.&lt;br /&gt;Questa rilevazione evidenzia anche dei  segnali positivi dai principali indicatori, il tasso di attività al 61,7% (era al 61,1% al 1° trimestre), il tasso di occupazione al 58,1% (era al 55,2% al 1° trimestre), il tasso di disoccupazione al 5,8% (era al 9,4% al 1° trimestre).&lt;br /&gt;La rilevazione sottolinea inoltre una flessione di 16.000 unità nelle forze di lavoro (da 540.000 unità del 3° trimestre 2003 a 524.000 unità del 3° trimestre 2004), un calo di 11.000 unità per gli occupati (da 511.000 del 3° trimestre 2003 a 494.000 del 3° trimestre del 2004) e un incremento di 1.000 unità per le persone in cerca di occupazione (da 29.000 a 30.000).&lt;br /&gt;Di parere opposto, rispetto all’aumento dell’occupazione rilevata dall’Istat, è invece l’economista Giuseppe Mauro secondo cui “in Abruzzo gli occupati diminuiscono rispetto al 2003 del 3,3%, mentre nella media italiana e nel Mezzogiorno vi è un leggero segno positivo. C’è poi una diminuzione dell’occupazione netta di 17 mila unità. L’Abruzzo è una regione inserita con le sue grandi aziende nel ciclo congiunturale nazionale e mondiale. Ha risentito negativamente della congiuntura e ora fatica ad agganciarsi alla ripresa, mentre vediamo da altre zone segnali vivissimi. L’Abruzzo ha avuto uno dei maggiori incrementi nel settore del lavoro temporaneo. Ora, se nonostante l’aumento di flessibilità la crisi permane, vuol dire che il mercato del lavoro non è più in grado di sostenere l’occupazione. Il mercato del lavoro non cresce perché non cresce il Pil e il Pil non cresce perché non ci sono nuovi investimenti, mentre la nostra piccola impresa, quella dello sviluppo endogeno, specializzata su produzioni mature e dunque facilmente aggredibili, sta risentendo fortemente della concorrenzialità intensissima dei paesi emergenti. Bisogna gestire questa fase partendo da quello che è il patrimonio di questa regione: le competenze, le produzioni, i distretti e i sistemi locali di sviluppo, abbandonando le dispute campanilistiche per fare sistema. Forse è anche arrivato il momento di guardare al futuro con occhi postindustriali. Si tratta di ragionare in termini di competitività e innovazione, destinando le risorse, ormai scarse, su progetti validi, e valorizzare le risorse locali, come il turismo”.&lt;br /&gt;Anche Confindustria Abruzzo, che non nega la difficile situazione attraversata dalla regione ed evidenziata nell’indagine semestrale sull’industria abruzzese, ritiene che occorre “guardare al futuro con occhi postindustriali”, infatti in occasione delle elezioni regionali 2005 ha inviato una lettera aperta ai due candidati alla presidenza della Regione, l’On. Giovanni Pace e l’On. Ottaviano Del Turco, dove testualmente si legge: “l’elezione del prossimo Governo Regionale in Abruzzo è un appuntamento politico di grande rilevanza per lo sviluppo socioeconomico regionale. Lo scenario attuale richiede che tutte le componenti del sistema regione aggiornino il proprio ruolo e le modalità del proprio operato, per raggiungere due obiettivi che non si possono fallire, la competitività e l’innovazione”.&lt;br /&gt;Quel che deve preoccupare non è l’oscillazione del tasso di disoccupazione, ma il progressivo peggioramento che si rileva nella qualità del lavoro abruzzese, da cui dipende la qualità dei prodotti e dei servizi e quindi la capacità competitiva.&lt;br /&gt;La qualità si può misurare, a livello europeo, con l’indice di Lisbona.&lt;br /&gt;Questo indice misura la dinamicità del sistema economico e la sua capacità di valorizzare al meglio la risorsa umana.&lt;br /&gt;L’indice migliora a livello europeo e si mantiene stabile in Italia.&lt;br /&gt;In Abruzzo, invece, si registra un netto peggioramento nell’arco di appena un anno: dal 65% al 60%.&lt;br /&gt;L’indice di Lisbona peggiora per diversi motivi:&lt;br /&gt;-         Diminuiscono gli occupati (21.000 in meno nel I trimestre 2004 e 20.000 in meno nel II);&lt;br /&gt;-         Diminuisce la forza lavoro ed in misura consistente: ciò significa che l’Abruzzo è una regione sempre più “anziana”, dove i giovani sono pochi ed hanno poche opportunità di lavoro;&lt;br /&gt;-         Aumenta inoltre il lavoro nero, precario ed irregolare, fatto dimostrato da indagini sul campo e dalla contemporanea diminuzione sia degli occupati che delle persone in cerca di occupazione.&lt;br /&gt;Da questo scenario occorrerebbe trarre le giuste indicazioni di politica economica.&lt;br /&gt;Dovrebbe essere data maggiore incisività alle politiche della formazione, troppo centrate sugli individui e poco sullo sviluppo dei sistemi locali e sulle problematiche di competitività delle imprese.&lt;br /&gt;Politiche formative specifiche dovrebbero riguardare le aree dove sono presenti situazioni di particolare crisi e diffusi fenomeni di deindustrializzazione.&lt;br /&gt;Occorre quindi potenziare la qualità delle risorse umane e gli investimenti in ricerca. Questi sono interventi capaci di accelerare la ripresa del sistema e di produrre una migliore occupazione&lt;br /&gt;Nella qualità delle condizioni di lavoro rientra ovviamente anche la sicurezza sul lavoro. Basti pensare che solo nella provincia di Chieti nel 2003 gli infortuni denunciati all’Inail sono stati 6.784 (278 in più rispetto al 2002) con 12 incidenti mortali e tale tasso di crescita è stato pressappoco lo stesso nel 2004. La provincia di Chieti è quella con il più alto tasso d’infortunio in Abruzzo.&lt;br /&gt;Nel 2004 gli infortuni nell’industria e nei servizi denunciati all’Inail sono stati 24.452, di cui il 18% nella provincia dell’Aquila, il 22% nella provincia di Pescara, il 26% nella provincia di Teramo e il 34% nella provincia di Chieti.&lt;br /&gt;L’Abruzzo presenta un indice di infortuni pari a 41 infortuni per mille occupati collocandosi al di sopra della media nazionale pari a 40 infortuni per mille occupati.&lt;br /&gt;L’Abruzzo presenta valori più alti rispetto alla media nazionale, sia per quel che riguarda l’infortunio semplice, sia per l’infortunio che ha causato postumi permanenti, sia per i casi mortali.&lt;br /&gt;E’ in aumento anche il numero delle malattie professionali denunciate, soprattutto nel settore industriale.&lt;br /&gt;Gli incidenti avvengono con maggiore frequenza, rispettivamente, nel settore delle costruzioni, nell’industria metalmeccanica, nel commercio, nei trasporti e nell’attività sanitaria. In agricoltura da vari anni si sta registrando una diminuzione nel numero degli incidenti. Il 40% di tutti gli infortuni  in agricoltura interessa la provincia di Chieti.&lt;br /&gt;Rendere il lavoro sicuro è un dovere che deve mettere in comune l’azione del governo, delle istituzioni, regionali e locali, delle forze sociali.&lt;br /&gt;Tutti i soggetti pubblici e privati che intervengono nei processi di prevenzione e di vigilanza dovranno adoperarsi per ridurre sempre più il fenomeno, operando con concrete proposte specialmente sul terreno della formazione e dell’informazione.&lt;br /&gt;Un altro fenomeno che dovrebbe essere tenuto maggiormente in considerazione nella regione è il lavoro irregolare.&lt;br /&gt;Secondo i dati Censis riferiti al 2000 e divisi per provincia il sommerso nel teramano e nel pescarese si aggirava intorno al 15%, nell’aquilano al 16% e nel teatino al 9,2%. Secondo i dati Istat, nel 2001 il lavoro sommerso era pari al 14,1% degli occupati, cioè di un punto inferiore rispetto alla media nazionale di quel periodo del 15,3%. Attualmente i lavoratori abruzzesi irregolari sono più di 70.000, concentrati in agricoltura, nei servizi e nelle costruzioni, in particolare il sommerso è al 30% in agricoltura, al 14,7% nei servizi, al 5,5% nell’industria e al 19,1% nelle costruzioni.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la lotta al sommerso a livello regionale, dapprima ci furono i contratti di riallineamento, poi nel 1998 vennero istituiti i Comitati, regionale e provinciali, che dovevano controllare i progetti di emersione progressiva, nel 2002 nacquero i CLES (Comitati per l’Emersione) che dovevano curare direttamente i piani di emersione delle imprese, ma i risultati furono scarsi in quanto ci furono tre piani a Chieti, quattro a L’Aquila, dieci a Pescara e nessuno a Teramo.&lt;br /&gt;Una svolta importante per la lotta al lavoro irregolare, secondo i principali sindacati, è stato l’avviso comune firmato da tutte le parti sociali del settore delle costruzioni il 16 dicembre 2003. Sono previste delle agevolazioni solo per le imprese che dimostrano di rispettare i contratti e le norme di legge. A tal proposito in ogni provincia è stato istituito il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva), con la certificazione dell’INPS, dell’INAIL e della Cassa Edile.&lt;br /&gt;Tutti questi fattori di criticità che caratterizzano la realtà abruzzese si riflettono ovviamente sulle condizioni di vita dei cittadini.&lt;br /&gt;Pescara è la provincia abruzzese più ricca con un valore aggiunto pro capite di 17.371 euro nel 2003. Le province abruzzesi nella classifica della ricchezza prodotta si collocano più o meno nelle stesse posizioni tra il 67º posto di Pescara (17.371 euro) e il 73º posto di L’Aquila (16.027 euro), ben al di sotto della media nazionale (20.232). Teramo rimane stazionaria (17.093 euro), mentre arretrano in posizione Chieti (-5 posizioni con 16.973 euro) e L’Aquila (-6 posizioni con 16.027).&lt;br /&gt;Quindi le condizioni di vita degli abruzzesi rimangono complessivamente basse, tutti i valori sono al di sotto della media nazionale di 20.232 euro.&lt;br /&gt;Tra il 1995 e il 2003 Pescara è stata l’unica provincia abruzzese a guadagnare posizioni, dal 70° al 67° posto. In termini percentuali tra il 1995 e il 2003 Pescara ha registrato la variazione più elevata, il 39%, pari ad una variazione annua del 4,3%.&lt;br /&gt;Gli intenti della Regione Abruzzo per reagire a questo scenario generale di crisi erano già stati rivelati nel 2000 in una comunicazione del Presidente Regionale al Consiglio Regionale ove testualmente si legge: “…la VII Legislatura dovrà essere ricordata come quella del cambiamento, delle riforme, del dinamismo….E’ necessario accompagnare l’Abruzzo nella fase del mercato globale ove conta la competitività, l’iniziativa, la flessibilità mentale, l’umiltà di ascoltare i nostri Amministrati….il mio Governo opererà nella fase compiuta della Società dell’informazione e si mobiliterà per allargare la base occupazionale, svecchiando metodologie di intervento e aderendo appieno agli strumenti offerti dalla tecnologia e promuovendo una formazione superiore e permanente….occorre dare una spallata ai problemi che impediscono all’Abruzzo di colmare quel divario che rende tutti i nostri indicatori non competitivi con le aree più avanzate del nostro Paese. Dobbiamo mettere la società produttiva nella condizione di operare in un contesto territoriale che diventi un luogo omogeneo, all’interno del quale i livelli di infrastrutturazione materiale ed immateriale siano di supporto all’ingegno e all’impegno dei lavoratori e degli imprenditori abruzzesi….inoltre sarà utile il confronto con le organizzazioni sindacali e professionali….amministrerò l’Abruzzo rispondendo alle esigenze primarie dell’individuo e della famiglia, lavoro, salute, servizi alla persona, tempo libero e cultura…..il programma pone il lavoro e l’occupazione al centro di un articolato sistema di interventi, la cui filosofia va ricercata nell’attivazione di misure dirette di sostegno a tutti i settori produttivi, esaltando e valorizzando le vocazioni territoriali, secondo la logica dei distretti produttivi e delle iniziative locali…..c’è la ferma convinzione che l’occupazione stabile si situa a valle dello sviluppo…perché ciò avvenga la Regione dovrà ricorrere a tutti gli strumenti disponibili….è necessario introdurre elementi di flessibilità nell’organizzazione del lavoro, potenziare i servizi all’impiego, sostenere i processi di creazione d’impresa e di lavoro, promuovere lo sviluppo di competenze nei settori della ricerca e della tecnologia….l’investimento più redditizio è quello delle risorse umane…occorre agire decisamente e con rapidità sul settore della formazione professionale…puntare sulla qualificazione delle strutture di formazione, sul miglioramento dell’istruzione regionale, sulla formazione a distanza, sul telelavoro…inoltre occorre intervenire sulla sanità…sul riequilibrio interno…sui settori produttivi e di servizio, industria, artigianato, agricoltura, edilizia pubblica e privata, commercio, turismo, cultura….la mia convinzione è che l’uomo e il suo diritto costituzionale al lavoro devono tornare al centro del nostro progetto di sviluppo…uomini e donne che conquistano la piena occupazione conquistano maggiore tranquillità…”.&lt;br /&gt;A distanza di cinque anni da tale comunicazione le cose in Abruzzo non sembrano particolarmente cambiate in meglio, al contrario c’è una sensazione diffusa di insoddisfazione che deriva dalla condizione lavorativa attuale, precaria o irregolare, in cui si trovano molti abruzzesi, mentre tanti altri hanno preferito “emigrare” o “pendolare” verso le altre regioni con la speranza di trovare una situazione migliore. Condizione questa che dipende principalmente dalla difficile situazione nazionale e internazionale, ma una parte di responsabilità è indubbiamente attribuibile alla politica regionale e locale. Sembra che gli interventi esposti in questo documento non siano stati attuati o lo sono stati solo in parte.&lt;br /&gt;Specialmente nel campo della formazione professionale la Regione non si è impegnata abbastanza, alcuni corsi sono stati messi in atto, ma erano per la maggior parte corsi a numero chiuso, quindi non inclusivi e per tanto discriminatori, soprattutto perché non era chiaro il criterio di selezione e non erano stati pubblicizzati a sufficienza.&lt;br /&gt;Inoltre non mi sembra che l’Abruzzo sia una regione in grado di competere all’interno del mercato globale come dimostra la crisi o il fallimento di molte piccole e medie imprese né che la sua base occupazionale si sia allargata in maniera considerevole, basta considerare il fatto che i lavoratori a tempo parziale e a tempo determinato rappresentano il 13% degli occupati i quali corrispondono al 37,6% (480.000 unità) della popolazione residente (1.276.000 unità).&lt;br /&gt;In definitiva con questi dati e con tutti gli altri fattori di criticità o di negatività esposti in precedenza non si diventa competitivi e non si crea sviluppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-644527967856856594?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/644527967856856594/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=644527967856856594&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/644527967856856594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/644527967856856594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/contesto-socioeconomico-accadeva-in_6987.html' title='CONTESTO SOCIOECONOMICO: ACCADEVA IN ABRUZZO 2 ANNI FA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2155073225253709896</id><published>2007-11-08T16:52:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T16:53:28.848+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>CONTESTO SOCIOECONOMICO: ACCADEVA IN ITALIA 2 ANNI FA di Federico Zia</title><content type='html'>In Italia la situazione di vita e la situazione di lavoro sono completamente diverse rispetto a un secolo fa. Il mutamento fondamentale è consistito nel passaggio dalla società industriale alla società post-industriale, cioè per molti anni l’economia italiana era basata sull’agricoltura e il potere si trovava nelle mani dei proprietari terrieri, poi a questo tipo di società basata sulla produzione agricola è subentrata la società industriale basata sulla produzione in grande serie di beni materiali e il potere è passato nelle mani dei proprietari delle grandi industrie, oggi si sta passando dalla società industriale alla società post-industriale basata sulla produzione di beni immateriali, d’informazioni, di simboli.&lt;br /&gt;I fattori principali che hanno causato il mutamento del lavoro e della vita nel nostro Paese sono stati il progresso tecnologico ed organizzativo che ha reso possibile una maggiore produzione a parità di fattori, l’evoluzione del lavoro da materiale a mentale, la globalizzazione che investe il mondo della produzione, delle finanze, della cultura, l’evoluzione dei mass-media e l’alfabetizzazione.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l’aspetto specifico del lavoro, il progresso tecnologico e il progresso organizzativo consentono agli italiani di produrre di più e lavorare di meno rispetto ai lavoratori di mezzo secolo o di un secolo fa.&lt;br /&gt;Una conseguenza oggettiva di tale situazione riguarda l’aumento della qualità del lavoro derivante da una diminuzione della quantità di lavoro, i lavori meccanici ed esecutivi vengono sempre più e con maggiore frequenza affidati alle macchine lasciando agli uomini i lavori più creativi e più flessibili con un inevitabile aumento del tempo libero.&lt;br /&gt;Riducendosi l’orario di lavoro il lavoratore potrà, o dovrà svolgere per forza di cose, un altro lavoro e così la nostra società si trasforma in “società delle attività plurali”.&lt;br /&gt;Tale visione si lega certamente alla condizione del lavoro e del mercato del lavoro italiano.&lt;br /&gt;Una recente ricerca ISFOL (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) sulla qualità del lavoro in Italia condotta su un campione di 2000 occupati ha evidenziato i punti critici e gli aspetti positivi della situazione occupazionale degli italiani.&lt;br /&gt;Da questa indagine è emerso che il principale elemento di soddisfazione per gli intervistati è il “clima dei rapporti interpersonali sul posto di lavoro” (17,2%) seguito dalla “possibilità di realizzazione professionale e personale” (16%) e dal “guadagno” (15,3%). Sempre per quanto riguarda la soddisfazione meno rilevanti sono gli altri aspetti del lavoro come l’autonomia (9%), la carriera (12%), gli orari e i ritmi (9%), il tipo di lavoro svolto (5,2%). Coloro che non trovano nel lavoro svolto nessun elemento apprezzabile rappresentano il 7,1% del campione.&lt;br /&gt;Il 53% degli intervistati si ritiene pessimista circa le prospettive di carriera, in particolare ritengono di essere immobili gli over 50 (67,8%), i lavoratori dipendenti (59,9%), coloro che hanno un basso livello di istruzione (85% di coloro che hanno la licenza elementare).&lt;br /&gt;Un dato interessante, ma a mio avviso opinabile, è quello che riporta tra gli ottimisti sulle prospettive di carriera i giovani con contratto a termine ( il 53% ritiene di avere possibilità di carriera). Questo dato può essere compreso solo se si considera la “carriera” come stabilizzazione, cioè come raggiungimento del posto fisso, altrimenti apparirebbe incomprensibile.&lt;br /&gt;Secondo questa ricerca le donne riescono a conciliare maggiormente la vita lavorativa e la vita privata rispetto agli uomini (80,9% contro il 67,8%) scegliendo però di lavorare di meno attraverso modalità contrattuali che permettono orari ridotti e flessibilità oraria.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le discriminazioni sul luogo di lavoro, la causa più frequente è l’età (7,5%), seguita dalle opinioni politiche (5,5%), dal genere (4,9%), dalla nazionalità (3,3%), dalla disabilità (3,2%), dal credo religioso (1,9%).&lt;br /&gt;Dall’indagine emerge anche che il metodo preferito per risolvere i conflitti sul lavoro è il “faccia a faccia” (44%), solo l’1,4% preferisce rivolgersi al sindacato, ma ovviamente questo vale soltanto per la soluzione di conflitti di poco conto perché ritengo impossibile che conflitti lavorativi seri possano risolversi semplicemente parlando con i colleghi o con i diretti superiori.&lt;br /&gt;Prendendo in considerazione la situazione del mercato del lavoro italiano, il Rapporto del CNEL riporta che nel 2003 i posti di lavoro sono aumentati di 225.000 unità (+1%) a velocità decrescente, traendo di conseguenza che si avvicina il momento dello stallo completo. Il CNEL sottolinea la fine di una piccola era, quella della crescita occupazionale ottenuta mediante ampie iniezioni di flessibilità e precariato nel mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Il Presidente dell’Istat Luigi Biggeri ha sottolineato il fatto che “l’ampliamento della flessibilità nel mercato del lavoro, in un periodo di stagnazione economica e di inflazione superiore alla media degli altri Paesi dell’Unione Europea fa aumentare le incertezze sul futuro e il clima di sfiducia”.&lt;br /&gt; Il Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio sostiene che “le riforme del mercato del lavoro hanno dato impulso all’occupazione e hanno garantito una sufficiente flessibilità…perché ciò non si tramuti in precarietà è necessario un più alto tasso di sviluppo”.&lt;br /&gt;Secondo il commento dei sindacati al Rapporto CNEL, occorre aprire una fase nuova, puntando sulla qualità del lavoro, senza la quale non si innesca nessun processo di sviluppo.&lt;br /&gt;Gli analisti del CNEL sostengono che il ciclo avviato nel 1997 con il pacchetto Treu e alimentato negli anni successivi dalla domanda di lavoro e dal credito di imposta si è esaurito, come dimostra la battuta d'arresto dell'ultimo trimestre dell'anno e la crescita meno sostenuta dell'inizio del 2004.  Il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro sottolinea che “il mercato del lavoro deve infatti fare i conti con l'aumento delle aziende in crisi, delle ore di cassa integrazione e dei lavoratori nelle liste di mobilità e con l'arresto della dinamica produttiva nell'ultimo trimestre del 2003”.&lt;br /&gt;Il 2003 e il primo semestre del 2004 hanno registrato in particolare dei periodi “neri” per la cassa integrazione.&lt;br /&gt;A metà del 2004 i decreti di concessione di cassa integrazione straordinaria avevano superato la metà di quelli licenziati nel 2003 di cui il 68% riguarda l’industria.&lt;br /&gt;Al termine del primo semestre 2004 nelle regioni meridionali sono state concesse il 60% delle casse integrazioni del 2003.&lt;br /&gt;I comparti che preoccupano sono il tessile (77 % rispetto al 2003) e il metalmeccanico (68% rispetto al 2003). Nel comparto edile, nel primo semestre 2004, sono state concesse 54 casse integrazioni straordinarie rispetto alle 22 del 2003. La Cgil ha rilevato che tale incremento è pari al 245,5%, inoltre il 52% delle casse integrazioni riguarda casi di aziende fallite.&lt;br /&gt;I settori ove la cassa integrazione è in leggero calo sono il chimico-farmaceutico (45,4% rispetto al 2003) e l’agroalimentare (45,5% rispetto al 2003).&lt;br /&gt;E’ cresciuta anche la cassa integrazione per fallimento aziendale (10,6% del 2003 contro il 28,5% del primo semestre 2004), diversa da quella concessa per ristrutturazioni e riorganizzazioni perché non offre alcuna speranza di “tornare a lavorare”.&lt;br /&gt;In generale nel 2003 il ricorso alla cassa integrazione ha registrato un incremento del 28,2%.&lt;br /&gt;Tutte queste preoccupazioni hanno spinto le rappresentanze delle forze sociali a raggiungere  l’“Accordo per lo sviluppo, l’occupazione e la competitività del sistema economico nazionale” sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria nel luglio 2003 riguardante le politiche per la ricerca, l’innovazione, la formazione, la valorizzazione delle risorse umane, le infrastrutture, la competitività territoriale e il Mezzogiorno. Tale accordo però non è stato considerato dal Governo né per quanto riguarda il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria né nella Legge Finanziaria 2004.&lt;br /&gt;Comunque il CNEL sottolinea che il risultato occupazionale del 2003 è importante e superato in Europa soltanto dalla Spagna.&lt;br /&gt;Tuttavia le persone in cerca di occupazione sono diminuite lo scorso anno di 67 mila unità, contro le 104 mila in meno del 2002. Invariati sono rimasti i tassi di disoccupazione tra i giovani (27,1%) e quello di lunga durata (5,3%). In questo modo l'Italia resta nelle posizioni di retroguardia della classifica europea per tasso di occupazione (55,6% contro la media del 64,3%) e in particolare per quello femminile (37,9% contro 55,2%) e degli over 55 (28,9% contro 40,1%).&lt;br /&gt;Rifacendosi ai dati ISTAT il CNEL evidenzia come dei 225 mila posti di lavoro creati nel 2003, 129 mila siano andati alle donne (+1,6% contro il +2,2,% del 2002) e 97 mila agli uomini (anche in questo caso l'aumento è rallentato dal +1% del 2002 al +0,7% del 2003). Circa 180 mila nuovi posti sono andati a persone oltre i 50 anni e solo 46.000 alle altre fasce di età.&lt;br /&gt;La netta maggioranza dei posti di lavoro creati (144 mila) è andata al Nord, solo 70 mila posti sono stati quelli del Centro e appena 11 mila quelli del Sud (dove si è passati da un incremento dell'1,9% nel 2002 al +0,2% del 2003).&lt;br /&gt;Le Regioni che hanno creato più posti di lavoro sono state la Lombardia (40.660 posti di lavoro in più pari a un incremento dell’1,01% rispetto al 2002) e il Piemonte (39.689 posti di lavoro in più pari a un incremento del 2,21% rispetto al 2002).&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le altre Regioni del Nord in Liguria sono stati creati 11.484 posti di lavoro, in Emilia Romagna 27.192, in Trentino Alto Adige 3.837, in Friuli Venezia Giulia 4.370, in Veneto 16.836, in Valle d’Aosta 227.&lt;br /&gt;Passando al Centro 11.146 posti di lavoro sono stati creati nelle Marche, 23.324 in Toscana, 3.144 in Umbria, 32.201 nel Lazio.&lt;br /&gt;Infine nel Sud sono stati creati 10.534 posti di lavoro in Campania, 5.021 in Sardegna, 5.629 in Calabria e 6.351 in Abruzzo. Quindi l’Abruzzo è l’unica Regione meridionale che si pone al di sopra della media nazionale pari all’1% (incremento dei posti di lavoro creati a livello nazionale rispetto al 2002) con un incremento dei posti di lavoro creati rispetto al 2002 dell’1,35%.&lt;br /&gt;Le Regioni che hanno invece registrato un diminuzione dei posti di lavoro sono la Sicilia con 1.620 posti in meno rispetto al 2002, la Basilicata con 1.399 posti in meno, il Molise che ha perso 1.518 posti e la Puglia che ne ha persi ben 12.345.&lt;br /&gt;Il calo di 67 mila unità nelle persone in cerca di lavoro a livello nazionale, pari a una diminuzione del 3,1% rispetto al 2002 si deve per 51 mila unità al Sud, per 15 mila al Nord e per mille al Centro.&lt;br /&gt;Il riassorbimento della disoccupazione è salito decisamente al Nord (dallo 0,3% al 3,4%) mentre è leggermente sceso al Sud (dal 4,6% al 3,8%) ed è crollato al Centro (dal 10,2% allo 0,3%).&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il Nord il CNEL ha registrato una diminuzione delle persone in cerca di lavoro pari a 3.777 unità in Emilia Romagna, 7.455 unità in Lombardia, 465 unità in Trentino Alto Adige, 3.841 unità in Piemonte e 1.633 unità in Liguria, mentre i disoccupati sono aumentati in Veneto (709 unità), in Friuli Venezia Giulia (1.366 unità) e in Valle d’Aosta (256 unità).&lt;br /&gt;Nel Centro la diminuzione delle persone in cerca di occupazione ha riguardato le Marche (3.884 unità), l’Umbria (11.664 unità) e la Toscana (1.177 unità) mentre nel Lazio i disoccupati sono aumentati (5.852 unità).&lt;br /&gt;Nel Sud la diminuzione delle persone in cerca di occupazione ha riguardato l’Abruzzo (3.902 unità), la Sardegna (11.644 unità), la Calabria (9.866 unità), la Campania (22.052 unità), il Molise (642 unità) e la Puglia (5.193 unità), invece i disoccupati sono aumentati in Sicilia (342 unità) e in Basilicata (1.588 unità).&lt;br /&gt;Un altro dato da considerare è quello inerente le variazioni percentuali delle forze di lavoro, in quanto nel 2003 in otto Regioni meridionali (Sicilia, Campania, Calabria, Sardegna, Puglia, Molise, Abruzzo, Basilicata) le forze di lavoro sono diminuite. Ciò significa che diminuisce la popolazione tra i 15 e i 64 anni in grado di lavorare e tale dato rende difficile comprendere da quale fascia di popolazione possano essere ricoperti i posti creati in alcune Regioni a meno che non si verifichi un fenomeno migratorio.&lt;br /&gt;Spostando lo sguardo nella direzione della qualità dei posti, nel 2003 i rapporti a tempo indeterminato sono aumentati di 178 mila unità (in tutto 14 milioni 164 mila ; +1,25%) mentre i rapporti a tempo determinato sono stati 20 mila in più (in tutto 1 milione 583 mila ; +1,28%). Sul totale dei posti si tratta di una percentuale del 9,9%, inferiore rispetto alla media europea del 13%.&lt;br /&gt;Fra le donne i contratti a termine sono aumentati del 12,2%, fra gli uomini sono diminuiti dell’8,2% rispetto al 2002.&lt;br /&gt;Gli italiani che hanno contratti di lavoro a tempo determinato sono per la maggior parte giovani con un buon livello di istruzione sia uomini che donne, lavoratori del settore agricolo anche se quelli impiegati nell’industria non mancano, lavoratori che svolgono il loro impiego nel Sud (12,1% contro il 9,5% del Centro e il 7,5% del Nord).&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la distribuzione dei posti secondo la durata degli orari di lavoro, gli occupati a tempo pieno sono aumentati di 214.000 unità, quelli a tempo parziale di 11.000 unità, i lavoratori a tempo parziale uomini sono diminuiti di 41.000 unità mentre le donne sono aumentate di 51.000 unità.&lt;br /&gt;Prendendo in considerazione la sicurezza nel lavoro, in Italia, secondo l’indagine condotta dal Right Management Consultants in collaborazione con l’Eurisko, il grado di sicurezza del posto di lavoro è sceso dal 52,2% del marzo 2003 al 49,2% del novembre 2004.&lt;br /&gt;L’indice di sicurezza calcolato su un campione composto da mille lavoratori full-timers è la sintesi di due valori calcolati attraverso appositi quesiti posti ai lavoratori: il primo riguardava la probabilità di perdere il posto di lavoro entro un anno; il secondo riguardava la possibilità che una persona licenziata ha di trovare un’occupazione simile alle stesse condizioni economiche.&lt;br /&gt;Gli autori dell’indagine hanno mostrato che oltre ad essere cresciuta la quota di lavoratori che temono di perdere il posto entro un anno, dal 14,9% del novembre 2003 al 16% del novembre 2004, è cresciuta anche la quota di coloro che sono convinti di non riuscire a trovare un nuovo lavoro alle stesse condizioni economiche, dal 79,3% del novembre 2003 all’81,1% del novembre 2004.&lt;br /&gt;Con riferimento alle nuove norme che regolano il mercato del lavoro, il Rapporto CNEL sottolinea che la legge 30 e il conseguente decreto legislativo hanno creato un mix di deregolazione e riregolazione che sembra richiedere un adeguato sistema di protezioni che assicuri continuità a una cittadinanza del lavoro. Secondo il Consiglio, “la maggiore flessibilità introdotta dalla legge 30 presuppone un sistema di regole protettive”.&lt;br /&gt;“Le cifre contenute nello studio del CNEL”, afferma Fulvio Fammoni, della Cgil “mostrano che un ciclo è finito, per aprirne uno nuovo bisogna fare più investimenti in qualità, mentre la nuova legge sul mercato del lavoro spinge verso il precariato e raffredda le dinamiche occupazionali”. Secondo il dirigente sindacale in questa particolare fase “si richiede qualità ma la legge 30 è l'inverso di questo percorso”. Sulla stessa linea anche Giorgio Santini della Cisl: "la flessibilità non può diventare un fine. Va sostenuta nelle fasi di transizione, regolata, orientata alla qualità e alla stabilità".&lt;br /&gt;Secondo Fabio Canapa della Uil :”Siamo in una fase di passaggio tra un ciclo e l'altro e da questa fase usciamo solo se siamo in grado di mettere in moto lo sviluppo, soffermandosi però in modo serio anche sulla qualità del lavoro che si crea, inoltre parlare di riforma Biagi è scorretto, perché nel libro bianco si prevedeva che la riforma del mercato del lavoro fosse accompagnata dalla riforma dei diritti e degli ammortizzatori. Abbiamo fatto la riforma del mercato, ma stiamo aspettando lo statuto del lavori e la riforma degli ammortizzatori sociali”.&lt;br /&gt;Nella presentazione del “Libro Bianco” il dott. Marco Biagi sottolineava il fatto che il tasso di occupazione in Italia è molto basso ed è fra i più bassi dell’Unione Europea e in particolar modo è bassissimo il tasso di occupazione femminile. Una parola chiave per aumentare il tasso di occupazione (rapporto fra la popolazione attiva e coloro che hanno un lavoro regolare), oltre alle altre iniziative di vario genere, è la qualità, cioè occorre anche migliorare la qualità del lavoro.&lt;br /&gt;Riportando le parole di Marco Biagi “…innanzitutto, il lavoro di qualità è un lavoro regolare, emerso; è un lavoro disciplinato da leggi e contratti e quindi che non è preda di sfruttamento, di abusi, di ricatti; un lavoro liberamente scelto, liberamente condiviso; un lavoro, diciamo anche di più, che ovviamente dia motivazione, realizzi l’individuo….Un lavoro che concili il grande aspetto della vita umana che è il lavoro, ma anche gli altri aspetti ugualmente importanti; la vita familiare, la vita personale…la vita e l’esperienza religiosa…..un lavoro che consenta all’uomo, alla donna, di realizzare pienamente la sua personalità….bisogna che il lavoro sia organizzato in modo da consentire un pieno sviluppo della personalità……il lavoratore che si realizza meglio complessivamente, che riesce a conciliare vita personale, esperienza familiare e attività lavorativa è anche un lavoratore che rende di più e produce meglio....il modo migliore per regolare i rapporti di lavoro è sicuramente attraverso accordi fra coloro che rappresentano chi dà lavoro e chi presta lavoro, datore di lavoro e prestatore di lavoro; i contratti collettivi, gli accordi sindacali sono sicuramente la strada migliore per regolare questo lavoro che cambia così velocemente….quindi il dialogo sociale..…ma bisogna che proceda più rapidamente e quindi se le parti sociali non si mettono d’accordo, qualcuno deve pur decidere e sarà il governo, il parlamento, secondo le regole democratiche…. bisogna trovare degli strumenti moderni per regolare il mercato del lavoro….. il rapporto di lavoro a tempo determinato…..forme di flessibilità disciplinate dalla legge…”.&lt;br /&gt;Nella presentazione del Libro Bianco, a mio avviso, è possibile rilevare alcune contraddizioni perché non è possibile parlare di un lavoro di qualità attraverso cui l’individuo si realizza, un lavoro che concilia vita familiare e vita privata, un lavoro liberamente scelto se poi ciò che si offre alle persone sono lavori temporanei che non realizzano ma frustrano l’individuo perché la realizzazione sul lavoro è data anche dalla continuità nel lavoro e non conciliano vita lavorativa e vita privata perché il lavoratore temporaneo o part-time sarà costretto a svolgere più lavori per poter vivere dignitosamente, e non è un lavoro liberamente scelto perché è solo quello che offre il mercato del lavoro attuale ed inoltre non è possibile affidare le decisioni inerenti il lavoro esclusivamente al governo spogliando i sindacati del ruolo che hanno ricoperto per molti anni.&lt;br /&gt;La Riforma Biagi è divenuta operativa con il decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003 (Riforma del Mercato del Lavoro) in attuazione della Legge delega n. 30/03 composto da 86 articoli che riguardano l’organizzazione e la disciplina del mercato del lavoro (artt. 3-19), la somministrazione di lavoro, appalto di servizi e distacco (artt. 20-30), le disposizioni in materia di gruppi di impresa e di trasferimento d’azienda (artt. 31-32), le tipologie contrattuali a orario ridotto, modulato e flessibile, cioè part-time, job sharing o lavoro ripartito e lavoro a chiamata o intermittente (artt. 33-46), l’apprendistato e il contratto di inserimento (artt. 47-60), le tipologie contrattuali a progetto e occasionali (artt. 61-74), le procedure di certificazione e funzioni degli enti bilaterali (artt. 75-84). Il decreto interviene anche abrogando delle norme come il pacchetto Treu (artt. 85-86) passando cosi da una “flessibilità normata” a una “flessibilità generalizzata”.&lt;br /&gt;Tale provvedimento, entrato in vigore il 24 ottobre 2003, sottolinea le possibilità di creare occupazione mediante diversi meccanismi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, come ad esempio tramite il nuovo collocamento liberalizzato svolto sia da soggetti pubblici che privati denominati “agenzie” che devono essere autorizzate dal Ministero attraverso l’iscrizione presso un apposito albo diviso in cinque sezioni: agenzie che possono fare somministrazione di manodopera sia a tempo determinato che indeterminato, solo indeterminato, agenzie di intermediazione, ricerca e selezione del personale, supporto alla ricollocazione. Il SIL (Sistema Informatico del Lavoro) viene sostituito dalla Borsa Continua Nazionale del Lavoro (banca dati integrata) che organizza l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.&lt;br /&gt;Un sondaggio effettuato dalla Demoskopea e riportato dalla Cgil sottolinea il fatto che la Legge 30 sembra non essere particolarmente gradita agli italiani.&lt;br /&gt;In particolare è stato chiesto, tra le altre domande, a un campione composto da popolazione attiva (di età compresa tra i 25 e i 65 anni), equamente ripartita territorialmente, per sesso ed età, quali sarebbero stati i vantaggi e gli svantaggi della Legge 30.&lt;br /&gt;Iniziando dai vantaggi, il 30 % del campione ritiene che aumenterà la formazione professionale, il 27% che diminuirà la disoccupazione, il 25% che si ridurrà il lavoro “nero”, il 19% che vi sarà maggiore stabilità per i lavoratori precari.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda gli svantaggi, il 59% degli intervistati ritiene che aumenterà la precarietà e l’insicurezza, il 57% pensa che sarà più difficile ottenere mutui e finanziamenti, il 48% che vi sarà meno integrazione sul posto di lavoro, per il 47 % diminuirà la capacità contrattuale, il 43% è convinto che le retribuzioni saranno più basse, il 42% ritiene che aumenterà il divario tra zone ricche e zone povere del Paese, per il 41% ci saranno minori tutele previdenziali e per il 39% diminuiranno le tutele sindacali.&lt;br /&gt;Un’altra ricerca curata dall’ Ires Cgil su un campione di 550 lavoratori non dipendenti tra l’ottobre 2003 e il settembre 2004 dimostra che la Legge 30 non ha poi modificato in meglio le condizioni e le aspettative dei lavoratori precari, in quanto il 48,3% degli intervistati considera la propria posizione professionale uguale a prima della riforma, il 34,7% la ritiene peggiore e solo il 17% la considera migliore. Secondo la Cgil “il livello di insoddisfazione degli atipici resta altissimo e aumenta la richiesta di tutele sociali”.&lt;br /&gt;Queste preoccupazioni della Cgil trovano conferma anche in un altro sondaggio svolto dall’Eurispes sulla precarietà dei rapporti di lavoro effettuato su un campione rappresentativo di 446 lavoratori atipici di età compresa tra i 18 e i 39 anni. Innanzitutto oltre i 3/5 degli intervistati affermano di aver sempre lavorato con contratti atipici, quindi il lavoro flessibile non rappresenta soltanto un’opportunità di primo inserimento lavorativo, per poi giungere ad una stabilizzazione del rapporto, ma si configura piuttosto come una “costante”, con la conseguenza che questi lavoratori non godono dei diritti spettanti ad un lavoratore che ha un rapporto d’impiego “normale”.&lt;br /&gt;Inoltre l’atipicità lavorativa permanente non consente di effettuare importanti scelte di vita come l’acquisto di una casa o mettere su famiglia. Il 66% del campione ritiene che la flessibilità non genera un maggiore controllo sulla propria vita ma annulla la capacità progettuale inerente al futuro, in particolare il 71,3% afferma che la condizione di atipico ha influito molto sulla possibilità di ottenere un mutuo per acquistare un casa, il 66,8% ha incontrato notevoli difficoltà per accedere al credito, il 58,8% ha avuto problemi per affittare un appartamento, inoltre il 68,7% si lamenta per la mancanza di tutele sociali e il 61,7% si ritiene insoddisfatto delle tutele sindacali. In particolare gli intervistati esprimono insoddisfazione rispetto al grado di garanzia di alcuni diritti fondamentali come la maternità, la malattia, la sicurezza sul lavoro, il diritto di sciopero e alla formazione.&lt;br /&gt;La precarietà lavorativa condiziona anche lo stato di benessere psico-fisico, infatti il 29,6% degli intervistati si sente stressato, il 33,6% soffre di stati d’ansia, il 16,2% di depressione.&lt;br /&gt;Questo sondaggio ha rilevato inoltre che il 71,5% del campione viene retribuito mensilmente, il 10,8% percepisce lo stipendio ogni due o tre mesi, il 5,2% alla consegna del lavoro, lo 0,7% ogni quattro o cinque mesi e l’11,2% senza una cadenza regolare. Retribuzioni “che tra l’altro sono anche abbastanza basse”, come sostiene Giovanna Altieri dell’Ires Cgil, in quanto “oscillano tra i 350 euro a 1.000-1.200 euro”. Oltre alle retribuzioni basse è soprattutto l’irregolarità dei pagamenti che pone gli atipici di fronte al serio rischio di cadere in uno stato di precarietà economica difficilmente gestibile.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la Legge 30/2003 il 33% ritiene che abbia peggiorato le condizioni dei lavoratori atipici, rendendoli ancora più precari, il 28,9% considera la situazione lavorativa invariata dopo l’entrata in vigore della riforma del mercato del lavoro, il 10,3% ritiene che abbia fornito maggiori tutele, il 19,3% non conosce i contenuti della Legge 30 e l’8,5% non sa esprimere una opinione.&lt;br /&gt;Nel 2002 l’Ulivo aveva proposto al posto del Libro Bianco la “Carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori” con lo scopo di estendere i diritti più elementari ai lavoratori atipici come il diritto ad associarsi al sindacato, alla rappresentanza, alla contrattazione collettiva, alla salute e alla sicurezza sul lavoro.&lt;br /&gt;La “Carta” sancisce inoltre il diritto alla formazione continua per tutti i lavoratori con l’obiettivo di renderli maggiormente competitivi nel mercato del lavoro ed è prevista anche la personalizzazione dei contributi in base alle caratteristiche individuali del lavoratore, che lo devono accompagnare per tutta la vita lavorativa in modo da garantirgli una continuità retributiva e quindi una pensione, e una nuova modulazione dei contributi dati dalle imprese in base al tipo di lavoro di cui usufruiscono, “si tratterebbe di far pagare di meno le imprese che hanno rapporti di lavoro a tempo indeterminato e di più le imprese che hanno rapporti di lavoro a termine....ciò  incentiverebbe le imprese a privilegiare forme più stabili di relazioni lavorative e a farle partecipare in maniera più equa ai costi del sistema….è giusto che l’impresa che produce clienti del sistema della disoccupazione contribuisca in misura maggiore ai costi di quest’ultimo”. Ma come la storia del nostro Paese ci ha dimostrato, occorrerà attendere altri anni prima che simili proposte vengano effettivamente realizzate.&lt;br /&gt;Tornando ai numeri diffusi dal CNEL sull’occupazione in Italia bisognerebbe chiedersi se la diminuzione delle persone in cerca di occupazione sia dovuta ad un periodo favorevole dell’economia oppure ad un periodo altrettanto favorevole dell’economia sommersa.&lt;br /&gt;Il sommerso, in questi anni, continua a minacciare l’intero sistema produttivo regolare ed il bilancio degli enti previdenziali, in particolare genera una sregolatezza incontrollata che determina una situazione di concorrenza sleale nei confronti delle imprese regolari che non riuscendo a tagliare i costi sono destinate al fallimento, delegittima i sindacati e le associazioni imprenditoriali.&lt;br /&gt;Uno dei fattori che comporta fenomeni di fuga verso il sommerso è il fenomeno disoccupazionale specialmente nel Mezzogiorno. La diffusione del sommerso nel Sud rappresenta un ostacolo alla crescita delle imprese, le quali comunque scelgono per motivi di natura economica di rimanere occulte, di rifiutare le opportunità di crescita e di non investire sulle risorse umane.&lt;br /&gt;Il lavoro irregolare corrisponde ad una rilevante componente strutturale del mercato del lavoro.&lt;br /&gt;In base ad una indagine svolta dalla Camera dei Deputati rientrano nella definizione del “sommerso” i “rapporti di lavoro istituiti in violazione degli obblighi fiscali, di quelli contributivi, posti dalla legge e dai contratti collettivi in materia di trattamento economico, orari di lavoro, sicurezza e igiene”.&lt;br /&gt;Occorre però effettuare una distinzione tra economia sommersa e economia informale.&lt;br /&gt;L’economia sommersa è sottratta alla contabilità nazionale, l’economia informale è costituita da tutte quelle attività che per convenzione non rientrano nella contabilità nazionale, o per l’illiceità dell’oggetto di tali attività o per altre attività che la escludono dal calcolo del Pil.&lt;br /&gt;Il punto di incontro fra l’economia sommersa e l’economia informale è l’economia criminale che racchiude aspetti sia dell’economia sommersa, come l’evasione fiscale, sia dell’economia informale, come l’illiceità dell’oggetto di determinate attività.&lt;br /&gt;L’economia sommersa può riguardare il lavoro sommerso di micro-imprese individuali e familiari legate ad attività saltuarie; il lavoro sommerso attribuibile a condizioni di arretratezza dell’organizzazione sociale e produttiva e al grado di necessità dei lavoratori; il lavoro sommerso che nasce dalla necessità di ridurre i costi legati all’attività d’impresa.&lt;br /&gt;Il lavoro “nero” assume sia le forme del lavoro dipendente sia le forme del lavoro autonomo.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il lavoro sommerso sotto forma di lavoro dipendente si può distinguere il sommerso d’azienda (impresa nera), in cui l’attività, il datore di lavoro, i dipendenti restano sconosciuti alle autorità pubbliche, e il sommerso di lavoro (impresa grigia o semisommersa), ove l’attività è dichiarata alle autorità pubbliche, operando perciò in emersione, ma la manodopera aggiuntiva è sconosciuta alle stesse autorità, oppure viene nascosta una parte della prestazione lavorativa dei dipendenti dichiarati ufficialmente.&lt;br /&gt;C’è da considerare poi anche il “falso lavoro bianco” che si verifica quando il lavoratore appare in regola, ma in realtà il datore di lavoro trattiene una quota della retribuzione per accollare al lavoratore il pagamento di una parte dei contributi previdenziali.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda il lavoro sommerso sotto forma di lavoro autonomo si può distinguere il “nero”, quando il lavoro è invisibile alle autorità, e “l’irregolare” quando il lavoratore autonomo esiste ufficialmente ma occulta parte dell’attività per nascondere i relativi proventi al fisco e agli enti previdenziali.&lt;br /&gt;Nel Mezzogiorno il sommerso si presenta come primo lavoro, coinvolge giovani in cerca di prima occupazione, donne e lavoratori adulti espulsi dal processo produttivo, mentre nel Nord prevale come secondo lavoro coinvolgendo pensionati e occupati regolari.&lt;br /&gt;Il tasso di irregolarità (rapporto tra l’occupazione non regolare e l’occupazione complessiva) nel Mezzogiorno è quasi il doppio rispetto al Centro-Nord, nel 1993 il 33,9% contro il 18% in termini di unità lavorative, ciò vuol dire che al Sud sono prevalenti gli occupati irregolari e che l’economia sommersa si presenta nelle modalità di aziende in “nero”, di piccole imprese che non dichiarano gran parte del lavoro, di  ripetute violazioni  contributive e salariali. Questi dati a distanza di un decennio non hanno subito significative variazioni.&lt;br /&gt;Con riferimento alla lotta al sommerso nel nostro Paese c’è chi non ritiene efficaci gli interventi repressivi perché danneggerebbero la già fragile situazione occupazionale del Sud, altri ritengono possibile intervenire in via legislativa per consentire l’emersione delle attività, altri ancora richiedono maggiori controlli da parte delle istituzioni pubbliche e dei sindacati, infine c’è chi individua nel sommerso una grande capacità dell’economia che deve essere incentivata tramite il ricorso ad una legislazione più flessibile sul mercato del lavoro.&lt;br /&gt;Ma la lotta al sommerso non sembra dare buoni risultati come dimostrano alcuni dati Inps secondo cui nel 2001 e nel primo trimestre del 2002 i contributi evasi sono stati pari a circa 1000 milioni di euro.&lt;br /&gt;La principale arma di attacco al sommerso è stata la politica di contrasto basata sui “contratti di riallineamento contributivo” disciplinata dalla Legge 686/96 che ha concesso alle imprese irregolari la possibilità di “emergere” in un tempo concordato e ragionevolmente lungo, attraverso un graduale allineamento dei trattamenti retributivi, fiscali e contributivi. Tale Legge prevede anche dei benefici per le imprese “emerse” consistenti in una sorta di condono di tutte le violazioni passate. Questa politica di contrasto però, diventata realmente effettiva dal 2000, non ha prodotto i risultati sperati a causa dello scarso numero di adesioni da parte delle imprese sommerse.&lt;br /&gt;Con la Legge 383/01 sono state introdotte altre misure  indirizzate a favorire l’emersione del lavoro irregolare e a combattere i rapporti di lavoro che violano le norme tributarie e contributive. La disciplina poggia sulla convinzione che attraverso una serie di benefici fiscali e contributivi per aziende e lavoratori, sanzioni fiscali e previdenziali, si possa incoraggiare la regolarizzazione, ma i risultati positivi ancora stentano a verificarsi.&lt;br /&gt;Le osservazioni da parte dell’Unione Europea sullo “stato di salute” del nostro Paese sono state sinteticamente esibite nel “Rapporto Jobs, Jobs, Jobs. Creating more employment in Europe” presentato da Wim Kok ove si legge “Nonostante i miglioramenti realizzati dal 1997, il tasso di occupazione è ancora uno dei più bassi dell’Unione Europea, la partecipazione delle donne e il tasso di occupazione dei lavoratori più anziani sono anch’essi tra i più bassi dell’Unione a 25 Stati. Negli ultimi tempi la disoccupazione è lentamente diminuita, ma resta superiore alla media europea a 15 Stati. Con un tasso di disoccupazione del 5% nel Centro-Nord, contro il 18% del Sud è prioritario affrontare il problema delle differenze nazionali. Il lavoro irregolare è ancora particolarmente significativo, i livelli generali di istruzione e di partecipazione alla formazione restano particolarmente bassi”.&lt;br /&gt;Inoltre il Rapporto rivolge all’Italia alcune raccomandazioni:&lt;br /&gt;-         Semplificare il quadro normativo per affrontare gli squilibri tra contratti a tempo indeterminato e determinato, e contrastare la segmentazione del mercato del lavoro;&lt;br /&gt;-         Ridurre i costi del lavoro non salariali, particolarmente per i salari più bassi, e semplificare la vita delle imprese;&lt;br /&gt;-         Far emergere il lavoro irregolare;&lt;br /&gt;-         Incoraggiare una revisione dei sistemi di contrattazione collettiva per tenere conto delle differenze locali e regionali nei mercati del lavoro;&lt;br /&gt;-         Diffondere le innovazioni e aumentare i livelli di investimento in ricerca e sviluppo al Sud;&lt;br /&gt;-         Migliorare l’efficacia e la copertura dei sussidi di disoccupazione e sviluppare servizi di collocamento efficaci;&lt;br /&gt;-         Rimuovere gli ostacoli al lavoro part-time per accrescere la partecipazione delle donne e migliorare la copertura delle strutture di accoglienza per l’infanzia;&lt;br /&gt;-         Scoraggiare il pensionamento anticipato assicurando incentivi idonei;&lt;br /&gt;-         Aumentare il livello di istruzione della forza lavoro e garantire la qualità dell’istruzione universitaria e la sua rilevanza rispetto al mercato del lavoro;&lt;br /&gt;-         Rafforzare gli incentivi per la promozione della formazione permanente e incrementare l’accesso alla formazione specialmente per le persone poco qualificate;&lt;br /&gt;Di questi consigli il Governo attuale né a seguiti soltanto alcuni, come ad esempio la lotta al pensionamento anticipato e la promozione della partecipazione al lavoro da parte delle donne, tralasciandone altri come un’effettiva battaglia contro il sommerso, la formazione qualificata del lavoratore e dello studente universitario, lo sviluppo del Sud e gli investimenti in ricerca, l’attuazione di efficaci servizi per l’impiego e la semplificazione del quadro normativo per affrontare gli squilibri tra contratti a tempo determinato e indeterminato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2155073225253709896?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2155073225253709896/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2155073225253709896&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2155073225253709896'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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caratterizzato da un miglioramento della qualità nel lavoro, valutata nella sua dimensione oggettiva, e da un peggioramento degli strumenti di tutela ossia da un peggioramento della sicurezza nel lavoro in quanto in molti paesi dell’Unione Europea è aumentato l’utilizzo di forme di lavoro temporaneo.&lt;br /&gt;La diffusione di tali forme di lavoro viene giustificata dai Paesi europei principalmente con due motivazioni: per ridurre il fenomeno disoccupazionale e per contenere la spesa per politiche lavorative di tipo passivo principalmente rappresentata dai sussidi alla disoccupazione.&lt;br /&gt;Secondo quanto riportato nell’Employment in Europe 2001 redatto dalla Commissione Europea, nel periodo 1990-2000 la percentuale di lavoratori temporanei sul totale degli occupati è salita dal 5.2% al 10.1% in Italia, dal 9.3% al 13.8% in Francia, dal 27.5% al 32.6% in Spagna e dal 8.9% all’ 11.4% in Germania.&lt;br /&gt;Numerose analisi sia empiriche che teoriche hanno riscontrato che un lavoro temporaneo, oltre ad essere generalmente associato, pur se a parità di produttività con un lavoro a tempo indeterminato, a più bassi livelli sia salariali che di soddisfazione, si caratterizza per un maggiore stato di insicurezza legato alla scadenza del contratto.&lt;br /&gt;Secondo Bertola “laddove non siano presenti mercati finanziari in grado di fornire alcuna forma di assicurazione per questo tipo di rischio (l’insicurezza legata alla scadenza del contratto), tale condizione erode l’utilità complessiva dei lavoratori temporanei in maniera tanto maggiore quanto più si protrae nel tempo”.&lt;br /&gt;Sempre più lavoratori entrano nel mercato del lavoro europeo attraverso forme di lavoro a tempo determinato perché questi contratti rappresentano, soprattutto per i giovani, le donne, i lavoratori a qualificazione medio-bassa in generale, la via principale per entrare nel mondo del lavoro.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda le imprese, i contratti temporanei da un lato favoriscono una selezione in entrata più flessibile del normale “periodo di prova” previsto dai contratti a tempo indeterminato, dall’altro rappresentano una fonte di notevole risparmio sul costo del lavoro per via degli sgravi fiscali cui spesso si accompagnano.&lt;br /&gt;Il rischio maggiore che accompagna i lavori temporanei è il fenomeno della “persistente precarietà” che ha luogo laddove a ripetuti periodi di occupazione temporanea non segua un’assunzione a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;In una verifica empirica svolta alla fine degli anni ‘90 si è cercato di testare la fondatezza di tale timore analizzando “l’effetto che la permanenza più o meno prolungata in uno stato di precarietà possa avere sulla probabilità di trovare un’occupazione a tempo indeterminato”.&lt;br /&gt;A tale scopo si è utilizzato un campione di giovani lavoratori temporanei estratto dallo European Community Household Panel (1995-1998) con riferimento a quattro paesi: Irlanda, Italia, Spagna e Gran Bretagna. Attraverso una stima della probabilità di transizione temporaneo-permanente, condotta su due differenti intervalli temporali (1 e 3 anni), si è cercato di determinare quali sono gli elementi che contribuiscono ad incrementare il grado di persistenza e quali le differenze riscontrabili a livello europeo. In particolare si è voluto confrontare due modelli di mercato del lavoro: quello anglosassone, caratterizzato da un elevato grado di flessibilità, e quello mediterraneo, che s’identifica per un maggior grado di protezione ed una più o meno marcata flessibilità.&lt;br /&gt;Gli elementi comuni riscontrati nei diversi mercati sono stati:&lt;br /&gt;-         i lavoratori assunti con contratti lavorativi caratterizzati da un maggior grado di flessibilità mostrano una minore probabilità di uscita verso un’occupazione stabile;&lt;br /&gt;-         i contratti che prevedono periodi di training rappresentano un più valido trampolino verso la promozione a tempo indeterminato in quanto le imprese sono più propense a trattenere un lavoratore sul quale hanno maggiormente investito in termini di formazione;&lt;br /&gt;-         un maggiore livello educativo, così come la maggiore complessità delle mansioni per cui è impiegato il lavoratore, contribuiscono ad aumentare la probabilità di esser convertiti a tempo indeterminato, mentre non sembra avere un effetto significativo la componente di genere;&lt;br /&gt;-         la disponibilità finanziaria della famiglia di provenienza ha un effetto positivo sulla probabilità di essere promossi a tempo indeterminato;&lt;br /&gt;-         la probabilità di trovare un’occupazione stabile è crescente in tutti i paesi al crescere dell’orizzonte temporale della carriera lavorativa;&lt;br /&gt;Gagliarducci conclude la verifica con queste parole “…pur se il numero di paesi presi in considerazione, nonché il breve orizzonte temporale su cui è stata condotta l’analisi, limitano in parte il grado di generalità di tali risultati, il segnale che se ne ricava rinforza in parte i sospetti che il mercato del lavoro europeo non rappresenti al momento una reale alternativa di impiego. Addirittura si corre il rischio che, soprattutto laddove il mercato a tempo determinato venga deregolamentato indiscriminatamente si possa dar vita ad un fenomeno di stagnazione nella precarietà”.&lt;br /&gt;In un articolo di Tito Boeri e Guido Tabellini si legge che “..nell’Unione Europea il reddito medio pro capite è più basso del 30% circa rispetto agli Stati Uniti. Il divario è dovuto al fatto che gli europei lavorano meno degli americani: il prodotto per ora lavorata è infatti pressappoco lo stesso tra le due sponde dell’Atlantico….Le ore lavorate in Europa sono relativamente basse perché l’Europa ha un più basso tasso d’occupazione e perché il lavoratore medio europeo lavora un numero di ore inferiore e ciò riflette la diffusione del lavoro part-time in Europa….inoltre la ragione principale per cui gli europei lavorano meno degli americani è che molte persone in Europa non lavorano affatto”.&lt;br /&gt;Nel decennio che va dal 1993 al 2002 l’Unione Europea ha registrato un aumento degli occupati di circa quindici milioni e una diminuzione dei disoccupati di oltre tre milioni di unità. La crescita dell’occupazione in Europa è consistita in parte in un recupero delle perdite registrate all’inizio degli anni Novanta quando erano andati perduti più di quattro milioni di posti di lavoro.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la dinamica dell’occupazione in tale decennio i risultati più positivi sono stati raggiunti dall’Irlanda, dalla Spagna e dall’Olanda mentre l’Italia e la Germania hanno registrato quelli peggiori. In particolare in Italia il recupero dell’occupazione è avvenuto nel 1997 per le Regioni del Centro-Nord e nel 2001 per le Regioni Meridionali. Germania e Italia sono stati i Paesi in cui tra il 1993 e il 1998 la disoccupazione è aumentata notevolmente, in Germania a causa della riunificazione e in Italia a causa della crisi economica e politica del 1992 e del 1993. Alla fine degli anni Novanta in Italia il numero di disoccupati si è gradualmente ridotto, però con delle forti differenze tra Nord e Sud, mentre in Germania è risalito.&lt;br /&gt;Tra il 1993 e il 2002 i disoccupati sono invece diminuiti in Irlanda, Olanda, Finlandia e Regno Unito, in quanto è cresciuta la quota di occupati nei servizi. In particolare i Paesi che hanno registrato un aumento dell’occupazione nel settore terziario sono stati la Germania (70% degli occupati), il Regno Unito (80%), l’Olanda (77%), la Francia (74%).&lt;br /&gt;Sempre nel periodo che va dal 1993 al 2002 il numero di lavoratori indipendenti è aumentato in Germania mentre è sceso in Francia, in Irlanda, in Spagna e in Italia pari al circa 25% degli occupati nel 2002 contro il 26,7% del 1993.&lt;br /&gt;Comunque nei Paesi Europei sono stati registrati buoni andamenti del mercato del lavoro legati al positivo ciclo economico degli anni Novanta e più in particolare la Strategia Europea per l’Occupazione varata nel 1997 è collimata con una fase favorevole per introdurre i cosiddetti “quattro pilastri”, cioè delle riforme inerenti all’occupabilità, all’adattabilità, all’imprenditorialità e alle pari opportunità. Nell’Unione Europea la crescita dei posti è stata caratterizzata dalle forme flessibili d’impiego per durata dell’orario o per contratto.&lt;br /&gt;In Europa crescono il lavoro temporaneo e il part-time, in particolare nel 2003 i lavoratori soggetti alla forma di lavoro part-time ammontavano al 18% del totale con una crescita di tre punti in dieci anni, i lavoratori temporanei ammontavano al 13% con una crescita di due punti percentuali nello stesso periodo di tempo, quindi nel 2003 circa un quarto dei lavoratori europei era soggetto a modalità di lavoro non standard, dato che le due grandezze non si possono sommare in quanto i lavoratori part-time possono anche essere lavoratori temporanei, e allo stato attuale questo trend sembra proseguire in quanto la maggior parte delle offerte di lavoro si basano su contratti a tempo determinato.&lt;br /&gt;Mentre il part-time è uno strumento importante a livello comunitario per includere nel mercato del lavoro coloro che offrono una disponibilità parziale, il lavoro temporaneo rispecchia le caratteristiche dei singoli Paesi membri per quanto riguarda la struttura produttiva e la regolazione normativa e sociale.&lt;br /&gt;Tranne che in Italia e in Spagna, il numero di lavoratori temporanei è inferiore al numero di lavoratori part-time, in particolare l’Olanda registra il numero più alto degli addetti part-time (44% degli occupati e 73% fra le donne).&lt;br /&gt;Bisogna considerare il fatto che i contratti a termine influiscono sulla qualità dell’impiego, infatti nel 2003 oltre la metà dei lavoratori europei con contratto a tempo determinato avrebbe preferito un impiego a tempo indeterminato.&lt;br /&gt;Inoltre i risultati del Progetto Esope mostrano che la precarietà è percepita in maniera differente nei diversi Stati Membri in quanto vengono prese in considerazione più dimensioni come la retribuzione, la durata del contratto, la permanenza nell’occupazione, il contenuto della prestazione, il livello di autonomia e l’ambiente di lavoro.&lt;br /&gt;Nel 2003 il recupero del mercato del lavoro europeo si è arenato, il tasso di occupazione è rimasto stabile e soprattutto in Germania, Irlanda e Finlandia si è ridotto insieme alla dinamica della produttività.&lt;br /&gt;Secondo quanto riportato dagli analisti del CNEL nel “Rapporto sul Mercato del lavoro 2003”, pubblicato l’11 novembre 2004, L’Unione Europea non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di un tasso di occupazione del 67% nel 2005 e forse neanche l’obiettivo di un tasso di occupazione del 70% per gli uomini e del 60% per le donne nel 2010.&lt;br /&gt;Il “Joint Employment Report 2003/2004” riconosce che per raggiungere gli obiettivi di Lisbona “non bastano le riforme del mercato del lavoro perché per incoraggiare la competitività e la creazione di posti di lavoro sono necessarie buone politiche macroeconomiche e riforme strutturali dei mercati dei prodotti, dei servizi, dei capitali ed inoltre per attuare la Strategia Europea per l’Occupazione occorre un maggiore coinvolgimento dei Parlamenti, delle autorità regionali, delle Parti Sociali e convergere verso le pratiche regolative e gli assetti istituzionali che mostrano i migliori risultati rispettando le differenze nazionali, cioè un processo di policy learning”.&lt;br /&gt;Il primo maggio 2004 sono entrati nell’Unione Europea dieci nuovi Paesi, si è passati da 15 Stati a 25 Stati membri, un fatto questo che ha generato nuove aspettative ma anche nuovi timori dal punto di vista economico e sociale.&lt;br /&gt;Innanzitutto l’allargamento offre nuove opportunità per le imprese della “vecchia Europa” che potranno accedere ad un mercato in rapida crescita con tutti gli aspetti positivi che ne conseguono, ma va considerato anche l’altro lato della medaglia, cioè l’aumento della disoccupazione e della delocalizzazione delle imprese, l’arrivo di manodopera a basso costo dall’Est europeo, l’immigrazione clandestina da parte dei cittadini degli altri Paesi dell’Est Europeo che attendono l’ingresso in Europa.&lt;br /&gt;Inoltre bisogna considerare anche le grandi differenze tra l’Europa a 15 e l’Europa a 25 dal punto di vista del tenore di vita, misurato dal prodotto interno lordo pro capite e del costo del lavoro.&lt;br /&gt;Ciò da un lato potrebbe determinare una forte migrazione dai nuovi Stati membri verso l’Unione a 15 e dall’altro un massiccio trasferimento delle imprese occidentali verso i Paesi dell’est, soprattutto per quanto riguarda i processi ad alta intensità di forza lavoro, come rilevato da un sondaggio del Cologne Institute for Business Research, secondo cui circa il 60% delle imprese tedesche con meno di 5000 dipendenti ha aperto impianti nell’Europa dell’Est.&lt;br /&gt;I nuovi Stati Membri presentano tra l’altro un elevato livello di disoccupazione e per far fronte alle tensioni sociali sono intervenuti sul mercato del lavoro con attività di formazione, di intermediazione, con lavori pubblici, con sussidi di disoccupazione e di mobilità adottando politiche del lavoro simili a quelle dei Paesi Ocse.&lt;br /&gt;Nei nuovi Paesi la disoccupazione è dovuta alla componente giovanile (31,9% contro il 15,1% dell’Unione a 15) e alla disoccupazione di lunga durata (8,1% contro il 3% dell’Unione a 15), inoltre la storica predominanza di rapporti di lavoro basati sull’economia pianificata di tipo socialista ha fatto sì che le forme di impiego flessibile siano meno diffuse rispetto all’Europa a 15: gli occupati part-time rappresentano l’8% contro una media del 18%, mentre gli occupati a tempo determinato rappresentano l’11,2% contro una media del 13%.&lt;br /&gt;Una preoccupazione diffusa tra i Paesi della “Vecchia Europa” è rappresentata dai flussi migratori Est-Ovest che potrebbero produrre effetti negativi sui salari e sulle opportunità di impiego nei settori più rigidi e nei lavori meno specializzati.&lt;br /&gt;I dati presentati dalla Commissione Europea stimano un flusso annuo compreso fra i 70.000 e i 150.000 immigrati, cifre queste, comunque modeste, che si riferiscono per lo più ai lavoratori temporanei che presentano anche dei livelli di formazione e di istruzione superiori ai livelli presentati dagli immigrati che provengono dal Sud-Est europeo e dal Nord Africa.&lt;br /&gt;Per quanto riguarda la tutela dei lavoratori e quindi il dialogo sociale, nella maggior parte dei nuovi Paesi la contrattazione collettiva è debole perché le organizzazioni imprenditoriali non si confrontano con i sindacati su questioni salariali e sulle condizioni di lavoro. Le eccezioni sono rappresentate dalla Lettonia e dalla Slovenia. In Lettonia i sindacati e le organizzazioni datoriali negoziano accordi generali sui salari minimi, in Slovenia esistono accordi salariali trilaterali e bilaterali definiti a livello nazionale mentre negli altri Paesi vengono condotti confronti meno regolari in termini temporali e meno definiti rispetto alle materie trattate.&lt;br /&gt;Una piaga che coinvolge il contesto socioeconomico europeo è rappresentata dal lavoro sommerso.&lt;br /&gt;Il concetto di lavoro sommerso riguarda “le attività retribuite di per sé legittime ma che non vengono dichiarate alle autorità pubbliche, nella consapevolezza però che si deve tener conto delle diversità che sussistono nei sistemi normativi degli Stati membri”.&lt;br /&gt;La motivazione principale per partecipare all’economia sommersa è di natura economica in quanto vi è l’opportunità di aumentare i guadagni e di evitare le tasse e i contributi sociali.&lt;br /&gt;Nell’Unione Europea il lavoro “nero” è diffuso nei settori ad alta intensità di manodopera e a bassa redditività come l’agricoltura, l’edilizia, la ristorazione, i servizi domestici, il commercio al dettaglio e può essere considerato o come scelta individuale da parte di “approfittatori” del sistema, o come il risultato di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro ove la legislazione esistente vi si adatta pigramente.&lt;br /&gt;Di solito le persone che partecipano all’economia sommersa sono i lavoratori con un doppio lavoro, i disoccupati, le persone economicamente inattive come gli studenti, le casalinghe e i prepensionati, ed infine gli immigrati clandestini.&lt;br /&gt;I lavoratori del sommerso perdono tutti i benefici che derivano da un contratto di lavoro formale come la formazione, gli aumenti salariali e un profilo di carriera.&lt;br /&gt;La lotta contro il sommerso da parte dell’Unione Europea è un elemento della Strategia Europea per l’Occupazione, in particolare il Libro Bianco “Crescita, competitività, occupazione” chiede agli Stati membri di agevolare la reintegrazione nel mercato ufficiale del lavoro dei lavoratori in “nero”.&lt;br /&gt;Nel 1998 la dimensione dell’economia sommersa in Europa oscillava fra il 7% e il 16% del PIL, che corrispondeva ad un valore compreso tra il 7% e il 19% del volume dell’occupazione regolare complessiva.&lt;br /&gt;Nei Paesi Bassi, nei Paesi Scandinavi, in Austria e in Irlanda l’economia sommersa era stimata intorno al 5% del PIL; in Italia e in Grecia intorno al 20% del PIL; in Francia, in Germania e nel Regno Unito intorno al 14% del PIL; in Spagna e in Belgio intorno al 22% del PIL.&lt;br /&gt;Oggi le previsioni sono più complesse da effettuare a causa dell’ingresso di dieci nuovi Stati ma le stime, a mio avviso, sono sicuramente destinate ad aumentare data la scarsa legislazione in materia di lotta al lavoro sommerso presente nei Paesi dell’Est europeo.&lt;br /&gt;Secondo quanto riportato dalla Commissione Europea i fattori che concorrono a determinare il lavoro sommerso sono:&lt;br /&gt;-         il manifestarsi di una domanda molto diversificata di servizi personalizzati alle famiglie e alle persone come l’assistenza e la pulizia, caratterizzati da un’alta intensità di manodopera e da un basso incremento produttivo;&lt;br /&gt;-         la riorganizzazione delle imprese al fine di rendere la produzione più flessibile e di accrescere le capacità di innovazione e di adattamento alle fluttuazioni del mercato. Tale tipo di flessibilizzazione porta ad un aumento del lavoro autonomo e dei lavoratori-imprenditori, un certo numero dei quali può lavorare nel sommerso;&lt;br /&gt;-         la diffusione delle nuove tecnologie che apre nuove opportunità lavorative nell’ambito dei servizi;&lt;br /&gt;Inoltre, sempre secondo la Commissione gli aspetti che possono favorire la nascita dell’economia sommersa sono gli alti livelli dell’imposizione fiscale e dei contributi sociali, gli oneri regolamentari e amministrativi eccessivi, una inadeguata legislazione in materia di mercato del lavoro, cioè uno scarso riconoscimento dei nuovi tipi di lavoro come il part-time o i contratti temporanei, e l’accettazione culturale.&lt;br /&gt;Negli Stati membri non esiste un quadro comune del lavoro sommerso, cioè vi sono delle differenze dal punto di vista dei “lavoratori”: nei Paesi Scandinavi, nei Paesi Bassi, in Belgio, in Francia, nel Regno Unito, i lavoratori in “nero” sono tendenzialmente uomini giovani e qualificati; nell’Europa meridionale tendono a essere giovani, donne e immigrati clandestini; in Austria e in Germania sono soprattutto immigrati clandestini.&lt;br /&gt;Nell’Unione Europea in termini di sicurezza sociale il lavoro sommerso compromette l’assicurazione sanitaria, i diritti alla pensione, l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, inoltre dato che il lavoro ”nero” riduce i costi di un’azienda esso influenza la competitività sia negli Stati membri che tra gli Stati membri.&lt;br /&gt;I Paesi dell’Unione hanno attuato diverse misure per combattere il fenomeno.&lt;br /&gt;Alcuni hanno rafforzato la legislazione per quanto riguarda i criteri e le sanzioni da applicare in caso di violazione delle norme in materia di tassazione e contributi sociali, altri, come l’Italia e la Spagna, hanno introdotto dei cambiamenti nella normativa che disciplina il mercato del lavoro con lo scopo di promuovere l’accesso al mercato formale, altri ancora si sono affidati al ruolo di controllori svolto dai sindacati, dagli ispettori del lavoro e dalle autorità fiscali nonché a campagne di sensibilizzazione e di informazione insieme ai sussidi e alla riduzione dei costi soprattutto nei servizi privati.&lt;br /&gt;Prendendo in considerazione il caso italiano, le misure intraprese a partire dalla metà degli anni Novanta per combattere il lavoro sommerso sono state: maggiori controlli da parte delle autorità fiscali, detrazioni fiscali per i servizi professionali, semplificazione degli oneri burocratici che gravano sui datori di lavoro, campagne informative e di sensibilizzazione e nuovi accordi contrattuali.&lt;br /&gt;Tutto ciò è avvenuto in conformità con la Raccomandazione del Consiglio del 22 dicembre 1995 e con la Raccomandazione del Consiglio del 27 settembre 1996.&lt;br /&gt;I settori dove il sommerso è più diffuso sono l’agricoltura, l’edilizia, i servizi privati e il tessile, e le persone coinvolte sono soprattutto giovani, donne, pensionati e coloro che hanno un doppio lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-7294118335009373792?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/7294118335009373792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=7294118335009373792&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7294118335009373792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/7294118335009373792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/contesto-socioeconomico-accadeva-in.html' title='CONTESTO SOCIOECONOMICO: ACCADEVA IN EUROPA 2 ANNI FA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-621928135917206995</id><published>2007-11-08T16:26:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T16:27:33.683+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL CONCETTO DI "SICUREZZA" NEL LAVORO di Federico Zia</title><content type='html'>Il concetto di “sicurezza nel lavoro” ha di per se sempre contenuto un’unica dimensione, almeno dalla nascita della società industriale e dal riconoscimento giuridico ed istituzionale delle organizzazioni sindacali, cioè la stabilità dell’impiego fisso come garanzia della sicurezza economica e sociale.&lt;br /&gt;Questo concetto non deve essere confuso con la “sicurezza nei luoghi di lavoro e dei lavoratori” che invece è un aspetto che rientra nella dimensione delle condizioni di lavoro ed abbraccia perciò il tema della qualità.&lt;br /&gt;Nella società contemporanea tale concetto sta cambiando insieme al lavoro perché l’impresa non può più offrire la sicurezza del posto e della carriera in quanto il suo orizzonte previsto e la durata della sua vita media si sono ridotti. Deve fare continuamente i conti con un mercato che cambia e quindi deve sapersi adeguare e all’occorrenza ristrutturare.&lt;br /&gt;Lo scambio tra azienda e lavoratori si sposta allora su un altro terreno: quello delle competenze e delle conoscenze che devono essere continuamente aggiornate e ampliate. Il lavoratore deve sapere di più di quanto richiesto dal contesto attuale, per potersi rapidamente muovere nel campo delle tecnologie che evolvono e dei modelli organizzativi che cambiano.&lt;br /&gt;Le forme che compongono il percorso lavorativo di una persona sono sempre più composite e caratterizzate da diverse posizioni nella professione, da un diverso impegno temporale, da una diversa natura del rapporto di lavoro prestato in diverse imprese. L’elemento continuità dell’esperienza lavorativa sta scomparendo.&lt;br /&gt;Il lavoro atipico  tende a diventare una forma ordinaria, soprattutto in certe fasi della vita lavorativa. Duttilità, mobilità, e capacità di integrazione sono diventate le qualità più apprezzate dalle aziende e dagli imprenditori.&lt;br /&gt;Le logiche dell’aziendalizzazione, con la crisi dello Stato Sociale, hanno pervaso ormai anche diversi settori della Pubblica Amministrazione e molte delle scelte della politica nazionale e regionale, sono oggi fortemente orientate più al risanamento o al pareggio dei bilanci che alla attenzione alla persona che lavora.&lt;br /&gt;In una situazione come quella attuale in cui “la sicurezza nel lavoro non può essere ricercata nella stabilità del posto, nella durata dell’organizzazione d’impresa o nell’appartenenza a una categoria sindacale forte, è necessario uno slancio innovativo che si spinga alla ricerca di nuove modalità di combinazione tra le esigenze di sicurezza e le nuove condizioni di instabilità, di innovazione, di rischio, cioè la creazione di una società inclusiva dove l’accesso al lavoro resti un veicolo importante di integrazione e cittadinanza”.&lt;br /&gt;Un concetto importante a tale riguardo è quello di “flessibilità sostenibile”.&lt;br /&gt;“Il concetto di sostenibilità, entrato prima nel lessico politico e poi nel linguaggio comune a partire dalla seconda metà degli anni settanta, è stato utilizzato per accreditare una concezione alternativa dello sviluppo economico nelle società industriali avanzate: uno sviluppo che, pur tenendo conto delle esigenze materiali e immateriali delle generazioni presenti, fosse compatibile con i bisogni delle generazioni future”. In modo analogo, porsi nell’ottica della flessibilità sostenibile significa valutare gli oneri sociali che derivano da un’evoluzione oramai irreversibile e la necessità di rendere sostenibile questa nuova condizione.&lt;br /&gt;La prospettiva della flessibilità sostenibile si può definire come “l’effettiva possibilità dell’individuo di gestire il lavoro e il suo eventuale cambiamento, in modo tale da mantenere e migliorare la propria situazione di benessere”. Questa condizione della persona “deve essere resa possibile da politiche inclusive e da un quadro sociale di sostegno della comunità e della famiglia che tendano a massimizzare le opportunità e minimizzare gli aspetti negativi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-621928135917206995?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/621928135917206995/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=621928135917206995&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/621928135917206995'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/621928135917206995'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-concetto-di-sicurezza-nel-lavoro-di.html' title='IL CONCETTO DI &quot;SICUREZZA&quot; NEL LAVORO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4965821429677463037</id><published>2007-11-08T16:18:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T16:24:35.312+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>IL CONCETTO DI QUALITA' NEL LAVORO. DIMENSIONI ED INDICATORI di Federico Zia</title><content type='html'>Il concetto di “qualità nel lavoro” preso in considerazione fa riferimento alle quattro dimensioni che lo costituiscono individuate da Luciano Gallino, Alberto Baldissera e Paolo Ceri. In particolare tali dimensioni corrispondono ai differenti bisogni dei lavoratori che si sono manifestati nel corso degli anni ed in diverse forme attraverso la loro protesta contro i modelli tradizionali di organizzazione del lavoro e precisamente:&lt;br /&gt;1.     la dimensione ergonomica corrisponde ai bisogni psicofisici del lavoratore. Questi bisogni comprendono un ambiente lavorativo non nocivo e stimolante e un lavoro che rispetti la struttura anatomica e le esigenze fisiologiche del lavoratore. Le condizioni minime per strutturare un lavoro in modo da soddisfare i bisogni più elementari sono:&lt;br /&gt;-         il lavoro deve avere uno scopo definito, ciò che si fa deve servire a qualcosa;&lt;br /&gt;-         il risultato del lavoro deve essere osservabile dal lavoratore;&lt;br /&gt;-         le informazioni di ritorno circa il risultato del lavoro devono essere fornite al lavoratore il prima possibile;&lt;br /&gt;-         il lavoratore deve avere un suo territorio (spazi, macchine, materiale,etc.) da controllare senza interferenze altrui;&lt;br /&gt;-         il lavoratore deve poter compiere tutte le operazioni senza le interferenze degli altri, ciò serve per accrescere il suo senso di responsabilità;&lt;br /&gt;-         il ritmo delle operazioni deve essere adeguato al ritmo psicofisico del lavoratore;&lt;br /&gt;-         il lavoro dovrebbe consentire un minimo di scelta quanto all’uso di utensili, sequenza di operazioni, etc;&lt;br /&gt;2.     la dimensione della complessità corrisponde ai bisogni di impegno nelle difficoltà, di creatività, di formazione professionale, di cumulazione dell’esperienza. Questa dimensione, in particolare riguarda il grado di complessità dei problemi decisionali in cui ogni tipo di lavoro può essere scomposto, “tanto più complesso è il problema, tanto più elevata è la qualità del lavoro lungo questa dimensione”. Rispetto a questa dimensione i requisiti che un lavoro soddisfacente deve avere sono:&lt;br /&gt;-         il lavoro deve comprendere uno o più obiettivi definiti in modo chiaro, in termini di risultati da realizzare in maniera concreta e misurabile;&lt;br /&gt;-         il lavoratore deve poter scegliere tra un certo numero di alternative, così può esercitare la sua attività di giudizio per conseguire gli obiettivi determinati;&lt;br /&gt;-         le variabili dell’ambiente lavorativo devono essere numerose e variegate in modo da richiedere al lavoratore una certa riflessione prima di scegliere l’alternativa e quindi prima di formulare una decisione;&lt;br /&gt;-         la soluzione di un problema, la sua analisi e la varietà delle scelte da compiere dovrebbero fornire al lavoratore la competenza per affrontare problemi più complessi;&lt;br /&gt;-         il lavoro dovrebbe portare il lavoratore a stabilire rapporti di comunicazione e cooperazione con altri lavoratori;&lt;br /&gt;3.     la dimensione dell’autonomia corrisponde ai bisogni di stabilire con una certa discrezionalità le condizioni del proprio lavoro, la propria condotta lavorativa, le regole per svolgere una data attività o per raggiungere un obiettivo. “Un lavoro presenta una qualità elevata o soddisfacente, nella misura in cui permette a chi lo esegue di stabilire egli stesso diversi obiettivi del lavoro, le alternative tra cui scegliere per conseguirli, e le variabili di cui è necessario o utile tenere conto per realizzare il miglior rapporto costi/benefici dal punto di vista del soggetto”. Quindi si può dire che “mentre la dimensione della complessità è la dimensione del problem solving, entro i limiti di un quadro decisionale interamente stabilito da altri, la dimensione dell’autonomia è la dimensione del problem setting in cui è il soggetto e non altri a formulare in parte, o per intero, il quadro decisionale entro il quale dovrà poi svolgere il suo lavoro materiale”;&lt;br /&gt;4.     la dimensione del controllo corrisponde al “bisogno di controllare le condizioni generali del proprio lavoro, come l’oggetto della produzione, la sua destinazione, l’organizzazione, le attività da assegnare al proprio centro e agli altri centri di decisione”. In particolare tale dimensione si riferisce agli obiettivi, precisamente alla partecipazione dei lavoratori alla formulazione degli obiettivi. Detto in altri termini, rispetto a questa dimensione, “la qualità del lavoro sarà tanto più elevata quanto più i lavoratori che operano materialmente a un dato livello decisionale potranno partecipare, come numero e tipo di decisione e come proporzione di lavoratori, alla formulazione di decisioni sovraordinate da cui quel livello dipende”, così i lavoratori potranno “controllare in una certa misura le condizioni generali del lavoro che devono poi materialmente svolgere a un livello decisionale subordinato”. Lo sviluppo della qualità del lavoro si attuerà “mediante un crescente grado di partecipazione dei lavoratori alla formulazione degli obiettivi sovraordinati, anche su più livelli decisionali, che circoscrivono il rango degli obiettivi specifici, entro il quale essi debbono necessariamente attenersi”. Quindi il controllo può essere definito come “la funzione di individuazione e specificazione degli obiettivi”.&lt;br /&gt;Un lavoro qualitativamente soddisfacente dovrà presentare per ogni dimensione delle caratteristiche o proprietà atte a soddisfare i bisogni corrispondenti.&lt;br /&gt;Le quattro dimensioni sono indipendenti le une dalle altre e formano una graduatoria in due sensi:&lt;br /&gt;-         come valenza motivazionale: è la capacità di motivare i lavoratori ad un’azione collettiva e cresce passando dalla prima alla quarta dimensione;&lt;br /&gt;-         come bisogni emergenti: nuovi bisogni nascono quando la qualità del lavoro migliora, cioè quando saranno soddisfatti i bisogni della prima dimensione (ergonomica) i lavoratori avvertiranno i bisogni della seconda dimensione (complessità), quando i bisogni della seconda dimensione saranno soddisfatti si avvertiranno i bisogni della terza dimensione (autonomia), quando questi ultimi troveranno soddisfazione si avvertiranno quelli della quarta dimensione (controllo), fino al loro soddisfacimento.&lt;br /&gt;Il concetto di “qualità nel lavoro” ha acquistato rilievo recentemente anche in ambito europeo, infatti secondo una definizione che ne da l’agenda per la politica sociale europea la qualità del lavoro significa “migliori offerte d’impiego e un maggiore equilibrio nel conciliare vita lavorativa e vita privata”, ed in particolare si riferisce agli impieghi di qualità, cioè alla qualità nell’ambito del lavoro e comprende sia le opportunità di impiego retribuito, sia le caratteristiche di tale impiego.&lt;br /&gt;Ciò naturalmente implica un elevato livello di protezione sociale, servizi sociali accessibili ed efficaci, opportunità e rispetto dei diritti sociali fondamentali.&lt;br /&gt;Tale concetto è relativo e multidimensionale perché prende in considerazione:&lt;br /&gt;-         le caratteristiche oggettive del posto di lavoro, come l’ambiente e l’attività da svolgere;&lt;br /&gt;-         le caratteristiche specifiche del lavoratore;&lt;br /&gt;-         la sintonia tra le caratteristiche specifiche del lavoratore e i requisiti per svolgere una determinata attività;&lt;br /&gt;-         la valutazione soggettiva, cioè il grado di soddisfazione personale, di tali caratteristiche da parte del singolo lavoratore;&lt;br /&gt;-         Aspetti retributivi;&lt;br /&gt;-         Norme minime di garanzia;&lt;br /&gt;-         Funzionamento del mercato del lavoro nel suo insieme.&lt;br /&gt;Dato che il concetto di “qualità nel lavoro” è relativo e multidimensionale non esiste un unico indicatore o un’unica misura della qualità e non esiste una definizione concordata nella letteratura accademica.&lt;br /&gt;I diversi studi propongono differenti dimensioni della qualità del lavoro che interessano sia le caratteristiche specifiche del posto di lavoro come il contenuto, la retribuzione, l’orario e le qualifiche richieste, sia gli aspetti dell’ambiente di lavoro in senso ampio come le condizioni di lavoro, la formazione, le prospettive di avanzamento professionale e le assicurazioni contro gli infortuni e la malattia .&lt;br /&gt;Inoltre alcune ricerche si basano soltanto sul grado di soddisfazione personale come misura della qualità del lavoro.&lt;br /&gt;I metodi tradizionali per misurare il fattore “qualità” si basano sulle statistiche economiche come il calcolo della produttività per ora di lavoro o per reddito procapite,  ma ovviamente occorre prendere in considerazione più dimensioni.&lt;br /&gt;La Commissione Europea suggerisce di raggruppare i principali componenti del concetto in due categorie principali, al fine di fornire un quadro d’analisi della qualità del lavoro, per identificare obiettivi politici precisi e relative norme, per sviluppare indicatori appropriati in base ai quali misurare le prestazioni confrontandole con gli obiettivi raggiunti.&lt;br /&gt;Tali categorie sono:&lt;br /&gt;-         Caratteristiche del posto di lavoro: caratteristiche oggettive e caratteristiche intrinseche, come il grado di soddisfazione professionale, la retribuzione, le gratifiche extrasalariali, l’orario di lavoro, le qualifiche, la formazione, le prospettive di carriera, il contenuto del lavoro, la sintonia tra esigenze del posto di lavoro e le qualifiche del lavoratore;&lt;br /&gt;-         Ambiente di lavoro e condizioni sul mercato del lavoro: parità di trattamento dei sessi, protezione della salute e della sicurezza, flessibilità e sicurezza, accesso al lavoro, equilibrio fra lavoro e sfera privata, dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori, diversificazione e non discriminazione.&lt;br /&gt;In base a tali categorie la Commissione Europea ha elaborato degli indicatori della qualità del lavoro da inserire all’interno della strategia europea sull’occupazione, per valutare il raggiungimento degli obiettivi di qualità da parte delle politiche degli Stati membri.&lt;br /&gt;Al dibattito sulla definizione degli “Indicatori della qualità del lavoro e dell’impiego” la Fondazione di Dublino ha in particolare dato un proprio contributo di merito elaborando uno specifico documento.&lt;br /&gt;Il documento è stato presentato nell’ambito di una Conferenza indetta dalla Presidenza Belga nel settembre 2001 a Brussels. Al gruppo di lavoro costituito dalla Fondazione per la redazione del documento hanno partecipato, inoltre, esperti del Ministero dell’Impiego del Governo belga, la Commissione con funzionari della direzione Occupazione e Dialogo sociale, l’Eurostat, l’Agenzia europea di Bilbao oltre ad esperti di Ilo (International labour organization), Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Ministero del Lavoro francese, Finnish instituet of occupational health and safety, Tno-Arbeid di Amsterdam.&lt;br /&gt;Le due categorie principali sono state distinte in settori all’interno dei quali sono stati elaborati gli indicatori:&lt;br /&gt;A)  Caratteristiche del posto di lavoro:&lt;br /&gt;o       Qualità intrinseca del lavoro: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Soddisfazione personale dei lavoratori, considerando le caratteristiche del posto di lavoro, il tipo di contratto, l’orario di lavoro, il livello di competenza rispetto ai requisiti professionali;&lt;br /&gt;-         Percentuale dei lavoratori che nel tempo avanzano nella carriera fino a raggiungere un livello di reddito più alto;&lt;br /&gt;-         Salari bassi e salari che non consentono di superare la soglia di povertà, ripartizione del reddito;&lt;br /&gt;o       Qualifiche, formazione lungo l’intero arco della vita e carriera professionale: gli indicatori potenziali sono:         &lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori con livello di istruzione medio ed elevato;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori che seguono corsi di formazione;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori con competenze informatiche;&lt;br /&gt;B)  Ambiente di lavoro e condizioni del mercato del lavoro:&lt;br /&gt;o       Parità di trattamento di uomini e donne: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Differenze salariali tra uomini e donne adeguate in base a fattori quali settori, età, branche professionali;&lt;br /&gt;-         Segregazione professionale fra i due sessi, misura nella quale uomini e donne sono sovrarappresentati o sottorappresentati nei diversi settori e professioni;&lt;br /&gt;-         Percentuale di uomini e donne ai diversi livelli gerarchici in professioni e settori considerando l’età ed il livello d’istruzione;&lt;br /&gt;o       Protezione della salute e della sicurezza sul lavoro: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Infortuni sul lavoro, incidenti gravi, incidenti mortali e relativi costi;&lt;br /&gt;-         Tasso delle malattie professionali;&lt;br /&gt;-         Livelli di stress ed altre difficoltà connesse con le condizioni di lavoro;&lt;br /&gt;o       Flessibilità e sicurezza: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Copertura efficace assicurata dai regimi della protezione sociale a favore di coloro che lavorano e di coloro che ricercano un impiego;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori soggetti a condizioni di lavoro flessibile;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori licenziati;&lt;br /&gt;-         Percentuale di coloro che vengono riassunti entro un certo periodo di tempo;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori in mobilità geografica;&lt;br /&gt;o       Integrazione tramite il lavoro e accesso al mercato del lavoro: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Passaggio dei giovani alla vita attiva;&lt;br /&gt;-         Tasso di disoccupazione di lunga durata in funzione dell’età, regione, livello d’istruzione;&lt;br /&gt;-         Mobilità tra settori e professioni e strozzature sul mercato del lavoro;&lt;br /&gt;o       Organizzazione del lavoro e equilibrio tra vita professionale e vita privata: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori soggetti a forme di orario flessibile;&lt;br /&gt;-         Possibilità di congedo di maternità e di congedo parentale e tasso di ricorso a tali possibilità;&lt;br /&gt;-         Possibilità di accoglienza per bambini dei gruppi di età prescolare e di scuola primaria;&lt;br /&gt;o       Dialogo sociale e partecipazione dei lavoratori: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Portata dei contratti collettivi e numero delle imprese a livello europeo che dispongono di comitati d’impresa e di rappresentanti dei lavoratori in tali comitati;&lt;br /&gt;-         Percentuale di lavoratori che hanno un interesse o una partecipazione finanziaria nell’impresa di cui sono dipendenti;&lt;br /&gt;-         Giornate di lavoro perse a causa di vertenze di lavoro;&lt;br /&gt;o       Diversificazione e non discriminazione: gli indicatori potenziali sono:&lt;br /&gt;-         Tassi di occupazione e differenze salariali tra lavoratori più anziani riferiti alla media;&lt;br /&gt;-         Tassi di occupazione e scarti salariali in persone affette da handicap e persone appartenenti a minoranze etniche in rapporto alla media;&lt;br /&gt;-         Informazioni sull’esistenza di procedure di ricorso in materia di mercato del lavoro;&lt;br /&gt;o       Risultati economici generali e produttività: gli indicatori potenziali sono:          &lt;br /&gt;-         Produttività oraria media per lavoratore;&lt;br /&gt;-         Produzione annua media per lavoratore;&lt;br /&gt;-         Livello di vita medio annuo procapite considerando il tasso d’occupazione e di dipendenza;&lt;br /&gt;La qualità dell’occupazione costituisce un fattore determinante per raggiungere nuove opportunità di lavoro qualitativamente e quantitativamente migliori e per creare un’economia competitiva. Per migliorare la qualità nel lavoro e per far crescere la produttività sono importanti i livelli di conoscenza e di qualificazione corrispondenti ai nuovi bisogni del mercato del lavoro come la capacità di svolgere compiti complessi e non ripetitivi.&lt;br /&gt;Inoltre alcune indagini sul livello di formazione, come quella svolta dall’OCSE nel 2001 intitolata “Il benessere della nazioni, il ruolo del capitale umano e sociale”, segnalano una forte correlazione tra la diseguale ripartizione dei livelli di formazione e la conseguente iniqua ripartizione dei redditi, ciò evidenzia l’esistenza di uno stretto legame tra livelli di competenza e livelli salariali.&lt;br /&gt;Accrescere la qualità nel lavoro tramite il perfezionamento professionale e un maggior grado di soddisfazione da parte della persona conciliando al meglio vita professionale e sfera privata, può comportare un aumento della produttività, può contribuire ad una crescita del tasso d’occupazione, può facilitare l’innovazione organizzativa e l’accesso al lavoro. Quindi “qualità nel lavoro” significa anche elevato tenore di vita e crescita economica.&lt;br /&gt;La crescente importanza dei modelli di lavoro flessibili e nuovi può entrare in contrasto con alcuni dei componenti “europei” della qualità del lavoro come la sicurezza del posto di lavoro, le opportunità di specializzazione, le prospettive di carriera. Occorre quindi riuscire a conciliare con adeguate politiche flessibilità e sicurezza in modo conveniente per le imprese e per i lavoratori anche attraverso un’adeguata formazione ed investimenti sulle risorse umane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4965821429677463037?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4965821429677463037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4965821429677463037&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4965821429677463037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4965821429677463037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-concetto-di-qualita-nel-lavoro.html' title='IL CONCETTO DI QUALITA&apos; NEL LAVORO. DIMENSIONI ED INDICATORI di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5933022764889738158</id><published>2007-11-08T16:17:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T16:18:43.424+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>Il CONCETTO DI "LAVORO" di Federico Zia</title><content type='html'>Nelle società primitive non poteva esistere un concetto di lavoro con il significato che gli si attribuiva nel XX secolo, cioè come l’applicazione della volontà e della capacità umana alla produzione di beni e servizi. L'attività di produzione coincideva del tutto con quella di riproduzione dell'individuo e della specie, il tempo di lavoro era il tempo di vita. Il numero degli uomini su di un territorio era regolato da un equilibrio naturale, perciò essi disponevano dell'occorrente secondo i bisogni di quel tipo di società. Alcuni studi dimostrano che “l'uomo paleolitico dedicava al lavoro mediamente due o tre ore giornaliere e disponeva di un'eccedenza di cibo, legname per il fuoco, pelli per coprirsi e materiali per gli utensili”. Ovviamente l'uomo primitivo non aveva la percezione del tempo dell’età contemporanea. Anche “gli uomini delle società pre-classiche non avevano una concezione del tempo che dividesse nettamente vita e lavoro: anche per loro non aveva nessun senso né la parola lavoro nell'accezione moderna, né il concetto di tempo libero”. Più tardi, in una società ormai divisa in classi e basata sullo sfruttamento degli schiavi, il lavoro coincise con l'attività normale di chi si dedicava ad attività manuali. Occorre attendere il XII secolo per trovare nel francese labeur e nell'inglese labour un termine che indica lavoro in senso simile all'attuale, anche se legato ancora esclusivamente all'attività agricola. Per contro, il francese loisir e l’inglese leisure (derivati dal latino licere) significarono, in origine, non “tempo libero”, ma, “libertà, indipendenza”. Quindi nelle società antiche il lavoro coincise con la vita, il cui trascorrere non era scisso in tempi separati. Ogni attività riempiva l'esistenza, perciò la separazione fra le parti della giornata rientrava nell'alternarsi naturale di attività e riposo.  Il lavoro era inteso come attività per ottenere un semplice valore d'uso, non come mezzo per produrre valore di scambio, che ci si dedicasse all'agricoltura o alla produzione di oggetti lo scorrere del tempo lavorando era la condizione naturale della vita.  Con i Greci e soprattutto con i Romani cominciano a nascere forme di specializzazione e di utilizzo del tempo, ma anche in questo caso “la divisione tra giornata lavorativa e non lavorativa è sconosciuta: solo la necessità di riprendere le forze, di partecipare alla vita sociale, di combattere o di viaggiare, interrompevano l'attività di lavoro, non  una convenzione sociale che dividesse la giornata in orari”. Questa condizione si mantenne per tutto il medioevo.Nella Francia medioevale si lavorava mediamente  poco più di 150 giorni l’anno. Sempre in Francia, nel ‘600, il maresciallo Vauban censì 140 giornate complete di non-lavoro (52 domeniche, 38 feste varie, 50 giorni di blocco per il gelo) più le vigilie, per un totale di 175 giorni. L'orario non era prefissato, coincideva in genere con le ore di luce dall'alba al tramonto. Nel ‘700 Voltaire, filosofo latifondista, lamentava “la proliferazione di feste locali, pregiudizievoli a un’attività economica conveniente… sulle mie terre i contadini non lavorano che per otto mesi l’anno”. Ad abolire le 90 festività avrebbe provveduto la borghesia rivoluzionaria. Il trionfo giacobino avrebbe anche recato, in sostituzione della settimana, “la decade operosa: un solo riposo festivo ogni dieci giorni”. La diversa natura del lavoro appare invece nelle società urbane. Nel XIX secolo il lavoro diviene il mezzo per trasformare il mondo e l’uomo. Nella prima metà dell’Ottocento il lavoro era concepito come l’unico modo di valorizzare il mondo, di trasformarlo.&lt;br /&gt;Verso la fine di tale secolo e soprattutto dopo la sua rielaborazione da parte di Marx, il concetto di lavoro diviene molto ampio, sinonimo di trasformazione, creazione, produzione, un concetto che comprende qualsiasi attività che sostituisce la dimensione naturale con quella umana, cioè qualsiasi opera di trasformazione. Nel XX secolo si configura come “un sistema di distribuzione del reddito, di partecipazione alla produzione remunerata di beni e servizi, di sicurezza sociale e di diritti”. Occorre inoltre effettuare una distinzione tra il concetto di lavoro e il concetto di occupazione. L’occupazione è una caratteristica tipica delle società industriali, per molti secoli il lavoro era considerato come l'insieme delle attività del genere umano.&lt;br /&gt;La distinzione tra lavoro ed occupazione è stata introdotta dalla cultura industriale occidentale, intendendo per occupazione il lavoro remunerato come compenso per prestazioni rivolte alla produzione di beni e servizi. L’occupazione (cioè il lavoro remunerato) viene così accettata come parametro convenzionale per misurare il lavoro giungendo alla generalizzazione del concetto di occupazione come sinonimo di lavoro. Robertson ritiene che “il significato di occupazione tipico dell’era industriale è probabile che sia destinato ad esaurirsi”. Consistenti cambiamenti nell’organizzazione della vita e del lavoro evidenziano l’importanza di attività, un tempo ritenute improduttive, necessarie a rispondere a bisogni e scopi individuali e sociali come l’istruzione, la formazione, la sanità. In molte delle società attuali, oltre al lavoro remunerato (occupazione), si stanno sviluppando opportunità di lavoro legate ad attività scambiate direttamente tra le persone come il lavoro sociale e il volontariato. Quindi il lavoro non è sorto improvvisamente dal nulla in un certo periodo storico ma ha preso forma gradualmente assumendo come suo fondamento innanzitutto una dimensione economica, cioè il lavoro nasce come un fenomeno economico e astratto, come uno sforzo fisico, fino a diventare un fattore di produzione, un mezzo per raggiungere la ricchezza e la produzione di beni. In economia classica il lavoro è uno dei tre fattori di produzione; gli altri sono il terreno e il capitale, il lavoro è una delle misure dell'attività svolta dagli esseri umani. In generale, la parola lavoro si riferisce ad una qualsiasi attività discreta di produzione economica, tuttavia, nelle società capitaliste la parola lavoro è diventata sinonimo di impiego. Con questo si fa riferimento alla relazione a lungo termine tra il lavoratore e coloro che detengono il controllo legale degli altri fattori di produzione.  In questo senso le persone parlano di trovare un lavoro o avere un lavoro. Il concetto di lavoro perciò raggruppa tutte queste dimensioni, ma nella società odierna è difficile trovare una definizione adeguata in quanto il lavoro sembra sgretolarsi e ricomporsi in molteplici attività, ognuna differente dall’altra. Nella società contemporanea il lavoro è sottoposto a profonde trasformazioni in virtù del processo di globalizzazione dei mercati e dell’introduzione di nuove tecnologie che hanno sconvolto la struttura tradizionale della società e dell’economia. Dalla produzione standardizzata di massa si è passati alla specializzazione produttiva flessibile. La maggiore concorrenza sui mercati richiede che il sistema produttivo si flessibilizzi in modo da portare sul mercato prodotti sempre nuovi in tempi sempre più compressi, rispondendo a una domanda sempre più mutevole e personalizzata. Cambiando il sistema produttivo cambia di conseguenza la definizione e il contenuto stesso del lavoro.&lt;br /&gt;Si comincia a parlare di “lavori” al plurale e non di lavoro al singolare, anche per il moltiplicarsi di forme di lavoro diverse come contrattualità (a tempo determinato, indeterminato, lavoro interinale), orari (tempo pieno, parziale, turni), luoghi (lavoro a domicilio, consulenza, telelavoro) e finalità (lavoro nel settore privato, lavoro nel settore pubblico, lavoro in imprese sociali). Tale frammentazione del concetto di lavoro rende impossibile definire con scadenze certe la vita delle persone perché  risulta più difficile la pianificazione di una carriera. I lavori diventano poi meno pesanti e più leggeri, meno maschili e più femminili, fluidi, cognitivi, relazionali. Quindi è proprio il concetto di lavoro a cambiare profondamente di significato passando da sinonimo di posto fisso, a forme istituzionali caratterizzate da una maggiore flessibità del vincolo contrattuale tra datore di lavoro e lavoratore.&lt;br /&gt;Ciò appare in linea con la politica economica neoliberista&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5933022764889738158?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5933022764889738158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5933022764889738158&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5933022764889738158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5933022764889738158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/il-concetto-di-lavoro-di-federico-zia.html' title='Il CONCETTO DI &quot;LAVORO&quot; di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4972942340291976148</id><published>2007-11-08T15:55:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T15:58:44.666+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>ABRUZZO SOCIOECONOMICO di Federico Zia</title><content type='html'>Come rilevato da Confindustria Abruzzo, il sistema produttivo abruzzese, e con esso l'intero sistema socioeconomico della regione, continua a presentare caratteri di estrema fragilità in un ambiente politico, economico, finanziario, infrastrutturale e di cultura imprenditoriale ancora lontano dalle realtà più sviluppate ed economicamente più mature del centro-nord e dell'Europa. Tale fragilità si inserisce su di un tessuto industriale composto per la grandissima parte di piccole e medie imprese, che costituiscono di fatto l'imprenditoria locale.&lt;br /&gt;Il sistema industriale abruzzese sviluppatosi a “macchia di leopardo” sul territorio determinando zone di maggiore vivacità imprenditoriale sulla costa contrapposte a zone di mancato sviluppo e arretratezza all’interno, è caratterizzato da debolezze strutturali quali:&lt;br /&gt;·        la mancanza di proprie strategie commerciali come dimostra la forte dipendenza per le lavorazioni su commessa;&lt;br /&gt;·        la difficoltà di accesso al credito determinata da arretratezze del sistema creditizio regionale e dalla conseguente impossibilità pratica di attivare strumenti di finanza innovativi a livello locale;&lt;br /&gt;·        la scarsa propensione ad introdurre costantemente ed in tempi utili innovazioni tecnologiche, acuita da oggettive difficoltà connesse alla mancanza di centri di ricerca collegati all'impresa da una parte, e da una modesta cultura imprenditoriale e manageriale dall'altra.&lt;br /&gt;Inoltre bisogna considerare una situazione infrastrutturale e di habitat, che pone l'Abruzzo in una situazione di svantaggio competitivo rispetto a quello delle aree più avanzate non solo in termini di dotazioni fisiche, ma anche e soprattutto in termini di gestione e di cultura amministrativa, senza considerare che la macchina amministrativa locale tarda ad adeguarsi alle esigenze del mondo produttivo secondo i modelli di efficienza e speditezza richiesti dall’attuale scenario competitivo.&lt;br /&gt;L’insieme dei problemi richiamati si inserisce in una fase storica di transizione particolarmente delicata caratterizzata dal passaggio dalla cosiddetta “prima modernità”, epoca della sicurezza, alla “seconda modernità”, epoca delle insicurezze, che abbraccia l’intero pianeta e determinata dalla politica economica neoliberista basata sul libero mercato e causa della “brasilianizzazione dell’occidente” , cioè l’irruzione della flessibilità, della precarietà, dell’insicurezza, che caratterizzano le forme lavorative del Sud del mondo.&lt;br /&gt;E’ da sottolineare, tra l’altro, che il passaggio dalle aree meridionali (obiettivo 1) a quelle del Centro-Nord (obiettivo 2) dei fondi strutturali dell’Unione Europea 2000-2006, con i suoi molteplici effetti (diminuzione delle risorse finanziarie, aumento del costo del lavoro, incertezze sul futuro) ha colpito il già fragile tessuto industriale abruzzese riflettendosi negativamente sul versante degli investimenti e dell’occupazione, determinando fenomeni di delocalizzazione.&lt;br /&gt;Inoltre l’Abruzzo è inserito in un contesto nazionale che è in forte svantaggio competitivo (dotazioni infrastrutturali, efficienza della pubblica amministrazione, investimenti per ricerca e sviluppo, sistemi formativi, etc.) rispetto alle altre aree europee e internazionali più sviluppate. Basti pensare che l’Italia è il paese meno capace di attrarre investimenti esteri tra quelli europei .&lt;br /&gt;Tornando alla situazione abruzzese bisogna considerare il fatto che la regione presenta anche dei potenziali punti di forza su cui intervenire in termini di valorizzazione:&lt;br /&gt;·        un sistema regionale configurabile come regione-città per conformazione, distanze e basso numero di residenti, che dovrebbe facilitarne la gestione;&lt;br /&gt;·        un sistema imprenditoriale di Piccole Imprese, con ampi margini di crescita;&lt;br /&gt;·        un sistema di imprese del terziario avanzato in continua espansione e anch’esso con margini significativi di sviluppo;&lt;br /&gt;·        una posizione geografica per certi versi vantaggiosa, collegamento Nord-Sud, sbocchi commerciali sui Balcani e sul Mediterraneo, la vicinanza a realtà metropolitane (come Napoli o Roma) importanti che possono trovare nella regione naturali sbocchi commerciali e turistici;&lt;br /&gt;·        un patrimonio storico e naturale notevole per importanza e bellezza che evidenzia tutte le possibilità di un serio sviluppo del turismo;&lt;br /&gt;·        un ambiente sociale serio e tranquillo con scarsa presenza di criminalità organizzata e scarsa conflittualità sociale.&lt;br /&gt;Ciò che allo stato attuale dovrebbe essere tenuto maggiormente in considerazione è la “vivibilità” del lavoro in Abruzzo, concetto che rimanda ad altri due concetti fondamentali, la “qualità” e la “sicurezza” nel lavoro, che determinano le giuste condizioni per reagire alla competitività perché da essi dipende la qualità del ciclo produttivo e quindi dei prodotti e dei servizi. Inoltre tali concetti regolano e qualificano le condizioni di vita di ogni lavoratore e in definitiva della sua comunità in generale e della sua famiglia in particolare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4972942340291976148?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4972942340291976148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4972942340291976148&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4972942340291976148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4972942340291976148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/abruzzo-socioeconomico-di-federico-zia.html' title='ABRUZZO SOCIOECONOMICO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-4611600967820878543</id><published>2007-11-08T13:20:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T13:21:19.825+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>OLTRE IL MURO DEI DIRITTI NEGATI. LIBERTA’ IN CINA, TIBET E BIRMANIA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Una iniziativa di Azione Giovani dell’Aquila&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Il tema dei diritti negati è un tema trasversale, si protrae da destra a sinistra senza distinzioni ideologiche di sorta. Diciotto anni fa cadeva il muro di Berlino e i ragazzi di Azione Giovani hanno deciso di festeggiare la maggiore età di questa nuova epoca concentrando l’attenzione sulla Cina, sul Tibet e sulla Birmania le cui popolazioni stanno vivendo il dramma della violazione dei diritti umani, della negazione della libertà religiosa e delle identità culturali, dello sfruttamento del lavoro e dell’ambiente. Muri questi che non cadono ma si rafforzano grazie alla complicità dell’Occidente, una connivenza di interessi economici e geopolitici che rendono miseramente accettabili quei paradigmi su cui si regge un sistema totalitario che incarna le depravazioni ideologiche e repressive del comunismo  e le peggiori degenerazioni del turbo-capitalismo made in Cina. Tre questioni che investono i diversi panorami nazionali e squarciano lo scenario internazionale strettamente connesse a causa dell’occupazione cinese nella terra sacra del Dalai Lama e del manifesto sostegno del regime comunista di Pechino alla giunta militare birmana. “Con buona pace dei tanti che parlano della Cina come di una grande opportunità di sviluppo – afferma  il presidente del circolo IX Novembre di Ag dell’Aquila, Roberto Santangelo - noi riteniamo che la destra giovanile debba fare della battaglia contro il regime di Pechino una battaglia epocale di civiltà proprio come anni fa i nostri fratelli maggiori fecero contro il comunismo sovietico. Non contro il popolo cinese, ma per il popolo cinese. Per la sua libertà, per i suoi diritti. E al contempo per quelli dei popoli vicini e dei nostri popoli europei che appaiono indifesi di fronte alla competizione con un Paese in cui si viola qualsiasi regola del mercato del lavoro”. Per sensibilizzare l’opinione pubblica su tali tematiche Azione Giovani dell’Aquila sarà presente domani dalle 18,30 in poi lungo il corso cittadino con un volantinaggio per denunciare censura, aborto obbligatorio, lavoro senza diritti e senza regole, ambiente violentato, negazione della libertà di culto, annientamento delle identità, concorrenza sleale in Cina e ricordare in tal modo la gioia e l’entusiasmo che caratterizzò i cittadini berlinesi nell’indimenticabile notte del 9 Novembre 1989.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-4611600967820878543?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/4611600967820878543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=4611600967820878543&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4611600967820878543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/4611600967820878543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/oltre-il-muro-dei-diritti-negati.html' title='OLTRE IL MURO DEI DIRITTI NEGATI. LIBERTA’ IN CINA, TIBET E BIRMANIA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8008453828349618485</id><published>2007-11-08T12:27:00.001+01:00</published><updated>2007-11-08T12:29:09.791+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comune dell&apos;Aquila'/><title type='text'>PIANO URBANO DELLA MOBILITA’: L’ENNESIMO di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;In giro per gli uffici del Comune ce ne sono altri fotocopia&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;L’Aquila. Nei giorni scorsi il Comune dell’Aquila, ormai sommerso dai debiti, ha conferito un incarico di consulenza alla TPS di Perugia allo scopo di elaborare uno studio sul Piano Urbano della Mobilità aquilana da cui dipenderà il nuovo piano regolatore, che arrivi ad integrarsi con il piano provinciale e regionale dei trasporti e con l’obiettivo di intercettare finanziamenti pubblici, riqualificare il centro storico oltre ad affrontare il problema della metropolitana di superficie. La prima parte dello studio commissionato dall’amministrazione Cialente, inerente i trasporti, i collegamenti ed i parcheggi, dovrà essere conclusa entro gennaio. Successivamente lo studio affronterà le problematiche della viabilità e della aree pedonali. Il piano urbano della mobilità, nella sua totalità, dovrebbe essere concluso entro giugno 2008. E’ cosa certa che la città sta attraversano la fase storica di maggiore criticità inerentemente la mobilità, la qualità della vita dei cittadini ne risente notevolmente, ma il fatto sconcertante è che la città già dispone di altri piani fotocopia messi a punto nel corso dell’amministrazione Tempesta e pagati con denaro pubblico, elaborati grazie alle consulenze che il Comune affidò e retribuì. Sono diversi gli interrogativi che un cittadino può porsi in merito a tale vicenda. Innanzitutto ci si potrebbe chiedere a che serve l’ennesimo Piano Urbano della Mobilità e che fine abbiano fatto gli altri. Inoltre ci si potrebbe anche chiedere come mai tale studio sia stato affidato ad una società di consulenza di Perugia e non a dei professionisti aquilani, dato che L’Aquila rappresenta un polo di eccellenza ingegneristico, fatto dimostrato oltre che dalla presenza di molti ingegneri-urbanisti anche dall’esistenza di una facoltà invidiata da tutta Italia. E infine, naturalmente non per importanza, ci si potrebbe anche domandare quanto costerà tale ennesimo studio all’amministrazione. La TPS si è ormai affezionata al nostro territorio infatti non è una società sconosciuta né al Comune dell’Aquila, né alla Regione Abruzzo, per conto della quale ha svolto diverse attività a partire dal 1999 iniziando con la costruzione del modello di simulazione regionale del sistema del TPL. Nel 2000 ha svolto attività di supporto tecnico specialistico per la rimodulazione dell’offerta di TPL in considerazione della definizione dei bacini di traffico e lo studio dei servizi minimi per tutti i bacini della regione. Nel 2001 ha collaborato al prolungamento della linea ferroviaria regionale Teramo-Giulianova, entro l’abitato della città di Teramo. Nel 2003 ha redatto il Piano Regionale Integrato dei Trasporti e il Programma Triennale dei Servizi Minimi. Nel 2006 ha collaborato all’ elaborazione del progetto del Sistema tariffario Integrato Regionale (STIR) e ad un primo stralcio del Servizio Metropolitano Regionale (SFMR) . Nello stesso anno ha collaborato inoltre alla redazione dei Piani di Bacino Provinciali: provincia di Pescara, provincia di Chieti, provincia di Teramo e provincia dell'Aquila. Il suo primo rapporto con l’amministrazione comunale risale al 2002 con una prima consulenza al gruppo di lavoro composto da tecnici comunali per la redazione del Piano Urbano della Mobilità del Comune dell’Aquila, in piena era Tempesta. Nel 2006 un’altra consulenza specialistica a supporto del gruppo di lavoro composto sempre da tecnici comunali per la redazione del Piano Generale del Traffico Urbano. Pochi giorni fa la terza consulenza, questa volta all’inizio dell’era Cialente, per affrontare il problema della mobilità. Tre consulenze sullo stesso tema, due durante l’amministrazione di centro-destra e una all’inizio dell’amministrazione di centro-sinistra, pagate con denaro pubblico, fornite dalla stessa società nel giro di cinque anni, di cui due a distanza di un anno l’una dall’altra. Sono faccende come questa che lasciano sconcertata la città, a prescindere da chi si trovi al suo timone, si da l’illusione di cambiare tutto ma alla fine non si cambia nulla. Immota Manet.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8008453828349618485?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8008453828349618485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8008453828349618485&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8008453828349618485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8008453828349618485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/piano-urbano-della-mobilita-lennesimo.html' title='PIANO URBANO DELLA MOBILITA’: L’ENNESIMO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2506910559157797380</id><published>2007-11-06T17:24:00.000+01:00</published><updated>2007-11-07T12:27:22.091+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>AUMENTO TARSU: QUANTI MALUMORI! di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Anche MpL contro l’elevato livello di imposte&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. L’aumento della Tarsu del 30% deciso dalla precedente amministrazione e non modificato dal sindaco Cialente ha destato in città diverse perplessità. Dubbi che riguardano innanzitutto le motivazioni addotte. La colpa dell’aumento secondo il primo cittadino è attribuibile per intero alla passata amministrazione Tempesta. E’ indubbio che la città sta vivendo una vera e propria emergenza rifiuti provocata dalla mancanza di programmazione e decisioni politiche. In effetti la Giunta Tempesta cominciò a preoccuparsi del problema dei rifiuti solidi urbani solo nella primavera del 2006, dopo nove anni di governo della città, ponendolo al primo posto del documento programmatico, senza però trovare una soluzione, provocando così un netto incremento del livello di imposizione inerente lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani accompagnato dalla scarsa qualità dei servizi offerti. Elevato livello di imposizione e scarsa qualità dei servizi che sono aumentati anno dopo anno. Ma sarebbe ed è eccessivamente semplicistico affrontare la questione su questa linea di difesa.  In attesa della normativa regionale di riferimento si potrebbe cominciare ad affrontare il problema mettendo in azione gli strumenti già previsti dalle normative come i Consorzi Intercomunali di gestione e affrontando nella sua totalità il ciclo dei rifiuti, raccolta, trattamento e smaltimento approdando così al concetto del “rifiuto risorsa” da introdurre nella filiera recupero-riciclo-riuso-termovalorizzazione al fine di diminuire le imposte, creare lavoro e ricchezza tutelando l’ambiente. Ad alimentare i malumori dei cittadini si aggiunge anche  l’esenzione Ici che investe, per le più svariate ragioni, diversi immobili aquilani, una dispensa che ricade sulle tasche dei contribuenti. Su tale questione è intervenuto il presidente del Movimento per L’Aquila (MpL), Piero Carducci. “E’ francamente inaccettabile che dopo quasi 180 giorni di governo della città – afferma Carducci - il Sindaco continui a lamentarsi dei problemi lasciati aperti dalla Giunta Tempesta. Ancora una volta, anche a proposito dell’astronomico incremento della Tarsu, il Sindaco ha continuato nella litania di questi mesi, la colpa è tutta di Tempesta. Il Sindaco non deve dirci di chi è la colpa, ma dovrebbe iniziare a dirci finalmente cosa farà nel breve e nel medio periodo per risolvere i gravi problemi dell’Aquila”. Mpl quindi, come la gran parte dei cittadini aquilani, è contrario all’aumento del 30% dell’ imposta sull’ immondizia e chiede al Sindaco di iniziare a governare la città. “Il Comune dell'Aquila - continua Carducci - è una macchina che macina male. La pressione fiscale è inaccettabile e deve essere decisamente ridotta per le imposte comunali, Ici e Tarsu sono tra le più elevate d’Italia, in riferimento ai servizi resi, e questo è francamente inammissibile. Basta studiare il ciclo del pattume aquilano per capire che c’è molto che non va, e che alcuni miglioramenti possono essere apportati nell’immediato. E’ inaccettabile inoltre il costo dei servizi in confronto ad una qualità decisamente scadente, e ad una palese mancanza di controllo di gestione e di lotta agli sprechi. L’Amministrazione – continua- deve essere profondamente riformata seguendo i principi dell’efficienza, fare le cose al minimo dei costi e dell’efficacia di gestione, fare le cose giuste, nell’interesse della collettività amministrata. Occorre poi migliorare il tiraggio finanziario sulle fonti finanziarie UE, puntare alla responsabilizzazione per obiettivi dei dirigenti, al coinvolgimento di banche ed imprese sui progetti di pubblica utilità. Pure sospetta è l’area di esenzione Ici, troppi immobili aquilani sono esentati per un motivo o per un altro, e questo punto è senz’altro da rivedere, pagare meno ma pagare tutti, è un ineludibile principio di equità fiscale. Ridurre le imposte e rifondare l’Amministrazione comunale - ha concluso Piero Carducci - avrebbe dovuto essere la priorità delle priorità del programma del Sindaco dell'Aquila. Noi come Movimento per L’Aquila abbiamo più volte proposta la nostra collaborazione sui temi prioritari per la città, come la metro o la questione dei rifiuti. Né faremo mancare il nostro appoggio a chi dovesse mostrare una effettiva volontà di cambiamento sull’Amministrazione comunale, volontà che ad oggi né vediamo né percepiamo. Occorre pure eliminare i mille sprechi connessi alla radicata gestione partitica e clientelare della cosa pubblica, e realizzare una profonda riforma degli enti strumentali comunali, i cui costi sono enormi ma la cui utilità sfugge sovente ai cittadini”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2506910559157797380?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2506910559157797380/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2506910559157797380&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2506910559157797380'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2506910559157797380'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/aumento-tarsu-quanti-malumori-di.html' title='AUMENTO TARSU: QUANTI MALUMORI! di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-370186885857186689</id><published>2007-11-04T18:51:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T18:52:08.106+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>L’ABRUZZO IN RITARDO RISPETTO ALLA STRATEGIA DI LISBONA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;La posizione del problema regionale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Interi settori rischiano di sparire dal mercato dentro la stretta della globalizzazione. Aziende prive di prodotto e di mercato di riferimento. La regione è sempre più anziana, i giovani sono pochi ed hanno poche opportunità di lavoro. L’Abruzzo è a serio rischio di deindustrializzazione con tutti i settori produttivi in gravi difficoltà, con un manifesto squilibrio fra interno e zona costiera. Aumentano gli stati di crisi, le amministrazioni controllate di imprese, i ricorsi alla cassa integrazione e alla mobilità dei lavoratori. Mancano adeguate politiche formative centrate sullo sviluppo dei sistemi locali e sulle problematiche di competitività delle imprese che dovrebbero riguardare le aree maggiormente depresse. Il crollo riguarda tutte le province a cominciare da quella dell’Aquila dove il polo elettronico è scomparso. Ciò è dipeso in parte dalla crisi internazionale delle telecomunicazioni, ma molto dalla scarsa innovazione tecnologica dei prodotti delle aziende. Il panorama deprimente include i territori di Sulmona, Avezzano e la Valle Peligna, area industrialmente depressa e con un elevato tasso di disoccupazione. Le cose non vanno meglio nella provincia di Pescara. Relativamente all’occupazione si segnalano forti e crescenti elementi di criticità con particolare riferimento a giovani, donne, disabili, ultraquarantenni espulsi dai processi produttivi. Di tale criticità sono testimonianza le numerose iscrizioni al collocamento, la debolezza della domanda da parte delle imprese, la composizione della forza lavoro dipendente, con l’invecchiamento della popolazione lavorativa e il fortissimo incremento dei disoccupati di lunga durata. E’ in difficoltà anche la provincia di Teramo, che ha una struttura economica diversa dalle altre province. Il tessuto imprenditoriale è formato da piccole e medie aziende, più snelle e dinamiche ma mancano gli investimenti in ricerca e innovazione, formazione d’impresa e servizi avanzati. Il declino è evidente nel tessile, concentrato nella Val Vibrata, e nell’alimentare. Uno scenario generale di crisi che abbraccia le tre aree industriali della provincia di Chieti, Val di Sangro, Valle del Trigno e Val Pescara dove i dati delle ispezioni rivelano l’aumento del lavoro nero. I problemi sono gli stessi, mancati investimenti nelle politiche industriali, processi di riorganizzazione e ridimensionamenti, insomma consistenti perdite dirette, qualitative, tecnologiche, occupazionali e professionali. La Uil Abruzzo espresse preoccupazione per la situazione attraversata dal territorio aquilano anche attraverso una lettera aperta inviata al presidente regionale Ottaviano Del Turco all’inizio del suo mandato dove si chiedeva di individuare le aree sottosviluppate nella provincia dell’Aquila e avviare al più presto un tavolo di concertazione per individuare gli indirizzi e i conseguenti progetti che potessero essere sostenuti dall’Unione Europea. Anche Confindustria Abruzzo espresse preoccupazione. In occasione delle elezioni regionali 2005 inviò una lettera aperta ai due candidati alla presidenza della Regione, l’On. Giovanni Pace e l’On. Ottaviano Del Turco, dove informava che lo sviluppo socioeconomico regionale richiedeva che tutte le componenti del sistema regione aggiornassero il proprio ruolo e le modalità del proprio operato, per raggiungere due obiettivi fondamentali, la competitività e l’innovazione. Insomma guardare al futuro con occhi post-industriali. Questo avvenne due anni fa, la situazione non sembra migliorata, l’Abruzzo non sembra affatto allineato alla “Strategia di Lisbona”, messa a punto dalla UE, inerente un nuovo obiettivo da inseguire nel decennio 2000-2010 allo scopo di rinvigorire la riforma economica, l’occupazione e la coesione sociale all’interno di un’economia fondata sulla conoscenza. Tale strategia si compone di tre assi principali: preparare l’avvento di una società e di un’economia fondate sulla conoscenza; preparare tale società e tale economia mediante politiche che rispondano meglio alle necessità della società dell’informazione, della ricerca e dello sviluppo, nonché mediante l’accelerazione delle riforme strutturali per rafforzare la competitività e l’innovazione e mediante il completamento del mercato interno; modernizzare il modello sociale europeo investendo nelle risorse umane e lottando contro l’esclusione sociale mantenendo le condizioni di un’evoluzione sana dell’economia e le prospettive di crescita favorevoli grazie ad un opportuno dosaggio delle politiche macroeconomiche. Quel che deve preoccupare è anche il progressivo peggioramento che si rileva nella sicurezza e nella qualità del lavoro abruzzese, da cui dipende la qualità dei prodotti e dei servizi e quindi la capacità competitiva. La qualità si può misurare, a livello europeo, con l’indice di Lisbona. Questo indice misura la dinamicità del sistema economico e la sua capacità di valorizzare al meglio la risorsa umana. L’indice migliora a livello europeo, in Italia rimane stabile, in Abruzzo, invece, registra un netto peggioramento a causa della diminuzione degli occupati, della forza lavoro e dell’aumento  del lavoro nero, precario ed irregolare. Con tutti questi fattori di criticità non si diventa competitivi e non si crea sviluppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-370186885857186689?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/370186885857186689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=370186885857186689&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/370186885857186689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/370186885857186689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/labruzzo-in-ritardo-rispetto-alla.html' title='L’ABRUZZO IN RITARDO RISPETTO ALLA STRATEGIA DI LISBONA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-2306925979778027185</id><published>2007-11-04T16:23:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T16:24:12.304+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regione Abruzzo'/><title type='text'>REGIONE: GLI INTERESSI PARTICOLARI E L’IMMOBILITA’ VINCONO SEMPRE di Federico Zia</title><content type='html'>Un grave danno per le piccole e medie imprese locali…in nome degli epuloni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Aquila. La Regione Abruzzo appare un’ istituzione dall’epìfisi bloccata. Gli interessi particolari vincono su quelli generali. Questa è la prima conclusione della diatriba che vede coinvolte la Confcommercio e la Regione Abruzzo. Il via libera ai centri commerciali ha fatto imbufalire i massimi vertici dell’organizzazione dei commercianti. Il comportamento decisorio e derisorio della Regione, definito arrogante dalle organizzazioni perché privo della tanto sbandierata e mai applicata concertazione, ha portato alla rottura dei rapporti tra le parti. La Confcommercio denuncia il fatto che la Regione Abruzzo ha legiferato su argomenti molto delicati senza ascoltare le categorie interessate e senza tener conto dei problemi che stanno minando l’equilibrio economico–finanziario regionale. In effetti altre regioni come il Piemonte, le Marche, il Frulli-Venezia Giulia, la Puglia e la Sardegna hanno sospeso con un articolo di legge le autorizzazioni alla grande distribuzione per difendere le piccole e medie imprese locali. Paradossalmente in Abruzzo, dove la piccola e media impresa rappresenta e occupa la quasi totalità del tessuto produttivo regionale e dove si registrano pesanti perdite in quasi tutti i settori (legno e mobili, manutenzioni e riparazioni autoveicoli, beni personali, trasporti e servizi), il settore è stato violentemente liberalizzato senza considerare il rapporto sbilanciato in favore della superficie dei grandi insediamenti commerciali rispetto alla piccola e media impresa. Occorre considerare anche il fatto che oltre alla concertazione è mancata l’applicazione dell’Osservatorio sul Commercio che ha lo scopo di effettuare un monitoraggio della realtà imprenditoriale e commerciale regionale prima di prendere decisioni delicate,  un organismo previsto dal 1999 dalla stessa normativa nazionale e regionale ma mai entrato in funzione con la conseguenza che la conoscenza dei dati reali della distribuzione commerciale in Abruzzo è oscurata. Per tali ragioni l’Assemblea di Abruzzo Confcommercio ha deciso di interrompere i rapporti con la Regione sino a quando non verranno adottati sistemi di concertazione reali con le categorie interessate e, nel particolare, non abroghi gli ultimi provvedimenti sul commercio adottati, oltre a decidere  lo stato di agitazione regionale, non esclusa l’organizzazione di tutta una serie di manifestazioni di protesta compresa l’occupazione della sede del Consiglio. In particolare i provvedimenti contestati al Consiglio Regionale riguardano gli orari di apertura e chiusura degli esercizi commerciali e le autorizzazioni all’apertura di esercizi commerciali della grande distribuzione. In riferimento agli orari il secondo comma della L.R. n° 25/2006 prevedeva che le deroghe alla chiusura domenicale e festiva non potessero superare il numero massimo di 28 giornate. La variazione apportata estende la deroga alla chiusura da 28 a 41 giornate. In riferimento alle autorizzazioni all’apertura di esercizi commerciali della grande distribuzione, il primo comma dell’art. 10 della L.R. n° 62/1999 prevedeva la possibilità dell’apertura in tutto il territorio abruzzese di cinque esercizi commerciali della grande distribuzione, dislocati in cinque aree ben individuate. La dimensione massima della superficie di vendita era stabilita in 8.000 mq. La variazione apportata estende la superficie di vendita a 18.000 mq e prevede la possibilità di apertura di grandi complessi di vendita e di esercizi specializzati del settore non alimentare. Le strutture potranno essere collocate in aree di interesse di più comuni e/o province, riferite ad attività aventi un bacino di vendita di livello regionale, derivante dall’unicità e dall’ampiezza dell’offerta proposta. La modifica prevede anche la possibilità per il Comune, laddove si perfezioni un accordo di programma o un altro istituito equivalente, di rilasciare direttamente l’autorizzazione commerciale. A tale scenario vanno sommate anche delle scelte discutibili della Giunta regionale che di fatto privano dei loro poteri la Commissione regionale e le Commissioni provinciali per l’artigianato. La Regione ha cancellato i gettoni di presenza (35 euro lordi) assegnati agli imprenditori artigiani che fanno parte delle Commissioni. Tale decisione manifesta il non riconoscimento degli impegni e delle responsabilità dei soggetti interessati, direttamente coinvolti nei vari settori. Non va dimenticato neanche il silenzio sceso sulla riforma delle legge quadro regionale sull’artigianato, uno strumento in grado di incoraggiare l’internazionalizzazione delle piccole imprese, di rafforzare il ruolo delle cooperative di garanzia e dei consorzi fidi. Naturalmente non manca neanche l’insostenibile indigeribilità fiscale sulla piccola e media impresa. La torchiatura fiscale esercitata sulle piccole imprese abruzzesi, a causa dell’imposizione di una addizione Irpef e Irap provocata dai debiti della sanità è giunta ormai ad una dimensione non più sostenibile. Fino ad oggi le imprese e le famiglie hanno pagato oltre 260milioni di euro, tutto a discapito della competitività aziendale. L’aumento delle aliquote Irpef ha colpito il già fragile tessuto imprenditoriale, la maggior parte delle micro, piccole e medie imprese costruiscono il loro mercato proprio sulla domanda interna. Ciò che il territorio abruzzese sta vedendo svanire oltre alla capacità competitiva è l’essenziale dovere di servizio degli enti regionali. Con tutti questi fattori di criticità non si diventa competitivi e non si crea sviluppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-2306925979778027185?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/2306925979778027185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=2306925979778027185&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2306925979778027185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/2306925979778027185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/regione-gli-interessi-particolari-e.html' title='REGIONE: GLI INTERESSI PARTICOLARI E L’IMMOBILITA’ VINCONO SEMPRE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-8085879970003593369</id><published>2007-11-04T15:59:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T16:01:08.319+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>L’ABRUZZO DALLA PRIMA ALLA SECONDA MODERNITA’ di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Il cambiamento della percezione nella sicurezza del lavoro&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi l’Abruzzo sta attraversando una fase storica molto delicata caratterizzata dal passaggio dalla prima alla seconda modernità, qualificata dall’irruzione della flessibilità e della precarietà dei rapporti di lavoro. La seconda modernità è caratterizzata soprattutto dal superamento del taylor-fordismo e quindi da un miglioramento oggettivo della qualità del lavoro, divenuto meno pesante, più cognitivo e più collaborativo, ma tale processo di trasformazione del modo di lavorare è stato accompagnato dalla esplosione a livello planetario delle prerogative della politica economica neoliberista che hanno colpito la sicurezza dei lavoratori nel lavoro, nella loro possibilità di mantenere un posto stabile per buona parte delle vita, come il ridotto interventismo statale con la conseguente dissoluzione dello Stato Sociale ed il trasferimento delle responsabilità ai cittadini e alle imprese, la riduzione del costo del lavoro e quindi l’elevata quota di lavori a tempo parziale che non forniscono alcuna garanzia futura ai lavoratori. Il cammino abruzzese dalla prima alla seconda modernità è stato segnato dapprima da un’economia agricola e contadina seguita da quella basata sulla grande fabbrica taylor-fordista, caratterizzata da un lavoro poco qualificato ma da maggiori tutele  ottenute grazie alle lotte sindacali, poi da un’ economia basata soprattutto sui nuclei industriali formati da aziende di dimensioni ridotte e caratterizzata dal modello della produzione snella e flessibile, in seguito al mutamento del mondo della produzione e del consumo, ove il modo di lavorare si qualifica soprattutto per un suo miglioramento, ma al contrario le tutele sindacali cominciano ad indebolirsi in seguito all’introduzione di contratti di lavoro atipici che non consentono la creazione di quella solidarietà tra lavoratori sul luogo di lavoro che invece caratterizzava la grande fabbrica, perché il tempo di permanenza del lavoratore nell’azienda si è ridotto così come si è ridotto il tempo di vita delle aziende schiacciate dalla dura competizione nazionale e internazionale. Per buona parte del XX secolo le condizioni di vita degli abruzzesi sono state determinate e influenzate da un’economia basata prevalentemente sull’agricoltura e sull’allevamento, le loro condizioni economiche mutavano in relazione a due variabili: attività e proprietà. Il quadro economico della popolazione abruzzese cominciò a trasformarsi quando si iniziò ad avvertire la necessità di uscire dalla miseria riscattando una discreta quantità di terreno. Uno strumento utilizzato a tal fine fu l’emigrazione. Coloro che rimpatriarono utilizzarono il capitale proveniente dall’estero per acquistare degli appezzamenti di terreno e per investire nei titoli di studio. Così l’attività agricola aumentò, anche grazie alla trasformazione delle colture, facendo aumentare i guadagni. Questa situazione si mantenne nel tempo anche con le incertezze naturali provocate dalle due guerre mondiali, fino ad arrivare all’irruzione dell’industrializzazione e del taylor-fordismo con i suoi ritmi ed orari regolari che colpì anche la nostra regione. Per i contadini che lasciavano le terre e si dirigevano in fabbrica il mutamento più grande fu il cambiamento del lavoro e l’abbandono delle coltivazioni, ma la sicurezza di un salario, seppur basso, e le tutele sindacali, forse in parte mitigavano tale privazione. La regione conobbe durante gli anni ‘60 e ’70 un grande crescita della propria economia, si verificarono i primi insediamenti di industrie ed  aumentò il pil. L’Abruzzo si rivelò una regione capace di attrarre investimenti pubblici e privati. In regione si cominciò a parlare di via adriatica allo sviluppo, si iniziò a creare reddito e le donne abruzzesi iniziarono ad entrare nel mercato del lavoro. Qualcosa poi cominciò a cambiare, modelli produttivi diversi, consumi diversificati in base a determinati target, produzioni differenziate, competitività esasperata, variabilità dei mercati, politica economica neoliberista, flessibilità e precariato conquistarono la scena in un mondo avviato nel processo irreversibile della globalizzazione. La garanzia del lavoro per tutti cominciò a venir meno, le certezze iniziarono a crollare. Oggi la disoccupazione e la sostituzione del lavoro regolare con il lavoro atipico hanno reso antiquata l’idea tradizionale di occupazione come un impiego a vita, il tempo non è più pieno, la carriera per molti è diventata un abbaglio. Per reagire all’attuale scenario “globalmente insicuro”, per combattere la disoccupazione, per migliorare la qualità e la sicurezza nel lavoro da cui deriva la qualità del ciclo produttivo su cui si regge la competitività nazionale ed internazionale, occorrerebbe creare un antidoto composto da alcune proposte avanzate da diversi studiosi: sviluppare istituzioni capaci di orientare e sostenere il passaggio del lavoratore da un’occupazione all’altra; introdurre forme di certificazione, trasferibili da un’azienda alla successiva, delle competenze professionali acquisite da un lavoratore; compiere interventi sull’organizzazione del lavoro in modo che i lavoratori anziani continuino ad essere utili; ridare un senso all’idea di posto di lavoro nella placeless society, nella società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché tale attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico; attuare programmi di formazione per rendere effettivo il concetto di apprendimento continuo incentrato sia sull’individuo che sullo sviluppo dei sistemi locali; introdurre il principio del diritto al lavoro a tempo prescelto; rendere effettivo il lavoro di impegno civile ricompensato attraverso il reddito di cittadinanza corrispondente almeno al livello dei sussidi di disoccupazione o dei sussidi sociali, qualificazioni e riconoscimento dei diritti pensionistici, integrato attraverso fondi comunali e sponsorizzazioni sociali delle aziende; attuare una reale cooperazione e partecipazione dei lavoratori all’andamento dell’impresa; ridurre gli oneri per le imprese che diminuiscono gli orari; favorire la nascita di nuove imprese con delle politiche basate sullo sviluppo dei sistemi locali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-8085879970003593369?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/8085879970003593369/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=8085879970003593369&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8085879970003593369'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/8085879970003593369'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/labruzzo-dalla-prima-alla-seconda.html' title='L’ABRUZZO DALLA PRIMA ALLA SECONDA MODERNITA’ di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-390499167855851814</id><published>2007-11-04T15:57:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T15:58:37.960+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>INDIVIDUALIZZAZIONE DEL LAVORO di Federico Zia</title><content type='html'>Nell’epoca in cui viviamo una tendenza molto evidente è il desiderio di molti di condurre un vita propria. Ulrich Beck ha evidenziato come a partire dagli anni Settanta, l’espansione dell’istruzione, la diffusione della ricchezza, l’interiorizzazione dei diritti politici e sociali fondamentali, hanno staccato gli uomini dalle sicurezze dell’ambiente di provenienza rendendoli autori della propria vita. Negli anni Ottanta e negli anni Novanta a questa individualizzazione esistenziale si aggiunge una individualizzazione del lavoro. Individualizzazione del lavoro significa che il rapporto di lavoro normale viene meno sia per quanto riguarda la biografia lavorativa dell’individuo, sia per quanto riguarda il punto di vista aziendale. In particolare le nuove condizioni contrattuali e la nuova organizzazione dei tempi lavorativi provocano una destrutturazione del tempo della vita sociale che coinvolge in primo luogo la famiglia e la comunità, da non dimenticare inoltre che sulla vita del lavoratore si affacciano nuove insidie di emarginazione i cui rischi vengono scaricati dalla Stato sugli individui e ciascuno è costretto a gestire la sua carriera nel corso di tutta la vita. L’individualizzazione del lavoro può anche assumere diverse forme “tecniche” come ad esempio “l’outsourcing o esternalizzazione”, la possibilità per le aziende di stabilire dei rapporti di lavoro senza vincoli, quindi informali, il “franchising” che riguarda la possibilità per un affiliato, che non è né un imprenditore né un dipendente, di acquistare denominazioni di aziende, marchi o tipologie merceologiche. Un elemento importante che ha condotto all’individualizzazione del lavoro è sicuramente da ricercare nelle nuove possibilità offerte dallo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche che permettono il contemporaneo decentramento delle funzioni lavorative e il loro coordinamento in tempo reale all’interno di reti interattive che possono coprire tutto il mondo. Secondo Peter Fischer “il moderno impiegato di se stesso è il proprio capo, e avrà tanto più successo quanto più sarà capace di essere il suo collaboratore ideale”. Questo discorso conduce inevitabilmente all’affermazione che nel prossimo futuro la persona diventerà un’impresa. Il 5 Maggio del 2001 a Berlino, il direttore delle risorse umane della Daimler Chrysler, Norbert Bendel, nell’occasione di un congresso internazionale sulla società della conoscenza, spiegò ai presenti che “i collaboratori dell’impresa fanno parte del suo capitale, il loro comportamento, come le loro capacità sociali ed emotive svolgono un ruolo importante nella valutazione del loro grado di qualificazione. Le loro motivazioni, il loro know how, la loro flessibilità, la loro creatività e la preoccupazione di accontentare la clientela costituiscono la materia prima dei servizi innovativi. Il loro lavoro non si misura in ore ma in base ai risultati ottenuti e alla loro qualità. Essi sono degli imprenditori”. Questa nuova tendenza “imprenditoriale” già era stata evidenziata alcuni anni prima dal direttore della formazione della Volkswagen, Peter Hesse, secondo cui “se i gruppi di lavoro hanno una larga autonomia nel pianificare, organizzare e controllare il processo di produzione, i flussi materiali e le competenze, siamo di fronte a una grande azienda fatta di piccoli imprenditori autonomi”. La propensione delle grandi aziende è quella di impiegare una percentuale sempre minore di collaboratori permanenti anche se soggetti a forme di flessibilità di orario che varia in funzione del volume delle ordinazioni, e una percentuale sempre maggiore di lavoratori interinali, con contratto a tempo determinato e collaboratori esterni precarizzati, come gli addetti a lavorazioni e servizi esternalizzati, subappaltati ad imprese autonome ma in realtà legate alle grandi aziende utilizzatrici, i lavoratori a domicilio e prestatori di servizi individuali il cui volume di lavoro è sottoposto a forti variazioni e retribuiti in base al rendimento o al tempo impiegato. Il fenomeno dell’uomo che diventa un’impresa deriva in gran parte dalla natura del sistema economico a rete, ove ogni impresa è inserita in una rete territoriale collegata con altre reti in un sistema extraterritoriale e la produttività delle imprese dipende in larga misura dalla capacità di cooperazione, di comunicazione e di autorganizzazione dei loro membri. Anche attraverso l’impegno nella propria vita lavorativa, nel caso in cui una vita lavorativa esista, l’individuo non riesce ad identificarsi pienamente nel proprio lavoro, perché il legame con l’impresa è debole, precarizzato, così ciò che diventa importante per l’uomo sono le attività extralavorative ed il lavoro diviene solo il mezzo attraverso il quale egli può svolgere queste attività gratificanti e creatici di senso, a ciò è da aggiungere che a causa dei cambiamenti delle condizioni di occupazione la vita privata diventa sempre più dipendente dall’impiego che si riesce a trovare, il lavoro sconfina nella vita privata in quanto gli individui si devono assumere la responsabilità della propria preparazione professionale, della propria salute e della propria mobilità. All’interno di questo “scenario individualizzato”, paradossalmente definito se si pensa che ci troviamo nell’epoca della globalizzazione, si colloca la nascita del termine “Muddling Trough” che descrive “una nuova società di lavoratori autonomi,  aziende costituite da un unico uomo o da un’ unica donna che hanno poco in comune con l’idea tradizionale d’impresa. L’obiettivo imprenditoriale non è tanto la conquista del mercato, ma lo sviluppo di una propria biografia, ma una cosa accomuna queste singole esistenze: tutte si collocano al di fuori di qualsiasi ipotesi di rapporto di lavoro regolato da contratti collettivi, trattative sindacali e relative forme strutturate di previdenza”, così la conseguenza logica di una società così strutturata sarà senza dubbio la frammentazione delle classi lavoratrici, perché andrà perduto ogni elemento in grado di accomunare i lavoratori, ormai individuali e autonomi e non più riconducibili ad un “collettivo solidaristico”. Come ben ha rilevato Ulrich Beck, “nel momento in cui l’individualizzazione delle singole situazioni esistenziali si incontra con l’individualizzazione delle singole situazioni lavorative e queste si rafforzano a vicenda, la società corre il rischio di disgregarsi”. A questa considerazione si lega anche quella di Luciano Gallino sulla “placeless society” cioè “una società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché siffatta attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico”. Molti lavori, per favorire la flessibilità e per ridurre gli investimenti fissi, sono stati spogliati del luogo dove si sarebbero dovuti svolgere, basti pensare al telelavoro, ai deskless jobs, cioè mansioni impiegatizie senza scrivania, ai meccanismi di terziarizzazione interna i quali rendono possibile la situazione in cui all’interno di una azienda lavorino dipendenti di altre aziende, addirittura decine, con alti ritmi di rotazione. Ciò che scompare insieme al luogo di lavoro sono “le proprietà storiche del lavoro come le relazioni faccia a faccia, la possibilità di manifestare le proprie qualità in un gruppo ai fini di una promozione, il legame tra il lavoratore e i suoi mezzi di produzione e la vera solidarietà nel mondo del lavoro che nasce proprio dai legami sociali provocando così un indebolimento delle organizzazioni dei lavoratori”. Quindi il lavoro sta subendo una trasformazione sul versante della socialità, come manifestazione del legame sociale. La causa di tale problema è insita nell’impossibilità per molti individui, uomini e donne, di trovare nel lavoro la via principale per manifestare la propria vocazione professionale e per contribuire alla vita sociale. Nel contesto attuale, così radicalmente cambiato rispetto a venti o trenta anni fa, il lavoro rischia di non identificarsi più come un fattore centrale della costruzione dell’identità di una persona, come una componente essenziale nei processi di emancipazione e di giustizia sociale, come un elemento principe per accedere alla cittadinanza. Per tutti questi motivi, il lavoro oggi, così cambiato rispetto al passato, deve essere maggiormente tutelato, rappresentato, utilizzando le parole di Accornero “bisogna movimentare e articolare la tutela secondo gli intricati percorsi individuali e non solo secondo le lineari traiettorie collettive, del lavoro o della classe, altrimenti, il sindacato oscillerà sempre più fra una tutela dei grandi interessi, che delegherebbe il piccolo interesse all’autotutela, e una tutela massima dei posti, che rinuncerebbe a una tutela minima dei lavori”, in particolare ci si dovrà preoccupare di renderlo maggiormente conciliabile con la famiglia e con la propria comunità di riferimento. Per raggiungere tali obiettivi sono state diverse le proposte suggerite, tra cui la formazione permanente, la flessibilità sostenibile attuabile innanzitutto attraverso l’impedimento della cancellazione dei diritti fondamentali dei lavoratori e rinnovando il sistema delle tutele e della protezione sociale, e attraverso la globalizzazione della solidarietà da parte delle organizzazioni del lavoro, ciò significa rivolgersi e cooperare con tutti i movimenti dei lavoratori che operano nel mondo per ridare vigore alla sicurezza e alla dignità del lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-390499167855851814?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/390499167855851814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=390499167855851814&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/390499167855851814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/390499167855851814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/individualizzazione-del-lavoro-di.html' title='INDIVIDUALIZZAZIONE DEL LAVORO di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-5883647677353299266</id><published>2007-11-03T19:29:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T15:59:40.541+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>QUALITA’ E SICUREZZA NEL LAVORO. DUE CONCETTI SEPARATI O INTERDIPENDENTI ? di Federico Zia</title><content type='html'>Diverse ricerche svolte in ambito regionale affermano che i lavoratori occupati nei servizi hanno una maggiore fiducia sul futuro del lavoro rispetto ai lavoratori occupati nel settore industriale. Ciò è spiegato dal fatto che il terziario presenta determinate caratteristiche maggiormente adattabili agli sconvolgimenti che stanno interessando il mondo del lavoro attuale. Inoltre tale settore presenta una qualità nel lavoro superiore rispetto a quella rilevata nell’industria, a dimostrazione del fatto che, almeno nel territorio considerato, il settore industriale fatica a stare dietro ai cambiamenti che stanno, modificando il modo di lavorare e di percepire il lavoro. &lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt; A livello internazionale molti studiosi ritengono che negli ultimi anni la qualità nel lavoro è migliorata grazie al progresso tecnologico, agli effetti positivi della globalizzazione, alla trasformazione del lavoro causata dalla trasformazione del mondo della produzione (dalla produzione di massa alla produzione flessibile) e del consumo (dal consumo di massa standardizzato alla variabilità dei mercati) e alla politica economica neoliberista, mentre la sicurezza nel lavoro è peggiorata, cioè vi sono meno tutele ed è più facile perdere il posto e trovarsi in una situazione di precariato, e questo a causa degli effetti negativi delle cause che hanno provocato un miglioramento della qualità lavorativa. Ma è proprio vero che la qualità nel lavoro è migliorata come sostenuto da molti studiosi del settore? E’ vero che le condizioni di lavoro all’inizio del XXI secolo sono migliori rispetto all’epoca taylor-fordista, ma nel concetto di “qualità nel lavoro” vanno distinte almeno tre dimensioni: oggettiva, individuale, sociale. Per quanto riguarda la dimensione oggettiva molti studi storici di sociologia economica comparata evidenziano che la qualità nel lavoro nell’epoca attuale è migliorata rispetto alle epoche precedenti, almeno nel contesto occidentale. Per quanto riguarda la dimensione individuale nel concetto di qualità nel lavoro vanno inserite anche le prospettive riguardanti il futuro da parte del lavoratore. Ciò che intendo evidenziare è la situazione in cui si trovano nella società attuale giovani e meno giovani, una migliore qualità in un lavoro precario genera comunque insicurezza, paura, e il concetto di qualità si lega inevitabilmente al concetto di sicurezza. Tale ragionamento porterebbe ad affermare che la qualità nel lavoro viene condizionata o addirittura annullata dalla sicurezza o meglio insicurezza nel lavoro, anche se molti studiosi ritengono i due concetti nettamente separati. Ciò che dovrebbe dominare la valutazione sulla qualità e sicurezza nel lavoro è la dimensione individuale del concetto, una valutazione interna dei soggetti coinvolti, i lavoratori precarizzati o a rischio di precarizzazione, e non una valutazione esterna, eccessivamente razionale, anche se effettuata in base alla conoscenza statistica della situazione attuale, utile comunque per una valutazione oggettiva, perché chi meglio dei lavoratori coinvolti è in grado di descrivere il loro stato d’animo e quindi di giudicare la qualità delle loro condizioni di vita che derivano dalla qualità e soprattutto dalla sicurezza nel loro lavoro? Bisognerebbe riconsiderare la vera dimensione umana prima dei vari indici, all’interno della quale dovrebbe essere garantito il diritto ad una buona vita lavorativa, allo stesso tempo sicura e di qualità, che assicurerebbe l’inizio di un vero sviluppo e miglioramento del lavoro, tanto sperato e mai raggiunto. Oltre alla dimensione individuale bisogna considerare anche la dimensione sociale. Secondo Richard Sennett, “il lavoro diventa privo di qualità perché perde qualsiasi dimensione di socialità e socievolezza, ogni contenuto etico e simbolico che caratterizzava la vita produttiva tradizionale e contribuiva a darle senso e consistenza”. Tale affermazione si lega al concetto di “placeless society” che rimanda ad una società in cui è possibile e conveniente lavorare ovunque poiché tale attività ha perso ogni legame definito con un determinato spazio fisico, cioè un lavoro privo di luogo. Lavorare in un contesto ove non ci sia un legame con un determinato ambiente inevitabilmente produce un deterioramento della dimensione di socialità e socievolezza con la conseguenza di provocare una frammentazione della classi lavoratrici e la disgregazione della società. Occorre considerare i due concetti strettamente interdipendenti tra di loro, non ci può essere qualità nel lavoro senza sicurezza perché il primo concetto potrebbe essere annullato dalla mancanza del secondo. E’ innegabile che la qualità oggettiva nel lavoro è migliorata e che può essere valutata indipendentemente dalla sicurezza, ma è altrettanto vera la considerazione che la dimensione individuale e la dimensione sociale del concetto di qualità non possono essere valutate indipendentemente dalla sicurezza nel lavoro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-5883647677353299266?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/5883647677353299266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=5883647677353299266&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5883647677353299266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/5883647677353299266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/qualita-e-sicurezza-nel-lavoro-due.html' title='QUALITA’ E SICUREZZA NEL LAVORO. DUE CONCETTI SEPARATI O INTERDIPENDENTI ? di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-6989188841238932751</id><published>2007-11-01T19:29:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T19:30:32.037+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ambiente'/><title type='text'>SMALTIMENTO DEI RIFIUTI : UN PROBLEMA REGIONALE di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;La politica del no impedisce di affrontare questioni di rilevante interesse sociale, economico ed ambientale&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Smaltimento dei rifiuti. Qualche idea, nessuna concretezza e capacità di attuazione in merito. Quello dello smaltimento dei rifiuti è un problema che persiste da molti anni e che riguarda l’intera regione, soprattutto l’entroterra che non dispone di impianti di recupero e smaltimento. Ad esempio il capoluogo di regione è uno dei comuni che presenta il livello di tributi più alto in assoluto per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani eppure sta vivendo una grande emergenza. La scarsa qualità dei servizi in questione, dovuta alla prolungata incapacità amministrativa, si proietta di luce propria sui portafogli dei cittadini. Due grandezze che aumentano in maniera direttamente proporzionale. All’aumentare ingiustificato delle tasse sui rifiuti segue un aumento dell’incapacità nel risolvere il problema, manca una vera e propria programmazione regionale in materia e le amministrazioni comunali, tra cui quella dell’Aquila, sono ancora privi di una discarica e degli associati impianti per il trattamento del pattume. Il problema va affrontato considerando il ciclo dei rifiuti nella sua interezza, raccolta, valorizzazione e smaltimento superando la logica della discarica approdando al concetto recupero-riciclo-riuso-termovalorizzazione, la cui ottimizzazione può tradursi in un forte vettore di sviluppo socioeconomico producendo lavoro e ricchezza rispettando l’ambiente. Solo il territorio aquilano produce 40mila tonnellate di rifiuti domestici che potrebbero essere utilizzati a tale scopo. Eppure delle buone idee sono state lanciate ma come al solito ignorate. Circa tre anni fa fu lanciato uno studio regionale che proponeva di riconvertire il polo chimico di Bussi, dove la Solvay attualmente si trova in una situazione di grave crisi produttiva ed occupazionale a causa della chiusura della linea cloro, in un parco industriale della chimica nell’ottica di una politica di concertazione e programmazione coinvolgendo gli attori locali, che ne avrebbe di sicuro risollevato le sorti. Lo studio proponeva di creare una città ecologica specializzata nel recupero, nel trattamento e nella valorizzazione dei rifiuti solidi urbani, di produrre energia tramite un termovalorizzatore per il trattamento dei rifiuti non riciclabili, di creare un laboratorio chimico sulla valorizzazione dei materiali derivati dai rifiuti e la produzione di molecole alternative. Si prevedeva inoltre di raddoppiare la centrale Turbogas dell’Enel. Si trattava in buona sostanza di creare a Bussi un polo di eccellenza per il trattamento dei rifiuti urbani al servizio di un bacino di utenza di 1milione 500mila persone nel pieno rispetto dell’ambiente. Una grande idea che venne però bocciata dai sindacati e dal  Comune di Bussi che non volevano il raddoppio della Turbogas e contrari a “Bussi città della monnezza”. In altri paesi civili i rifiuti sono considerati una risorsa, da noi domina la miopia politica e l’incapacità di comprendere. Una bocciatura in fase concertativa, inoltre,  non è affatto vincolante delle decisioni della Regione ma di tale progetto se ne sono perse le tracce, affogato nel clamore suscitato dalla vicenda della discarica abusiva di rifiuti tossici, di cui tutti ne erano a conoscenza ma nessuno sapeva, che potrebbe contribuire ad annientare l’economia locale. Meglio gettare al vento un grande progetto che gettare al vento qualche centinaia di voti e determinati appoggi.  Intanto la Solvay sta chiudendo la linea cloro e oltre duecento dipendenti dello stabilimento abruzzese perderanno il posto con conseguenze devastanti per loro, le loro famiglie e l’economia locale. La politica indigena ha avuto un’idea geniale, un accordo di programma quadro stipulato qualche mese fa con lo scopo di attuare nuovi investimenti per la produzione di cloro-soda da mercurio a membrana. In arrivo 15milioni di euro per dare lavoro a poco più di venti persone contro le duecento che attendono il licenziamento. Solo un’agonia prolungata per il polo chimico di Bussi. La Solvay, che proseguirà in forma ridotta la propria attività industriale grazie alla realizzazione di una nuova elettrolisi di capacità inferiore a quella attuale, utilizzando una tecnologia a basso impatto ambientale, non sarà in grado di competere con le aziende che producono nei siti asiatici utilizzando le tecnologie tradizionali a basso costo ed elevato impatto ambientale. In conclusione,  la Solvay chiuderà se non sarà in grado di reagire alle sfide competitive portando con se il dramma di molti lavoratori e il polo di eccellenza per lo smaltimento dei rifiuti che avrebbe risolto il problema e risollevato l’intera area portando nuova ricchezza in Abruzzo non si farà. La politica, quella vera, ha il dovere di risolvere i problemi, anche con decisioni impopolari, e il potere di predisporre i mezzi per risolverli, ma ci stiamo abituando all’idea che la vera politica non esiste più, sostituita dalla “politica del no” incapace di risolvere e affrontare questioni di rilevante interesse sociale economico ed ambientale&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-6989188841238932751?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/6989188841238932751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=6989188841238932751&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6989188841238932751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6989188841238932751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/smaltimento-dei-rifiuti-un-problema.html' title='SMALTIMENTO DEI RIFIUTI : UN PROBLEMA REGIONALE di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-6988868214758024562</id><published>2007-11-01T19:27:00.000+01:00</published><updated>2007-11-04T19:29:15.139+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Città dell&apos;Aquila'/><title type='text'>EMERGENZA RIFIUTI ALL’ AQUILA di Federico Zia</title><content type='html'>&lt;em&gt;Una patata bollente che la passata amministrazione ha lasciato nelle mani  del sindaco&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’AQUILA. Tra i problemi più scottanti e più urgenti che l’amministrazione Cialente deve affrontare c’è di sicuro l’emergenza rifiuti, una patata bollente che la passata amministrazione ha lasciato nelle mani del sindaco. Una situazione non più sostenibile provocata dalla mancanza di programmazione e decisioni politiche. Basti pensare che la giunta Tempesta cominciò a preoccuparsi del problema dei rifiuti solidi urbani solo nella primavera del 2006, dopo nove anni di governo della città, ponendolo come primo punto del documento programmatico senza però trovare una soluzione, provocando così un nettissimo aumento del livello di imposizione inerente lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani accompagnato dalla scarsa qualità dei servizi offerti. Nel 2006 la Tarsu è costata ai cittadini aquilani oltre 9milioni di euro, pari al 18% delle entrate correnti del Comune, un valore tra i più alti d’Italia in termini di incidenza su entrate/spese correnti: oltre 19milioni di Euro su 54milioni. Nel corso del 2006 si è concretizzata una ulteriore crescita della spesa da affrontare con un ulteriore aumento della Tarsu a fronte dell’incremento della tariffa di conferimento di Lanciano, un sito ormai prossimo alla saturazione che in tempi ormai vicini sarà impossibile continuare ad utilizzare. Il rischio che i cittadini aquilani stanno vivendo si rispecchia nella realtà campana, una regione strangolata dall’emergenza rifiuti, che i problemi siano gli stessi? Così come la Campania anche l’Abruzzo è carente di una programmazione regionale in materia avendo a disposizione solo la Direttiva della Giunta  Del Turco del novembre 2005 che si limita alla necessaria gestione delle emergenze, rinviando ad un apposito dispositivo regionale la regolamentazione organica della complessa materia. La situazione in regione appare sempre più grave, considerando l’esplosione nel 2006 della discarica di Teramo e la perdurante cronicità dell’intera provincia aquilana priva di impianti di recupero e smaltimento. A livello locale, in attesa della normativa regionale di riferimento, il problema può essere affrontato mettendo in azione gli strumenti già previsti dalle normative come i Consorzi Intercomunali di gestione e prendendo di petto nella sua totalità le tre fasi del ciclo dei rifiuti, la raccolta, il trattamento e lo smaltimento, superando la concezione dei rifiuti come pura immondizia e cominciando a valutarli come una risorsa da inserire nella filiera recupero-riciclo-riuso-termovalorizzazione costruendo impianti attrezzati ed avanzati per l’attribuzione ed il loro trattamento. Utilizzando tale approccio per affrontare il problema sia il Comune dell’Aquila che gli altri comuni abruzzesi ne potranno trarre giovamento, diminuzione delle imposte, lavoro, ricchezza e tutela dell’ambiente. Solo il territorio aquilano genera circa 40mila tonnellate di rifiuti domestici valorizzati unicamente con le lavorazioni posteriori alla raccolta differenziata, ma con 40mila tonnellate di rifiuti si potrebbe ricavare carta, alluminio e altri metalli, vetro, plastica, compost per l’agricoltura, metano, combustibili ed energia dai termovalorizzatori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6534003268020567333-6988868214758024562?l=federicozia.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://federicozia.blogspot.com/feeds/6988868214758024562/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6534003268020567333&amp;postID=6988868214758024562&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6988868214758024562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6534003268020567333/posts/default/6988868214758024562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://federicozia.blogspot.com/2007/11/emergenza-rifiuti-all-aquila-di.html' title='EMERGENZA RIFIUTI ALL’ AQUILA di Federico Zia'/><author><name>Federico Zia</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6534003268020567333.post-3436316205379241214</id><published>2007-11-01T18:59:00.000+01:00</published><updated>2007-11-12T12:53:49.400+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia economica'/><title type='text'>RICERCA (PARTE PRIMA) LA QUALITA' E LA SICUREZZA NEL LAVORO NELL'AQUILANO di Federico Zia</title><content type='html'>Strumenti di misurazione della qualità e della sicurezza nel lavoro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per rilevare ed elaborare i dati relativi alla qualità e alla sicurezza nel lavoro in alcune realtà della provincia di L’Aquila, precisamente in alcune aziende operanti nei settori dell’industria e dei servizi,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn1" name="_ftnref1"&gt;[1]&lt;/a&gt; mi sono basato, rispettivamente, sugli strumenti di misurazione suggeriti da Luciano Gallino, Paolo Ceri e Alberto Baldissera proposti nel saggio “Per una valutazione analitica della qualità del lavoro”&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn2" name="_ftnref2"&gt;[2]&lt;/a&gt; relativi alle quattro dimensioni che costituiscono il concetto e sulle domande presenti in un sondaggio Eurispes sulla “Precarietà dei rapporti di lavoro”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn3" name="_ftnref3"&gt;[3]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lo strumento per misurare la qualità nel lavoro proposto da Luciano Gallino, Paolo Ceri e Alberto Baldissera ha alla base il concetto di grado di controllo sul processo produttivo, o su parte di esso, da parte dei soggetti che in esso sono impegnati, individuato come la dimensione più saliente della qualità del lavoro, e questo perché “con l’istanza storica del controllo i lavoratori chiedono di avere voce in capitolo nei centri decisionali da cui dipende il quadro generale entro il quale si svolge il lavoro esecutivo, e al limite di farne parte”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn4" name="_ftnref4"&gt;[4]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La distribuzione del controllo può essere accertata tramite un’analisi mezzi/fini degli obiettivi aziendali e delle attività per raggiungerli. E’ possibile così individuare una struttura gerarchica e differenziata di obiettivi e decisioni che deriva dalla scomposizione degli obiettivi generali dell’azienda.&lt;br /&gt;Si individuano così diversi livelli o gradi di controllo attribuiti ai centri di decisione sovraordinati e subordinati.&lt;br /&gt;I livelli di controllo si articolano in modo tale per cui ogni decisione di un livello genera un numero maggiore di decisioni di livello inferiore, si crea così una piramide decisionale il cui vertice rappresenta la decisione principale.&lt;br /&gt;Tale struttura di mezzi e fini è il sistema decisionale aziendale ed il passaggio da un grado di controllo ad un altro consiste nel movimento da una posizione in cui si può al massimo formulare autonomamente una serie di obiettivi particolari entro i limiti costituiti dalla presenza di un obiettivo generale stabilito da altri e vincolante per più posizioni di analogo livello, a una posizione in cui il lavoratore può formulare un obiettivo più generale. Cioè il soggetto, individuale o collettivo, passa da un centro di decisione ove le decisioni prese sono vincolanti solo per i membri di quel centro, a un centro di decisione dove le decisioni prese sono vincolanti per uno o più centri decisionali subordinati.&lt;br /&gt;Inoltre bisogna considerare che:&lt;br /&gt;- l’incremento del grado di controllo è relativo a uno specifico settore aziendale e va osservato in riferimento a un unico soggetto, individuale o collettivo;&lt;br /&gt;- ogni livello di controllo, o centro di decisione, può apparire sovraordinato o subordinato in rapporto ad altri centri, a seconda che gli obiettivi che in esso si formulano siano visti come obiettivi generali o particolari;&lt;br /&gt;- il numero dei livelli decisionali, quindi dei centri e dei lavoratori, è funzione combinata delle dimensioni aziendali, della tecnologia, del modello organizzativo. In generale ci sono almeno tre livelli decisionali;&lt;br /&gt;- gli obiettivi di un centro decisionale possono essere di tre tipi: efficacia, efficienza, struttura. Gli obiettivi di efficacia riguardano il contributo in termini di beni o servizi prodotti che l’unità considerata fornisce alla maggiore unità da cui dipende e/o ad altre unità dell’azienda; gli obiettivi di efficienza riguardano i costi interni dell’unità considerata per ottenere un risultato qualsiasi, dati dal rapporto tra risorse consumate e beni o servizi prodotti; gli obiettivi di struttura riguardano il grado di integrazione tra le subunità di una unità organizzativa. Un centro decisionale può formulare anche uno solo di questi obiettivi. Di solito un centro di decisione formula prima obiettivi di efficienza, poi di struttura, poi di efficacia perché i primi due tipi si pongono nei confronti dell’ultimo come mezzi a un fine. L’incremento del controllo è via via superiore quando il passaggio da un centro subordinato a un centro sovraordinato include più tipi di obiettivi in ordine di importanza, da efficienza a struttura a efficacia.&lt;br /&gt;Per misurare il grado di autonomia del soggetto, o grado di determinazione del comportamento operativo, occorre prendere in considerazione tre elementi: gli obiettivi, le variabili rilevanti&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn5" name="_ftnref5"&gt;[5]&lt;/a&gt; e le alternative di azione (variabili decisionali o alternative decisionali).&lt;br /&gt;Questi elementi possono essere per il lavoratore o eterodeterminati, stabiliti cioè da altri soggetti, come la direzione, lo staff tecnico, etc., o autodeterminati, stabiliti dal soggetto stesso.&lt;br /&gt;In generale “quanto più basso è il grado di eterodeterminazione dei tre elementi, tanto più alta è l’autonomia del soggetto”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn6" name="_ftnref6"&gt;[6]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per ogni situazione occorre accertarsi se per il soggetto i tre elementi sono o non sono determinati da altri.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn7" name="_ftnref7"&gt;[7]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ogni obiettivo sovraordinato definito dal centro di decisione superiore contiene al suo interno un certo numero di obiettivi subordinati suscettibili di autodeterminazione o eterodeterminazione. L’obiettivo sovraordinato può essere definito con precisione e lasciare lo stesso molta libertà di determinazione degli obiettivi subordinati.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn8" name="_ftnref8"&gt;[8]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le alternative d’azione sono eterodeterminate se il soggetto è costretto ad agire entro un insieme di azioni già definite. Se l’insieme delle azioni eterodeterminate non è adatto alla soluzione di un determinato problema, il lavoratore deve trasmettere la questione ad un altro centro di decisione. Le alternative d’azione sono autodeterminate quando il soggetto è in grado di inventare e usare altre azioni, oltre a quelle apprese dall’esperienza e dall’organizzazione, non definite dalla prassi organizzativa o da un altro centro di decisione.&lt;br /&gt;Le variabili rilevanti sono eterodeterminate quando al soggetto vengono imposti dall’esterno dei parametri di cui deve tener conto, o meno, per realizzare un dato obiettivo. Sono autodeterminate quando è il soggetto stesso a decidere di prendere in considerazione, per realizzare un certo obiettivo, una o più variabili non previste dalla prassi organizzativa.&lt;br /&gt;La rilevazione del grado di autonomia si basa su una “gerarchia di gradi di determinazione”, cioè uno strumento composto dalla combinazione dei tre elementi secondo il loro stato di autodeterminazione o di eterodeterminazione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grado di determinazione Vr Ad O&lt;br /&gt;Primo grado - - -&lt;br /&gt;Secondo grado + - -&lt;br /&gt;Terzo grado + + -&lt;br /&gt;Quarto grado + + +&lt;br /&gt;Quinto grado + + ++&lt;br /&gt;Sesto grado + + +++&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vr = Variabili rilevanti;&lt;br /&gt;Ad = Alternative d’azione;&lt;br /&gt;O = Obiettivi di efficacia, di efficienza, di struttura;&lt;br /&gt;Segno + = autodeterminazione;&lt;br /&gt;Segno - = eterodeterminazione;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’autonomia aumenta da matrici interamente chiuse, del primo tipo, a matrici più o meno aperte di grado superiore.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn9" name="_ftnref9"&gt;[9]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Si possono specificare sei gradi di determinazione:&lt;br /&gt;- 1° grado: matrice chiusa per le variabili rilevanti, alternative d’azione e obiettivi. E’ il livello della pura esecuzione;&lt;br /&gt;- 2° grado: matrice chiusa per le alternative d’azione e obiettivi ed aperta per le variabili rilevanti. L’aumento della qualità del lavoro è relativo a operazioni di ricerca, analisi, interpretazione della situazione per ridurre o eliminare le variabili rilevanti (disturbi al raggiungimento di un obiettivo);&lt;br /&gt;- 3° grado: matrice chiusa per gli obiettivi e aperta per le alternative d’azione e per le variabili rilevanti;&lt;br /&gt;- 4° grado: matrice aperta. Il soggetto, individuale o collettivo, determina tutti e tre gli elementi, ma può fissare un solo tipo di obiettivo;&lt;br /&gt;- 5° grado: matrice aperta. Il soggetto determina tutti e tre gli elementi, ma può fissare solo due tipi di obiettivi;&lt;br /&gt;- 6° grado: matrice aperta. Il soggetto determina tutti gli elementi e può fissare tutti e tre gli obiettivi.&lt;br /&gt;L’insieme degli obiettivi che il soggetto può formulare per raggiungere un obiettivo sovraordinato, l’insieme delle azioni che può effettuare in base alla combinazione delle modalità critiche delle variabili rilevanti,&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn10" name="_ftnref10"&gt;[10]&lt;/a&gt; l’insieme delle variabili rilevanti le cui modalità critiche possono compromettere il raggiungimento degli obiettivi che possono essere formulati dal soggetto, definiscono il “campo di discrezionalità possibile del soggetto”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn11" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn11" name="_ftnref11"&gt;[11]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tale campo “è sempre finito e la sua ampiezza e natura definisce il ruolo occupato dal soggetto, cioè l’insieme di norme o aspettative che lo vincolano per il fatto di occupare una specifica posizione organizzativa”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn12" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn12" name="_ftnref12"&gt;[12]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quindi eterodeterminazione significa che per ogni situazione produttiva gli elementi del campo di discrezionalità del soggetto (obiettivi, variabili rilevanti, alternative d’azione) sono stabiliti da un altro soggetto, e autodeterminazione significa che per ogni situazione produttiva gli elementi del campo di discrezionalità del soggetto sono stabiliti dal soggetto stesso.&lt;br /&gt;Inoltre l’autodeterminazione e l’eterodeterminazione, riferite al campo di discrezionalità del soggetto, possono riferirsi a tutti e tre gli elementi o solo ad alcuni di essi.&lt;br /&gt;In particolare l’eterodeterminazione si può esercitare limitando l’autonomia del soggetto entro dei sottosistemi degli obiettivi, delle variabili rilevanti e delle alternative d’azione, cioè:&lt;br /&gt;- eterodeterminazione degli obiettivi: il soggetto sovraordinato limita al soggetto subordinato la possibilità di scegliere tra tutti gli obiettivi formulati dal soggetto subordinato stesso e gli assegna solo alcuni obiettivi tra cui scegliere;&lt;br /&gt;- eterodeterminazione delle alternative d’azione: il soggetto sovraordinato prescrive al soggetto subordinato di effettuare solo alcune alternative d’azione tra tutte quelle individuate dal soggetto subordinato stesso;&lt;br /&gt;- eterodeterminazione delle variabili rilevanti: il soggetto sovraordinato prescrive al soggetto subordinato di tenere in considerazione solo alcune variabili rilevanti individuate dal soggetto subordinato stesso.&lt;br /&gt;Se il soggetto sovraordinato individua e specifica gli insiemi degli obiettivi, delle variabili rilevanti e delle alternative d’azione che il soggetto subordinato può stabilire, e prescrive al soggetto di scegliere per ogni situazione produttiva tra gli elementi in essi compresi, “il concetto di eterodeterminazione coincide allora con quello di definizione e specificazione del ruolo del soggetto subordinato”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn13" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn13" name="_ftnref13"&gt;[13]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per misurare il grado di complessità di uno specifico lavoro occorre innanzitutto considerare il fatto che la complessità è funzione:&lt;br /&gt;- del numero degli elementi dell’azione (obiettivi, variabili rilevanti, alternative d’azione) e delle relative modalità compresi nel campo di discrezionalità possibile del soggetto, o campo decisionale. La relazione è P = f ( i, n.j, m.s ) con i, n.j, m.s &gt; 0, dove P è la dimensione professionale della qualità del lavoro; i è il numero di obiettivi ( Oi ); n.j è rispettivamente il numero delle variabili rilevanti (n) e delle modalità critiche (j), cioè VRnj; m.s è rispettivamente il numero delle alternative d’azione (m) e i valori delle alternative d’azione (s), cioè ADms;&lt;br /&gt;- del tipo di probabilità, calcolabile dal soggetto in base a conoscenze tecniche, scientifiche o dall’esperienza, dei risultati derivanti dall’incrocio tra le variabili rilevanti e le alternative d’azione. La relazione è P = f ( p * Rnj,ms ) dove P è la dimensione professionale della qualità del lavoro; p è la probabilità dei risultati derivanti dall’incrocio delle variabili rilevanti ( VRn.j ) e delle alternative d’azione ( ADm.s ); Rnj,ms sono i risultati derivanti dall’incrocio tra le variabili rilevanti e le alternative d’azione.&lt;br /&gt;In base alla teoria delle decisioni, le situazioni lavorative, riscontrabili in relazione alla probabilità dei risultati calcolabile dal soggetto, sono tre:&lt;br /&gt;- certezza: p = 1, il soggetto ritiene che ogni alternativa d’azione dia luogo a uno specifico risultato;&lt;br /&gt;- rischio: 0 &lt; p =" ?," title="" style="mso-footnote-id: ftn14" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn14" name="_ftnref14"&gt;[14]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una situazione di certezza può essere rappresentata o da una matrice con un numero minimo di righe e di colonne o da una matrice con un elevato numero di righe e di colonne ove ogni alternativa d’azione dia luogo ad un risultato preciso:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A)&lt;br /&gt;VR/AD&lt;br /&gt;AD1&lt;br /&gt;AD2&lt;br /&gt;VR1&lt;br /&gt;R1,1; p=1&lt;br /&gt;R1,2; p=1&lt;br /&gt;VR2&lt;br /&gt;R2,1; p=1&lt;br /&gt;R2,2; p=1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La matrice A corrisponde al grado più basso di complessità, una o due alternative d’azione con una probabilità dei risultati pari a 1, cioè il soggetto ha la certezza dei risultati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B)&lt;br /&gt;VR/AD&lt;br /&gt;AD11&lt;br /&gt;AD12&lt;br /&gt;AD23&lt;br /&gt;ADms&lt;br /&gt;VR12&lt;br /&gt;R12,11; p=1&lt;br /&gt;R12,12; p=1&lt;br /&gt;R12,23; p=1&lt;br /&gt;R12,ms; p=1&lt;br /&gt;VR13&lt;br /&gt;R13,11; p=1&lt;br /&gt;R13,12; p=1&lt;br /&gt;R13,23; p=1&lt;br /&gt;R13,ms; p=1&lt;br /&gt;VR31&lt;br /&gt;R31,11; p=1&lt;br /&gt;R31,12; p=1&lt;br /&gt;R31,23; p=1&lt;br /&gt;R31,ms; p=1&lt;br /&gt;VRnj&lt;br /&gt;Rnj,11; p=1&lt;br /&gt;Rnj,12; p=1&lt;br /&gt;Rnj,23; p=1&lt;br /&gt;Rnj,ms; p=1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella matrice B la probabilità dei risultati è ancora uguale a 1, ciò corrisponde a una situazione che mostra la certezza degli eventi da parte del soggetto.&lt;br /&gt;Una situazione di rischio può essere rappresentata da una matrice con probabilità note, cioè con dei valori compresi tra 0 e 1:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C)&lt;br /&gt;VR/AD&lt;br /&gt;AD1&lt;br /&gt;AD21&lt;br /&gt;ADms&lt;br /&gt;VR12&lt;br /&gt;R12,1; p=0,20&lt;br /&gt;R12,21; p=0,10&lt;br /&gt;R12,ms; p=0,75&lt;br /&gt;VR13&lt;br /&gt;R13,1; p=0,80&lt;br /&gt;R13,21; p=0,60&lt;br /&gt;R13,ms; p=0,45&lt;br /&gt;VRnj&lt;br /&gt;Rnj,1; p=0,10&lt;br /&gt;Rnj,21; p=0,25&lt;br /&gt;Rnj,ms; p=0,60&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La matrice C rappresenta una situazione lavorativa qualitativamente più complessa, in quanto “il soggetto ha di fronte un elevato numero di risultati possibili, deve conoscere i tipi di risultati diversi e le probabilità relative, deve ponderare questi ultimi secondo criteri di utilità”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn15" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn15" name="_ftnref15"&gt;[15]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Quindi “le difficoltà tecniche e logiche sono tanto più sensibili, quanto più grande è il numero delle variabili rilevanti e decisionali e delle relative modalità, quanto più grande è cioè la matrice decisionale”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn16" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn16" name="_ftnref16"&gt;[16]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una situazione di incertezza può essere rappresentata da una matrice con una parte o con tutte le probabilità ignote:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VR/AD&lt;br /&gt;AD11&lt;br /&gt;AD21&lt;br /&gt;ADms&lt;br /&gt;VR32&lt;br /&gt;R32,11; p=?&lt;br /&gt;R32,21; p=0,80&lt;br /&gt;R32,ms; p=?&lt;br /&gt;VR43&lt;br /&gt;R43,11; p=?&lt;br /&gt;R43,21; p=?&lt;br /&gt;R43,ms; p=0,60&lt;br /&gt;VRnj&lt;br /&gt;Rnj,11; p=0,20&lt;br /&gt;Rnj,11; p=?&lt;br /&gt;Rnj,ms; p=?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La matrice D rappresenta una situazione di lavoro complessa perché il soggetto conosce i possibili risultati ma non conosce la probabilità del loro accadimento, per questo motivo “l’incertezza dell’accadimento dei risultati diviene la condizione normale del comportamento decisorio. Il soggetto deve stimare con difficoltà le ipotetiche probabilità, valutare le possibili conseguenze e impostare eventualmente degli interventi correttivi all’interno di una strategia di azione”.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn17" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn17" name="_ftnref17"&gt;[17]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il saggio di Luciano Gallino, Paolo Ceri e Alberto Baldissera non fornisce delle indicazioni precise relative alla rilevazione dei dati inerenti la dimensione ergonomica, per questo motivo ho utilizzato quello che appariva più utile al mio scopo. Precisamente ho elaborato alcune domande da inserire nel questionario da sottoporre ai lavoratori che tengono conto delle indicazioni generali fornite dagli autori.&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn18" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftn18" name="_ftnref18"&gt;[18]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il questionario relativo alle quattro dimensioni della qualità del lavoro è strutturato come segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUESTIONARIO SULLA QUALITA’ NEL LAVORO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) Sesso:&lt;br /&gt;Maschio ; Femmina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) Età:&lt;br /&gt;18-25 anni&lt;br /&gt;26-32 anni&lt;br /&gt;33-39 anni&lt;br /&gt;Più di 39 anni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) Titolo di studio:&lt;br /&gt;Nessuno/Licenza elementare&lt;br /&gt;Licenzia media&lt;br /&gt;Diploma di maturità&lt;br /&gt;Diploma di laurea&lt;br /&gt;Master/Specializzazione post-laurea&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) In quale settore opera l’azienda per cui lavora ?&lt;br /&gt;Industria ; Servizi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIMENSIONE ERGONOMICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) Secondo Lei, il Suo ambiente di lavoro è:&lt;br /&gt;Nocivo (pericoloso, umido, buio, polveroso, etc.) &lt;a name="Controllo193"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non nocivo &lt;a name="Controllo192"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stimolante delle funzioni vitali (visibilità verso l’esterno,&lt;br /&gt;presenza di verde, colori delle pareti, etc.) &lt;a name="Controllo191"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Secondo Lei, il Suo tipo di lavoro rispetta la Sua struttura anatomica e la Sue&lt;br /&gt;esigenze fisiologiche ( es. lavorare su un oggetto fermo, usare le mani a livello del&lt;br /&gt;petto, alternare la posizione in piedi a quella seduta, non dover piegare la schiena,&lt;br /&gt;etc.) ?&lt;br /&gt;No &lt;a name="Controllo194"&gt;&lt;/a&gt;; Sì &lt;a name="Controllo195"&gt;&lt;/a&gt;; Non so / Non rispondo &lt;a name="Controllo233"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;7) Secondo Lei il lavoro che svolge è:&lt;br /&gt;Parcellare, monotono e ripetitivo &lt;a name="Controllo196"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Stimolante &lt;a name="Controllo197"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non so / Non rispondo &lt;a name="Controllo198"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;8) Il Suo lavoro ha uno scopo definito ? Cioè, ciò che Lei fa serve chiaramente a&lt;br /&gt;qualcosa ?&lt;br /&gt;No &lt;a name="Controllo199"&gt;&lt;/a&gt;; Sì &lt;a name="Controllo200"&gt;&lt;/a&gt;; Non so / Non rispondo &lt;a name="Controllo201"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;9) Lei riesce ad osservare facilmente il risultato del Suo lavoro ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;10) Con quale intervallo di tempo Lei conosce il risultato del Suo lavoro ?&lt;br /&gt;Breve &lt;a name="Controllo205"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Medio &lt;a name="Controllo204"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Lungo &lt;a name="Controllo203"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non conosco il risultato del mio lavoro &lt;a name="Controllo202"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;11) Lei ha un Suo “territorio” (composto da spazi, macchine, utensili, materiali, etc.)&lt;br /&gt;su cui esercitare un ampio controllo senza interferenze da parte di altri, cioè&lt;br /&gt;senza che altre persone mutino la disposizione o lo stato d’impiego degli oggetti ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;12) Lei riesce a compiere tutte le operazioni necessarie per conseguire un dato&lt;br /&gt;risultato senza che altri vi mettano mano ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;13) Il ritmo con cui Lei esegue una sequenza di operazioni è adeguato al Suo ritmo&lt;br /&gt;psico-fisico ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;14) Lei ha la possibilità di adattare il ritmo con cui esegue una sequenza di operazioni&lt;br /&gt;al suo ritmo psico-fisico ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;15) Il Suo grado di libertà per quanto riguarda la scelta degli utensili da utilizzare,&lt;br /&gt;la sequenza di operazioni, le modalità d’impiego dei macchinari, etc. è&lt;br /&gt;Minimo &lt;a name="Controllo209"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Medio &lt;a name="Controllo208"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Massimo &lt;a name="Controllo207"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non ho libertà di scelta &lt;a name="Controllo206"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIMENSIONE DELLA COMPLESSITA’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;16) Il Suo lavoro le consente di realizzare dei risultati concreti e misurabili, cioè&lt;br /&gt;comprende uno o più obiettivi chiaramente definiti ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;17) Il Suo lavoro le consente di scegliere tra un certo numero di alternative&lt;br /&gt;decisionali, in modo da esercitare la Sua responsabile attività di giudizio&lt;br /&gt;al fine di conseguire determinati risultati ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;18) Il Suo lavoro è strutturato in modo tale da portarla a riflettere prima di prendere&lt;br /&gt;una decisione ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;19) Secondo Lei, il lavoro che svolge, nel tempo, le fornisce gradualmente le&lt;br /&gt;competenze necessarie per affrontare problemi più complessi dal punto di vista&lt;br /&gt;lavorativo ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;20) Il Suo lavoro le consente di stabilire rapporti di comunicazione e cooperazione&lt;br /&gt;con altri lavoratori ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;21) Il grado di complessità del Suo lavoro, dal punto di vista delle decisioni da&lt;br /&gt;prendere, dei risultati da raggiungere, dei problemi che incontra, è:&lt;br /&gt;Inesistente &lt;a name="Controllo210"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Basso &lt;a name="Controllo211"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Medio &lt;a name="Controllo212"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alto &lt;a name="Controllo213"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;22) Una Sua decisione, dal punto di vista lavorativo, da luogo a:&lt;br /&gt;Uno specifico risultato &lt;a name="Controllo216"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Risultati alternativi, di cui conosco o posso stimare le probabilità&lt;br /&gt;di accadimento &lt;a name="Controllo214"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Risultati ignoti ma possibili, di cui non conosco le probabilità di&lt;br /&gt;accadimento &lt;a name="Controllo215"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIMENSIONE DELL’AUTONOMIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;23) I problemi (o parametri) da tenere in considerazione nello svolgimento&lt;br /&gt;del Suo lavoro sono:&lt;br /&gt;Determinati da altri &lt;a name="Controllo217"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Determinati da me &lt;a name="Controllo218"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;24) Nello svolgimento del Suo lavoro Lei:&lt;br /&gt;Decide fra alternative prefissate da altri &lt;a name="Controllo220"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Decide fra alternative individuate autonomamente &lt;a name="Controllo219"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;25) Le è consentito di partecipare alla formulazione degli obiettivi del Suo lavoro,&lt;br /&gt;pur entro i limiti di obiettivi e funzioni più generali ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;26) Può stabilire, con una certa libertà, la situazione lavorativa entro la quale si&lt;br /&gt;esercita la Sua competenza tecnica, cioè può stabilire con una certa&lt;br /&gt;discrezionalità, le condizioni del Suo lavoro, la Sua condotta lavorativa, le regole&lt;br /&gt;da seguire per svolgere le attività assegnate ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;27) Il grado di autonomia che Lei ha per individuare e tenere in considerazione alcuni&lt;br /&gt;parametri o problemi al raggiungimento di un risultato è:&lt;br /&gt;Basso &lt;a name="Controllo224"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Medio &lt;a name="Controllo223"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Alto &lt;a name="Controllo222"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Non ho autonomia &lt;a name="Controllo221"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;28) Il grado di autonomia che Lei ha per effettuare determinate azioni nello&lt;br /&gt;svolgimento del Suo lavoro è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non ho autonomia&lt;br /&gt;29) Il grado di autonomia che Lei ha per stabilire gli obiettivi del Suo lavoro è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non ho autonomia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;30) Il grado di autonomia che Lei ha per stabilire la quantità di beni o servizi da&lt;br /&gt;produrre è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non ho autonomia, altre persone stabiliscono orientativamente&lt;br /&gt;la quantità dei beni o servizi che devo produrre &lt;a name="Controllo225"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;31) Il grado di autonomia che Lei ha per stabilire le risorse da consumare per&lt;br /&gt;produrre una certa quantità di beni o servizi è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non ho autonomia, altre persone stabiliscono orientativamente&lt;br /&gt;le risorse da consumare per produrre una certa quantità&lt;br /&gt;di beni o servizi &lt;a name="Controllo226"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;32) Il grado di autonomia che Lei ha in termini di organizzazione del lavoro o&lt;br /&gt;in termini di organizzazione interna di una unità organizzativa è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non ho autonomia organizzativa &lt;a name="Controllo227"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;DIMENSIONE DEL CONTROLLO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;33) Lei può controllare le condizioni generali del Suo lavoro, come l’oggetto della&lt;br /&gt;produzione, l’organizzazione, le attività lavorative, etc. ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;34) Le è consentito di partecipare alla formulazione delle decisioni, da parte di uno o&lt;br /&gt;più centri decisionali, da cui dipende il Suo lavoro ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;35) Lei fa parte di uno o più centri decisionali da cui derivano le decisioni da cui&lt;br /&gt;dipende il Suo lavoro ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;36) Il Suo grado di partecipazione alla formulazione degli obiettivi sovraordinati,&lt;br /&gt;cioè superiori rispetto al livello entro il quale Lei svolge il Suo lavoro, è:&lt;br /&gt;Basso&lt;br /&gt;Medio&lt;br /&gt;Alto&lt;br /&gt;Non partecipo alla formulazione degli obiettivi sovraordinati &lt;a name="Controllo228"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;37) Nella Sua attuale esperienza lavorativa, le è capitato di passare da una posizione&lt;br /&gt;in cui poteva al massimo formulare da solo una serie di obiettivi particolari entro&lt;br /&gt;i limiti costituiti dalla presenza di un obiettivo generale stabilito da altri, a una&lt;br /&gt;posizione in cui Lei ha la facoltà di formulare tale obiettivo più generale ?&lt;br /&gt;No ; Sì ; Non so / Non rispondo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;38) Nella Sua attuale esperienza lavorativa, le è mai capitato di partecipare alla&lt;br /&gt;formulazione di obiettivi aziendali quali:&lt;br /&gt;Contenimento dei costi interni sopportati dalla Sua, da&lt;br /&gt;una o da più unità aziendali &lt;a name="Controllo229"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Organizzazione interna della Sua, di una o di più unità aziendali &lt;a name="Controllo234"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Determinazione della quantità di beni o servizi da produrre&lt;br /&gt;dalla Sua, da una o da più unità aziendali &lt;a name="Controllo231"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;No, non mi è mai capitato &lt;a name="Controllo232"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il questionario è indirizzato a rilevare informazioni riguardanti le quattro dimensioni che costituiscono il concetto di “qualità nel lavoro”, in base alle quali delineare la situazione in cui si trovano coinvolti un certo numero di lavoratori impiegati nel settore dell’industria e in quello dei servizi in alcune realtà della provincia di L’Aquila.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn1" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref1" name="_ftn1"&gt;[1]&lt;/a&gt; La rilevazione dei dati relativi alla qualità e alla sicurezza nel lavoro è avvenuta tramite due questionari sottoposti ai lavoratori delle suddette aziende, le cui domande sono state preparate, semplificate e adattate sulla base dei criteri di misurazione proposti. L’indagine è stata realizzata su un campione rappresentativo composto da 133 lavoratori ( 67 nell’industria e 66 nei servizi ) occupati in 4 aziende operanti nel settore dell’industria ( due nel settore elettronico; una in quello chimico; e una in quello metalmeccanico ) e in 6 aziende operanti nel settore dei servizi ( quattro nei servizi informatici, help desk, costruzione di siti internet, pubblicità in rete; una nei servizi universitari, gestione mensa, gestione casa dello studente, etc.; una nei servizi di sicurezza, controllo planimetrie, controllo progetti, etc. )&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn2" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref2" name="_ftn2"&gt;[2]&lt;/a&gt; Luciano Gallino, Paolo Ceri, Alberto Baldissera, Per una valutazione analitica della qualità del lavoro, in Quaderni di Sociologia 2-3 pag. 297-322, 1976&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn3" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref3" name="_ftn3"&gt;[3]&lt;/a&gt; Eurispes, La precarietà dei rapporti di lavoro, 2004&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn4" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref4" name="_ftn4"&gt;[4]&lt;/a&gt; Luciano Gallino, Paolo Ceri, Alberto Baldissera, Per una valutazione analitica della qualità del lavoro, in Quaderni di Sociologia 2-3 pag. 297-322, 1976&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn5" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref5" name="_ftn5"&gt;[5]&lt;/a&gt; Le variabili rilevanti rappresentano un insieme circoscritto delle variabili naturali. Le variabili naturali sono o stati di natura, o situazioni sociali non modificabili, o contromosse di possibili avversari, o una qualsiasi combinazione di essi, che possono compromettere la realizzazione degli obiettivi, a meno che non vengano poste in essere delle azioni regolatrici. Un lavoratore per realizzare uno o più obiettivi non deve considerare tutte le variabili naturali, ma solo un insieme circoscritto di esse, cioè le variabili rilevanti, perché: i disturbi sono funzione dello specifico contesto lavorativo in cui è inserito il lavoratore e degli obiettivi che deve raggiungere; i disturbi relativi a un dato sistema socio-tecnico hanno una varietà molto limitata&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn6" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref6" name="_ftn6"&gt;[6]&lt;/a&gt; Luciano Gallino, Paolo Ceri, Alberto Baldissera, Per una valutazione analitica della qualità del lavoro, in Quaderni di Sociologia 2-3 pag. 297-322, 1976&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn7" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref7" name="_ftn7"&gt;[7]&lt;/a&gt; Occorre anche considerare il fatto che i tre elementi non si situano sullo stesso livello d’importanza. L’individuazione delle variabili rilevanti ha un’importanza minore rispetto alla determinazione delle scelte da compiere che a sua volta riveste un’importanza minore rispetto alla determinazione degli obiettivi.&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn8" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref8" name="_ftn8"&gt;[8]&lt;/a&gt; Ad esempio “nell’ambito di un obiettivo di reparto, stabilito da un piano economico annuale, dalla direzione di produzione, è sempre possibile individuare un certo numero di obiettivi, suscettibili di autodeterminazione oppure essi stessi eterodeterminati” (Luciano Gallino, Paolo Ceri, Alberto Baldissera, Per una valutazione analitica della qualità del lavoro, in Quaderni di Sociologia 2-3 pag. 297-322, 1976)&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn9" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref9" name="_ftn9"&gt;[9]&lt;/a&gt; “Una matrice si dice chiusa rispetto a uno, a più, o a tutti gli elementi costitutivi (obiettivi, variabili rilevanti, alternative d’azione) quando uno, o più, o tutti gli elementi sono eterodeterminati reciprocamente; una matrice si dice aperta rispetto a uno o più o tutti gli elementi costitutivi, quando uno o più o tutti gli elementi sono autodeterminati” (Luciano Gallino, Paolo Ceri, Alberto Baldissera, Per una valutazione analitica della qualità del lavoro, in Quaderni di Sociologia 2-3 pag. 297-322, 1976).&lt;br /&gt;&lt;a title="" style="mso-footnote-id: ftn10" href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=6534003268020567333#_ftnref10" name="_ftn10"&gt;[10]&lt;/a&gt; le modalità critiche delle variabili rilevanti sono le l
